Lo spettro di una nuova Cassa del Mezzogiorno: la Banca del Mezzogiorno

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La denuncia di Draghi riguardo la capillare infiltrazione mafiosa nel tessuto economico italiano ha risvegliato timori,mai sopiti in realtà, circa il futuro della nascitura Banca del Mezzogiorno. Secondo il presidente di Banca Italia, l’impatto negativo delle mafie sull’economia locale di zone quali Puglia e Basilicata è talmente incisivo da aver fatto scendere il Prodotto interno lordo di queste Regioni del 20 per cento nell’arco di trent’anni, “essenzialmente per minori investimenti privati”.

Quanto inciderà la nascita della Banca del Mezzogiorno sullo sviluppo dell’ economia meridionale?

La Banca dovrebbe finanziarsi con obbligazioni garantite dallo Stato italiano. Questo aspetto, all’apparenza un dettaglio tecnico, è ciò che rende la Banca del Mezzogiorno un pericoloso buco nero. I risparmiatori acquisteranno i bond (le obbligazioni) fornendo la liquidità alla Banca. La Banca impegna lo Stato italiano (cioè i contribuenti) a risarcire i bond anche in caso di esercizio in perdita.

Una banca qualsiasi che opera sul mercato è un intermediario che prende soldi a prestito dai risparmiatori e li rigira alle imprese. Cosa ne limita la dimensione? Perché la banca non presta a tutti? La ragione è che, man mano che la banca presta, esaurisce i clienti meritevoli di credito e, se continua, inizia a pescare tra quelli più rischiosi. I risparmiatori sanno che, una volta soddisfatta la domanda delle aziende sane, cresce il rischio di finanziare quelle insolventi e si rifiutano di prestare i propri soldi, disciplinando così il comportamento della banca.

È l’interesse del risparmiatore a proteggere i propri soldi che frena la possibilità che la banca dia i soldi a chi non li merita.

Con la Banca del Mezzogiorno come la concepiscono il ministro dell’Economia e quello del Welfare, questo meccanismo è assente. In questa banca i risparmiatori non correranno nessun rischio: se le aziende a cui si presta falliscono, paga lo Stato. Perciò i risparmiatori saranno del tutto indifferenti se la Banca del Mezzogiorno presta ad aziende malate, e forse saranno anche contenti se, come sembra, le obbligazioni emesse dalla banca godranno di agevolazioni fiscali. Il mercato del credito sarà “drogato” da un eccesso di liquidità, e molto denaro verrà destinato a impieghi senza futuro.

Ma, si dirà, la leadership della Banca del Mezzogiorno impedirà che questo accada. Tutt’altro. La leadership sarà pure essa ben contenta di giocare questo gioco, ancor di più se il suo stipendio sarà, come nelle aziende private, in parte costituito da bonus di produttività intesa come massa di credito intermediata (basta far girare i soldi per guadagnare).

Ancora una volta lo Stato si fa giocatore piuttosto che arbitro di situazioni economiche in cui le ingerenze non fanno bene al mercato ed ai cittadini.

Pier Paolo Dominici

 

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9 pensieri su “Lo spettro di una nuova Cassa del Mezzogiorno: la Banca del Mezzogiorno

  1. lucilla

    Cosa ne pensate, dunque, dell’attività di intermediazione finanziaria di Poste a sostegno del debito pubblico italiano in questo progetto?

  2. Pier Paolo Dominici

    Collega Lucilla :)…Riporto dei dati interessanti…

    “Il Gruppo Poste Italiane ha conseguito ricavi totali nel 2010 per 21.83 miliardi di euro, di cui:

    11.20 miliardi da servizi assicurativi
    4.94 miliardi da servizi finanziari
    5.06 miliardi da servizi postali
    620 milioni da altri servizi”

    “L’importanza dell’attività di intermediazione finanziaria di Poste a sostegno del debito pubblico italiano è aumentata negli anni e a fine 2010 si è portato a circa il 20% della provvista pubblica complessiva.”

    Penso che sia solo un canale necessario per garantire dinamicità agli investimenti statali, avvicinandoli ai meccanismi del sistema privato… tutt’altro che statici. Una via di mezzo…. basterà per tenere a bada questo spettro?

  3. lucilla

    @Pietro intendevo dire che il vero scoglio , a mio avviso, sembra essere la resistenza di Poste Italiane rispetto all’ipotesi di diventare un istituto di credito vero e proprio, iscritto all’ABI e quindi sottoposto alla disciplina bancaria a tutti gli effetti.
    In poche parole vi chiedo,( secondo te, secondo voi) la presenza delle Poste, cioè di un soggetto che non ha quasi nessun motivo per entrare nel campo dell’erogazione del credito e che rischia di godere di un ingiusto vantaggio competitivo con il sistema bancario e di violare le regole di mercato; non vi sembra strano?

  4. Pietro Deligia

    @Lucilla: Per me le poste non hanno ragione alcuna di esistere, è uno dei tanti esmpi di inefficienza pubblica che si sottrae alle leggi del mercato, e poi ci mettono settimane per aggiornare un database!

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