Goodbye Dreamers

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E’ di questi giorni la notizia dello scioglimento di una delle più importanti band della scena rock-pop mondiale, i R.E.M; da qui la voglia di dedicare un post a questa grande band nel tentativo di ripercorrere le
tappe fondamentali della carriera di questo gruppo musicale che è stato protagonista della scena musicale per più di 30 anni.
La band nasce nel 1980 quand il cantante e frontman della band Michel Stripe ed il chitarrista Peter Buck si incontrano all’università e scoprono di avere affinità per quanto riguarda i propri gusti musicali, da li a poco si uniranno Mike Mill e Bill Berry, formando così i Twisted Kites, primo nome della band, che poco dopo verrà tramutato in R.E.M.
Nel primo anno di attività la band su dedica ad una tournè americana proponendo cover grunge, punk, e inserendo mano a mano brani originali; da qui la decisione di incidere il primo singolo “Radio Free Europe” che riscuote ottimo successo nelle college radios statunitensi e nell acena indie, le sonorità molto vicine al county o al folk, la linea di basso marcata, la voce ed i testi di Stripe danno unicità alla band.

OLANDA Vs ITALIA: i monumenti architettonici.

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L’Italia è la patria dell’architettura antica, nessuno lo può mettere in discussione, ma rispetto a molti altri paesi europei e non, il nostro patrimonio non sempre viene adeguatamente valorizzato, e soprattutto molto spesso non si guarda al contemporaneo, non che non ci siano esempi di un certo livello – come il MAXXI a Roma – ma ai più risultano sconosciuti!

L’Olanda, ad esempio, è piena di edifici architettonici contemporanei e moderni degni di nota, è un paese che tiene realmente a darsi un’immagine nuova e soprattutto all’avanguardia, con architetti liberi di sperimentare idee innovative e talvolta un po’ strane, come ad esempio le case cubiche di Rotterdam.

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New York City, NY A/R. Seconda Parte.

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13 Agosto, Liberty Island.

Le giornate a New York scorrono piacevolmente, sono ormai perfettamente a mio agio in queste strade. Inizio a desiderare di non tornare a casa, come ogni viaggio che si rispetti. Qui trovo una realtà completamente diversa, la cosa che più mi colpisce è lo spazio che questa città lascia ai giovani: lavorano nei fast food e nei negozi di ogni genere. Non si vedono persone adulte a fare i lavori “che spetterebbero ai giovani”. Questo mi fa pensare che in Italia ben poco spazio si lascia a noi giovani, ma non voglio addentrarmi in discorsi già fatti. Andiamo avanti con NY!

Questo primo giorno lo trascorro con Fabrizio e Davide a Liberty Island.

Ci alziamo di buon’ora, solita colazione da Starbucks ( adoro avere questo genere di abitudini in vacanza ) e con la metro ci dirigiamo verso Battery Park. Una volta arrivati cerchiamo il modo per prendere il traghetto; fila interminabile sotto il sole, che tra una giornata uggiosa e l’altra ha deciso di concederci la sua presenza, ma che caldo, oggi! Dopo la fila per fare i biglietti, eccoci in attesa di salire sul traghetto. Un’ora, sembra non finire mai, rischio di svenire; il caldo è asfissiante, cerco di bagnarmi la testa e mangio caramelle per sentirmi meglio. Finalmente si sale.

E’ piacevole stare sul traghetto e ne approfitto per mangiare un hot dog. Qui ne mangio di continuo! Direzione Liberty Island: pochi minuti e siamo sull’isoletta che ospita la grande statua della Libertà. Maestosa nei suoi 93 metri d’altezza, visibile fino a 40 km di distanza, sono finalmente accanto al simbolo di questa città. E’ pieno di gente che tenta di fare fotografie bizzarre, chi passeggia piacevolmente … Mi sento davvero bene.

Cerchiamo di prendere nuovamente il traghetto ma non possiamo fermarci troppo a lungo su Ellis Island, così proseguiamo oltre.

Le nostre giornate sono ormai così; in mattinata vediamo qualcosa di interessante, il pomeriggio è dedicato alle passeggiate senza meta per le strade della città, in particolare nelle piacevoli vie di SoHo.

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“B” come Baby Reginette

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Da bambine io e mia sorella spesso giocavamo ad atteggiarci da adulte allestendo una vera e propria sfilata di moda. Rubavamo i trucchi di nostra madre e prendevamo dal suo armadio i vestiti più belli e creavamo una passerella di moda nel salone con l’apposito camerino composto da una coperta sorretta da quattro sedie. Per un giorno ai nostri occhi non eravamo più delle bambine ma diventavamo delle vere donne con i nostri rossetti e i nostri tacchi.

Purtroppo non per tutte le bambine sfilare, truccarsi ed indossare un paio di tacchi è un gioco, ma per molte quello che può essere un gioco innocente, se allestito dentro la propria casa con le proprie amiche, diventa realtà. Ciò avviene in America per tre milioni di bambine e ragazzine dai 3 ai 16 anni vere e proprie cenerentole del mercato dei concorsi di bellezza. Madri pronte a sacrificare l’innocenza delle proprie figlie, a deturpare i loro lineamenti infantili e spendere il proprio denaro pur di vederle vincere una coroncina: l’importante è apparire.

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Il 13° Guerriero – due mondi a confronto

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«Ecco là io vedo mio padre,

ecco là io vedo mia madre e le mie sorelle e i miei fratelli,

ecco là io vedo tutti i miei parenti defunti,

dal principio alla fine.

Ecco, ora chiamano me,

mi invitano a prendere posto in mezzo a loro nella sala del Valhalla,

dove l’impavido può vivere per sempre.»

Baghdad, 921 dopo Cristo. Ahmad Ibn Fadlan, poeta nella più grande città del mondo medievale, accusato di adulterio con una donna sposata, viene inviato dal proprio califfo come ambasciatore nella terra dei Saqaliba, un paese dell’estremo Nord, in modo tale da poter essere allontanato dalla città. Durante il viaggio Ahmad incontra un gruppo di Normanni, in partenza per aiutare il vecchio re Hrothgar, le cui terre giacciono sotto la maledizione di un antico mostro venuto dalla nebbia di cui nessuno brama pronunciare il nome. La profezia di una vecchia indicherà che solo tredici uomini dovranno partire per salvare il villaggio. Ahmad è uno di questi.

Senza dubbio uno dei film più sottovalutati degli ultimi dieci anni, il 13° Guerriero, ispirato dall’ottimo libro di Crichton, Mangiatori di morte, altro non è che la rivisitazione in chiave pseudo-storica del Beowulf, il più antico poema epico anglosassone (nonché il primo fantasy della storia) ad essere stato messo per iscritto.

Il tutto è narrato e visto attraverso gli occhi dell’arabo, interpretato da un buon Antonio Banderas, che, esortato dal vero protagonista, Buliwyf appunto, decide di mettere per iscritto tutte le vicende a cui partecipa. Continua a leggere

The moral side of murder

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Sono a pranzo sola. Un pranzo più che triste direi (oltra a stare sola mangio toasts). Accendo la televisione e non trovo altro che programmi olandesi…cosi accendo il pc e apro la pagina di youtube. In fondo, sotto la categoria istruzione trovo un video che dal titolo sembra interessante: “JUSTICE:What’s the right thing to do? The moral side of murder”. Inizio a seguirlo. Si tratta di una lezione universitaria tenuta dal filosofo statunitense docente all’università di Harvard Micheal Sandel. Interessantissima per il tema trattato e per l’interattività tra docente e studenti…una vera american lecture, insomma. E ne sono rimasta così colpita che ho deciso di riproporvi le domande che il Prof. Sandel ha rivolto ai suoi studenti.

Immaginate di trovarvi alla guida di un’auto, all’improvviso vi ritrovate un grande camion di fronte con cinque lavoratori sulla strada. Vorreste provare a frenare, ma siete troppo vicini, ad alta velocità, con i freni rotti. Finché non vi accorgete che su un lato della strada c’è un altro camion con un solo lavoratore. Cosa fate? Deviate sul camion laterale o vi schiantate contro il camion frontale?

Credete sia giusto decidere di ammazzare un singolo uomo per salvarne 5?

Un altro esempio molto interessante che il filosofo ripropone tratta di una storia vera: il famoso English criminal case “R v Dudley and Stephens”.

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