Alla ricerca delle proprie identità

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(di BaRaK)
“La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo,
sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale”

L’articolo 2 della Costituzione Italiana è l’incipit ideale per una rubrica che, curata da chi nella propria vita non si occupa di giurisprudenza, voglia approfondire la conoscenza del nostro “dogma” giuridico e identitario.
Questo articolo che oggi è espressione di una delle convinzioni [apparentemente] tra le più radicate nella nostra società è uno dei prodotti più sofferti (la cui stesura ha richiesto l’istituzione di numerose commissioni) della sintesi tra le varie anime della costituente, volontà di sintesi che invece di portare al “pastrocchio” da molti preventivato ci ha restituito una Costituzione ad oggi non ancora espressa in tutte le sue potenzialità.

In questo articolo dalla commistione tra la visione giusnaturalistica cattolica e la visione statalista comunista si giunge al riconoscimento (di qualcosa che dunque pre-esiste, in accordo soprattutto con l’idea giusnaturalistica di diritti naturali) dei diritti inviolabili dell’uomo considerato però sia nella sua entità come singolo sia nelle formazioni sociali richiedendo di contro l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale.

Però, aldilà del processo che ha portato all’ottenimento di questo fondamento, quello che non deve sfuggire sono le potenzialità del concetto che esso esprime. Nel citare i diritti inviolabili senza elencarli questo articolo si dimostra, alla veneranda età di 62 anni, più dinamico di quanto non sia disposta la nostra società ad esserlo.
Siamo certi che ad oggi, nel Bel Paese, a tutti gli uomini e donne (attenzione! L’articolo parla di uomini e non di cittadini) siano garantiti i propri diritti inviolabili?
Siamo certi che la garanzia di uguali diritti, in quanto tutti uomini, sia sempre e comunque rispettata?
Al fianco di una riforma istituzionale non è forse il caso di intavolare una discussione su come realmente ottimizzare le possibilità che questa grande Carta, a mezzo secolo di distanza, ci offre per risolvere i grandi problemi etico-morali dei giorni d’oggi?
Da questo articolo e dalla sua corretta interpretazione scaturiscono, come vedremo nelle settimane, le interpretazioni più inaspettate ed evolute della nostra Costituzione.

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15 pensieri su “Alla ricerca delle proprie identità

  1. Anonymous

    Articolo molto interessante e ad hoc per una società che, ahimé, va sempre più orientandosi verso il degrado, o meglio, verso un degrado dei propri valori. Ottime le riflessioni del tipo: “Siamo certi che ad oggi, nel Bel Paese, a tutti gli uomini e donne siano garantiti i propri diritti inviolabili?”….dal mio punto di vista è proprio su questo interrogativo che dobbiamo porre la nostra attenzione.
    Dal citato art.2 della costituzione ciò che potrebbe essere una parzile risposta a tale domanda è proprio il termine RICONOSCERE…
    riconoscere significa accettare qualcosa che già c’è, diritti che non sono creati dallo Stato ma che esistono indipendentemente da esso; si ritrovano in queste parole i principi della teoria detta del “Diritto naturale”, che sostiene che ogni uomo possiede sempre, in quanto essere umano, alcuni diritti (ad esempio: alla vita, al rispetto della sua persona fisica e della sua dignità) e che lo Stato non può per nessun motivo negarglieli.
    Da questa riflessione vi chiedo,e concludo, non è forse lo Stato che negli ultimi tempi ha sotterrato i nostri diritti??

    Mariani Lucilla

  2. BaRaK

    uomini e non cittadini, riconoscere e non generare, e soprattutto doveri di solidarietà. Terminologia soppesata e piena di significati inesplorati. Ma attenzione a parlare di stato svuotandolo delle persone, può essere pericoloso. Se ci guardiamo attorno sono molte le persone comuni ad aver dimenticato o che non ha mai saputo cosa vuol dire essere privati di questi diritti e dunque difficilmente li riconoscono ad altri. La pretesa di attenzione dello Stato a questi diritti non può prescindere da una coscienza civica della intera popolazione.

  3. Gaia

    Articolo interessante che spero susciti la riflessione di molte persone sul tema in questione. Concordo con la ragazza del precedente commento sul fatto che rispettare i diritti di cui si parla all’art.2 della Costituzione significherebbe semplicemente accettare e tutelare qualcosa che già esiste e che ogni essere umano acquisisce alla nascita. Lo Stato non deve creare nulla di nuovo, dovrebbe semplicemente fare ciò che dall’ entrata in vigore della Costituzione ad oggi ha fatto raramente: rispettare i diritti inalienabili dell’uomo, uomo inteso come essere umano nel senso più ampio del termine, senza distinzioni di religione, sesso, ceto sociale o nazionalità. La Costituzione non è un testo, ma IL testo e troppo spesso ci si dimentica che ha in sè tutto ciò che serve per vivere in un “mondo di diritto” e di uguaglianza: bisogna semplicemente leggere gli art. e rispettarli, non come avviene spesso lasciarla nel dimenticatoio e “superarla” con delle leggi che hanno ben poco di costituzionale. Infine vorrei poi porre l’accento sul fatto che nell’art. 2 si parla anche di SOLIDARIETA’ politica, economica e sociale e che a mio parere, stiamo invece andando sempre più verso una società individualista, basata sul proprio tornaconto personale e che lascia poco spazio alla SOLIDARIETA’,la quale dovrebbe invece essere la base di ogni rapporto “puro” e “costruttivo” tra le persone di una comunità, di uno Stato e di ogni altro gruppo sociale.
    Bene, in conclusione ritengo che non ci sia un urgente bisogno di una riforma costituzionale (per lo meno non per quanto riguarda la garanzia dei diritti di cui parliamo oggi in questo articolo) quanto piuttosto una maggiore conoscenza del testo da parte delle singole persone ed una effettiva tutela dei principi espressi nella Costituzione. Bisogna prima prendere coscienza dei diritti che si hanno e poi pretendere che essi vengano rispettati dagli altri e dallo Stato.

  4. Anonymous

    Complimenti per l’iniziativa. Questo genere di articoli non solo darà modo di affrontare temi di gran rilievo ma soprattuto offrirà al lettore l’oppurtunità di conoscere la “carta” che lo ha reso un cittadino libero, la Costituzione. Ai nostri giorni sono davvero poche le persone che possono affermare, con totale sicurezza, di conoscere la costituzione e con essa i diritti che contiene. Dunque come possiamo pretendere di far valere i nostri diritti quando siamo i primi a non riconoscere il loro valore? La conoscenza è l’unica arma che abbiamo e questa rubrica potrà aiuterci ad affilarla.

  5. tac

    quell’articolo,come molti altri,col passare del tempo si mostrano magari sempre meno adeguati al cambiare degli usi e costumi….indubbiamente la costituzione nasce consapevole di non essere perfetta,in quanto creata dall’uomo,nonostante c’è da dire che è considerata tra le migliori…quando è nata,nel ’48,un articolo che favoreggiasse l’uomo rispetto alla donna,probabilmente era quello che suscitava minor scalpore…per fortuna è suscittibile di modificazioni anche se alquanto complicate a livello di procedimento…spero col tempo cureranno anche quest’imprecisazione…ottima osservazione comunque da parte di barak

  6. BaRaK

    @Gaia: concordo in pieno con te e credo che la solidarietà sia una conseguenza della presa di coscienza che alcune cose spettano a tutti gli uomini in quanto tali e non per deroga di una cittadinanza. Purtroppo in questo paese non tutti sono concordi con tale visione e tanto meno sono consapevoli di essere richiamati al DOVERE di adempiere ad essa dalla Carta

    @Anonimo: ti ringrazio per gli apprezzamenti… avrei preferito chiamarti per nome.

    @Tac: sottolineando che la Costituzione parla di “Uomini” e non “Cittadini” non volevo lasciare intendere una qualche discriminazione sessuale, in quanto l’appellativo di uomini è riferito più ampiamente al genere umano, ma piuttosto sottolineare come questa scelta volesse proprio saggiamente rendere non “decadibile” l’articolo con gli eventuali mutamenti della società. Esso vuole evidenziare come alcuni diritti siano da riferirsi all’uomo in quanto tale e non in quanto cittadino o in quanto detentore di un non ben precisato status. In molti oggi dovrebbero ricordare questa interpretazione quando si rivolgono a persone “ospiti” (mi piace di più della definizione di extra-comunitari ormai eccessivamente intrisa di una accezione negativa) nel nostro paese considerandole come persone di serie B

  7. monica

    Complimenti per la rubrica e per il coraggio nel realizzarla perchè ci permette di avventurarci in un sentiero ostico, perchè mai praticato, delle fondamenta del nostro Stato.
    Sono fondamenta solide e belle, di quella bellezza complessa e sfaccettata perchè nata da unomini di smisurata saggezza, ma che portavano con essa nel loro bagaglio passioni, pregiudizi e difetti. Uomini che hanno saputo, in nome di un obiettivo più alto, dibattere e discutere con la volontà di ascoltarsi, capirsi ed arricchirsi e non con l’esclusivo scopo di affermare le proprie ragioni o, ancor peggio, raggiungere i propri scopi.
    Il riferimento a fatti o persone è del tutto casuale.
    Anzi, NON ESISTE perchè oggi non esiste alcun confronto nella classe politica e, temo, neppure un briciolo saggezza.
    E’ bello che si sottolini la “modernità” della Costituzione nel parlare di Uomini e non di Cittadini…sempre per far fare una bella figura all’Oggi in cui viviamo fatto di CIE, denuncde di immigrati clandestini, accordi assassini con la Libia…
    Ed è altresì notevole che un “non esperto” colga la voglia di dinamicità nel non elencare i diritti inviolabili, così come aggiungo io, quello di non indicare modi o mezzi per perseguire gli obiettivi.
    Questo è lo scopo delle “norme programmatiche”:fornire indirizzi generali che fanno della coscienza politica e della volontà popolare il vero soggetto.Un soggetto che agirà come riterrà più consono alle circostanze e alle esigenze del tempo in cui vive.
    Non sarà mettere mano alla Carta Costituzionale che ci permetterà di superare un sistema politico insoddisfacente.
    Non è blasfemo dire di voler modificare la Costituzione, è la Costituzione stessa che lo prevede, ma non bisogna menomarne le radici, le stesse che rappresentano l’ultimo argine allo strapotere acquisito grazie al tanto osannato “popolo”(interscambiabile con PUBBLICO)in cui non mi riconosco…perchè “(…)La sovranità appatiene al popolo, che la esercita nell forme e nei limiti della Costituzione.”(ART.1)

  8. Tommaso

    articolo coinvolgente e pieno di significati!!!
    …veri significati. Forse oggi si sono persi o non ci sono mai stati i valori che ogni UOMO dovrebbe avere!!!e dico Uomo…

  9. simona

    Bell’articolo e belle osservazioni,complimenti!La Costituzione e’ il testo piu importante,ogni cittadino dovrebbe conoscerlo,eppure troppo spesso,nel nostro Bel Paese,si tende a dimenticare la sua esistenza!Io ritengo che,la costituzione sia un testo che non necessita affatto di modifiche o revisioni,anzi..come ha gia’ detto gaia,ritengo che dovrebbe prima di tutto essere conosciuto.Se ci fossimo sforzati di approfondire la conoscenza del testo che e’ alla base della nostra democrazia non saremmo certo arrivati a questo punto…!!!!ritengo che la Costituzione sia un testo “giusto”,portatore di diritti e valori tutt’ora adatti alla societa’ in cui viviamo.il vero problema non sono i testi,ma le singole persone,gli uomini.Purtroppo si pensa ancora che l’appartenenza(ad uno Stato,ad una razza o ad un ceto sociale)siano rilevanti ai fini del diritto…e lo Stato..Beh,lo stato e’ fatto di uomini,quindi seppur in linea di principio dovrebbe rispettare gli art.della Cost.,alla fine lascia comunque prevalere la sua indole “umana”!!!

  10. Carolina :)

    … Quel che a me spaventa di più nella nostra società è che sono veramente poche le persone che sono coscienti di quanto scrive Barak nel suo articolo. Potremmo fare un sondaggio e andare a chiedere in giro a noi ragazzi, o anche a persone più adulte, se conoscono i propri diritti e se ritengono che questi siano rispettati come previsto dalla nostra Costituzione. Ebbene, non vorrei essere pessimista o riduttiva, ma sono convinta che pochi di noi sappiano quali siano i nostri diritti fondamentali.
    Magari PuntoFuturo servirà anche a questo, no?! 🙂

  11. BàRaK

    @Simona: cara simona sul fatto che la costituzione sia completa ed “autosufficiente” nelle norme programmatiche è indiscutibile ma io penso che la seconda parte necessiti cmq di una riforma (se non erro già preventivata dai padri costituenti) per svecchiare una struttura dello stato, nata così com’è per garantire massima stabilità nel dopo guerra, che dovrebbe essere più snella e più prontamente reattiva alle problematiche odierne che nel pieno concordo col periodo (“consumistico”) storico che viviamo hanno tempi di manifestazione e sviluppo di conseguenze estremamente veloci [siamo arrivati al punto che gli stati falliscono da un giorno all’altro] e richiedono dunque risposte ed azioni altrettanto veloci

  12. riva_11

    Finora ho giustamente sentito parlare di conoscere e riconoscere, di solidarietà, di doveri, di diritti inalienabili e inderogabili. Tutto giusto, anzi giustissimo.
    Mi permetto, però, di aggiungere un’ulteriore tappa in questo immaginario percorso etico: sto parlando dell’acquisizione della SIMPATIA e dell’EMPATIA.
    Mi spiego meglio.
    Sono pienamente d’accordo con BaraK: l’Art.2 e la Costituzione in generale hanno delle potenzialità che se solo trovassero piena applicazione renderebbero prive di senso gran parte delle parole spese finora.
    Ma come tutti sappiamo siamo ben lontani dalla perfezione politico-sociale, sicuramente più vicini di altri paesi nel mondo in cui diritti egualitari sono chimere, ma comunque ancora troppo lontani. Ritengo perciò che se davvero vogliamo cambiare le cose, dobbiamo scegliere con cura la direzione in cui muoverci e la strada da intraprendere.
    Tale rotta, quale che sia, deve a mio avviso portare, come ho anticipato prima, all’instaurarsi di una condizione in cui empatia e simpatia, rispetto alle persone e ai problemi, siano presenti in congiunzione “siamese” all’interno del bagaglio di ogni donna e uomo, abbiano essi le fattezze di giovani, adulti o anziani.
    Non starò ora a dilungarmi sul significato di parole che persone così intelligenti da parlare di tali tematiche o già conoscono o avranno sicuramente voglia di approfondire su dizionari ben più competenti del sottoscritto. Piuttosto tenterò di spiegare quali sono i motivi per cui parlo di simpatia ed empatia e soprattutto perché ne parlo in una rubrica che, più che filosofeggiare, vuole cercare risposte e trovare soluzioni concrete.
    Ho parlato si simpatia ed empatia in quanto mosso dalla convinzione che in ogni campo, sia nozionistico sia etico, la pratica sia elemento fondamentale del processo di acquisizione. Perciò chiediamo pure a gran voce più ore di Educazione Civica e Diritto nei programmi scolastici, non potranno certo farci male, anzi. Ma non fermiamoci lì, non commettiamo l’errore di credere che le cose buone possano scendere giù dal cielo, non illudiamoci che il solo glorificare la Costituzione e chi l‘ha scritta possa cambiare la percezione della gente, che il semplice definire “intoccabile” quel testo lo possa rendere immune al logorio della non applicazione o, ancora, che valori come l’uguaglianza e la solidarietà possano attecchire solo poiché ne viene letta la definizione data da altri, per quanto saggi e degni della più totale stima potessero essere, più di mezzo secolo fa.
    Dobbiamo imparare a percepire, a sentire in maniera diretta ciò di cui la costituzione parla. E dobbiamo agire in modo che lo Stato metta tutti nelle condizioni di poter apprendere i mezzi attraverso cui informare e informarsi, i mezzi attraverso cui discriminare tra ciò che deve e ciò che non deve far paura, i mezzi attraverso cui poter capire che un diritto è tale solo perché esistono dei doveri e viceversa.
    In altre parole, prima di sperare, o pretendere, che tutti conoscano e comprendano ciò che la Costituzione dice, dovremmo far si che tutti siano messi nelle condizioni di poter scoprire e sentire i motivi per cui lo dice e se è giusto che lo dica ancora e in tale formulazione.

    Come sempre alla critica deve seguire la proposta e sono sicuro che troveremo l’occasione di confrontare le nostre idee su possibili riforme e/o incentivi nel campo dell’Istruzione, dell’Informazione, dell’Arte e della Cultura, del Lavoro e via dicendo, ma in tale contesto mi premeva primariamente esporre il mio punto di vista sull’approccio al tema “Costituzione” piuttosto che alla sua trattazione nello specifico, cosa che, come credo sia saggio e onesto riconoscere, necessita di una preparazione e di un approfondimento che non si possono vantare di aver maturato.

    Concludo sottoscrivendo la mia adesione a coloro i quali, su suggerimento di BaraK, ritengono che l’educazione del cittadino non possa prescindere dall’educazione dell’Uomo e, ancora una volta, viceversa.

  13. Anonymous

    forse sarebbe più opportuno non tanto parlare dei diritti dell’ uomo … ma se la legge è uguale per tutti, poichè giorno dopo giorno si intravede sempre più un sistema a cui noi cittadini non possiamo nulla e dove controllori e controllati sono spesso le stesse persone …

  14. BàRaK

    @anonimo: ribadendo l’invito a scegliere un nick voglio sottolineare come l’argomento da te richiamato sarà sicuramente al centro di uno dei prossimi post della rubrica e che comunque anche il diritto ad una legge equa scaturisce in primis dall’articolo 2…

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