Si può vivere da separati in casa?

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(di Pietro Deligia)

Bé l’interrogativo è d’obbligo quando si parla di questioni annose come la disaffezione degli italiani alla politica o l’assoluta assenza di interesse per essa.
Più che snocciolare dati su astensionismo e calo della partecipazione, credo sia utile riflettere sui perché di una situazione tanto paradossale quanto tangibile; da dove iniziare..

Non so voi, ma a me si stringe il cuore, non vi nego di aver versato qualche lacrima vedendo tanta passione e partecipazione sia della classe dirigente ma soprattutto della società civile.
Oggi le cose sono ben diverse, l’attaccamento è diverso, la verve è diversa, ma in definitiva l’interiorità è diversa e spesso poco candida.
In queste figure che a noi sembrano mitologiche ormai, si individua un etica “divina” e la ferma adesione ad un progetto che oggi sono perse tra giochi di potere e lotte interne per accaparrarsi poltrone e posizioni di rilievo e la ferma volontà a non lasciare mai il timone anche quando sarebbe il caso indubbiamente, di cedere il passo.
I motivi di questa realtà e della disaffezione verso la politica, come sempre sono molteplici ed articolati, credo sia innegabile l’assenza di figure carismatiche che possano addensare su di essi fiducia e speranze da parte degli elettori, ecco, la fiducia è ciò che gli italiani più non possiedono , come biasimarli visti gli scandali continui e le nuove tangentopoli che ogni giorno saltano agli onori della cronaca mostrando un malcostume diffuso e perpetuato incessantemente negli anni.
Se a quanto già detto si aggiunge poi l’irrinunciabile curriculum da presentare per entrare a far parte di certa politica di oggi:corruzione o altri reati, partecipazione a calendari o almeno a trasmissioni tv (requisito minimo) la situazione è completa.
Da quanto detto, si evince la distanza tra gli italiani e la classe politica?
Non proprio, la politica è fatta da uomini che sono lo specchio della società e non entità estranee ad essa, urge in questo senso una riflessione proprio sulla società in generale.
Una domanda che spesso mi pongo è sul perché oggi non si abbia più l’abitudine a partecipare, non solo alla vita politica, ma in ogni sfera della società.
Dopo la protesta e le conquiste degli anni 60-70 c’è stato un affievolimento della partecipazione sempre crescente, credo che gli italiani pensino(magari inconsciamente) che ormai il più sia stato fatto e che quanto ottenuto in molti anni con lotte e manifestazioni sia eterno,qui personalmente colloco quello che io definisco IL PUNTO DI ROTTURA cioè quella frattura tra dirigenti e cittadini che affonda le sue radici nel crescente benessere economico che porta molti a pensare la politica come un qualcosa di superfluo,a cui si può sopperire con il denaro o a cui guardare come un mezzo per perseguire il proprio business.
L’aver raggiunto condizioni di vita agiate e l’essere entrati a far parte delle potenze della terra ci diede e ci da ancora oggi l’esenzione dalla lotta, dando così per imperiture condizioni di libertà, reddito e socialità che viviamo armai da 50 anni.
Su questo bisognerebbe riflettere e da li ripartire, bisognerebbe avere coscienza che la libertà ed il benessere vanno duramente conquistati giorno dopo giorno e soprattutto non bisogna dare per scontato che solo perché siamo italiani ci siano dovuti degli stati sociali privilegiati.
Ed allora trasformiamo il nostro dissenso in azione, esponiamo le nostre tesi e portiamole in alto tra le altre e non limitiamoci solo alla becera critica di ciò che è ma lavoriamo per ciò che sarà.

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24 pensieri su “Si può vivere da separati in casa?

  1. Gaia

    Ragazzi,volevo segnalare 2 cose: 1) manca il nome di chi l’ha scritto (anche se si capisce che è pietro!=P) 2) il secondo video non si vede..dice: questo è un video privato. se hai ricevuto questo video assicurati di accettare la richiesta del mittente e diventare suo amico.
    Bell’articolo pietro,tematica molto attuale ed interessante…sono curiosa di leggere i commenti altrui, prima di esprimere il mio parere!!Intanto guardando il video sulla morte di berlinguer la giornata è cominciata con una lacrima!!bei tempi quelli!

  2. il crociato

    @Gaia: 1) il nome sta in alto a destra affianco al titolo. 2)se per il secondo video intendi il video di Almirante, sul mio computer si vede.

  3. ispanico

    grande pietro…hai centrato il problema in pieno!bisogna svegliarsi e prendersi le proprie responsabilita verso un paese che è in fase di stallo ormai da troppo tempo!!!!!

  4. @Gaia: grazie per le segnalazioni che ci hanno permesso di correggere tempestivamente gli errori
    @Il crociato: se non trovi gli errori forse è perchè li abbiamo corretti prima che tu provassi… e cmq non intrometterti… 😉

  5. Gli economisti parlerebbero di break even point ossia: punto di rottura, eh già…caro Pietro….il nocciolo del problema, come tu perfettamente dichiari, è proprio questo…una completa rottura tra popolazione e politica!! Negli ultimi tempi, purtroppo, assistiamo sempre più di frequente a questo fenomeno.
    Maggiore partecipazione…questo è il punto dal quale bisogna ricominciare…..bravo Pietro, i miei complimenti.

  6. 2 Uomini pianti e che tutt’ora rimpiangono sia la destra che la sinistra (quelle vere),darei volentieri in sacrificio il 50% dell’attuale casta politica per riaverli tutti e 2 indietro e vederli confrontarsi su Fatti e non su “puttanate”.

  7. Dean

    non sono molto d’accordo con eddie…forse il problema vero della gente di oggi è che rimpiange troppo i vecchi modelli e le vecchie ideologie. ANCHE per questo c’è un punto di rottura fra popolo e classe dirigente.. il popolo va verso direzioni anacronistiche, mentre la classe dirigente è quella che è..reduce dal berlusconismo.. e dico “reduce” con la speranza che stia per finire.. dato che le dinamiche socio-economiche nazionali e internazionali sono in continua evoluzione, bisognerebbe guardare più ad una politica pratica anziché ideologica, al di là della concezione di “destra” e “sinistra”.

  8. Ringrazio tutti per i commenti, tuttavia per esigenze di format del blog non mi sono potuto addentrare troppo in altre questioni che forse nella stessa maniera hanno portato al distacco odierno verso le istituzioni.Vi chiedo allora di condividerle qui e adesso,cioè se secondo voi sono anche altri(come io credo) i mot
    ivi della situazione odierna scriveteli e confrontiamoci!

  9. @Dean:
    credo che se il “popolo” vada in direzioni anacronistiche non sia un bene certamente,il male assoluto resta tuttavia il “popolo” che non sceglie o non sceglie senza avere un proprio tornaconto,ciò che si è perso è il senso di appartenenza ad un progetto prima che ad un ideologia(fatto che reputo positivo).

  10. BaRaK

    Ne abbiamo già parlato a quattr’occhi ma è bene che io ribadisca il mio pensiero anche qui. Che manchino ormai buoni oratori (con tanto contenuto) è indiscutibile. Anche che i buoni oratori siano figli di un seguito appassionato è indiscutibile. Sul perchè manchi questo seguito io invece ho una mia teoria differente. Il benessere non può essere additato a causa di tutto ciò. Basti pensare che la rivoluzione culturale del 68 (compiutasi in italia in parte più tardi) è figlia del boom economico. Il nostro vero problema è l’assenza di una generazione di riferimento. Mi spiego: nel 68 i giovani si ribellavano ai contenuti dei propri padri (ai quali però riconoscevano di averne) proponendone di nuovi. E noi contro chi dovremmo ribellarci? A quella generazione figlia del 68 che ha tradito in massima parte le proprie battaglie? A quella generazione che non ha avuto il coraggio di portare avanti, una volta trasformatasi in potenziale classe dirigente, le proprie convinzioni preferendo la poltrona (o comunque quella stabilità) che avevano rinfacciato ai propri padri?
    L’egoismo della loro generazione si riscontra nella tendenza all’occupazione di cariche, alla strenua difesa di istanze per gli over60, spesso a discapito di una azione programmatica a favore dei giovani. Tutto ciò ha creato nella nostra generazione una profonda disillusione.
    Torno invece ad essere d’accordo con te quando sottolineo che non siamo scevri da colpe e che esse risiedono nell’atteggiamento dimissivo invece che rivoluzionario. E’ questo di cui abbiamo bisogno oggi, di una rivoluzione culturale e sociale, fatta di contenuti, nostri contenuti.

  11. Dean

    ma un popolo che vive nel passato, può effettuare una scelta politica in uno scenario dove ormai la stessa politica è solo una cosa di facciata?? non mi sembra una cosa normale che alle sfilate del pdl ci vanno i nostalgici di mussolini.. oppure non è nemmeno normale che a sinistra ancora ci sono divisioni interne fra i partiti solo perché si è in contrapposizione sul fatto di lasciare la falce e martello sul simbolo o meno..

  12. Dean

    sono d’accordo sul fatto della rivoluzione culturale e sociale proposta da barak… il problema che con la situazione che c’è oggi in italia, questa rivoluzione la vedo mooolto lontana!!

  13. @Barak:
    le condizioni economiche e sociali che la popolazione viveva dopo il boom economico di allora non erano lontanamente paragonabili alla condizione attuale…oggi l’ozio e la poca abitudine a lottare quotidianamente si è persa.
    Il ’68 a mio avviso aveva insito in chi portava avanti quelle lotte il proprio fallimento futuro;il boom economico di cui parli probabilmente mise in moto quella parte del paese che più delle altre ne aveva risentito(positivamente) credo che sia utile ricordare che la protesta veniva dalle università, ed allora le università erano un qualcosa per pochi,pochissimi, provenienti non di certo da quella parte di popolazione più bisognosa di beni primari.
    Quella protesta per quanto positiva si espresse al massimo culturalmente, ma praticamente lasciò molto ancora da fare.
    I veri cambiamenti dal basso si concretizzano solo quando veramente partono dal BASSO.

  14. @Dean:
    le questioni da te sollevate sono certo esemplari ma ciò che manca veramente oggi è la discussione sui temi concreti, poi se ancora ci accapigliamo per queste corbellerie…bè siamo sempre in Italia

  15. Von

    Bello il post,ottima scelta dei filmati;il finale è spronante e attivista!
    Quegli anni in cui il popolo tutto piangeva Berlinguer,erano gli anni dei nostri padri,che iniziavano a costruire e a progettare:con una generazione di distanza,un divario così immenso! E’ rispondente al vero anche il fatto che il Parlamento sia uno specchio della nostra società,in cui il piccolo ruba taglie piccole e il grande ruba in grande;ognuno infanga il sistema di raccomandazioni,ma se poi il lavoro non si trova,tanto vale chiedere al politico di turno,in cambio di qualche voto,e chi se ne importa se è un politico apposto.Sarebbe meglio se il potere non fosse corruttibile,sarebbe meglio se ciascuno di noi pensasse al peso delle proprie scelte,a livello morale intendo,perché non vedo troppa differenza tra l’accettare un favore che viene da un deliquente,e delinquere!Il problema è che l’Italia è un paese di ignoranti,e se la tv ci ha uniti e alfabetizzati,ora ci rende incosapevoli,non ci informa,non ci fa incazzare,non ci chiede di riflettere sulla privatizzazione dell’acqua,piuttosto ci somministra reality e svago,balletti e sfilate,tronisti e Corona,e youtube li riporta tra i più popolari.
    Basta allo scegliere tra il meno peggio,fuori i condannati dalla politica,fuori gli indagati,processati tutti;che entrino onesti e che gli onesti vengano controllati e intercettati e visionati da onesti,perchè solo un onesto non teme il disonesto!

  16. m.b.

    Una volta si voleva diventare migliori e rendere il mondo migliore, magari non tutti lo facevano con reale coscienza, ma sentivano lo lancio ad aspirare a qualcosa in più-
    Oggi la TV ti dice che sei gia perfetto: più sei ignorante, maleducato, cafone più sei “vero” e quindi riceverai più applausi, più voti nell’ultimo reality.Ha senso studiare, impegnarsi nel civile, nel sociale, nell’arte se 10minuti di “te stesso” possono decretare il tuo successo???

  17. il crociato

    @ m.b.: è un successo irrisorio, fine a se stesso, è un successo derivato dall’eccessiva inutilità di quel personaggio, non ha significato, è un successo che va nelle persone che hanno interessi mediocri e che non hanno interesse verso la crescita, il miglioramento…meglio l’anonimato in un mondo di persone vere e impegnate che non il successo e la fama in mezzo ad una massa di gente che, per apparire, si rende ridicola, maleducata, volgare e quant’altro.

  18. @m.b.
    Basta non guardarla la tv,o guardare solo quello che vale;e poi l’impegno civile,la voglia di studiare o si ha dentro o no,l’input deve essere un qualcosa di immanente a noi, altrimenti non ha senso farlo.In fine il successo da te citato non è per fortuna un successo a cui tutti aspirano!
    Bisogna dare senza sapere se mai si riceverà qualcosa in cambio…

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