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DAVID DI DONATELLO 2010 (di Jacopo Di Macio)

Nella serata di venerdì 7 maggio, presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma, sono stati assegnati i premi David di Donatello alle varie sezioni del cinema italiano. Per chi non conoscesse bene questo appuntamento annuale con il nostro cinema, faremo un salto indietro di una cinquantina di anni quando a Roma nacque all’interno dell’Open Gate club il Comitato per l’Arte e per la Cultura, a cui si aggiunse nel 1955 il Club Internazionale del Cinema, proprio questi due circoli cinefili diedero vita ai David di Donatello fondati per premiare le migliori produzioni cinematografiche italiane e straniere prendendo come riferimento i criteri della più celebre premiazione hollywoodiana, gli Oscar. La prima edizione si svolse nel 1956 presso il cinema Fiamma a Roma, a cui presenziò il Presidente della Repubblica, si alternarono successivamente nell’ospitare questi premi Taormina, poi due volte a Firenze e infine dal 1981 a Roma in stretta collaborazione con il Comune. Questo anno per assegnare i prestigiosi premi la giuria [continua dopo il salto], composta da 1592 membri, ha preso in considerazione tutti i film usciti tra marzo 2009 e il primo aprile scorso, suddivisi in 24 categorie ognuna con cinque candidati alla vittoria. Il film che ha riscosso più successo è stato “Vincere” di Marco Bellocchio, ambientato ai tempi del fascismo e interpretato da Filippo Timi (nel ruolo di Benito Mussolini) e Giovanna Mezzogiorno, che si è aggiudicato ben 8 statuette tra queste quella per il miglior regista, per il miglior direttore alla fotografia, per il miglior costumista e scenografo. Un altro film molto atteso che ha riscosso successo è stato “La prima cosa bella” di Paolo Virzì a cui sono stati assegnati 3 David, due per gli attori protagonisti Michela Ramazzotti e Valerio Mastandrea e il terzo per la miglior Sceneggiatura. Per quanto riguarda gli attori non protagonisti sono stati premiati Ennio Fantastichini E Ilaria Occhini che hanno recitato nel film di Ferzan Ozpetek “Mine Vaganti”. Il David per miglior film è andato a “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti, che racconta attraverso gli occhi di una bambina di otto anni la strage di Marzabotto avvenuta nel 1944 da parte delle SS. C’era grande attesa anche per “Baarìa” di Giuseppe Tornatore che si è consolato con il solo premio dato a Ennio Morricone come miglior musicista, mentre come film straniero è stato premiato “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino. Quest’anno sono inoltre stati premiati nella categoria “David speciale” Tonino Guerra, Lina Wertmuller, Bud Spencer e Terence Hill. Ma questa edizione sarà ricordata soprattutto per la protesta organizzata dall’associazione “Centoautori” di cui fanno parte molti tra i nostri registi e sceneggiatori, e a cui ha aderito per l’importanza della causa gran parte del cinema italiano. Si è fatta portavoce di questa protesta Stefania Sandrelli che ha letto prima della cerimonia una lettera in cui si esprimeva il malcontento per i tagli effettuati al Fus(Fondo unico dello spettacolo), che non permetteranno alle produzioni di ricevere incentivi necessari per la realizzazione dei propri progetti. Si è stimato quindi che il trenta per cento delle duecentocinquantamila persone che lavorano nel cinema italiano rimarrà senza lavoro, la denuncia è soprattutto rivolta alla mancanza di un piano d’investimento (presente invece in molti paesi europei) che regoli il sistema, e alla mancanza di leggi che permettano di tutelare chi lavora in questo mondo dalle speculazioni di chi incassa dal proprio lavoro, senza però reinvestire nel cinema. C’è inoltre chi pensa che si dovrebbe adottare un modello più simile a quello statunitense in cui lo stato non investe soldi nel cinema, questo compito è svolto interamente dai produttori. In questo modo si evita di investire una parte del patrimonio nazionale in produzioni spesso destinate a fallire ripetutamente. Si tratta di due modelli che rispecchiano due mentalità molto differenti, come differente è il modo di vedere il cinema, per questo probabilmente un cambiamento in questa direzione sarebbe auspicabile solo con la giusta mentalità.

LOSTING IN LOST: THIS IS THE END (di BàRaK)

Forse qualcuno storcerà il naso vedendo affiancato alla settimanale discussione cinematografica un post dedicato ad un telefilm, ma questo è il punto: LOST non è semplicemente un telefilm.

Innanzitutto è uno dei risultati più sorprendenti della migliore produzione americana, la quale assomiglia molto più all’industria cinematografica hollywoodiana e non alle omologhe attività in giro per il mondo, che nel corso della pur recente storia catodica ha creato pietre miliari di intere generazioni, come BeverlyHills90210, rivoluzioni nella narrazione fantascientifica, come X-files, ed infine un qualcosa in grado addirittura di far posticipare il primo discorso sullo Stato dell’Unione di Obama, per l’appunto LOST.

Inventiva, innovazione e programmazione caratterizzano profondamente le “series” a stelle e strisce e le rendono successi internazionali mentre queste caratteristiche vincenti lasciano, nei tentativi nostrani, il posto a prodotti dalla vita breve e dal consumo facile volti a ridurre al minimo il rischio. Non a caso le miniserie italiane (già la diversa terminologia suggerisce il diverso contenuto), che nella maggior parte dei casi hanno una durata di 2 puntate, o scimmiottano format già di successo o trovano la massima espressione nell’agiografia (e poco importa se la storia narrata è quella di un santo, di una principessa o di un mafioso).
Ma in che cosa è nuovo LOST?

Innanzitutto la storia: numerosi misteri, sopesi fino alle ultime puntate tra plausibili spiegazioni razionali e mistici risvolti, corollano le 6 serie producendo negli spettatori una continua suddivisione in fazioni tra loro contrapposte e divergenti, in tal senso, per molti versi, LOST non narra ma pone interrogativi tramite un intelligente commistione tra easter eggs (“citazioni”) cinematografiche, questioni filosofiche e rimandi biblici. Una intelligente post-produzione ha poi trasformato questa capacità di generare confronto in una comunità on-line fatta di blog e forum che hanno contribuito a creare una attesa spasmodica e a tratti morbosa attorno a LOST.
Il linguaggio della serie è però il vero punto di forza. Scenografia, fotografia, scelta delle musiche sono studiate nei minimi dettagli e dedite alla
eccellente caratterizzazionie di personaggi, situazioni, luoghi. La vera rivoluzione sta però nei piani narrativi. Al momento isolano (i protagonisti sono naufragati su di un’isola all’apparenza deserta) si intrecciano i flash-back della prima serie che ci raccontano la storia dei personaggi, i flash-forward delle serie di mezzo che ci mostrano il perchè della storia, sino ai flash-sideways dell’ultima stagione.
Detto ciò per chi già segue la serie non rimane che seguire il “final series” lunedì prossimo su SkyUno alle 6.00 a.m. in contemporanea con gli USA o alle 22.00 nella versione in lingua originale sottotitolata; e se invece ancora non vi siete mai approcciati a LOST vi invito a farlo, lasciando che scopriate da soli, con l’evolversi delle puntate, l’intrigo della trama…



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2 pensieri su “

  1. Avete una teoria sul finale di Lost?? Scrivetela qui ma ricordate di far iniziare il vostro commento con la scritta [SPOILER] così che, chi non l’abbia mai visto e non voglia rovinarsi la storia possa evitare di rovinarsi la trama

  2. Charlotte

    Innanzitutto complimenti per la scelta della tematica cinematografica di oggi. Sono completamente d’accordo con Barack: Lost non è una serie tv e non è nemmeno un film come tanti…LOST è un esplicito invito al telespettatore ad aprire la propria mente per osservare qualcosa di nuovo e straordinario. Ho notato una strana dipendeva nei riguardi di coloro che seguono la serie. Il telefilm ha la particolare capacità di lasciare lo spettatore con mille domande tutte ancora da scoprire. Per questo motivo lunedi, tra i milioni di appassionati davanti al teleschermo, ci sarò anch’io a dedicarmi l’ultimo respiro di una serie che ha lasciato tutti senza fiato. Sperando di trovare una risposta ad uno dei tanti perchè.

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