ONE HIT WONDER

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(di Fabio di Alessandri)

Quello delle meteore è un fenomeno che ha sempre interessato anche il mondo della musica e, seppur potenziato dalla nascita delle video stars, ha origini con il fenomeno delle hits radiofoniche già negli anni precedenti e troverà terreno ancor più fertile negli anni ’80-’90 con il pullulare di nuovi generi che rimarranno nel panorama musicale solo per pochi anni, a volte per l’arco di un disco o di una singola hit. E’ questo uno dei motivi per cui spesso queste canzoni acquisiscono un sapore fortemente nostalgico, riuscendo spesso a sopravvivere ai propri autori e cantanti.
Un particolarissimo esempio di questo fenomeno ci riconduce al 1986.
Il 1986 è l’anno di WE ARE THE WORLD,il singolo scritto da Michael Jackson e Lionel Richie per il progetto benefico U.S.A FOR AFRICA e l’anno in cui i Metallica pubblicano MASTER OF PUPPETS.
IL 1986 è anche l’anno di una ONE HIT WONDER, termine utilizzato per indicare le band che arrivano al successo con un solo singolo e poi spariscono, i GEORGIA SATELLITES.
Il chitarrista Rick Richards e il bassista Rick Price facevano parte degli Hellhounds, una band affermata nella scena underground di Atlanta mentre Il cantante e chitarrista Dan Baird era gia’ membro di una band rivale i Woodpeckers. Richard e Price intuirono che la loro band per arrivare al successo aveva bisogno della voce di Baird,cosi gli chiesero di prendere parte insieme a loro due ad un nuovo progetto.Reclutarono in seguito il Mauro Magellan come batterista dando finalmente vita nel 1980 ai Georgia Satellites
La hit che li ha portati a scalare le classifiche statunitensi,restando dietro solo a “Livin’ On A Prayer” di Bon Jovi,è un brano in puro stile rock’n’roll , concepito sul tour bus dal leader della band Dan Beird, pensando ai problemi coniugali che il batterista del gruppo stava attraversando in quel periodo.
Tratta dall’omonimo disco del 1986 questa è Keep Your Hands To Yourself.
Buon Ascolto

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5 pensieri su “ONE HIT WONDER

  1. Bè c’è poco da dire un gran bel pezzo, e ti ringrazio della segnalazione visto che non ne avevo mai sentito parlare.
    Peccato che il successo della band si sia limitato a questo singolo e non magari ad un album o addirittura ad una discografia.
    Non oso immaginare quante band avranno avuto la stessa storia di questi georgia satellites…specie ora che si preferisce l’immagine della copertina alla qualità dei contenuti,il ritmo al testo,la “scena” alla tecnica.
    E’ si ormai lo sapete non commento senza lanciare critiche (ovviamente documentate costruttive e riflessive).Ciao ragazzi! Long live rock and roll!

  2. Un vero pezzo di “nicchia” per un genere spesso dimenticato.Roots e Southern rock per capire le origini e l’inizio dell’evoluzione da cui arriva tutto il rock di oggi!

  3. Simone

    Ritmiche e sound immortali per questa band come tante altre del genere. Soluzioni stilistiche semplici ma mai banali perchè l’amante del genere vuole proprio questo e non è disposto a sostituirlo con “cose nuove” se non veramente interessanti e di qualità.

  4. Fab

    @Eddie,credo che questo estratto di un’intervista a Mario De Luigi, direttore della rivista
    Musica&Dischi descriva alla perfezione la condizione in cui imperversa attualmente la discografia.. “…le case discografiche rincorrono il pubblico e le esigenze di mercato attraverso gli artisti ed i
    fenomeni di moda. La discografia non ha sicuramente
    la possibilità di influenzare il mercato, anzi viene
    influenzata dalle tendenze del momento. E’ piuttosto
    passiva…”

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