Big Broter is watching you

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Oggi il calcio lascia il posto ad una nostra lettrice che, dopo aver lamentato un “vuoto letterario” tra le nostre rubriche, ha prontamente raccolto il nostro invito ad inviarci un post e noi, altrettanto prontamente, non manchiamo di pubblicarlo. Buona lettura.

(di Valeria Picozza)

“Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. […] Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. […] In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? […] Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?”
Rinnegare l’esistenza del reale, addormentare per sempre l’autocoscienza umana, annientare lo spirito lasciando scorrere dentro le vene niente altro che sangue, rendere il proprio corpo e la propria mente uno strumento altrui: questa è la dittatura secondo lo scrittore inglese George Orwell, elaborata tra le pagine del libro “1984”. Quest’opera, considerata dai critici il massimo capolavoro dell’autore, narra la strenua lotta di un uomo, Winston Smith, “l’ultimo vero uomo in Europa”, contro la potente macchina della dittatura che trasforma gli esseri umani in inutili ingranaggi facili da sostituire. Ambientato nel 1984, ma scritto nel 1948, l’autore crea un fantastico mondo governato da tre superpotenze in perenne conflitto tra loro: Oceania, Eurasia e Estasia. Il protagonista vive in Oceania, stato completamente soggiogato dal potere di un solo uomo (definirlo tale è un eufemismo), onnisciente e onnipresente: il Grande Fratello; leader assoluto del Socing, partito socialista inglese. Winston, pur essendo contrario all’ideologia politica sostenuta dal partito, ne è egli stesso membro, contribuendo così al disfacimento della memoria collettiva attraverso un’attività di serrata censura, poiché “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”. Leggendo il libro è quasi impossibile non continuare a ripetersi nella mente l’incisivo e paradossale slogan del partito: “La guerra è pace; La libertà è schiavitù; L’ignoranza è forza”. Nonostante questo “masterpiece” abbia tratto la propria ispirazione dai totalitarismi dell’epoca, in particolar modo quello di Stalin, vi si possono scovare al suo interno numerose analogie con la società odierna: senza accorgercene viviamo la nostra vita sotto l’assiduo controllo di mille occhi. Basti pensare alle intercettazioni, al monopolio dei mass-media oppure alla formulazione di leggi ad personam e tanti ed altri esempi; ci si rende così conto che la dittatura utopistica di Orwell è meno fantasiosa di quanto si possa credere. Allora, alla luce di questi riflessioni, vi domando se possa realmente esistere una società, come quella descritta nel libro, fondata da uomini deboli e pavidi, privati della forza alla resistenza e del significato di libertà. Può l’uomo essere sottomesso ad un’autorità politica fino al punto di stravolgere la verità in falsità, l’amore in odio e la libertà in schiavitù? Oppure la libertà permarrà sempre nell’essenza umana come una necessità indistruttibile e incorruttibile?

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12 pensieri su “Big Broter is watching you

  1. Ammetto di non essere mai stato un grande divoratore di libri,ne leggo ma mai troppi,ho letto molto su questo libro e l’ho sempre trovato molto interessante,forse è giunta l’ora di comprarlo una volta per tutte,e magari dopo la sessione d’esami di leggerlo… grazie ^^

  2. cecilia

    Questo libro è senza dubbio un’esortazione a non smarrire la propria individualità. Viviamo in una società corrotta dove il potere fa ombra su qualsiasi espressione di autonomia , dunque, quest’ultima si presenta ai nostri occhi sempre più spesso sotto forma di utopia. E’ bene riconquistare ciò che fa parte della nostra essenza, ciò che ci conduce all’inseguimento della felicità: è bene riconquistare la nostra LIBERTà.

  3. Valeria

    @Cecilia: Sono assolutamente d’accordo con te…ti consiglio comunque di leggerlo, anche se ne hai colto il significato. Spero vivamente che queto periodo, contornato da obblighi mascherati e libertà celate, possa risvegliare la società da un lungo letargo e farla combattere di nuovo per i diritti fondamentali dati spesso per scontati. Come avviene per il protagonista del libro che, tuttavia, è l’unico sveglio in un mondo di dormienti.

  4. Valeria

    @Anonimo e Lucilla: Vi ringrazio…credo che la letteratura sia uno strumento di svago e riflessione che noi tutti dovremmo sfruttare al meglio.

  5. Orwell lo scrisse nel ’48, ambientandolo nell’84… è triste pensare che il suo romanzo abbia così tante analogie con la società di adesso! Forse, il motivo va ricercato nell’indifferenza di molte persone, tutti quelli che evidentemente non hanno chiaro il vero significato di libertà… “libertà è partecipazione” diceva un grande della musica italiana, è solo attraverso l’impegno di persone come l’autrice dell’articolo e come quelli che hanno commentato prima di me se si può sperare in un futuro migliore e in un risveglio generale! grazie…

  6. Anonymous

    ”L’essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla.” (Isaiah Berlin)

  7. Valeria

    @Gabriele e “anonimo”: il diritto di resistenza non è scritto nei codici ma esiste nella coscienza dei popoli. Perciò è compito nostro non dimenticarlo e tenerlo vivo. Grazie

  8. claudia

    2+2=??
    è una convenzione…convenzione che determina un linguaggio universale…convenzione che può variare, nel limite della libertà individuale e collettiva, al di fuori di ogni imposizione dettata dal grande fratello.

  9. Carlo M.

    Grandissimo libro dalle tematiche ahinoi ancora lungi dall’essere considerate anacronistiche.
    La distopia della società di Orwell continua a strisciare quel tanto che basta per limitare le libertà delle persone ancora oggi.
    Questo libro nonostante non dia una spinta di stampo ottimista al lettore, da sicuramente un senso di rabbia verso le ingiustizie del potere e potrebbe aiutare, il lettore appunto, a sviluppare una ragione critica.
    Vorrei citare un pezzo della canzone: “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio de André.
    “Certo bisogna farne di strada
    da una ginnastica d’obbedienza
    fino ad un gesto molto più umano
    che ti dia il senso della violenza
    però bisogna farne altrettanta
    per diventare così coglioni
    da non riuscire più a capire
    che non ci sono poteri buoni…”

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