Cervelli in fuga: arricchiamo il mondo… degli altri.

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(di Baratta Francesco)

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Siamo giunti ad uno dei tasti più dolenti, almeno per quello che riguarda il sottoscritto, circa le incompiutezze nell’attuazione dei dettami costituzionali.

Da dove cominciare? Cominciamo col dire che il nostro paese, nonostante tutto (questa volta è proprio il caso di dirlo), produce le più grande eccellenze intellettuali al mondo, e questo non è autocompiacimento ma è lo stesso mondo a riconoscercelo, accaparrandosi, appena può, le nostre menti migliori. E tale “furto” non si basa solo, come molte volte i media vogliono farci credere, su promesse di stipendi da capogiro ma soprattutto sulla garanzia della libertà di ricerca, svincolata da problematiche economiche o di altro genere.

Ma adesso per capire al meglio qual è “l’attenzione” che il nostro paese rivolge alla ricerca vorrei riportarvi un caso a dir poco paradigmatico. Nell’Agosto del 2009


Antonio Iavarone e Anna Lasorella hanno realizzato una scoperta avveniristica, per ottenimento e prospettive terapeutiche, sul glioblastoma, un tumore del cervello ad oggi considerato come la neoplasia con minor possibilità di guarigione. La loro ricerca ha unito tecniche di studio classiche a complicati algoritmi di calcolo configurando, forse per la prima volta, un metodologia bio-informatica. La scoperta così ottenuta ha permesso l’individuazione di un gene la cui “assenza” porta allo sviluppo della neoplasia e la cui reintegrazione (mediante ingegneria genetica) potrebbe far regredire velocemente il tumore. A chi appartiene il brevetto della scoperta? Naturalmente all’ente che ha finanziato la ricerca. Naturalmente un ente americano, la prestigiosa Columbia University.


Fino a qui storie di quotidiana amministrazione se non fosse che questa scoperta ha cominciato a prendere forma in Italia, alla “Università Cattolica del Sacro Cuore” di Roma, dalla quale i due sono stati costretti a fuggire per non sottostare più alle tirannie del loro direttore che da anni li costringeva ad inserire tra gli autori delle loro ricerche anche il figlio.


Qual è la conseguenza di tutto ciò? Che mentre in Italia ci ritroviamo un figlio nel frattempo diventato dirigente (per il quale quelle ricerche hanno fatto curriculum nei concorsi universitari) negli USA, stato e Columbia University si apprestano a spartirsi i diritti di un brevetto stimati in (molte) centinaia di milioni di $.
Quest’ultimo dato ci aiuta a comprendere come gli amministratori della Repubblica siano cechi, non solo davanti alla responsabilità etica di sostenere la ricerca, ma a tal punto da non individuare in essa quell’importante strumento di crescita, anche economica, che rappresenta.


E pensare che anni addietro, nel 2000, Iavarone ha fatto di tutto per rientrare in Italia con l’intento di portare a termini il suo studio nella penisola, ma qualcuno, escludendolo da un concorso per la cattedra da professore ordinario, ha ritenuto che non fosse all’altezza. Che dire. Lungimirante!


E adesso in molti storceranno il naso quando i due approderanno in Italia a presentare il loro successo sotto il vessillo a stelle strisce, vessillo, però, che per loro ha significato libertà. Quella libertà che questo paese non è stato in grado di offrirgli

Fonti: Corriere.it; Repubblica.it

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6 pensieri su “Cervelli in fuga: arricchiamo il mondo… degli altri.

  1. Cosa ci si poteva aspettare da un paese che è fanalino di coda per gli investimenti alla ricerca? un paese portavoce indiscusso della "meritocrazia non praticante"!Un paese che, per citarne un altra, vanta un patrimonio storico inestimabile e allo stesso tempo, anche un esercito di archeologi "morti di fame"(parole di una mia amica aspirante archeologa).Perché in Italia se insulto l'allenatore(serie A),se mi metto in ridicolo durante il grande fratello,se fotografo un politico nudo,se a poco più di 20 dopo essere stato bocciato 3 volte faccio il consigliere regionale,se sono una ragazza che facendo pompini diventa miliardaria TUTTI PARLANO DI ME?……e se invece brevetto un sistema in grado di far flocculare il petrolio dal mare facilitandone il recupero(è successo in puglia il brevetto è stato spedito British Petroleum per ovviare al disastro sulle coste della luisiana) NESSUNO MI SI INCULA?!?ps scusate le forti parole, ma questo tema mi rende nervoso.

  2. Che dire? questa è la triste realtà italiana, dove esiste l'8 per mille alla Chiesa Cattolica (che non mi sembra vanti chissà quante scoperte o ricerche che possano migliorare la vita degli uomini) e alla ricerca vengono dati "4 soldi" costringendo le menti più brillanti che vanta la nazione a rivolgersi all'estero per esercitare liberamente la loro professione e condurre le proprie ricerche. Tempo fa, addirittura il Preside della Luiss Guido Carli (e parliamo di un'università privata che di certo non può vantare alte forme di meritocrazia) aveva inviato una lettera a Repubblica rivolta al figlio,nella quale lo spronava ad andare all'estero perchè lo stato di cose in cui versa l'attuale panorama lavorativo italiano non porta a nulla, o quasi. Triste realtà con la quale presto dovremo confrontarci da neo-laureati…

  3. Purtroppo questa è una triste realtà…e se ne potrebbero fare di esempi,uno in particolare è quello di Mario Capecchi che insieme ad altri 2 scienziati (uno britannico e uno americano)ha ricevuto nel 2007 il premio Nobel per la medicina.Come avrete intuito dal nome si tratta di un italiano…ma solo di nascita poichè con la madre si trasferì negli Stati Uniti all'età di soli 5 anni,in seguito segui i suoi studi al Mit di Boston ed ad Harvard per poi trasferirsi all'univesità dello Utah dove tuttora lavora e compie le sue scoperte. Chissà se in Italia avrebbe avuto gli stessi spazi???

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