La solitudine dei numeri primi

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(di Carolina Altobelli)

“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari. […] Mattia sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.”

“La solitudine dei numeri primi”, di Paolo Giordano, edito da Mondadori nel 2008, narra come le storie di Alice e Mattia si incrociano e si allontanano più volte. Un’infanzia difficile accomuna i due ragazzi; porta Alice ad ammalarsi d’anoressia e conduce Mattia verso forti tendenze all’autolesionismo.
I protagonisti si trovano alle estremità di un oscillatore armonico; essi si avvicinano e sembra quasi che si tocchino, ma si allontanano bruscamente ritornando a “distanza di sicurezza”: sono due esseri assolutamente simili ma intrappolati così fortemente in se’ stessi da non potersi vivere a vicenda.

“Aveva imparato a rispettare il baratro che lui aveva scavato tutto intorno a se… anni prima aveva provato a saltarlo quel baratro e ci era cascato dentro… ora si accontentava di sedersi sul ciglio con le gambe a penzoloni nel vuoto” Per Alice e Mattia le amicizie e la famglia non sono un appiglio durante i momenti tormentati della vita; sono paradossalmente la causa della loro infelicità.
A molti sembreranno patetiche le loro vite, ma un’attenta riflessione può permettere di cogliere alcuni aspetti che molti avranno sperimentato nel proprio trascorso: in che misura gli eventi spiacevoli vissuti in età infantile incidono sulla crescita di un individuo? E’ risaputo che l’infanzia è il momento fondamentale della vita di ognuno, ed è di fondamentale importanza un solido nido familiare. Un aspetto notoriamente attuale, ma la domanda è questa: è ancora grado, la famiglia, di proteggere l’infanzia? è ancora in grado di formare “individui sociali”?
Quella di Mattia non riesce a far fronte alla perdita della sorella disabile e lascia che il protagonista, allora bambino, si prenda le colpe di questo tragico evento; per Alice è un po’ diverso: cova un profondo senso di rabbia nei confronti del padre e prova a sublimare questo sentimento; ma il conflitto irrisolto con il genitore la porta a fuggire i rapporti interpersonali. La famiglia è lo sfondo del romanzo, come è lo sfondo nella vita di ognuno; la base da cui originano le capacità relazionali e la fiducia in se’ stessi, requisiti fondamentali per una serena vita sociale.

“Ormai l’aveva imparato.
Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante. Era successo con Michela e poi con Alice e adesso di nuovo. Stavolta li riconosceva: quei secondi erano lì e lui non si sarebbe più sbagliato.”

Gli eventi costringono Alice Mattia a girare intorno a un punto fermo in una vita dove ciò che sembra contare sono soltanto le conseguenze.
Il finale lascia intravedere tutta l’amarezza di una vita mal spesa per i due protagonisti, che sebbene incapaci di subire completamente il retaggio della loro infelice infanzia, alla resa dei conti il bilancio delle loro vite è alquanto deludente.
Il romanzo ha deluso molti lettori e in quanto al mio modesto parere non riesco ancora a fornire un giudizio personale: è un testo che prende e lascia, che fa venire voglia di non averlo mai iniziato, che rende il lettore ansioso alla ricerca del finale che sembra non arrivare mai. Può essere profondo senza necessariamente essere assorbito da tutti. Un romanzo da leggere una volta sola.

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