Quando la voglia di vincere ammazza il bel gioco

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(Antonio di Giorgio)

Mi sembra giusto accantonare per una settimana le vicessitudini del calcio nostrano per parlare dell’evento dell’anno, del torneo che in assoluto coinvolge tutto il pianeta, il Mondiale di calcio. Mai come quest’anno si tratta di un’edizione particolarmente importante, di un evento storico per il calcio e per il mondo dello sport in genere perchè, per la prima volta nella storia, il Mondiale di calcio viene organizzato nel continente africano. Per capire lo stato d’animo di festa, di atmosfera positiva e di entusiasmo attorno a questo evento, è sintomatico il modo in cui i Bafana Bafana (la nazionale sudafricana) sono entrati in campo nella partita d’esordio: canti, balli, sorrisi; non sembrava certo che stessero per entrare in campo per disputare la partita più importante della loro vita ma, al contrario, emergeva dai loro volti quel senso di spensieratezza e ” incontaminazione ” calcistica che ormai da tempo nel calcio europeo non si vede più. E poi il suono continuo e perpetuo delle vuvuzela, pur se fastidiosissimo,  è un altro esplicito segno dell’entusiasmo che le molte persone presenti sugli spalti manifestano nei confronti di questo evento.

Da un punto di vista squisitamente calcistico, a mio avviso questo mondiale invece è molto deludente, almeno fino ad ora; per deludente intendo che, nonostante le molte aspettative delle squadre pretendenti al titolo, il livello medio espresso di gioco è molto basso, dominano tatticismi e atteggiamenti di gioco molto coperti, i giocatori non aggrediscono mai il portatore di palla ma aspettano sempre dietro la linea della stessa, preoccupandosi prima di coprire gli spazi e poi di proporre un’azione offensiva. E’ questa una filosofia di gioco molto pragmatica che ha volte porta anche dei risultati positivi, ma che certamente penalizza lo spettacolo; la controprova di ciò è l’abuso smisurato del modulo 4-2-3-1 nel quale i ” due ” sono sempre due mediani di rottura e mai o quasi catalizzatori di gioco. Addirittura squadre che da sempre fanno dello spettacolo la loro filosofia di gioco ( vedi Brasile e Olanda ), pur avendo in rosa molti giocatori di fantasia e di talento, si sono convertite al PRAGMATISMO TATTICO che da anni la fa da padrone nel calcio europeo, penalizzando ciò che rende il calcio il gioco più bello del mondo: la fantasia, la tecnica e lo spettacolo. E’ doveroso spendere una parola positiva per le squadre asiatiche, le quali, attraverso una crescita esponenziale sia fisica che tattica, riescono a tenere testa alle più blasonate squadre europee e sudamericane, processo di crescita invece che le africane hanno avviato ma ancora non hanno portato a termine.

Io personalmente credo che il problema sia alla base: ormai i giocatori non più solo giocatori, ma veri e propri atleti che curano molto il fisico e poco la tecnica, cercando di sopperire alle loro mancanze attraverso una forte applicazione dei principi tattici che portano a un calcio fermo, poco brillante, estremamente prudente e privo di spettacolo. Credo che l’equilibrio sia fondamentale in una squadra, ma rinunciare ad attaccare non significa cercare l’equilibrio, bensì rinunciare a giocare; io sono un po’ stufo di questo modo di concepire il calcio…e voi?

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9 pensieri su “Quando la voglia di vincere ammazza il bel gioco

  1. Naturalmente non posso che condividere a pieno la tua corretta riflessione sulla mancata presenza dello spettacolo in un grande palcoscenico come il Mondiale di calcio.Purtroppo gli allenatori sono troppo direzionati nell'ottenere il risultato,dimenticando innanzitutto che molte volte è una decente organizzazione di gioco ad aumentare le possibilità di segnare..si crea troppo poco e male,la parola Spettacolo è un termine ignoto quando invece la gente paga il biglietto nella speranza di provare quel piacere e divertimento tanto attesi nel calcio attuale!!!

  2. …assolutamente d'accordo..un mondiale di un livello bassissimo….si pensa solo ed esclusivamente a difendere e sinceramente non me l'aspettavo dopo una stagione in cui ad affermarsi è stata una squadra che, pur mantenendo un certo equilibrio, giocava con 3 attaccanti e snejder….ma non solo l'Inter, molti dei grandi club europei ormai da qualche anno giocano quasi costantemente o con un 4-3-3 o con un 4-2-3-1 offensivo, mi vengono in mente il barcellona, che un anno fa ha vinto tutto con 3 le punte,il bayern monaco k gioca cn robben ribery olic piu mueller,e molti altri club. Le uniche occasioni che si vedono derivano da un errore, e molto spesso questo errore viene dal portiere..!! Un'altra questione è quella del pallone che a mio avviso andrebbe eliminato….non credo che tutti questi errori dei portieri favoriscono lo spettacolo come ho sentito dire leggendo alcune dichiarazioni di alcuni dirigenti FIFA….secondo me è un qualcosa di inguardabile..!!

  3. @pietro: sul pallone non ci sono dubbi; ormai il vecchio mikasa o il select di un tempo sono rimpianti da gran parte dei calciatori per la loro regolarità, per il modo in cui si poteva calciare e per gli effetti che prendeva i quali non erano affatto casuali. Uno degli ultimi esempi di un effetto del pallone voluto e difficilissimo da ottenere è questo qui…http://sportalot.blogspot.com/2010/03/calcio-roberto-carlos-segna-un-gol-con.htmle stiamo parlando di un amichevole disputata nel 1997. Sembra ridicolo come con il tempo al posto di migliorare, alcune cose vengano peggiorate…

  4. Vorrei sottolineare come con il passare degli anni questo sport diventi sempre meno tecnico e sempre più tattico e fisico!La fisicità è ormai diventata la caratteristica fondamentale di ogni squadra, si corre, si lotta ma non si gioca, e soprattutto non si inventa nulla, è sempre più difficile vedere giocate di classe o gioco corale.Ricordo con nostalgia(ed ho 23 anni) i duelli Baggio-Del Piero, o giocatori come Hagi, Okocha, Prosinečki,Joao Pinto, Hernandez, Chilavert e tanti altri che con la palla tra i piedi facevano divertire lo spettatore e si concedevano allo spettacolo!Oggi giocatori che fanno calcio sono sempre meno e credo che diventeranno vere e proprie mosche bianche con il passare degli anni, basta vedere questo mondiale dove la vera classe è solo nei piedi e nella menti di Messi e Robinho.Il calcio sta perdendo quella poesia e quella magia che infiammava i tifosi per lasciare spazio a grandi corridori, grandi atleti!Temo che la generazione dei Totti, Zidane, Henry stia finendo e non troverà sostituti degni, ma soprattutto dello stesso tipo, basti pensare a gente come Cristiano Ronaldo, fenomeno si, ma ben diverso dai fenomeni di qualche anno fa.Spero vivamente di sbagliarmi ma so in fondo che non è così, sapete perchè?Beh oggi quando guado una partita vedo solo botte, potenza e tensione e questo credo che sia incontrovertibile e no faccia bene al calcio.

  5. proprio ieri sera a cena con amici si discuteva sul mondiale, sul livello del gioco espresso e dei giocatori moderni e non tutti sposavamo la mia teoria; anzi più di qualcuno sosteneva che oggi è più difficile giocare perchè si è abbassata la differenza tra le grandi e piccole squadre e perchè i ritmi sono più elevati. Io invece credo che i ritmi sono certamente più elevati ma come i ritmi anche gli errori elementari sono cresciuti a dismisura equiparando la situazione. Inoltre penso che, facendo una panoramica generica dai tempi di Rivera in poi (partire da più indietro sarebbe affascinante ma controproducente), l'epoca in cui fisicità e tecnica abbiano raggiunto il miglior compromesso sia rappresentata dagli anni 80, dai mondiali dell'82 e dell'86, nei quali le squadre pretendenti al titolo avevano fortissimi giocatori in tutti i reparti, in particolare in avanti, proprio dove oggi c'è il vuoto o comunque scarseggiano i giocatori di classe e fantasia. Falcao, Toninho Cerezho, Socrates, Junior, Careca, Camacho, Butragueno, Rummenigge, Matthaus, Brehme, Voeller, Platini, Tigana, Maradona, Passarella, Burruchaga, Scirea, Tardelli, Conti, Gentile sono solo alcuni dei fenomeni che in quegli anno hanno prodotto, a mio avviso, il miglior calcio della storia per tecnica, intensità, potenza e spirito. Se si vuol trovare un difetto lo si può notare sulla tattica poichè il fuorigioco verrà introdotto qualche anno dopo ma per il resto è il calcio migliore. Non a caso i migliori della storia giocarono in quell'epoca…

  6. E' fuori discussione le asiatiche in questa manifestazione sono venute preparate a prescinde da chi o chi non passerà il turno hanno dato prova che in questi anni(a differenza della stra grande maggioranza delle altre nazionali) si sono messe a lavorare.Da notare oltre tutto che anche gli allenatori sono asiatici,d'altronde gli asiatici sono sempre stati abituati a fare tutto da soli e spesso anche bene!…nel complesso si sono anche io del parere che il livello di gioco tecnico/tattico si sia abbassato per dare spazio a prestazioni fisiche esagerate.Permettetemi di dirvi che in un campionato mondiale è inammissibile da un punto di vista del bel ed del buon gioco vedere in continuazione catenacci,"palla lunga e pedalare",passaggi orizzontali e sottolineo ORIZZONTALI in zone pressoché pericolose per poi subire contro piede e l'inevitabile goal.E la partita di ieri?: 1) vedere l'allenatore della nuova zelanda esultare per aver pareggiato una partita affidandosi ad un misero possesso palla,al catenaccio,e alla fortuna più schifosa,non è che ridicolo(oltre tutto il pareggio non è convenuto a nessuna delle due squadre).2)L'Italia lasciando da parte i vari commenti sulla formazione,allenatore ecc… partiamo dal presupposto che tutti i giocatori in nazionale sono bravi…ma se Lippi ha detto giustamente"questi so alti giochiamo palla a terra" per quale cazzo di motivo non ho visto altro che cross lanci e rinvii!?!?

  7. @eddie: l'esultanza dell'allenatore dei "kiwi" è giustificata; non so se ci siamo resi conto che qualche giocatore loro nella vita, oltre a fare il calciatore, fa un altro mestiere…e pareggiare con i campioni del mondo in carico per un meccanico, un macellaio o qualsivoglia operaio è più di un sogno, è un'utopia. Bèh…ieri sera a loro è accaduto.

  8. Quanto mi piace queto argomento.sono molto d'accordo con i vari spunti che reputo mirati ed interessanti.Il calcio è spettacolo, ma sinceramente non rende tecnicamente parlando quanto si ci aspetta da questo sport da molti anni a quasta parte.La fisicità è divenuta l'asta privilegiata di questo sport che si basa su sudore e la voglia di lottare più che su l'imprevedibilità del bel gioco.Questo crea danno allo spettacolo.Per la mia breve esperienza calcistica mi sono potuto confrontare con i metodi di lavoro di piuù di 10 allenatori di calcio tra promozione,eccellenza,serie d e c…e sinceramente vedo che c'è un' incapacità da parte dei trainer ad inculcare ai giocatori il possesso palla o determinati movimenti che possono garantire un'organizzazione di gioco coerente con lo strumento "palla" che come diceva il più preparato allenatore che ho avuto…"la palla deve far kilometrie deve viaggiare veloce,perche' la palla non suda" ecco questo dovrebbe far pensare ad un calcio diverso..un calcio dove ai bambini di 6 anni non si insegna a buttare il pallone,ma si riesce a creare quella sintonia e quel clima che aiuta a sviluppare ed apprendere la tecnica, perchè il calcio è arte,ed il gesto tecnico è l'icona rilevante che sta al di sopra della corsa e della quantità.Un allenatore di eccellenza non si può considerare allenatore se dal lunedi al giovedi non usa il pallone…un allenatore di eccellenza non si può considerare allenatore se non corregge con esercizi specifici il "calcio" di un giocatore magari di lega che ha solo tanto da migliorare. E poi nel calcio si migliora fino a 40 anni,è importante la motivazione, e questa deve essere in grado di trasmetterla con divertimento il coach…L'articolo di partenza è veramente molto accurato…ed io voglio esimere tutti gli allenatori dal ruolo di preparatori attletici…il pallone deve essere fatica di pensiero…non di corsa…(a te direttore)

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