I Delfini hanno smesso di giocare

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(di Andrea Schiavi)
Questo è il titolo dell’ultima pubblicazione dell’intellettuale che più di tutti a Priverno merita questo appellativo: Cesare Bove. L’occasione che meglio non poteva dare il giusto riconoscimento al lavoro di questo pilastro della comunità privernate, sono stati i festeggiamenti del cinquantesimo anniversario dell’istituto d’arte (ora liceo artistico) Antonio Baboto. Alla presentazione sono accorse importanti personalità del mondo politico e accademico, nella fattispecie il presidente della provincia, Armando Cusani, l’assessore provinciale con delega alla cultura, Fabio Bianchi e l’assessore provinciale con delega alla pianificazione territoriale, Fabio Martellucci. Accanto alle istituzioni politiche, a rappresentare il mondo accademico, la presenza del professor Vittorio Cotesta, docente ordinario di sociologia all’Università di Roma3 e profondo studioso delle vicende politico-sociali dell’agro pontino dal dopoguerra ad oggi. Uno dopo l’altro si sono susseguiti i loro interventi, tesi a sottolineare il grande impegno per un lavoro di riscoperta che alla città di Priverno mancava da troppo tempo. Sarà meglio però entrare nel particolare. 

Nelle oltre trecento pagine di cui si compone l’opera, scorrono gli anni più difficili della storia d’Italia, quelli della seconda guerra mondiale e dell’estenuante ricostruzione. E’ forte l’immagine che apre questo arco cronologico: l’entrata delle forze alleate a Priverno, il 26 maggio 1944. Attraverso gli occhi di un ragazzo (l’autore stesso) vengono ripercorsi i gesti di una quotidianità che per molti potrà sembrare passata, ma che in realtà non lo è. Scorrono le pagine e quel ragazzo spensierato che gioca per i vicoli e le campagne diventa adulto, investito dagli obblighi e le responsabilità che ne consegue. Come per molti in quegli anni, l’attivismo politico diviene la sua stella polare, la sua ragion d’essere, motivo di incontri, scontri, amicizie e delusioni.
Tra le dita passa il resoconto di una vita. Ma non soltanto. La vicenda personale di Cesare Bove non può essere tanto diversa da altri che come lui hanno fatto di tutto per il bene della propria città natale. La lode che oggi gli si deve, è quella di aver riportato alla luce un’importante “pezzo” della nostra storia locale, nella speranza che questo tassello possa cementare in maniera ancor più solida il giusto orgoglio per la propria città natale. In altre parole, la nostra coscienza collettiva.

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Un pensiero su “I Delfini hanno smesso di giocare

  1. "Ricostruire" una parole che l'Italia non può permettersi di dimenticare, in quanto la ricostruzione non è stata ancora completata, e mai lo sarà se ci si dimentica dei criteri, e di chi li ha stabiliti, con cui tale ricostruzione è stata pensata.

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