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(di Andrea Schiavi)

Il 16 giugno del 2010 si è spento alla veneranda età di 101 anni il generale Amedeo Guillett, soprannominato dai suoi ascari il Comandante Diavolo. La sua può solo che definirsi una esistenza straordinaria. Fu ufficiale, agente segreto, stalliere, acquaiolo, scaricatore di porto, ambasciatore e guerrigliero. La leggenda del Comandante Diavolo nasce con la disfatta fascista in Africa Orientale, nel 1941, senza tener conto del suo contributo alla conquista dell’Abissinia nel ’36 e la sua partecipazione alla guerra civile spagnola nel ’37. Nonostante la resa firmata con gli inglesi, Guillet decide di intraprendere una guerra personale sull’onda di un profondo patriottismo e di una mai rinnegata fedeltà alla casa Savoia. Spogliatosi dell’uniforme militare e assunta una nuova identità, raduna intorno a sé un centinaio di sui ex fedelissimi combattenti indigeni, iniziando una durissima guerriglia contro le truppe inglese, con l’intento di tenerle il più possibile occupate per distoglierle dall’attenzione degl’altri teatri di guerra. Solo così può sperare che l’Italia possa uscire a testa alta dal conflitto.
Da quel momento in poi gli inglese intrapresero una vera e propria caccia all’uomo, mettendo sulla sua testa una taglia di mille sterline d’oro, una cifra ragguardevole per l’epoca. Ma non fu mai tradito. La sua permanenza nel corno d’Africa si divide tra violente scorribande, lavori saltuari, amori platonici e continue fughe per sfuggire all’intelligence inglese, che lo portano a trovare rifugio fino in Yemen. Nel’43 torna in Italia per affrontare un lungo periodo di degenza e di recupero delle innumerevoli ferite di guerra. Ma ormai i tempi sono cambiati e dopo l’armistizio dell’8 settembre i vecchi nemici inglese sono i suoi alleati. Dopo aver incontrato personalmente il re a Brindisi e essersi sposato, entra a far parte dei servizi segreti italiani fino al 1947 quando, dopo essersi laureato in scienze politiche, intraprende la carriera diplomatica. In 28 anni di impiego è nominato ambasciatore d’Italia in Giordania, Marocco e India, senza considerare gli incarichi minori in Yemen e in Egitto affidatigli ad inizio carriera. Andato in pensione ha deciso di trascorrere la vecchiaia in Irlanda, divenendo un allevatore di cavalli. Qui in territorio gaelico ha potuto incontrare tutti i suoi ex nemici inglese che per tanto tempo gli avevano dato la caccia. Per molti Amedeo Guillet è stato considerato il Lawrence D’Arabia italiano e il rammarico che ha espresso anche Indro Montanelli è che la sua sfortuna è sta quella di non essere nato in un grande impero coloniale, proprio come quello inglese, che gli avrebbe concesso onorificenze senz’altro maggiori di qualche medaglia d’oro al valore. Nonostante ciò il nostro ricordo deve essere mosso da sincero orgoglio per questa persona che ha fatto dell’onore e dell’amor di patria un vessillo dell’anima.

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4 pensieri su “

  1. Un grande personaggio, anche se pensavo fosse immortale, visto che sopravvisse a ben 3 incidenti aerei(di cui 2 nello stesso giorno!).Rappresenta una di quelle poche figure militari di cui l'Italia possa vantarsi, veniva rispettato dai suoi uomini come dai nemici, di questo ne sono testimonianza le molte onoreficenze tributegli dagli inglesi, spagoli e dalle nostre stesse istituzioni, ma soprattutto, il ricordo lasciato nelle popolazioni africane!Poi la sua storia d'amore con la donna beduina tinge tutto di rosa e ci immette in un'atmosfera leggendaria.Per chi fosse interessato:“La guerra privata del Tenente Guillet”E se non vi va di leggere consiglio vivamente la puntata di "La storia siamo noi".

  2. Per non dimenticare il fatto che all'età di 90 anni riusciva ancora ad andare a cavallo. Spero che chi abbia letto l'articolo sia riuscito a capire che il suo coinvolgimento con il fascismo( peraltro rinnegato abbastanza precocemente) è stato solo funzionale al desiderio di servire i suoi più grandi ideali: la patria e casa Savoia

  3. Davvero una bellissima storia di cui poter andare fieri,un uomo completo,fedele e coraggioso visto l'esperienza di guerriglia contro gli inglesi.Inoltre sono contento che un uomo così valoroso e patriota non sia stato sporcato dalla macchia nera del fascismo,e da una guerra che l'Italia non era in grado di affrontare.P.s. una mia curiosità,nel’43 quando torna in italia,e dopo il periodo di convalescenza,partecipa alla guerra civile e se si, lo fa con i cani della rep.di salò o con chi era affamato di libertà?

  4. Al rientro in Italia per prima cosa è costretto a diverse operazioni a causa delle molteplici ferite di guerra. Durante l'ultimo periodo fascista è impegnato sopratutto nel servizio informazioni militari. Dopo l'armistizio del settembre'43, raggiunge Brindisi dove ha un'udienza personale con Vittorio Emanuele III che gli propone di entrare nei ricostituiti servizi segreti del Regno del Sud con la qualifica di agente segreto, impiego che lo porterà a conoscere e a lavorare a stretto contatti con tutte quelle personalità che lo avevano perseguito nel Corno d'Africa (inglesi principalmente ). La sua ampia conoscenza in campo militare e la consumata padronanza delle lingue, soprattutto quella araba, gli spalancheranno le porte per la futura carriera diplomatica.

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