Parole… parole… parole…

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(di Gaia Renzi)

Art. 10 Costituzione
L‘ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

Legge 49/1987:
Nuova disciplina della cooperazione dell’ Italia con i paesi in via di sviluppo.

E’ nel rispetto di quanto sancito dall’art.10 della Costituzione e secondo i dettami della legge 49/1987, che l’Italia fa della cooperazione internazionale allo sviluppo una componente della sua politica estera, che si realizza sia sul piano bilaterale, sia su quello multilaterale.
Un tema importante questo che voglio sottoporre oggi alla vostra attenzione perchè la consapevolezza delle ragioni del sottosviluppo e delle modalità della cooperazione, resta limitata da parte dell’opinione pubblica, la quale , meglio informata avrebbe maggiori possibilità di controllare l’operato dei propri rappresentanti e delle ONG e, al contempo, garantirebbe cooperazione per evitare che la lotta alla povertà sia una moda passeggera.
Ma cos’è esattamente la cooperazione internazionale allo sviluppo di cui sentiamo tanto parlare?

La politica di cooperazione allo sviluppo(PCS) è l’insieme di politiche attuate da un governo, o da un’istituzione multilaterale, che mirano a creare condizioni necessarie per lo sviluppo economico e sociale, duraturo e sostenibile in un altro Paese. Un elemento fondamentale della PCS è il trasferimento di risorse verso i paesi bisognosi, l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS), il quale è costituito da risorse finanziarie pubbliche sotto forma di doni o prestiti a tasso agevolato, erogate con la finalità di supportare lo sviluppo economico del recettore, e da assistenza tecnica.
E’ importante sottolineare che iniziative quali : la cancellazione del debito, borse di studio agli stranieri o assistenza ai rifugiati (che spesso i profani in materia di sviluppo e cooperazione internazionale considerano parte dell’ APS), non rientrano in tale categoria ma sono da considerare “aiuti fantasma”, dal momento che non determinano alcun trasferimento di risorse finanziarie verso i Paesi in via di sviluppo. Se pensiamo che negli ultimi 6 anni, circa il 70% dell’aiuto bilatelare italiano è stato fantasma, si capisce quanta “confusione” ci sia al riguardo.
In termini di volume, i paesi del G7 sono, ovviamente, i principali donatori e i paesi dell’ Africa Subsahariana i principali benefattori. Al primo posto tra i donors si collocano gli USA, seguiti da Giappone,Francia, Germania e Regno Unito. L’ Italia, con circa il 3.3% degli aiuti, si colloca all’ottavo posto. ATTENZIONE però, quando valutata in proporzione al reddito nazionale, la classifica dei donatori cambia considerevolmente e solo i paesi dell’ Europa del nord hanno tutti superato, sin dal 1980, l’obiettivo fissato dall’ONU di APS pari allo 0.7% del PNL, gli altri sono ancora lungi dal raggiungere il traguardo.
Tanto per citare alcuni dati sulla situazione italiana attuale nell’ambito della cooperazione, di pochi giorni fa è il rapporto annuale di ActionAid (un’organizzazione internazionale italiana indipendente, impegnata nella lotta alla povertà), dal quale si evince che il nostro Paese nell’ultimo anno ha messo a disposizione della cooperazione internazionale allo sviluppo solo lo 0.16% del PIL, a fronte della media europea che è dello 0.44% e dopo il drammatico taglio del 56% dei fondi stanziati nella cooperazione rispetto al 2008, il governo italiano risulta essere fra quelli che hanno fatto solo tante promesse e poco altro. “Se le parole nutrissero – è detto in un video che accompagna la diffusione del rapporto di ActionAid – la fame sarebbe sconfitta”. E allora viene da chiedersi,dov’è finita la tanto amata e proclamata solidarietà e attenzione ai bisogni del prossimo del popolo italiano e dei suoi governanti? Com’è possibile che anche in un settore dove eravamo all’avanguardia (la prima associazione di volontariato internazionale italiana nacque nel 1933) siamo ora il fanalino di coda dell’ Europa?

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4 pensieri su “Parole… parole… parole…

  1. Certo è un tema importante, ma va preso con le molle, cioè, se gli aiuti rimangono solo capitali donati per sfamare chi ha fame, credo che sia doveroso erogarli ed in buona quantità.C'è però una riflessione molto lunga su come a mio avviso andrebbero utilizzati, cioè non basta sfamare il prossimo, bisogna gettare le basi per un'autonomia di tali paesi, e questa credo che debba essere la sfida da intraprenderePer quanto tempo dovremmo ancora aiutare?E soprattutto perchè non aiutiamo questi paesi a diventare grandi?Purtroppo credo di sapere già la risposta, la vostra qual'è?

  2. Concordo esattamente con il tuo punto di vista: non basta sfamare l'altro. Anzi non c'è niente di più sbagliato che trasportare kg e kg di cibo senza conoscere le abitudini alimentari delle popolazioni, le coltivazioni di cui dispongono i paesi in cui si va ad intervenire. Non sono pochi ad esempio i casi in cui politiche di cooperazione del genere hanno fatto più male che bene:in paesi in cui vi era ad esempio un settore agricolo avanzato nella coltivazione di legumi,l'arrivo di quintali di legumi in scatola come aiuti alimentari, ha portato ad un crollo drastico della vendita delle coltivazioni locali e quindi ad un'ulteriore depressione dell'economia.Bisogna prima di tutto conoscere il posto in cui si interviene e studiare adeguatamente la politica di cooperazione da attuare.Non si può certo chiedere agli aiuti di risolvere tutti i problemi dello sviluppo, bisogna investire in molteplici settori, in primis nell'istruzione per far nascere classi dirigenti autoctone coscienziose e specializzate che come dicevi tu, pietro, possano realmente far crescere il Paese e portarlo all'autonomia. Infine,non bisogna dimenticare che una parte importante di responsabilità è dei PVS stessi, che sono spesso governati da classi politiche (potremmo dire anche dittature in molti casi) corrotte che non adottano politiche di crescita adeguate per investire in maniera produttiva i soldi ricevuti dai donatori.

  3. I problemi che contrastano l'aiuto sacrosanto alle nazioni bisognose sono molti tra cui figurano: il menifreghismo da parte dei paesi come l'Italia,e gli interessi che le multinazionali hanno nel mantenere vivo il terzo mondo(e su questo non ci piove).Per contrastare tali problematiche, si deve veramente volere aiutare queste nazioni in maniera efficace, senza dover rendere conto (o almeno in parte)a queste terribili e tristi percentuali lanciate dai tanto famigerati e finora poco concludenti G7,g8,g9,g20 e compagnia bella,bisogna INSEGNARE A QUESTE POPOLAZIONI!le regole della legge,della democrazia,dello sviluppo, e della competitività economica.Mi salgono i nervi alle stelle quando leggo o sento parlare di: "abbassare il tasso di mortalità infantile in congo del 0.9%entro il 2013",ma dico io, posso capire tutte le difficoltà de sto mondo che si hanno quando si cerca di intervenire, e apprezzo il lavoro finora fatto da associazioni no profit che veramente si rimboccano le maniche come emergeny,però è impensabile che entro il 2013 tu paese "sviluppato" ti prendi carico di un cosi onorevole impegno,e poi per dirne una sei il maggiore produttore di mine anti uomo e fai fior di quattrini vendendole alle stesse nazioni del terzo mondo che avrebbero un disperato bisogno di alimenti e medicinali più di ogni altra cosa!! questo non lo posso capire.Come non posso capire per quale motivo, non si mandano i nostri insegnanti i nostri esperti, i nostri ricercatori in questi paesi affinchè quest'ultimi imparino a camminare da soli.L'unica cosa che siamo in grado di fare come stati "sviluppati" è: mandare in """"""missione di pace!"""""" ad esportare la """"democrazia""""a suon di bombe, ogni qual volta si senta il fischio degli stati uniti.

  4. @ eddie: C'è troppa ipocrisia sia da parte dei Paesi avanzati che da parte di molti governanti dei Paesi meno avanzati perchè se è vero che, come dici tu, i paesi avanzati si fanno carico dell'impegno di abbassare il tasso di mortalità infantile quando sono i maggiori produttori di mine anti-uomini è altrettanto vero che il presidente di un qualsiasi paese africano non è meno ipocrita se 3/4 della popolazione del suo paese muore di fame e lui naviga nell'oro comprando le armi per rendere più "sicuro" il proprio paese, con i soldi che invece potrebbe destinare allo sviluppo. Ci sono forse troppi interessi dietro e a troppi fa comodo mantenere questi paesi in una condizione di sottosviluppo… il mito del buon selvaggio non fa che perpetuare una visione sbagliata della realtà.

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