Etica e tributi: mito o paradosso??

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(di Antonio di Giorgio)
Art. 23
“Nessuna prestazione personale e patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”
Art. 53
“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

In questo post affrontiamo un tema abbastanza odioso per molti italiani: il pagamento dei tributi. Questi due articoli che la Costituzione italiana recita sono dei limiti che vengono posti allo Stato nel momento in cui procede alla riscossione delle tasse. Ma proseguiamo la nostra riflessione con ordine…nella storia dell’umanità il concetto di TRIBUTO (dal latino tribuere, cioè dare) non si è mai coniugato con quello di ETICA ( dal greco ethos, consuetudine”) intesa come scienza che governa i costumi, poichè l’uomo ha sempre visto con accezione negativa il concetto di prelievo fiscale, in quanto dannoso per l’equilibrio economico personale; sembra a tal punto paradossale parlare di eticità del tributo, tanto che questo concetto si rivela ai più un mito irraggiungibile.

Ma dopo il Medioevo con l’inizio della prima grande rivoluzione industriale, inizia a serpeggiare un pensiero comune secondo il quale lo Stato debba avere un ruolo nell’economia, dando quindi un fondamento morale all’imposizione fiscale; Pareto, Stuart Mill, Rawls, Keynes e Einaudi sono solo alcuni economisti che contribuirono allo sviluppo di questo pensiero, il quale pose le basi per la futura nascita del Welfare State (stato sociale), secondo cui il cittadino è protetto dallo Stato di fronte alla necessità dell’esistenza. Da qui discende il corollario che è giusto che lo Stato elargisca un tributo economico e che il cittadino risponda positivamente a questa chiamata.
Tuttavia negli ultimi anni questo spirito di condivisione sta venendo a mancare poichè le esigenze smisurate della società moderna stanno alterando esageratamente il rapporto tra mezzi disponibili e bisogni da soddisfare, cioè il rapporto tra tasse e servizi, costringendo cosi lo Stato ad indebitarsi con i cittadini stessi con interessi che logorano i conti pubblici. E’ difficile dare un’idea di un tributo eticamente giusto se in Italia il prelievo fiscale è superiore al 40% del reddito prodotto, ed è per tutti questi motivi che i fenomeni di evasione ed elusione fiscale si espandono a macchia d’olio mandando sempre più in rosso i conti pubblici. La ripugnanza del prelievo fiscale è ormai un’idea diffusa nella maggior parte dei cittadini e può essere comprensibile viste le condizioni in cui ci troviamo.
La nostra Costituzione però ci indica anche altre funzioni del prelievo fiscale oltre a quella di reperire le risorse finanziare; essa implica a dare risposte ad altre problematiche che scaturiscono proprio dal termine “etica”, come la visione solidaristica delle tasse nei confronti di quella parte che non ha i mezzi di sopravvivenza; questa valenza supera di gran lunga qualsiasi altra valenza attribuibile al prelievo fiscale. Agendo in questo modo, privilegiando quindi la giustizia sociale rispetto a quella fiscale, rinnoveremmo la rete del Welfare, mantenendone la natura solidaristica e il rapporto produttività/costi equilibrato.
In sostanza si è partiti dai limiti della Costituzione nella riscossione delle imposte per arrivare a definire la figura del cittadino nella società: il cittadino deve diventare consapevole del ruolo che ha nell’edificazione della società migliore e deve partecipare, disponibile, al processo delle scelte che riguardano tutti. Di pari passo lo Stato deve migliorare il proprio equilibrio di bilancio, riformare la pubblica amministrazione incrementando l’informatizzazione e, sul versante delle entrate, deve dimostrare di essere un attento amministratore. Il tributo, visto in quest’ottica, finisce di essere strumento espropriativo della persona divenendo un fattore di arricchimento indiretto dei singoli.

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43 pensieri su “Etica e tributi: mito o paradosso??

  1. Pietro

    Credo che la mancanza di eticità nei nostri comportamenti, sia dovuta ad una bilancia che ci penalizza troppo spesso nei rapporti con lo stato e la pubblica amministrazione in todo.
    Non è una giustificazione ma se il cittadino ricevesse un servizio migliore forse sarebbe più invogliato a pagare le tasse!
    Poi per quel che riguarda le aliquote fiscali… ma a voi sembra dovuto che chi guadagna di più debba pagare di più???
    A me no, credo che questa sia un’ingiustizia sociale grossa!
    Sarebbe molto più equo se tutti, ripeto tutti, pagassero la stessa aliquota.

  2. Gaia

    Non credo si possa giustificare in alcun modo l’evasione fiscale ed è proprio grazie agli evasori che forse non riusciamo a godere di adeguati servizi pubblici che ogni welfare state dovrebbe garantire. Sono del parere che ciò che manca in Italia sia proprio la concezione del: pago le tasse perchè lo Stato mi garantisca questi servizi e non perchè sono obbligato e lo Stato mi sta rubando dei soldi. Riguardo alle osservazioni di pietro invece vorrei chiedergli una cosa: ammettiamo allora che bisognerebbe pagare un’aliquota fissa, secondo te io operaio che guadagno 1000 euro al mese non posso comprare una maglietta a mio figlio perchè devo pagare le tasse e non arrivo a fine mese e tu dirigente che ne guadagni 10000 al mese invece, pagando la mia stessa quota, non senti nemmeno la differenza? Mi dispiace ma non sono d’accordo… le tasse, come previsto dalla Costituzione, vanno pagate in base alle proprie possibilità e al di sotto di un determinato livello non può esserci capacità contributiva. Allora togliamo anche le borse di studio e tutti i sussidi se tanto ci sono persone che possono permettersi di studiare essendo “ricche” perchè dovrebbero contribuire con le loro tasse alla garanzia del diritto allo studio degli altri che non possono???

    • Pietro

      @Gaia:
      La no tax area deve esserci!
      Però al di sopra di una certa soglia non è possibile che chi guadagna di più paga di più….ma perchè?
      Se tutti pagassere le tasse questa quota di contribuzione sarebbe accettabile per tutte le fasce sociali, ma se io ho più soldi di te perchè mi sono sbattuto per tutta la vita, perchè devo pagare di più per te che te la sei goduta….non mi sembra meritocratico, mi sembra come se si punisse il virtuoso.

  3. Carlo

    L’idea di un’aliquota fissa sarebbe L’Ingiustizia sociale suprema invece.
    Questo perché? Perché la maggior parte della popolazione italiana sopravvive con uno stipendio mensile procapite di circa 1000-1200 euro mentre solo una piccola nicchia supera i 70.000 euro l’anno.
    Partendo dal principio che: “Tutti i cittadini devono contribuire alle spese pubbliche” (concetto per me giustissimo nonché base della democrazia) si arriva al dover differenziare per forza di cose le aliquote tra le fasce meno abbienti e più ricche.
    Le tasse devono pesare su tutti i cittadini allo stesso modo, questa è la vera giustizia sociale. Solo in questo modo il proletario (inteso come colui che si sostenta solamente con il suo stipendio) potrà avere lo stesso trattamento del capitalista.
    Non è neanche vero che chi guadagna meno durante la sua vita si è sbattuto meno, prova ad andare a dirlo all’operaio in catena o al pastore in montagna e ti diranno cose che forse non credevi potessero esistere.
    Chi l’ha detto poi che chi studia o occupa una posizione di rilievo debba avere diritti migliori o diversi dagli altri?
    Vogliamo forse formare delle caste come in India?

  4. Martina

    tutto è proporzionale al reddito fortunatamente: 100 euro per uno che guadagna 1000 euro al mese hanno un valore NOMINALE uguale a 100 euro di chi ne guadagna 10000..è il valore REALE che cambia! la proporzione si ritrova anche nelle entrate, non solo nelle uscite, basta pensare alle pensioni di uno che guadagnava 1000 e uno che guadagnava 10000.
    sono d’accordo nella conclusione in cui si parla di CONSAPEVOLEZZA del cittadino. Ora, sappiamo che il problema centrale è l’evasione fiscale e che lo Stato non è un buon amministratore. ma quanti di noi conoscono casi di evasione e non denunciano?? quanti di noi conoscono l’importanza di uno scontrino fiscale? tante volte la consuetudine, cioè il comportamento ripetuto da una collettività considerato legittimo, è una fonte più forte della legge, poichè su tante cose non siamo abbastanza informati, non siamo educati abbastanza per andarci a cercare questo tipo di informazione. nel nostro paese l’evasione è una costante e ci porta a conseguenze sempre più dannose, per ricoprire quel buco si attacano a tutto quello che viene dichiarato da quei 4fessi. forse tra non so quanti anni faremo una rivoluzione con la quale stravolgeremo tutto e introdurremo il sistema mutualistico, cioè gestiremo in maniera privata le nostre risorse, creando una piccola collettività dove c’è solo il necessario..seguendo l’idea del film “la storia di Jack e Rose”

  5. Gaia

    @ pietro: parli di “punizione del virtuoso”, ma se invece invece il ricco in questione lo è solo perchè figlio di un ricco che nella vita non ha mai alzato un dito, cosa c’è di tanto virtuoso da “premiare”? non si può sempre parlare di virtù se si parla di ricchezza, spesso si tratta solo di essere stati fortunati a nascere in una determinata famiglia. Resto del parere che sia giusto che chi può debba pagare di più per garantire anche ai meno agiati le stesse possibilità di realizzarsi nella vita.. se fosse come dici tu, il figlio di un povero non potrebbe fare niente per cambiare la propria condizione sociale. Inoltre come ti dicevo prima e come diceva martina nel precedente commento, è tutto proporzionale al reddito e non si “punisce” nessuno.

  6. Pietro

    @carlo:
    “il proletario (inteso come colui che si sostenta solamente con il suo stipendio) potrà avere lo stesso trattamento del capitalista”…..ma non siamo nell’anno 2010 d.C.?!

    “Non è neanche vero che chi guadagna meno durante la sua vita si è sbattuto meno, prova ad andare a dirlo all’operaio in catena o al pastore in montagna e ti diranno cose che forse non credevi potessero esistere…”

    mi basta chiederlo a mio padre caro Carlo forse è questa la mia colpa?? Vedere le cose da non-proletario(quanto mi fa ridere questa parola usata oggi)
    pur sapendo meglio di molti di voi cosa significhi vivere con uno stipendio insufficiente!

    Le lezioni di etica e morale valle a dare a chi ne ha bisogno…ma forse faresti meglio a tenerle per te!

    non capisco poi le 2 questioni da te poste alla fine…..forse è solo una stumentalizzazione di qualcosa che non affermo mai!

    Sai perchè solo l’ 1% degli italiani dichiara di vivere con più di 100000 euro all’anno…perchè gli altri sono evasori!

  7. Pietro

    @ tutti:
    per troppo tempo in questo paese si è dato indistintamente anche a chi non meritava nulla!
    Non credete che sia arrivato il momento di dare a chi merita e togliere a chi defice??!!

  8. Pietro

    @martina:
    io parlo di percentuali non di 100 euro!
    Per me sarebbe giusto che tutti pagassero il 20-25% di quello che guadagnano…non 100 o mille o 100000 euro

  9. Carlo

    Allora visto che il termine Proletario è anacronistico nel 2010 userò per questo gruppo di persone il termine “classe produttiva”.
    Mettiamo che si riesca a reperire il sommerso dell’evasione fiscale, che male ci sarebbe per chi ha di più pagare una percentuale maggiore? Vivrebbe davvero tanto male una persona che guadagna 100.000€ lordi annui se si trovasse a pagare nel peggior dei casi il 50% di Irpef?
    Non si riesce a vivere bene con 50.000 € netti all’anno?
    Poi sono d’accordo sul fatto che, se si riuscisse ad abbattere il fenomeno dell’evasione, questa percentuale debba scendere in quanto non avrebbe più senso mantenerla così alta.
    Ma secondo il mio modesto parere l’ossatura dei tributi dovrebbero pagarla le persone che possono permetterselo (anche pagando percentualmente di più).
    Questo perché sempre secondo me un 20%-25% per un operaio è una cosa mentre il 20%-25% per un imprenditore-dirigente è ben altra.

  10. Pietro

    @carlo:

    Ci posso stare sul fatto che chi ha di più possa pagare di più…quello su cui mi interrogo è se però sia così scontata come cosa.
    Cioè a molti sembra (per abitudini culturali) che sia dovuto che chi ha di più debba per forza pagare di più; convieni con me che è un principio acquisito e non un qualcosa di naturale?!
    é su questo che mi interrogo da sempre…poi ci può stare che chi ha di più possa contribuire maggiormente ma perchè viene data come una cosa scontata?!

  11. Gaia

    @ pietro: credo venga data per scontata perchè è uno dei principi alla base dello stato sociale, nel medioevo durante lo stato patrimoniale probabilmente non lo era. Inoltre suppongo sia una cosa scontata per i più, perchè è una concezione che presuppone un principio solidaristico che è, o per lo meno dovrebbe essere, tra i valori fondanti di ogni comunità.

  12. Pietro

    @gaia:
    certo è il fondamento dello stato sociale, ma spesso non c’è una distribuzione equa delle aliquote! cioè la percentuale del prelievo sale più che proporzionalmente con il reddito.
    Ma quello che ribadirò sempre è che se ci fossero i benedetti controlli, pagheremmo tutti meno tasse…

  13. Gaia

    Certo pietro, sul fatto che debbano esserci controlli e anche molto rigidi, non ci piove. Pagheremmo tutti meno tasse, ma il concetto è sempre che le pagheremmo in base al nostro reddito!=P

  14. Carlo

    Proprio come dice Gaia, pagheremmo di meno. forse anche molto meno, ma comunque in base al nostro reddito…
    Magari la percentuale per i redditi alti potrebbe scendere al 30%, e quella per i redditi compresi nell’intervallo 0-10.000€ annui potrebbero pagare il 5% invece del 10%, ma lo stato deve incassare un tot all’anno per le spese di funzionamento e per le spese sull’innovazione e servizi.

  15. Carlo

    Ah comunque per la questione che le aliquote salgano più che proporzionalmente rispetto al reddito è dovuto al fatto che mancano i contribuenti e non si possono fare delle aliquote continue a seconda delle classi di reddito… Il problema quindi risulta essere sempre quello dell’evasione.

  16. Silvia :)

    @Pietro. Penso anche io che sia esagerato parlare ancora oggi di proletariato . Ma questo socialismo riadattato al ” riscuotiamo chi più chi meno MA PAGHIAMO LO STESSO ” non si può sentire .
    @Gaia “Resto del parere che sia giusto che chi può debba pagare di più per garantire anche ai meno agiati le stesse possibilità di realizzarsi nella vita..” . Non penso sia giusto quello che scrivi , e anche contradditorio con il pensiero da te espresso inizialmente . Parli di proporzionalità al reddito e poi parli di pagare di più .
    @Carlo “Non è neanche vero che chi guadagna meno durante la sua vita si è sbattuto meno, prova ad andare a dirlo all’operaio in catena o al pastore in montagna e ti diranno cose che forse non credevi potessero esistere” . Concordo pienamente . Ma devi anche ammettere che c’è chi ci marcia e campa alle spalle dello stato senza contribuire in alcun modo .” Chi l’ha detto poi che chi studia o occupa una posizione di rilievo debba avere diritti migliori o diversi dagli altri?” Un pò di meritocrazia serve a volte . Non pensi che sproni a fare di meglio ? Poi ci lamentiamo della fuga dei cervelli .

  17. Gaia

    @ silvia 🙂 : non mi sembra di aver espresso nessuna contraddizione nel mio pensiero, non hai capito bene ciò che ho scritto. Il “pagare di più” implica che si deve pagare in base al reddito e quindi chi ha più reddito PAGA DI PIù rispetto a chi ha un reddito più basso.

  18. Pietro

    @silvia:
    Ma questo socialismo riadattato al ” riscuotiamo chi più chi meno MA PAGHIAMO LO STESSO ” non si può sentire … ma che significa? a cosa ti riferisci? potresti essere un filino più chiara?

  19. Pietro

    @Silvia:
    cerca di essere più chiara almeno posso risponderti! Non limitarti a dire:”non si può sentire”
    e poi perchè? perchè lo dici tu? e quali sono le tue argomentazioni al rigurdo?

  20. Silvia :)

    Pietro , pietro , pietro . Tranquillo 🙂 posso argomentare . Penso che il socialismo abbia come principio fondamentale l’ uguaglianza ECONOMICA e SOCIALE . Penso inoltre che al giorno d’ oggi le classi sociali esistano , e che si distinguano tra loro per il modo (onesto o meno) , utilizzato da chi ne fa parte , di guadagnarsi il pane . Tu hai parlato di pagamento equo , ergo di una stessa aliquota pagata da chi costituisce diverse classi sociali e che ha quindi disponibilità economiche diverse .

  21. Carolina :)

    E’ più che ovvio che, nella nostra società odierna, il prelievo fiscale sia mal visto dai cittadini; i servizi che vengono ricevuti in cambio non sono adeguati e non sono sufficienti a far fronte alle esigenze degli Italiani, che spesso si trovano costretti a sborsare altro denaro in più per usufruire di un servizio che gia spetta loro di diritto ( riferito al sanità, ad esempio ).

    E trovo che sia quantomeno civile e rispettoso che i tributi siano proporzionati al guadagno di ognuno. Come dire “ognuno contribuisce secondo le sue possibilità”. Il punto fermo è che tutti devono farlo, e siamo sicuri che sia così?!

  22. Pietro

    @ silvia:
    non credo che tu debba consigliarmi i miei stati d’animo….(scherzo)
    poi se tu ci vedi del socialismo in quello che dico….c’è qualcosa che non va!

  23. Silvia :)

    Ma il problema è che chi guadagna di più ha un potere di acquisto maggiore e anche di investimento , è questa la differenza . Quindi è anche giusto che la proporzione cambi . Poi possiamo benissimo pensarla diversamente .

  24. Pietro

    @Silvia:
    Sul fatto che sia possibile sono con te….sul fatto che sia dovuto…non lo sarò mai….ma cazzo se io tolgo il 10% a chi ne guadagna 11111 e il 10% a chi ne guadagna 2222222
    ho tolto sempre il 10% non ti sembra??!

  25. Silvia :)

    si cazzo 😉 , è sempre il 10 % . Ma proviamo ad usare numeri diversi . Magari redditi rappresentativi di classi sociali diverse .Togliere 1.000 a chi ne guadagna 10.000 e toglierne 100.000 a chi ne guadagna 1.000.000 dal punto di vista matematico è proporzionale . Ma penso che gravi di più .

  26. Pietro

    @Silvia:
    ragionerò da riccone…ma per me l’equità è quella…poi ti ripeto che ci posso stare per un’ imposta proporzionale sul reddito

  27. Silvia :)

    No , non ragioni da riccone . Ragioni , per quello che è potuto capire , come chi pensa che non debba essere penalizzato chi ha i soldi . Ci può stare che la pensi così .

  28. io

    @ pietro

    per iniziare in modo simpatico mi va di citare trilussa… che a mio modo di vedere c’azzecca alla perfezione con quello che hai detto tu

    La Statistica

    Sai ched’è la statistica? È ’na cosa
    che serve pe’ fa’ un conto in generale
    de la gente che nasce, che sta male,
    che more, che va in carcere e che sposa.
    Ma pe’ me la statistica curiosa
    è dove c’entra la percentuale,
    pe’ via che, lì, la media è sempre eguale
    puro co’ la persona bisognosa.
    Me spiego: da li conti che se fanno
    secondo le statistiche d’adesso
    risurta che te tocca un pollo all’anno:
    e, se nun entra ne le spese tue,
    t’entra ne la statistica lo stesso
    perché c’è un antro che ne magna due.

    La tassazione cosiddetta progressiva, che trovi altamente ingiusta ed iniquamente sociale, serve a chi ha 0 polli da mangiare (per rimanere in ambito trilussa) di avere le stesse possibilità sociali di chi di polli ne mangia due… se, come dici tu, la tassazione uguale per tutti sarebbe giusta, anche nel caso in cui le tasse le pagassero tutti, lo stato si ritroverebbe con un ammanco di entrate tale per cui sarebbe costretto, lo stato, a tagliare servizi magari anche necessari per garantire la tanto sbandierata equità sociale. Nell’esempio numerico che citi tu lo stato si ritroverebbe con un budget di 223.333 circa (1.111 + 222.222) invece di potersi ritrovare con un budget di 667.777 circa… (1.111 + 666.666 – una tassazione al 30%, nemmeno troppo alta) e verrebbero a mancare qualcosa come 400.000 euro (o dollari, lire, dracme, mandarini, pere, quello che ti pare) che da qualche parte deve ritirare fuori… ci sarebbe quindi una minore offerta dei servizi sociali essenziali, con tagli magari sul versante della sanità pubblica, dell’istruzione pubblica, della sicurezza pubblica, della giustizia… questo per te sarebbe equità sociale, perché tanto tutti pagano le stesse tasse, e sarebbe quindi equo dal punto di vista sociale…
    che poi quello che guadagna 11.111, con relativi tagli alle spese per la sanità o per l’istruzione debba vedersi morire un figlio di morbillo o di appendicite perché non può permettersi di pagare il dottore per farlo curare, oppure che vede il figlio non avere le stesse possibilità di studio (e quindi possibilità di avanzare nella scala sociale, con opportunità di lavoro migliori rispetto a quelle avute dal padre) del figlio di chi guadagna 2.222.222 (giustamente quello che guadagna di più manda il figlio alla scuola privata e diventa giudice costituzionale, mentre il ‘morto di fame’ si dovrebbe accontentare della scuola pubblica e magari vede il figlio morire a 15 anni di overdose perché la scuola pubblica sarebbe, come il più delle volte accade negli usa, un ghetto per disadattati e disagiati sociali, con relativi problemi di alcolismo, droga, prostituzione giovanile, sparatorie ed omicidi tra clan e fazioni antagoniste) è giusta e sacrosante equità sociale… boh… sarò strano ma ho altra concezione dell’equità sociale 🙂

  29. Pietro

    @io:
    la tua è PURA DISINFORMAZIONE su quello che voglio intendere…..
    Non ho mai detto che la tassazione progressiva non sia applicabile o ingiusta, lo è darla per scontata e soprattutto nelle proporzioni inique in cui sono divise oggi le aliquote!
    E poi tu( visto che snoccioli numeri a mambassa) saresti naturalmente in grado di dirmi a quanto ammonta l’evasione fiscale nel nostro paese?
    Beh io non ne sono certo….ma i tuoi buchi a mio avviso si coprirebbero in gran parte dalla lotta all’evasione!

  30. io

    visto che tu i numeri non li conosci non puoi nemmeno esser certo che, eguagliando le aliquote, tutti pagherebbero… e magari ci ritroveremmo con ancora meno soldi… e poi perché le attuali aliquote sarebbero proporzionalmente inique?

  31. Pietro

    Non trovo il nesso….”visto che tu i numeri non li conosci non puoi nemmeno esser certo che, eguagliando le aliquote, tutti pagherebbero” ma chi lo ha mai detto?
    Ti faccio un riassunto di quello che penso…forse è meglio:
    La questione dell’aliquota uguale per tutti è più una questione di principio, un problema di impostazione, acqisita nel tempo. Che poi non sia applicabile ne sono convinto quanto te!
    La disparità sta per me tra quanto sale il reddito e la proporzionale ascesa delle aliquote..

  32. Pietro

    Gli scaglioni e le aliquote Irpef relative all’anno fiscale 2010
    Scaglioni reddito 2010 Aliquota Irpef lordo 2010
    da 0 a 15.000 euro 23% 23% del reddito
    da 15.000,01 a 28.000 euro 27% 3.450 + 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro
    da 28.000,01 a 55.000 euro 38% 6.960 + 38% sulla parte eccedente i 28.000 euro
    da 55.000,01 a 75.000 euro 41% 17.220 + 41% sulla parte eccedente i 55.000 euro
    oltre 75.000 euro 43% 25.420 + 43% sulla parte eccedente i 75.000 euro

    non noti delle “lievissime ingiustizie”?

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