Sei felice?

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(di Pietro Deligia)

Non so voi, ma io raramente fino a qualche tempo fa mi ponevo quest’interrogativo.
La felicità in fondo, cos’è?
Le risposte potrebbero essere varie, banali, ma soprattutto molto personali e variegate.
La mia felicità è una dimensione egoistica data dal raggiungimento di uno scopo, è un post-risultato, un derivato da un accaduto.
Credo sia impossibile definire universalmente questo stato mentale.
Il dizionario recita, sulla felicità: ”stato di chi è felice, gioia”, beh…non è molto esaustiva come definizione, e cercando felice tra i vocaboli, sperando in una chiarezza maggiore, la storia non cambia, si parla infatti di soddisfazione, gioia, fortuna.
Quello che mi ha incuriosito sempre tuttavia, è la contagiosità di questo sentore interno, e soprattutto la notizia di qualche giorno fa, di una effettiva formalizzazione di questa tesi.
Secondo uno studio del FRANINGHAM HEART STUDY, sembra che, la felicità ed il suo alter-ego, la tristezza, possano effettivamente approssimarsi a delle normali patologie virali, come ad esempio l’influenza.
Ciò che desta attenzione però, è la disparità tra la percentuale di contagiati dalla felicità rispetto ai contagi da tristezza. Solo l’11% delle persone che abitualmente frequentano individui “felici”, assorbono e somatizzano tutti i vantaggi da essa derivanti, mentre il 50% delle persone sottoposte a questa sperimentazione è contagiata da tristezza!
I risultati mostrano una maggiore socialità della tristezza, in quanto gli individui sottoposti al test, durante la sperimentazione formavano dei gruppi di “compatimento” ben più numerosi di quelli formati dai felici.
Per fondare ulteriormente tale studio, credo sia d’obbligo l’osservazione della nostra condizione, la condizione dell’occidente sviluppato e tecnologico, ma sempre meno attento alla reale qualità della vita ed ai bisogni primari necessari ad avere una vita felice.
L’interrogativo finale (ed iniziale) è d’obbligo, siete felici?
Da cosa è data la vostra felicità?
E soprattutto una raccomandazione, se avete amici abitualmente tristi, metteteli in quarantena, non vorrete mica diventare dei musoni?

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41 pensieri su “Sei felice?

  1. Hey Jude

    “Il segreto della felicità non è di fare sempre ciò che si vuole, ma di volere sempre ciò che si fa”.
    Come dici tu la felicità è uno stato d’animo dell’uomo e la difficoltà nel trovargli una definizione risiede nella sua incapacità di lasciarsi racchiudere dalle parole. E’ una limitazione e ci riduciamo alla descrizione vana dei “luoghi” in cui si presenta, delle condizioni in cui si manifesta. E’ troppo soggettiva per giungere a un concetto universale nonostante essa sia spesso parte della quotidianità. Parte dei filosofi ritengono che l’esistenza umana sia una continua ricerca della felicità, che essa sia il suo scopo ultimo, io dico che sia la corrispondenza tra una determinata fase della vita e il nostro stato d’animo momentaneo, perché non sempre ciò che ci rende felici può ripetersi manifestandosi allo stesso modo nel corso del tempo. Voglio riportare un estratto del “Profeta” di Gibran, un libro vero e immortale: “Alcuni di voi dicono:” la gioia è superiore al dolore”, e altri dicono:”No, il dolore è superiore”. Ma io dico che essi sono inseparabili. Giungono insieme e quando uno siede con voi alla vostra mensa, ricordatevi che l’altro giace addormentato sul vostro letto. In verità siete sospesi tra dolore e gioia come bilance. Solo quando siete vuoti siete immobili ed equilibrati. Quando il tesoriere vi solleva per pesare l’oro e l’argento, la vostra gioia o il vostro dolore, devono necessariamente alzarsi o cadere”.

  2. Martina

    quanto è difficile rispondere alle domande “sei felice?” o “che cosa è la felicità?”. forse perchè a quella parola attribuisco diverse accezioni in ragione del contesto o del periodo. ma soprattutto quando sono felice non mi fermo a pensare se lo sono, al contrario quando passo un periodo NO analizzo molto il “male” o il “dolore” che provo. ora potrei trovare un nesso con lo studio del FRANINGHAM HEART STUDY e poter affermare quindi che la tristezza è trasmissibile in quanto, impegnandoci a trovare la soluzione per superarla, la conosciamo meglio (vs felicità!!). ma sicuramente penso che non si possa esaurire in una spiegazione del genere. quando lo studio afferma l’11% dei contagiati dalla felicità, mi viene da pensare d’impatto che ci sono pochi felici, ma approfondendo mi rendo conto che anche la felicità è trasmissibile ma siamo noi che la rifiutiamo, mi spiego meglio: è possibile che anche la felicità, al pari della tristezza sia percepibile, ma siamo noi destinatari che rinunciamo a condividerla (magari anche per invidia, o cattiveria) e quindi non ce la portiamo dietro, come se i destinatari avessero gli strumenti per accogliere l’energia, ma per natura/carattere/educazione /altri fattori non hanno interesse a “goderne” . Secondo me la caratteristica della SENSIBILITA’ conta molto per provare un’emozione, che sia originaria o che sia derivata.

  3. Daniele

    Dal momento in cui chiediamo a noi stessi se siamo felici o meno ecco che cessiamo di esserlo, ammesso che prima lo eravamo. La felicità è e basta. Quando cerchiamo di evocare stati d’animo che ci hanno fatto stare bene in passato, mai o quasi mai riusciamo a provare quelle sensazioni. In sostanza la felicità non può essere ricercata nel passato, tanto più ci affanniamo nel ricercarla e meno vi riusciamo.

  4. Sono d’accordo con tutti voi…
    Credo che sia (la felicità) intrinseca ad un momento, dei momenti della nostra vita.

    @ Daniele:

    Penso che ogni tanto chiederselo non faccia così male, serve molto a non farsi travolgere dagli avvenimenti, e di solito, quando ce lo chiediamo, lo facciamo perchè non siamo felici, infatti quando si è felici difficilmente si ha il tempo per pensare, si deve solo agire!

  5. Pietro

    @ Martina:

    Concordo sulla poca disponibilità a condividere la felicità degli altri, o meglio io non sento proprio il contagio, sono contento per chi è felice, ma in fondo non me ne frega molto.
    Per la tristezza è la stessa cosa, sono quasi immune ad entrambe i contagi.

  6. Martina

    @Pietro
    rispondendo alla domanda direi NI: per essere felice non ho bisogno degli altri, ma se posso condividere la mia felicità sono ancora più felice. mentre rispetto l’ultima cosa che hai detto, posso dire che io appartengo proprio alla categoria opposta.

  7. Daniele

    Per essere felici c’è bisogno si degli altri, ma non soltanto facendosi contagiare. L’uomo in quanto animale sociale spesso anche per vivere ha bisogno degli altri come gli altri hanno bisogno di lui. Prendendo la tristezza come esempio, a volte se siamo tristi è proprio per colpa o per l’influenza degli altri tutti che siamo tristi. eEforse è la stessa cosa anche per la felicità.

  8. Hey Jude

    Si manifesta sotto svariate identità, la felicità, talvolta coperta sotto spessi strati di condizionamenti, tenuti a bada dalla nostra mente, talvolta la troviamo fluttuare verso di noi. La condivisione delle nostre gioie è grandiosa quanto esse stesse. E non c’è nulla di più bello a vivere determinate sensazioni con alcune persone. Se lo cerchi. Voglio dire che la felicità è anche in un panorama o in una farfalla e la sua straziante ricerca consapevole non è che un inutile viaggio verso paesaggi artificiali. Quando le emozioni vengono non necessariamente la nostra solitudine ne determina l’aridità e la trasparenza, ma anzi ci indurisce.

  9. pipipipip

    il film “into the wild” cita: happiness is real when shared. non sono molto in sintonia con questa affermazione, probabilmente causata dal mio acuto animo egoista che mi porta ad essere abbastanza indifferente nei riguardi del prossimo. non che gioisca delle sofferenze altrui o non mi faccia piacere vedere qualcuno con un grande smile sul volto, ma credo che la felicita´, quella vera, la si raggiunge se si vive bene con se stessi….la pace dell´anima garantisce secondo me la felicita´. sono poche le persone su cui contare…líndividualismo dell´uomo distrugge l´uomo stesso.

  10. Pietro

    @ tutti:

    Come sempre il log out non mi si addice…
    Tutto quello che appare quì come punto futuro è farina delo mio sacco, scusate ancora

    • Anonimo

      sono perfettamente d’accordo con ciò che hai scritto!anche per me cercare di definire la felicità è un’impresa impossibile…lo stesso Giacomo Leopardi la definiva come un qualcosa di inesistente al pari del Piacere. Dico “qualcosa” perchè io stessa non sono ancora stata in grado di determinarla con precisione. So solo che ogni qualvolta pensiamo di essere felici succede sempre un evento brutto che interrompe quel momento di felicità. E allora penso era realmente felicità?l’uomo potrà mai raggiungere la felicità o potrà sempre e solo vivere istanti di gioia e di felicità apparente????non so ancora darmi una risposta… per quanto mi riguarda ho smesso di cercare la felicità proprio per paura di quel successivo momento brutto da dimenticare…ed è già successo troppe volte!!!per quanto riguarda la necessità di altre persone per essere felici non so esprimermi…la felicità è soggettiva e ammettendo che esista (e forse scambiandola erroneamente con quella che chiamiamo gioia) penso che l’uomo da solo non riesca ad afferlarla pienamente…

  11. @ Anonimo:

    Ti chiedo se gentilmente nei tuoi prossimi commenti potessi usare un nick……

    Il pessimismo cosmico è immanente alla tua personalità (o almeno questo si evince), ma non smettere mai di cercare la felicità, non è come cercare funghi in mezzo al bosco, è solo vivere con pochi se e pochi ma e non necessita di una ricerca….arriva e se ne và da sola.
    Per quel che concerne la “scala mobile” così la chiamo io, cioè il salire e scendere degli stati d’animo, credo sia fisiologico avere un’alternanza brutale ed istantanea (quasi), io sto peggio di te.

  12. eva

    il mio pessimismo cosmico come lo chiami tu è frutto principalmente delle esperienze e dei momenti belli e brutti che fanno parte della mia vita…è più facile ricordare le cose brutte piuttosto che quelle belle!e anche quando ti sembra di aver dimenticato e di essere “felice” non fai in tempo a dirlo che subito la vita ti propone un’altra sfida!non sto dicendo di essere cosi’ vigliacca da non essere in grado di affrontarla ma che a volte è duro rialzarsi e sarebbe più facile rimanere a terra!per te un momento felice qual’è nella vita di un essere umano???io ti potrei rispondere il pianto di un bambino che viene al mondo…un grande della letteratura italiana ti potrebbe rispondere che in realtà quel pianto è frutto della paura di quel bimbo di essere venuto in questo mondo..come vedi la felicità è soggettiva…felicità significa essere felici al 100%(perdonatemi il gioco di parole) e siccome nessuno a mio avviso è felice al 100% la felicità è qualcosa di irraggiungibile….

  13. Pietro

    @ Eva:

    sempre più pessimista….
    vuoi sapere cosa mi rende felice?
    Dipende, dai giorni, dal momento, da ciò che voglio.
    Permettimi però di porti una domanda ulteriore….la tristezza al 100% esiste secondo te?
    Io ho una mia precisa idea, ma non te la dico, voglio che sia prima tu a confessarti!

  14. eva

    non penso esista la tristezza al 100% cosi’ come penso che non esista la felicità al 100%!!!diciamo che non penso esistano gli eccessi…anche quando siamo tristi e osserviamo con gli occhi un mondo che ci appare distorto e sembra che tutte le cose non vadano per il verso giusto, basta un ricordo bello per farci sorridere…utilizziamo la parola felicità in maniera sbagliata è questo quello che penso….nel mio vocabolario la parola felicità è qualcosa che spinge l’uomo verso il divino, ammettendo che esista. quello che chiamiamo felicità per me è solo gioia!!!!purtroppo anche l’essere felici dipende da un’area del nostro cervello chiamata corteccia prefrontale e quindi non dipende da me se sono cosi’ pessimista…;

  15. eva

    ah dimenticavo…tu hai scritto che dipende dal momento, dai giorni e da ciò che vuoi…ora te ne faccio un’altra io di domanda…pensi che un giocattolo possa rendere felice un bambino?????pensi che un esame passato con il max dei voti possa rendere felice uno studente????c’è una linea sottile tra felicità e gioia…tutto ciò che desideriamo ci rende momentaneamente”felici”, ma quella non è la vera felicità ma un momento di gioia che subito è rimpiazzato dal desiderio di un nuovo giocattolo o dalla preoccupazione di un altro esame…

  16. Pietro

    @ Eva:

    “pensi che un giocattolo possa rendere felice un bambino?????pensi che un esame passato con il max dei voti possa rendere felice uno studente????c’è una linea sottile tra felicità e gioia…tutto ciò che desideriamo ci rende momentaneamente”felici”, ma quella non è la vera felicità ma un momento di gioia che subito è rimpiazzato dal desiderio di un nuovo giocattolo o dalla preoccupazione di un altro esame… ”

    si chiama Sehnsucht ed è l’unica ragione per cui viviamo….
    ma tu te la immagini una vita senza obiettivi?! Un piattume per cui non vale la pena lottare? Io no, vivo da sempre in questo stato d’ansia costante, e quanto mi piace!

  17. eva

    io nn ti sto dicendo che non mi piace questo essere sembre in bilico…dico che non si può utilizzare il termine felicità cm lo usiamo noi tutti i giorni…esiste la gioia ma la felicità assoluta non penso!!!!non pensare a me come una persona musona e solitaria…sorrido sempre e rido a volte in un modo spropositato…ma quelli sono momenti di gioia rimpiazzati la maggior parte delle volte da un ricordo orrendo e dalla paura che di nuovo ti crolli il mondo addosso!!!!lo sai quando potrò dire di essere “felice”????quando metterò al mondo un bimbo!ma è un’esperienza che non ho ancora fatto quindi non ti so dire se Madre Natura cela inganni anche per quel momento!!!e per quanto rigurda gli obiettivi nella vita di un uomo se non ne avessimo non vivremo…la curiosità è secondo me l’essenza della nostra vita!!!i miei obiettivi sono tanti qualcuno più importante come laurearmi(anche se ci vogliono ancora 7 anni),mettere su famiglia…altri meno importanti che guidano la mia giornata!!!

  18. Pietro

    @ eva:

    Non credo assolutamente, un bambino si mette al mondo quando si è in grado di crescerlo…e questo non è sempre possibile!

    • Martina

      la nascita, a prescindere dalle condizioni, è in maniera assoluta un momento di gioia..e mi riferisco al primo attimo in cui guardi in faccia quell’esserino che hai creato.

    • Hey Jude

      Dalle tue parole sembra che stia condannando la tua vita ad essere priva di felicità, in attesa di un giorno in cui pur avendo la certezza di vivere il momento più bello della tua vita, che proprio da quell’istante sarai la donna più felice (mettiamo il caso), sarai comunque una donna immersa in acque differenti, con altre prospettive. Non puoi sapere fino in fondo cosa costituirà la tua felicità o le tue sofferenze perché “le cose cambiano”, sarebbe come programmare il punto di arrivo e costruire castelli sul futuro la cui stabilità è incerta. Forse non hai ancora trovato punti fermi.

  19. la carolins

    a mio parere la felicità si prova in modo differente se si è uomini e donne quando si parla di gravidanza,nascita e crescita di un bambino…la donna proverà il “100%” della felicità alla nascita di suo figlio, al suo primo sorriso, alla sua prima parola o ai suoi primi passi…felicità che un uomo purtroppo non potrà mai provare…quindi bisogna distinguere di quale tipo di felicità si parla o se se ne parla in modo generico…
    p.s. per eva io non paragonerei mai una gravidanza a qualsiasi altra cosa…

  20. eva

    per carolins…io mi riferivo a Pietro quando ha scritto che è il momneto giusto per la nascita di un bambino solo quando si è in grado di crescerlo!!!io rispondo che non esiste il momento giusto!!!un bimbo non si deve programmare!!!per quanto mi riguarda potrebbe arrivare anche ora!!!dovrei rinunciare ad altro(università etc) è vero ma non avrebbe importanza!!!io non ho paragonato un bambino a niente!ho solo detto che non ho paura di averne uno e di crescerlo nemmeno ora!ad altro mi riferivo ad una qualche genere di patologia!capito?molta gente pensa che una gravidanza sia una malattia e non si rendono conto quali siano i veri malanni!conosco persone che rimaste incinte si sono disperate!ma perchè?per rispondere a Hey Jude punti fermi ce l’ho:ho la mia famiglia, il mio ragazzo i miei amici sebbene pochi…e te lo ripeto ancora:per me il termine felicità non viene usato da noi in maniera corretta!!!non è felicità superare un esame per me!!! io vivo ogni giorno momenti di gioia immensi ma non è felicità!!!sarò felice quando la vita mi concederà di essere madre…questa penso sia la felicità con la F maiuscola nella nostra esistenza!!!!

    • la carolins

      per eva. Ho capito il tuo punto di vista e sono d’accordo con te quando dici che sarai veramente felice appena diventerai madre: per me quello è lo scopo della mia vita. La felicità nei miei occhi traspare già ora al sorriso di un bambino, ad una carezza,e cc…,ma sono anche d’accordo con pietro quando dice che bisogna essere in grado di crescere un bambino, anche perchè un bambino merita il meglio e se non si è in grado di darglielo meglio non farlo.

    • Hey Jude

      No, scusa, mi sono spiegata male. Per punti fermi non intendo punti di riferimento ma forti emozioni tali da conferire un senso alla tua esistenza, a prescindere dalla maternità.E riguardo questa pur pensando che sia la completezza di una donna non riesco a pronunciarmi e non è mia intenzione discutere la tua ferma opinione.

  21. AAPT

    Ma non state dimenticando tutti la cosa più importante a prescindere dagli scopi della vita e questa “lotta” per il raggiungimento della felicità?! La tristezza non è “l’alter-ego” della felicità, è la sua compagna..
    è nei momenti tristi che si cresce, è dai momenti tristi che nascono le più grandi forme d’arte ed è sempre dai momenti tristi che si impara a stare bene con se stessi e si apprende ciò che si vuole.La tristezza ci ricorda che da qualche parte c’è qualcosa per ciu vale la pena lottare e ci ricorda di essere vivi.. perchè lo siamo.. non scambierei i momenti più bui della mia vita per tutta la felicità del mondo. comunque non credo ci sia bisogno del raggiungimento di un obiettivo per autodefinirsi felici..
    la felicità (ovviamente diversa per ogni individuo) ti sbatte in faccia quando non ci pensi, si presenta sotto diverse forme che non dipendono da una gravidanza,un esame o un giocattolo, ma dall’atteggiamento con il quale ci poniamo davanti ed essa. con questo non voglio assolutamente paragonare un giocattolo ad una gravidanza, ma semplicemente dire che siamo felici quando siamo determinati ad esserlo..anche dopo momenti neri ci rialziamo (chi prima chi dopo), ma lo facciamo perchè siamo pronti ad andare avanti non perchè è passato del tempo e abbiamo dimenticato il valore del motivo per il quale soffrivamo, o perchè siamo stati contagiati da persone felici..alla fine di tutto credo che sia necessario essere tristi per essere felici davvero.. Ammesso che la felicità non sia solo una forma più elaborata della gioia…

    scusate lo Stream of Consciousness..

  22. Pietro

    @ AAPT:

    Concordo in pieno per quel che concerne la visione unitaria ed indissoludile di tristezza-felicità, però su una cosa posso sicuramente dissentire.
    A me la felicità (o gioia aumentata) non sbatte in faccia, devo essere io a ricercarla attentamente. Nei periodi bui della mia esistenza nessun fatto mi ha reso felice, perchè ero talmente chiuso in me stesso che nulla riusciva ad entrarmi dentro, poi con il passare del tempo e tante piccole situazioni mi accorgevo che qualcosa stava cambiando….cioè si avvicinava un periodo nuovo, una nuova vita, la discesa era finita, si doveva solo risalire, lentamente ma in maniera costante!

  23. AAPT

    @Pietro
    rispetto ciò che hai appena detto, e concordo quasi totalmente, ma penso che quello che hai scritto: “mi accorgevo che qualcosa stava cambiando….cioè si avvicinava un periodo nuovo una nuova vita, la discesa era finita, si doveva solo risalire, lentamente ma in maniera costante!” sia analogo a ciò che stavo cercando di dire, cioè che sembra che sia un periodo nuovo, una sorta di ascesa data dal fatto che non si può andare più in basso (almeno è quello che sembra in quei momenti), ma in realtà ci sentiamo semplicemente pronti a risalire. non è una ricerca della felicità, ma la semplice decisione di alzarsi e cominciare ad essere felici. credo che in qualche modo sia tutto nella nostra testa anche se in un angolo così buio da non permetterci di capire che siamo tutti ad un passo dall’essere felici..e restiamo nel nostro limbo di autoconvinzioni cercando continuamente qualcosa in più.

  24. eva

    concordo con AAPT….penso che tutto è nella nostra testa e tutto dipende dal modo in cui ci poniamo davanti alle cose che ci accadono belle e brutte!!!l’anno scorso ho attraversato un momento terribile che mi porto ancora dentro insieme con la cicatrice sul mio corpo…e probabilmente è proprio la paura che succeda di nuovo che mi impedisce di vivere a pieno ogni giorno della mia vita!dicono che il tempo lenisce ogni ferita, lo spero!!io so con certezza che quelle fisiche sono più facili da rimarginare…sono quelle che ti segnano l’anima che rimangono li’ pronte a ricomparire!!!è come se si divertissero a ricordarti tutto ciò che di brutto hai passato!!!

  25. Cristina

    ” Il problema non è sradicare il desiderio; senza non potemmo sopravvivere.Il
    problema è capire cosa davvero ci rende felici. E siccome per essere felici
    profondamente dobbiamo capire cosa sono nascita, malattia,vecchiaia
    e morte, essere felici vuol dire capire la vita…” Queste sono le parole di Sabina Guzzanti.. le ho altre nemmeno a farlo di proposito qualche giorno fa e mi sono fermata a pensare…
    Come te, io vivo la felicità nella mia dimensione egoistica nel raggiungimento di uno scopo, ma siccome l’uomo deve per forza stare male e ci sarà sempre qualcosa che ci rende tristi e pesa più di ciò che ci rende felici non riusciamo mai a godere delle piccole cose ci sono regalate ogni giorno… Forse la felicità non esiste davvero, non lo so, forse non pienamente..forse davvero dovremmo riuscire a prendere ogni cosa che la vita ci da’ come un qualcosa per costruire noi stessi.. non è semplice stare bene nella malattia..nella morte.. ma forse essere felici è ciò che si raggiunge quando si riesce ad affrontare e vivere ogni situazione… E quindi forse per essere felici non c’è bisogno degli altri, ma se stiamo bene noi è ovvio che possiamo far stare meglio gli altri.. questo forse si.
    Non voglio dire che io sia felice perchè ho capito la vita, ma ho letto questo argomento nel blog e mi è venuto in mente di lasciare quella frase.

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