Siamo più stupidi delle lumache!

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(di Pietro Deligia)

Guardare il comportamento di molte specie animali può insegnare molto.
La lumaca ne è un esempio lampante, essa impiega molto del tempo della sua vita a costruirsi il guscio, la sua abitazione.
Dopo numerosi studi, si è osservato come e perché questo processo di edificazione avvenga in un determinato modo e si arresti in un preciso istante.
Le proporzioni del guscio infatti non sono casuali, possiamo affermare che il secondo semicerchio che forma la spirale, ha una superficie due volte maggiore del primo, ed il terzo è due volte più grande del secondo, sapete perché non ne esiste un quarto??
Diciamo che costruirsi la casa non è un compito facile per nessuno!
Lo stop viene imposto dall’eccessivo tempo necessario per costruirlo, se provassero a farlo, avrebbero impiegato tutta la propria vita per una sola causa, e morirebbero comunque prima della fine dei lavori!.
La lumaca, non itera il suo processo all’infinito, ma si blocca, prende coscienza del vivere dentro un sistema finito, che ha delle regole, le quali essa rispetta.

Noi umani no!, la lotta continua verso il progresso economico, lo sfruttamento dissennato delle risorse, e soprattutto il vivere nel nord del mondo, ci fa troppo spesso dimenticare della nostra finitezza, e della caducità insita in noi stessi di fronte alla natura.
Gli effetti collaterali sono però tangibili, la nostra vita è stressante, l’inquinamento ci attanaglia, ma la misura che più ci fa capire come siamo abituati a ragionare e su cosa fondiamo il benessere di un paese, è data dal PIL (uno degli indicatori più fasulli dell’economia, figuriamoci della società!), come se, la crescita sia tale solo quando c’è progresso economico.
Sembra che l’avere soldi in tasca, ed applicare la filosofia dell’acquisto dissennato e molte volte inutile, cioè il consumismo fine a se stesso, sia l’unica chiave per il nostro benessere e la nostra soddisfazione!
In questo dipinto grottesco che è la nostra routine, i rapporti sociali, lo svago e l’impegno disinteressato diventano eresie alla sola pronunciazione.
Quello di cui tutti ci rendiamo conto è che l’infinito accumulo di ricchezze, l’estrazione continua di materie prime (che difficilmente si rigenerano alla stessa velocità con cui le preleviamo) ed il continuo aumento della popolazione mondiale, stiano portando il pianeta al collasso e creino
abissi di disuguaglianze tra il nord ed il sud del mondo.
Quindi, cosa fare?

Serge Latouche, sociologo ed economista francese propone la sua ricetta, in un saggio intitolato:”Breve trattato sulla decrescita serena”.
L’assunzione principale è la presa di coscienza della finitezza del pianeta, che va a collidere con l’infinito progresso a cui noi tutti dedichiamo la nostra vita.
Servirebbe un ridimensionamento del nostro quotidiano, la localizzazione puntuale e precisa in un sito, la riscoperta dell’orto (per chi ne avesse la possibilità) o il trasferirsi in campagna, scappare dalle metropoli infernali, luoghi in cui l’anima e la mente vengono assoggettati ed assuefatti dall’eccessivo tram-tram giornaliero.
Il lavoro? Basterebbero 2 ore al giorno, il necessario per il sostentamento e niente più.
In questo modo, si potrebbe realizzare quel processo di decrescita o acresita, che porrebbe come valori fondanti la società: la solidarietà, il rispetto della natura e soprattutto un ridimensionamento di quegli obiettivi imposti meccanicamente da una società troppo veloce e che non ha tempo di fermarsi a decidere, scegliendo così di suicidarsi giorno dopo giorno.

Cosa ne penso?
Credo che sia un processo difficile da realizzarsi, ma serve smuovere le coscienze, e cercare di fare il più possibile per tornare a vivere gradatamente in una condizione che potrebbe essere SOSTENIBILE, piuttosto che ritrovarsi tra qualche decennio a doverla vivere contro la nostra volontà e soprattutto come seguito di una qualche catastrofe sempre più vicina!
Voi cosa ne pensate? Vi fa ridere è….ma queste che possono sembrare proposte fantasiose, saranno di triste attualità tra qualche tempo non credete?

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18 pensieri su “Siamo più stupidi delle lumache!

  1. GAIA

    Quando per la prima volta sono venuta a conoscenza delle teorie di Serge Latouche, inevitabilmente ho sorriso ironicamente pensando di avere a che fare con uno dei tanti “filosofi poco stabili” che ci cirncondano.Tuttavia se ci si concentra meglio su ciò che scrive/dice, ci si rende conto che non sarebbe poi cosi sbagliato mettere in pratica qualcuna delle sue proposte, tenendo conto dell’effettiva crescita smisurata che tentiamo di perseguire e i vari disastri che esssa comporterà. Sebbene alcune delle sue proposte siano del tutto utopiche e allo stato attuale dei fatti,difficili da realizzare penso che questa teoria della “decrescita serena”, inserita nel più ampio concetto di “economia del benessere” o “sviluppo sostenibile”, abbia il suo grande valore. Non a caso è negli ultimi decenni che si sente sempre più parlare di “sostenibilità ambientale”, “città slow”, “vivere con lentezza”, tutti progetti che mirano non solo alla riqualificazione del territorio inteso proprio come risorsa materiale da mantenere per le generazioni future, ma anche al “rallentare” per godersi meglio la vita e non stressarsi tra una corsa e l’altra. Da tutti i punti di vista la decrescita, o come preferisce Latouche, l’acrescita sembra proporsi come un’alternativa più che valida al progresso e all’ “alta velocità” che ci circondano.

  2. Carlo

    Devo dire che quest’articolo mi è piaciuto molto.
    Il tema trattato, quello della decrescita o acrescita, è infatti un tema a me molto caro, in quanto sono sempre stato dell’idea che il sistema consumistico
    stia portando alla rovina quello che è il sistema Terra.
    Penso inoltre che l’idea stessa del colonialismo culturale ed economico, portato avanti dall’occidente negli ultimi secoli, ma in special modo
    negli ultimi decenni con la globalizzazione, stia rovinando la ricchezza culturale e la specificità delle diverse popolazioni.
    Stiamo, sempre secondo la mia umile opinione, andando verso un’ “americanizzazione” spinta della cultura dei consumi e non solo, ignorando quelli che sono,
    nostro malgrado i limiti imposti dalla finitezza di risorse del nostro pianeta.
    L’idea dell’economia intesa secondo il principio tipicamente capitalista del pesce grande che mangia il pesce piccolo mi fa orrore perché non fa altro che
    accentrare i poteri nelle mani di pochi, l’idea della colonizzazione da parte delle multinazionali dei paesi poveri del mondo che non fanno altro
    che continuare ad impoverire quelle zone per mantenere gli standard fin troppo elevati del primo mondo mi fa rabbia.
    Dalla mattina alla sera infatti molti di noi non si chiedono il perché esistano differenze così grandi tra il mondo occidentale ed i paesi poveri.
    Ci limitiamo a vivere infatti sotto il giogo del sistema della pubblicità che ci dice cosa volere e cosa sia per noi essenziale.
    Pensiamo davvero che una borsetta di Louis Vuitton o l’I-Phone 4 siano delle priorità?
    Io non sono anti progressista, ci mancherebbe, studiando fisica sono altamente favorevole all’avanzamento tecnico-scientifico, ma, sono anche cosciente che
    questo avanzamento debba essere un processo legato ai limiti sopra descritti.
    Dovremmo arrivare a capire che non possiamo avere tutto quello che vogliamo e tornare a vivere con più semplicità.

  3. claudia

    leggendo l’articolo mi è balzato alla mente il paradosso di Zenone, il filosofo presocratico che intuisce nella sua speculazione filosofica una difficoltà autentica di concepire il movimento in una dimensione infinita su un tempo finito…un pò come accade alla società odierna secondo il punto di vista di pietro e di molti altri: è impensabile applicare all’interno di in sistema finito un programma in continua evoluzione tendente all’infinito, poichè il sistema, essendo finito, non è in grado di coglierne la sua infinitezza; ragion per cui al seguito di un periodo di progresso in qualsiasi ambito speculativo di ricerca, a mio parere, ne segue uno di involuzione che, sebbene non conduca ad un circolo vizioso di stasi essendo inferiore alla crescita, rallenta e ridimensiona in ogni caso il processo di tensione all’infinito, quasi a ricordarci che viviamo in questo “atomo opaco” in cui prima o poi bisogna dire stop.

  4. Daniele

    Purtroppo non saremo di certo noi un giorno a dire stop, anche se mi auguro che prima o poi accada, ma sarà come dicono in molti la natura o comunque tutto lo spazio materiale e immateriale che ci circonda. Adesso sono state dette tante belle parole in questa discussione, ma quanti di noi domani mattina metteranno in pratica la più minuscola teoria che possa nel suo piccolo fronteggiare questo processo?

  5. Claudia

    ”La vita attuale è inquinata alle radici.L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie e ha inquinata l’aria,ha impedito il libero spazio.Può avvenire il peggio […]
    Qualunque sforzo di darci salute è vano.Questa non può appartenere alla bestia che conosce un solo progresso,quello del proprio organismo.[…]Ma l’occhialuto uomo,invece, inventa gli ordigni fuori dal suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa.
    Altro che psico-analisi ci vorrebbe:sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
    Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute.”
    Italo Svevo

  6. Luca C.

    Tony Sperandeo la sa lunga sulle lumache… date un’occhiata a questo video che, seppur esilarante, racchiude una saggia verità:
    la filosofia del “babbalucio”, alias la lumaca, l’animale più intelligente del mondo…

  7. Daniele

    Grazie Martina per essere d’accordo su quel poco che ho scritto, ma sarebbe ancora più bello se già da domani ognuno di noi incominciasse veramente ad agire in modo consapevole e responsabile ne confronti del mondo e delle persone che ci circondano.
    Anzi, forse nei prossimi giorni ognuno di noi potrebbe dare delle buone idee sulle piccole azioni quotidiane da compiere o che ha compiuto.
    L’azione è ciò che dà forza alle parole. Diamoci da fare!

  8. Pietro

    @ tutti:

    Credo come voi che le parole, come dite tutti, vanno accompagnate ai fatti.
    Personalmente credo di avere uno stile di vita frenetico ma rispettoso e soprattutto le mie non restano bella parole.
    Io un’orto lo coltivo!
    Faccio la raccolta differenziata, non spendo patrimoni per sfizi frivoli e soprattutto cerco di trasmettere agli altri quello che penso!

  9. Pietro

    @ Daniele:

    forse non saremo noi a dire stop ma possiamo fare molto, so che c’è chi già lo fa, allora perchè non racconta la propria vita in modo da apportare una testimonianza su come si possa vivere in modo sostenibile?

  10. Pietro

    @ Martina:

    Mi sembra più la voglia del dare tutto per scontato e già deciso piuttosto che quella di iniziarsi ad impegnare seriamente!

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