Ma…sarà un dono utile?

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(di Pietro Deligia)

“Ogni volta che il senso di una discussione dipende dal valore fondamentale della parola utile, cioè ogni volta che viene affrontato il problema essenziale delle società umane, quali che siano i partecipanti e le opinioni rappresentate, è possibile affermare che la discussione è necessariamente falsata e il problema fondamentale eluso. Dato l’insieme delle concezioni attuali, più o meno divergenti, in effetti non esiste alcun mezzo corretto che consenta di definire ciò che è utile agli uomini.”

G. Bataille. Da: “La nozione di dépense”

Oggi partiamo da questo estratto, per provare ad intraprendere un cammino tortuoso, e per cercare di spiegare alcuni concetti che non si lasciano comprendere subitamente. Nel nostro percorso ci accompagnerà un’opera fondamentale:

“La nozione di dépense” da “La parte maledetta” di G.Bataille

La prima lacuna che presenta il concetto di utilità, è rappresentata dal fatto che, nelle società umane è sempre indispensabile ricorrere a principi che si cerca di collocare al di là dell’utile e del piacere: come l’onore ed il dovere. Anche se la più grande testimonianza storica di inutilità ci è data dalla figura di Dio, che maschera, ma solo apparentemente, lo smarrimento intellettuale di chi non accetta che la vita sia un sistema chiuso.
Oggi al principio classico dell’utilità materiale si cerca di opporsi, ma purtroppo solo in maniera verbale.
L’utilità nella nostra società dovrebbe avere per fine il piacere, ma un piacere temperato, non violento che altrimenti verrebbe considerato patologico!
La nostra concezione di utilità mira alla produzione e conservazione dal lato economico, alla riproduzione e conservazione delle vite dal lato umano.
In questa visione il piacere viene ridotto ad una concessione, ad un momento di distensione che non deve essere dispendioso e al contrario deve essere giustificato in modo utile, senza che in noi sorga mai l’idea che la società abbia interesse a realizzare perdite considerevoli, grandi depressioni.

Queste contraddizioni tra concezioni e bisogni sociali sono equiparabili al rapporto padre-figlio;
il genitore infatti esercita un controllo sul figlio restringendo la libertà del bambino, che però si abbandona a tutto ciò che rappresenta divieto appena il controllo svanisce.

L’attività umana non è interamente riconducibile a processi di produzione e di conservazione e il consumo deve essere diviso in due parti distinte: la prima riguarda il consumo del minimo necessario ed investe le sfere più basse della società.
La seconda che è propria delle classi sociali più alte è rappresentata da spese improduttive quali sono: il lusso, i culti, gli spettacoli. Queste attività hanno il loro fine nel proprio essere e rappresentano la dépense improduttiva (dispendio, spreco sacro).
In queste attività l’accento viene posto sulla perdita cioè sul dispendio, che deve essere il maggiore possibile affinché l’attività acquisti il suo senso.
Un esempio?
Pensiamo ai gioielli, non basta che siano belli e splendidi, il che ne renderebbe possibile la sostituzione con delle imitazioni ben realizzate, infatti ciò che di essi ci affascina non è la lucentezza o la lavorazione a cui sono sottoposti, ma il sacrificio di immense fortune ed il loro valore simbolico (nella psicanalisi) questo è ciò che dà ai gioielli il loro vero valore, e li pone al di sopra di ogni imitazione. Non siete d’accordo?

Queste tesi sono a volte cruente, ma esaltano il relativismo del pensiero autonomo, e spaccano la società nei punti dove l’abitudine rende acritici ed amorfi, una voce estrema e libera!
La mia utilità?? Non esiste!
La vostra…scrivetela se la trovate….

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5 pensieri su “Ma…sarà un dono utile?

  1. lucilla

    Ottimo articolo Pietro…..interessante.
    Qui si parla di un’utilità diversa a tutte quelle formule che ci fornisce il Varian per calcolarla…. :-))) giusto Pietro??
    Comunque anche io, come te, nn ho ancora individuato la mia utilità….questo articolo sarà il mio punto di riflessione per questa giornata.

  2. Pietro

    @Lucilla:

    L’utilità della microeconomia è un concetto riduttivo…è il classico esempio di quanto l’economia distaccata dalla società possa risultare finta (vedi il Pil).
    La riflessione, credo vada sempre concettualizzata nel tutto, è l’unicum che dà il vero valore alle cose!

  3. la carolins

    Se ci riferiamo all’utilità del dono, a mio parere, è ancora quella esposta dalla teoria dell’antropologo Mauss, cioè quella di creare relazioni umane. Non è importante economicamente quanto valga, l’importante è ciò che rappresenta, potrebbe anche essere un tappo di una bottiglia, un fiore, un biglietto: ricordo tangibile di una situazione o circostanza vissuta con la persona con cui si è condivisa l’esperienza, con cui si è creata una relazione.

  4. Pietro

    @ la carolins:

    Marcell Mauss, è proprio lì che volevo arrivare….il dono come rituale, il potlàc è quel fenomeno che mosse per la prima volta le leggi dell’economia, un economio sociale e non fine a se stessa….non voglio dilungarmi troppo però visto che a breve ne parlerò nello specifico….

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