Pedofilia, un dramma su cui riflettere

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(di Carolina Caradonna)

Volevo aspettare un po’ prima di scrivere quest’articolo ma sentendo parlare di castrazione chimica come “punizione” per i pedofili mi sono chiesta se chi ne stava parlando e chi ascoltava fosse realmente informato sui trattamenti terapeutici per i pedofili e su cosa sia un pedofilo.

La pedofilia è un disturbo psicopatologico inserita all’interno delle Parafilie nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, che vengono così spiegate: «caratterizzate da ricorrenti e intensi impulsi, fantasie o comportamenti sessuali che implicano oggetti, attività o situazioni inusuali e causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento». Invece il pedofilo, più nello specifico, è colui che raggiunta la maturità sessuale è eroticamente attratto da soggetti che ancora non lo sono.

Proviamo a spiegare quali sono i trattamenti terapeutici:

La castrazione chirurgica è considerata come una soluzione momentanea. Molti studi hanno dimostrato che, dopo l’operazione, i pedofili hanno ripreso a compiere reati sessuali anche in modo più sadico. La castrazione chirurgica non blocca quindi il desiderio, ma ferma solo l’atto fisico.

La terapia psico-cognitivo-comportamentale, a mio parere è forse quella che tiene conto del fatto che il pedofilo è innanzitutto una persona malata e dà maggiore spazio alla prevenzione della recidiva. Essa ha come obiettivo la modificazione della sessualità deviata attraverso, sia la riduzione dell’eccitamento sessuale verso pratiche o partners “inusuali”, sia la promozione e il rafforzamento dell’eccitamento sessuale in rapporto ad adeguate pratiche o partners con diverse tecniche che spesso sono combinate tra loro.

Il trattamento psicoterapeutico è una soluzione proposta per le parafilie in generale ma è molto difficile che funzioni su un pedofilo.

Infine, la terapia farmacologica che riesce semplicemente a contenere il comportamento, ma non riuscendo a risolvere il sintomo. Non blocca la motivazione all’atto, riduce solo la libido. Questo tipo di terapia, infatti, viene associata alla terapia cognitivo-comportamentale.

Va sempre ricordato che il pedofilo è una persona malata, egli molte volte vorrebbe non compiere azioni che sa benissimo essere sbagliate, ma purtroppo non riesce a gestire il suo comportamento, ecco perchè sono a favore della terapia cognitivo-comportamentale.

Non si può in nessun modo giustificare ciò che un pedofilo fa, ma non va nemmeno dimenticato il risvolto umano che caratterizza queste tragedie che è tale anche per chi aggredisce, trattandosi a volte di persone, come già ricordato, affette da una vera e propria malattia e impotenti difronte ai propri impulsi. Molti di voi probabilmente non condivideranno il mio pensiero quando sottolineo la maggiore completezza del trattamento cognitivo-comportamentale, ma allora cosa ne pensate? Siete d’accordo o pensiate sia necessaria una soluzione più drastica?

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47 pensieri su “Pedofilia, un dramma su cui riflettere

  1. GAIA

    Sono assolutamente d’accordo con te e con la terapia che proponi. Come tu stessa hai affermato, non si può giustificare in alcun modo l’atrocità dell’atto che un pedofilo compie, ma non va nemmeno dimenticato che è un gesto che viene compiuto da una persona MALATA. Secondo me in questi casi devono esserci ” 2 pesi e 2 misure”, non si può punire un pedofilo come un normale stupratore,che è invece, sempre a mio parere, perfettamente cosciente di ciò che sta facendo e non è da considerare malato, o per lo meno non patologicamente, visto che comunque non è una persona del tutto normale e stabile uno che compie tali gesti. No alla castrazione chirurgica, si alle terapie psico-cognitive-comportamentali e farmacologiche.

  2. Eddie

    A mio avviso, nonostante la rabbia e il disprezzo che spesso provoca questo argomento, mi sento di dare ragione te.
    Infatti lasciando l’odio e il disprezzo che non hanno mai portato a nulla di sensato, e al contrario usando testa e misericordia nei confronti di chi si è macchiato più di noi(visto che tutti lo siamo), allora si potrebbe veramente parlare di soluzione.

    Da credente penso che il peccato debba prevedere la punizione accompagnata sempre e comunque dalla possibilità di riscatto, e di cambiamento.
    Stesso discorso vale a mio avviso , a livello giuridico, la giustizia in cui credo fermamente non è una giustizia le cui finalità sono solo punitive, la giustizia “utopica”(ma che anche all’effettivo dovrebbe essere cosi), punisce allo scopo di recuperare un soggetto sociale.

    C’è soluzione e vera giustizia, soltanto quando gradualmente si ottiene il pentimento con la conseguente voglia migliorare, e non quando ad insensate “esecuzioni plateali”, visto che non siamo più nel medioevo e tutti parlano di “progredire”.

    Ed poi ricordiamoci che i tiranni sanno solo punire.

    • Eddie

      *e non quando si fa ricorso ad insensate “esecuzioni plateali” (scusate m’è scappato)

      Inoltre volevo aggiungere in accordo con quanto detto, che la castrazione chimica sarebbe la soluzione che solo l’ignoranza di un tiranno saprebbe trovare, visto che chi non sa comprendere mena a casaccio.
      Invece sarebbe più consono orientare la soluzione verso ad esempio: la terapia psico-cognitivo-comportamentale, terapia farmacologica e le altre da te citate.
      Anche perché queste ultime penso siano anche economicamente più consigliate, oltre al fatto che sarebbe un ulteriore opportunità per implementare le potenzialità dei nostri laureati in psicologia.

  3. la carolins

    @gaia
    voglio solo specificare che il pedofilo è cosciente di ciò che fa, ma non riesce a controllare il suo comportamento o per lo meno se non se ne rende conto arriverà prima o poi ad una presa di coscienza…molte volte ha subito anche lui violenze dello stesso genere.
    @eddie
    sono pienamente d’accordo sul fatto che è compito dello psicologo aiutare queste persone…la mia tesi parla proprio di questi tipi di trattamenti e ti dico che come per tutto il resto l’Italia è molto indietro anche per questo problema, basti pensare che l’unico carcere ad avere una sezione per trattamenti di questo tipo è Bollate a Milano. spero che pian piano ci sia una presa di coscienza e che per le varie cose che non funzionano nel sistema giuridico(soprattutto riguardo il penale) venga trovata una soluzione e fatta modifica.

  4. Martina

    Di fronte all’atto di pedofilia ci scatta immediatamente un forte senso di vendetta: un’anima innocente viene rovinata per soddisfare il bisogno sessuale di una persona adulta, che potrebbe essere un padre, un prete, una maestra. Solidalmente sentiamo il bisogno di punire in maniera significativa e estrema quel soggetto, volendo ricorrere ad esempio alla castrazione chimica, proprio per privarlo del piacere di cui è malato. Ecco malato, questo è uno dei termini portante in tutta questa faccenda. Bisogna combinare la questione morale con quella della malattia, nonostante questa si verta su uno dei bisogni innati dell’uomo e sembra impossibile pensare che un individuo abbia come patologia quella di sfogare i propri bisogni sessuali con un bambino. pare assurdo dal canto nostro immaginare le realtà di Stati in cui, essendo culturalmente diversi da noi, uomini d’affari si incontrano in un bar e oltre a discutere di lavoro scambiano esperienze sessuali sulle bambine, esprimendo la propria soddisfazione nel aver potuto comprare la verginità per pochi soldi, soddisfazione che cresce proporzionalmente alla tenera età della piccola. C’è questo binomio tra malattia e trasgressione, tra atto posto in essere in maniera impulsiva e quello ricercato nei dettagli (dal prezzo all’età), qui mi chiedo se tra i due c’è differenza, se entrambi possono essere ricondotti alla patologia…beh la mia risposta è si. Per quanto riguarda la pena cito l’articolo 13 della Costituzione, già proposto più volte in questo blog, con riferimento al 4° comma da cui deriva il principio secondo cui essa deve essere di tipo rieducativo con il fine di riuscire a reintegrare il soggetto nella comunità e non chiuderlo in una stanza e buttare le chiavi lasciandolo in balia della sua deviazione.

  5. manuela

    Sono completamente daccordo con il vostro punto di vista. Sicuramente il pedofilo è una persona malata che va supportata ed aiutata. E penso che in Italia ancora si debba fare molta strada per arrivare a capire che non serve a nessuno rinchiudere un pedofilo in carcere e lasciarlo alla mercè di tutti (perchè sappiamo tutti quale sia il trattamento riservato ai pedofili nelle carceri). Tuttavia, pur essendo daccordo con la terapia preferita dall’autrice dell’articolo, aggiungerei che sono FAVOREVOLE alla castrazione chimica per gli stupratori.

    • Alessandra Andreocci

      Assodato che il pedofilo, contrariamente allo stupratore (concordo con Gaia), è una persona malata che in molti casi ha subito violenze o disagi sessuali (il cane che si morde la coda), necessita inevitabilmente di cure. Non credo che la castrazione chirurgica sia la soluzione più congeniale per risolvere il problema, poichè, il pedofilo,essendo una persona malata e spesso inconsapevole della propria patologia, non ne trarrebbe alcun giovamento, nè tanto meno alcuna guarigione! Trattasi di una soluzione estrema e temporanea che non garantisce alcuna “redenzione”; infatti, come sottolinea Carolina, alcuni pedofili, anche dopo l’operazione continuano a compiere reati, talvolta più efferati. A mio avviso la soluzione sarebbe quella di affrontare e risolvere il problema alla radice, rendendo il pedofilo consapevole dei propri problemi principalmente attraverso terapie psicocognitive-comportamentali e, qualora fosse necessario, con terapie farmacologiche. Termino il mio commento con l’augurio che l’Italia cresca e diventi all’avanguardia nel fronteggiare un problema sociale tanto grave e reale!

  6. la carolins

    @manuela
    non so se sia il caso di usare in generale la castrazione chimica anche se rivolta solo agli stupratori…io proporrei un confronto vittima-carnefice, che aiuta la vittima e “dovrebbe” mettere lo stupratore davanti alle conseguenze che ha portato il suo gesto…negli altri stati già è possibile farlo, mentre se non sbaglio ci fu un progetto di questo genere in Italia alcuni anni fa, ma finiti i fondi, finì anche il progetto stesso…
    @martina
    sono d’accordo con te che all’inizio si pensi solo ad una “vendetta” anche perchè lo stupro su un bambino porta conseguenze gravi alla vittima che l’ accompagneranno per tutta la vita…purtroppo la realtà che tu dici appartenere ad altri stati la possiamo trovare anche in Italia: il turismo sessuale, che secondo me può essere considerato peggiore della pedofilia (anche perchè chi fa questi viaggi non si considera pedofilo, ma persona “normale” che si sente giustificata a compiere determinati atti solo perchè in quel paese non è considerato reato), è molto diffuso anche qui e non riguarda solo imprenditori o colleti bianchi in generale…comunque per il turismo sessuale nel 1996 è stato stabilto il principio di extraterritorialità nel Primo Congresso Mondiale contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini…

  7. Non me ne vogliate, ma io sinceramente vado un po’ (non del tutto) contro-corrente. Non penso di essere una persona vendicativa, ma al solo pensiero che un pedofilo possa toccare un figlio che ami e che cerchi di far crescere sano in un mondo in continuo degrado, beh… non so fino a che punto potrei arrivare.
    E’ giusto ragionare da persone imparziali, come state facendo… Provate però a mettervi nei panni (oltre che della persona malata) di un bimbo/a che riceve un trattamento del genere. Che vita potrà avere? (a tal proposito consiglio di leggere “Il college delle brave ragazze” di Newman Ruth).
    Per carità, sono favorevole al trattamento cognitivo-comportamentale, perché da persona malata è giusto che la si tratti in quel modo, ma non mi sento proprio di “generalizzare”. Vidi tempo fa un servizio delle Iene girato in un paese orientale (Thailandia mi sembra, ma non ne sono sicuro) nel quale mostravano persone (tra le quali anche italiani) che vivevano lì per soddisfare le loro voglie con bambini/e senza essere perseguiti dalla legge. Ora, io mi chiedo, sono persone malate? Qual è il confine tra malato e sano? Perché un pedofilo è considerato malato e uno stupratore sano? Non meritano il carcere come qualsiasi altro delinquente? Sono domande da puro ignorante in materia, ma purtroppo da solo ancora non riesco a trovare una risposta.
    Per non parlare dello scandalo dei preti… ma quand’è che la chiesa si deciderà a concedere ad un prete una vita come tutti gli altri? Avere una moglie, dei propri figli, sicuramente aiuterebbe a vivere normalmente. D’altronde non mi sembra che da qualche parte sia dimostrato che Cristo non abbia avuto moglie. Abbiamo superato il 2000, ma a quanto pare l’ottusità è rimasta.

  8. francesco89

    c’è bisogno di pene più severe è giusto applicare la castrazione chimica,ancora oggi il reato di pedofilia viene punti con 3 o 4 anni di carcere,anche se c’è da dire che al di fuori della pena per chi commette il reato,dobbiamo sottolineare che è stata rovinata un’infanzia.

  9. la carolins

    @ francesco ficarola
    beh allora ti dico che dal discorso chiesa preferisco rimanere al di fuori, anche perchè non ho una buona opinione…riguardo il turismo sessuale continuo a specificare che è diverso dall’argomento che ho trattato nell’articolo…comunque nell’articolo spiego che la pedofilia fa parte delle parafilie, quindi è una malattia, mentre lo stupratore compie l’atto con violenza solo per sfogare un semplice istinto è responsabile del proprio comportamento e lo riesce a gestire: non è affetto da alcuna malattia(apparte eccezioni tipo ritardi mentali o altro)…concordo con te che se qualcuno facesse una cosa del genere a mio figlio penso che d’istinto sarei pronta anche ad ucciderlo, ma in questo articolo ho preferito trattare il lato umano del pedofilo perchè non se ne parla mai e vengono messe in risalto solo ed esclusivamente le conseguenze di questo tipo di violenza, anche se studiandole ti dico che nemmeno puoi immaginare un bambino cosa prova e a che cosa andrà incontro (se mi verrà chiesto dai ragazzi di Punto Futuro potrei anche approfondire questo discorso)…spero di essere stata esaustiva, ma nel caso tu voglia approfondire e fare altre domande sono disponibile a dare risposte per quanto mi sia possibile.
    @francesco 89
    castrando chimicamente aumenteresti solo il sadismo dell’atto come ho specificato e non penso tu voglia realmente questo…

  10. marika

    non ci sono scuse non ci sono terapie una sola è la cura li dobbiamo sterminare tutti non se ne deve salvare nemmeno uno i bambini non si toccano punto e basta

  11. Martina

    @Francesco F
    Non vai contro corrente cerchi di osservare la fattispecie dal punto di vista soggettivo e pratico, mentre noi dal punto di vista oggettivo che è quello che può essere offerto dal nostro tipo di ordinamento giuridico. Hai aperto un tema davvero importante che è quello dei preti pedofili, qui si incrociano coordinate come morale, scelte, coerenza, illegalità, malattia. Ma oltre alla gravità dell’atto c’è il problema della NON sanzione, dell’occultare e nascondere. Al massimo viene inasprito un trasferimento come pena più grave, mentre il primo step è un colloquio con il superiore: si evince chiaramente che qui si tratta di “2 pesi e 2 misure”!!
    @Carolina
    Chiarisco che il mio era un esempio in riferimento agli uomini di affari, nel non circoscrivo alla categoria e sono consapevole che si tratta di un fenomeno presente anche in Paesi come il nostro. Solo che mi premeva dare l’immagine di un ordinario bar con qualche persona intorno al tavolo che scambiava opinioni sull’argomento con la stessa tranquillità di chi si intrattiene parlando della partita di calcio.

  12. la carolins

    @martina
    avevo capito che volevi sottolineare il fatto che un discorso del genere se fatto in modo molto leggero, come ad esempio in un bar, sminuisce la gravità dell’atto compiuto, ma ho voluto anche sottolineare che purtroppo l’Italia non si fa mancare nulla e tutto è facilitato dalla poca serietà della giustizia…

  13. Valeria

    Pur rendendomi conto della gravità di una malattia come quella della pedofilia credo che si debba fare una distinzione tra il reato in sé e la patologia di cui è affetto il reo.
    Nonostante egli sia una persona malata non si può dimenticare l’atto che ha compiuto, sebbene sia legittima una riduzione della pena egli non può restare impunito. Esistono moltissime persone malate psicologicamente in questo mondo (pensate agli psicopatici-serial killer) che compiono atti efferati e spregievoli; se li lasciassimo in libertà aspettando che questi, forse un giorno, guariscano, probabilmente avremmo paura a camminare ogni giorno liberi nelle strade. Si alla rieducazione del soggetto ma non alla sua assoluzione, merita di pagare per le sue azioni!

    @ Carolina: In merito alla “poca serietà della giustuzia italiana” non ho capito a che cosa ti riferisci…

  14. la carolins

    @valeria
    sia ben chiaro che io non sto affermando che i pedofili non devono scontare una pena…come ho già chiarito in una delle tante risposte già date sono a favore di sezioni all’interno dei carceri atte al trattamento cognitivo-comportamentale di questi soggetti dove loro possano scontare la giusta pena detentiva…riguardo la “poca serietà” mi riferisco alla poco efficace organizzazione a partire dalla burocrazia troppo lenta: non è possibile aspettare anni per un processo…i sistemi giuridici esteri sono molto più efficaci…e poi potrei passare altre piccole pecche, come ad esempio, il dare la possibilità ad un assassino di scegliere il rito abbreviato così da ottenere già solo facendo questa scelta lo sconto della pena di un terzo della sua durata, ed altre situazioni simili che non sto qui ad elencare…

  15. Valeria

    @ Carolina
    Avevo capito che eri d’accordo con la detenzione dei pedofili ma leggendo altri commenti mi é sembrato che non tutti fossero favorevoli. Mi riferisco in particolare ad emanuela che considerava sbagliato lasciare i pedofili alla “mercé di tutti”, affermazione di cui non ho capito ancora bene il senso.
    Comunque ora ho compreso a che cosa ti riferissi riguardo alla giustizia e ti do ragione, anche se, in questo caso, è tutt’altro discorso ma che sarebbe interessante da trattare.

    • manuela

      @valeria Intendevo semplicemente dire che rinchiudere un pedofilo in carcere e lasciare che gli altri detenuti si facciano giustizia da soli ( e credimi preferirei non scendere nei particolari poichè è di dominio pubblico il trattamento loro riservato) non è costruttivo. E che, anche se le forme di recupero suggerite da Carolina sono da considerarsi valide, nel nostro sistema sono ben lontane dal poter essere realizzate per le cause già citate in precedenza.

  16. la carolins

    @valeria
    purtroppo si potrebbero passare molto tempo a parlare della giustizia italiana…comunque manuela penso si riferisse al fatto che i pedofili hanno riservato in carcere un trattamento ben poco piacevole se tenuti negli stessi settori di carcerati detenuti per altre colpe e penso anche che anche lei sia d’accordo con lo sconto della pena in settori separati…

  17. Valeria

    @ Carolina ed Emanuela
    Vi ringrazio per il chiarimento! Siamo tutti d’accordo che le carceri siano ambienti sgradevoli in cui vivere per tutti i detenuti ed in particolare per coloro che hanno compiuto violenze sui bambini poichè sono considerati criminali agli occhi degli altri carcerati che, al contrario, non sono poi così innocenti. Tuttavia se riservassimo delle sezioni nelle carceri per tali crimini probabilmente, i pedofili, messi insieme, troverebbero dei compagni con cui fomentare le proprie fantasie invece che redimerle. Quindi, una soluzione del genere, oltre che, come dite voi, lontana dall’attuazione, deve essere innanzitutto analizzata sotto tutti gli aspetti. Inoltre in questo modo forse si arriverebbe a creare delle sezioni per ogni tipo di reato e credete che sia così giusto separare i detenuti secondo la propria pena?…io ho miei dubbi.

  18. la carolins

    @valeria
    l’attuazione di progetti del genere è lontana solamente per la mancanza di fondi agli istuti carcerari forse se si privatizzassero come succede in altri paesi ci sarebbe forse qualche possibilità in più…riguardo al fatto di creare sezioni in Italia come già detto in un commento prima c’è solo a Bollate e dai risultati che sta ottenedo posso smentire la tua supposizione…paesi tipo l’Inghilterra ed il Canada rappresentano un esempio da prendere molto in considerazione, ottengono risultati buonissimi attraverso questo tipo di realtà, per poi non parlare di Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Olanda, ecc…che da anni hanno questo tipo di programmi e ne sperimentano sempre nuovi con dati sempre in positivo…

  19. @ Carolina:

    *** QUOTE ***
    @ francesco ficarola
    beh allora ti dico che dal discorso chiesa preferisco rimanere al di fuori, anche perchè non ho una buona opinione…riguardo il turismo sessuale continuo a specificare che è diverso dall’argomento che ho trattato nell’articolo…
    *** /QUOTE ***

    Sì scusami, non avevo letto il tuo precedente post, scritto pochi minuti prima del mio. Quindi esistono, almeno da quanto ho capito dalla tua affermazione, persone affette da pedofilia e persone non affette da pedofilia alle quali piacciono comunque pratiche sessuali con bambini? Come si può allora riconoscere un malato da un non-malato? Un pedofilo da un “turista sessuale”?

    *** QUOTE ***
    comunque nell’articolo spiego che la pedofilia fa parte delle parafilie, quindi è una malattia, mentre lo stupratore compie l’atto con violenza solo per sfogare un semplice istinto è responsabile del proprio comportamento e lo riesce a gestire: non è affetto da alcuna malattia(apparte eccezioni tipo ritardi mentali o altro)…
    *** /QUOTE ***

    Hai perfettamente ragione, ma questo secondo la scienza di oggi. Nel corso degli anni però abbiamo imparato a conoscere una scienza dubbiosa e non sempre certa. Magari in futuro lo stupratore verrà considerato malato, mentre il pedofilo un semplice delinquente. Sia chiaro, non sono in contrasto con la tua tesi (che apprezzo e ringrazio per la spiegazione), ma quando si tratta di un qualcosa che è difficile da provare realmente (e al 99% dei casi trattasi di mente umana) non riesco a convincermi pienamente di ciò che sostengono i libri del momento. Come sbagliavano nel medioevo è possibile che stiano sbagliando anche ora, nessuno può esser certo.

    *** QUOTE ***
    concordo con te che se qualcuno facesse una cosa del genere a mio figlio penso che d’istinto sarei pronta anche ad ucciderlo, ma in questo articolo ho preferito trattare il lato umano del pedofilo perchè non se ne parla mai e vengono messe in risalto solo ed esclusivamente le conseguenze di questo tipo di violenza, anche se studiandole ti dico che nemmeno puoi immaginare un bambino cosa prova e a che cosa andrà incontro (se mi verrà chiesto dai ragazzi di Punto Futuro potrei anche approfondire questo discorso)…spero di essere stata esaustiva, ma nel caso tu voglia approfondire e fare altre domande sono disponibile a dare risposte per quanto mi sia possibile.
    *** /QUOTE ***

    Mi piacerebbe un topic di approfondimento. Studiando tutt’altro ed essendo quasi a digiuno degli argomenti trattati sarei felice di conoscere e di informarmi su un campo a me sconosciuto.

    Grazie ancora per l’articolo e per le ulteriori spiegazioni. 🙂

    @ Martina:

    *** QUOTE ***
    Hai aperto un tema davvero importante che è quello dei preti pedofili, qui si incrociano coordinate come morale, scelte, coerenza, illegalità, malattia. Ma oltre alla gravità dell’atto c’è il problema della NON sanzione, dell’occultare e nascondere. Al massimo viene inasprito un trasferimento come pena più grave, mentre il primo step è un colloquio con il superiore: si evince chiaramente che qui si tratta di “2 pesi e 2 misure”!!
    *** /QUOTE ***
    Io sinceramente penso che buona parte delle persone vede un prete come una persona “condannata” alla castità permanente piuttosto che una persona totalmente devota a Dio. Quanti ragazzi/e in più potremmo avere in un ruolo del genere se solo si potesse condurre una vita normale, con una famiglia? Molti, pur avendo una devozione del genere, rinunciano a questo ruolo perché magari non pronti alla castità. Che senso ha parlare di famiglia quando loro non possono averne una? Proprio per questo motivo penso che in alcuni individui si scateni un desiderio sessuale totalmente contorno e fuori dal comune. Come possono sostenere, queste persone, di evitare rapporti pre-matrimoniali quando loro ne hanno avuti con dei bambini? (sto parlando sempre dei preti PEDOFILI, sia chiaro). Queste persone frenano con violenza una necessità della vita. Che tutti i preti vivano come persone comuni, che possano soddisfare il desiderio di avere una famiglia reale. Solo ad allora potrò pensare d’ascoltarli.

    • la carolins

      @gaia
      pensavo la svizzera fosse una nazione che meritasse, ma da quanto ho letto pensavo male…qui si potrebbe aggiungere perchè pena di morte per pedofili assassini e non per assassini in generale?spero non trovi consenso…

  20. Antonio

    @carolina e martina : premettendo che il tema della pedofilia nella chiesa è stato ampiamente trattato dal sottoscritto (puntofuturo.wordpress.com/2010/06/02/punto-nazionale/) e che certamente carolina potrebbe sviluppare un post sui motivi psicologici che hanno favorito lo sviluppo di questa piaga nel mondo clericale, vorrei dire che i sacerdoti non sono “CONDANNATI” da nessuno alla castità, bensì è una loro scelta, anzi se uno è credente la chiama “vocazione”. La castità di un sacerdote è un voto che si fa verso Dio, sono loro che ci credono e che, spinti dalla loro vocazione, sono pronti a compiere questo sacrificio. Io non so se effettivamente la castità perenne possa portare a dinamiche psicologiche incontrollabili ma la soluzione a questo problema c’è: se un sacerdote desidera una donna o abbandona i voti e continua il suo percorso religioso in maniera diversa, oppure può portare avanti una battaglia contro la castità sacerdotale, la quale sarà accolta da religiosi e non. Non c’è bisogno di reprimere il desiderio, la voglia di giacere in un letto con una donna…

    • la carolins

      @ antonio
      il discorso Chiesa ho voluto evitarlo e non mi sono pronunciata perchè già so di avere opinioni non condivisibili da molte persone, quindi penso il tuo commento sia rivolto solo a Martina…

  21. Antonio

    @la carolins: invece era rivolto soprattutto a te e si riferiva alla frase che recita “….Io sinceramente penso che buona parte delle persone vede un prete come una persona “condannata” alla castità permanente piuttosto che una persona totalmente devota a Dio”.
    Io non credo sia cosi e non capisco come fa la gente a vedere dei sacerdoti come dei CONDANNATI, ma condannati da chi?
    Poi sul discorso delle opinioni non condivisibili il problema non si pone perchè non credere che i credenti sono contenti della situazione generale del clero, essere credenti non significa mettere la testa sotto la sabbia e ripetere quello che dice la chiesa ISTITUZIONE…non capisco questo veto che ti sei imposto….

  22. la carolins

    @ francesco ficarola
    -scusami forse non sono stata molto chiara riguardo il turismo sessuale: il turismo sessuale è sempre forma di pedofilia ma sarebbe possibile fare un discorso diverso, in quanto, chi fa turismo sessuale si ritiene non malato e giustifica il suo comportamento trovandosi giustificazioni tipo “qui non è reato e posso farlo”, anche perchè la maggior parte di coloro che fanno questi “viaggi” non compiono atti di questo genere nella vita di tutti i giorni…
    -riguardo a come ho spiegato la differenza tra pedofili e stupratori, posso dirti che mentre per il pedofilo si parla di malattia, per lo stupratore si parla di convinzioni(termine che in psicologia ha un significato un pò diverso) guida dell’elaborazione di informazioni sociali (facendo riferimento alla teoria social-cognitiva) e anche qui si potrebbe aprire un altro tipo di dibattito diverso…
    – sulle conseguenze che un abuso su minori potrebbe avere cercherò prossimamente di scrivere un articolo se i ragazzi di punto futuro avranno piacere di pubblicare…
    -infine, la mia frase “concordo con te che se qualcuno facesse una cosa del genere a mio figlio penso che d’istinto sarei pronta anche ad ucciderlo” si potrebbe aprire un altro tipo di dibattito facendo riferimento all’ “istinto animale” che l’uomo attraverso l’evoluzione ha cercato di reprimere: qualsiasi “animale femmina” farebbe di tutto per difendere i suoi cuccioli, anche uccidere….

  23. Martina

    sinceramente non capisco il punto. quando si parla di preti si parla sempre di UOMINI, fatti di carne e ossa, con le debolezze proprie dell’essere umano. non affermo assolutamente che siano tutti marci, cioè che tutti in realtà vanno con le donne o che sono gay o addirittura pedofili, però ad esclusione di quei POCHI che sono in grado, che hanno il coraggio e la FORZA di optare per una scelta del genere, di indirizzare la loro vita verso una strada innaturale, evitando i percorsi che ci detta l’istinto, la passione ecc ecc il resto non venire a dirmi che ha vocazione o che se dovessero sentire qualcosa per una donna si “spogliano” all’istante continuando il percorso religioso in maniera diversa.

  24. Martina

    comunque per quanto riguarda la condanna alla castità, se così si può definire (anche se io non ne ho parlato, ma piuttosto la castità la considero una condizione per..) è solo formale, perchè sostanzialmente vengono tollerati tutti gli atti a stampo sessuale, purchè non siano ormai pubblici..

  25. Antonio

    carolina mi ha fatto notare che i miei commenti erano rivolti ad un pensiero espresso da martina e non da lei, solo poichè hanno postato risposte vecchie e risposte nuove non si capiva bene chi le avesse scritte….

  26. @ Antonio:
    La frase e i pensieri riguardo ai preti che hai riportato erano i miei, occhio ai nomi di chi rilascia il commento, altrimenti si fa confusione. Il termine “condanna” è stato utilizzato come paradigma verso alcuni giovani; vuoi o non vuoi molti vedono le cose così, anche se a te può sembrare impossibile. Magari non è il termine più adatto, ma al momento quello mi è venuto in mente per esprimere al meglio il mio pensiero. So benissimo che è una loro scelta, ma ciò che tenevo a sottolineare era l’impossibilità di alcune persone di intraprendere un ruolo del genere a causa della castità. Perché un buon prete deve rimanere casto privandosi di ciò che la natura offre? Tuttavia condanna o vocazione (chiamala come vuoi…) resta il fatto che per me rimane un’innaturalezza nel percorso di vita che intraprendono. La chiesa sostiene che un rapporto tra due persone dello stesso sesso è anormale, giusto? Beh, per me invece è anormale (tranne i rari casi di scelta personale) non averne affatto. Siamo uomini, siamo nati “primordialmente” per legarci a qualcuno e in secondo luogo per riprodurci. Mi spieghi che senso ha la “vocazione”? Cosa cambierebbe avere una famiglia? Non pensi che potrebbero parlarne in modo più appropriato possedendone una?
    Il caso dei preti pedofili è venuto a galla da poco, ma non voglio nemmeno immaginare quanti altri casi si sono verificati nel passato e sono presenti tutt’ora senza che il resto del mondo sappia nulla. Io penso che molti di loro, se avessero avuto una famiglia, non avrebbero compiuto quello che sappiamo.
    Non capisco perché persone totalmente devote a Dio debbano anche privarsi (perché al momento è imposto dalla chiesa) di una propria famiglia. Poi, se come dici tu, qualcuno vuole rimanere casto a vita, perfetto… è una sua scelta. Sono pronto a scommettere però, che nel momento in cui ci fosse possibilità di farsi una famiglia, beh… la percentuale dei preti che intraprendono il percorso di castità si abbasserebbe drasticamente.

    @ Carolina:

    *** QUOTE ***
    @ francesco ficarola
    -scusami forse non sono stata molto chiara riguardo il turismo sessuale: il turismo sessuale è sempre forma di pedofilia ma sarebbe possibile fare un discorso diverso, in quanto, chi fa turismo sessuale si ritiene non malato e giustifica il suo comportamento trovandosi giustificazioni tipo “qui non è reato e posso farlo”, anche perchè la maggior parte di coloro che fanno questi “viaggi” non compiono atti di questo genere nella vita di tutti i giorni…
    *** /QUOTE ***
    Figurati… Comunque a quanto vedo il confine tra turismo e non-turismo è troppo sottile. Bastebbe che un “turista” si consideri malato (quindi son loro che si fanno un auto-diagnosi?) e potrebbe ricevere un trattamento “agevolato” (per il malato) che non gli spetta minimamente. Su questo punto a mio parere la giustizia dovrebbe piantare dei paletti per distinguere meglio la cosa.

  27. la carolins

    @francesco ficarola
    per la giustizia è considerato pedofilo sia chi fa turismo sessuale sia il pedofilo definito in modo generico, nessuno fa auto-diagnosi mentre il pedofilo come ne ho parlato io fino ad ora non trova “scuse” sul suo comportamento, chi fa turismo sessuale usa solo quella della legalità…detta in modo semplice la differenza sta nella giustificazione che danno al loro comportamento…spero così ti sia più chiaro…

  28. la carolins

    @francesco ficarola
    anche se il mio campo è la psicologia e non il diritto facendo mente locale e se non ricordo male, chiunque sia più informato può aggiungere o contraddirmi, per la giustizia italiana :
    -legge 66/96 stabilisce che chiunque costringa un minore di qualunque età a compiere o subire atti sessuali, con violenza, minaccia o abuso di autorità, commette reato che può essere punito con una pena che va da 7 a 14 anni di carcere(se il minore ha meno di 10 anni) e da 6 a 12 (se il minore ha meno di 14 o 16 anni)…
    -riguardo il turismo sessuale con accordi sanciti dall’UE l’art 5 della legge 269 del 1998 specifica che chi organizza, favorisce o promuove viaggi all’estero a tale scopo è punibile con una pena detentiva dai 6 ai 12 anni associata a pena pecuniaria…

  29. antonio

    @francesco: la vocazione ha senso se si è credenti, se non si è credenti una persona che rinuncia a una famiglia per la fede può sembrare pazza. E’ innaturale se viene imposta, è naturale se si sceglie il sacerdozio, la castità, la penitenza si sa già che sarà cosi. Io credo che la famiglia del sacerdote è la parrocchia, è la comunità di fedeli con cui ci si confronta tutti i giorni e credo che il sacerdote non debba avere una famiglia perchè potrebbe trascurare la sua vera famiglia: la comunità. Certo se si documenterà che la castità sacerdotale porta a problemi psichici che sfociano nella pedofila allora bisogna cambiare, bisogna permettere ai sacerdoti di formarsi una famiglia, ma sinceramente io non credo ci possa essere legame tra pedofilia e castità sacerdotale…

    per quanto riguarda la confusione credo che la causa sia il tuo continuo postare commenti in maniera diversa e anche carolina si è confusa..però va bene lo stesso…con qaulche spiegazione in più ci siamo capiti..:D

  30. @ Antonio:
    Comprendo la tua opinione e la rispetto pienamente, anche se non la condivido. Per come la penso io la castità è qualcosa che è stato imposto anni ed anni or sono… Non di certo (o comunque da nessuna parte è dimostrato) è una imposizione voluta da Cristo. La si può vedere “naturale” perché si è cresciuti con questo insegnamento; ti sembra, o comunque sei convinto che sia naturale perché è sempre stato così. Se ci avessero insegnato diversamente magari ora la vedremmo come un qualcosa di totalmente anomalo.

    In che senso scrivo i commenti in maniera diversa? 😀 Di solito o quoto con le espressioni *** QUOTE *** e *** /QUOTE *** in modo analogo a come si fa su un forum con i tag [quote] e [/quote] o mi riferisco generalmente ponendo solo una “@” davanti al nome della persona a cui sto rispondendo… Scrivo sui blog e sui forum da più di 10 anni, sei il primo che mi dice che scrivo in modo ogni volta diverso, LOL! 😛

    Buona serata a tutti,
    Francesco

  31. antonio

    @ francesco: forse perchè sono io che scrivo sui blog da tre mesi circa e sono un pivellino dei blog…

    anche io capisco e comprendo il tuo pensiero anche se non lo condivido molto…se continuiamo a prenderla sotto questo occhio usciamo fuori tema…significa che anche questo tema può e deve essere trattato…e come sempre lo tratteremo….

  32. @ Antonio:
    No, ma figurati… non si tratta di essere novellini o esperti di blog. Non intendevo assolutamente far intendere questo, non voglio essere frainteso. Non riuscivo solo a capire il mio “modo diverso” di scrivere, tutto qua (altrimenti avrei tentato di correggerlo). Comunque hai ragione, stiamo uscendo fuori tema, ognuno ha le proprie idee… si sa! 🙂

    Buona giornata.
    Francesco

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