Celibato sacerdotale: qual è il suo vero significato?

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(di Antonio di Giorgio)

Alcuni commenti al post riguardante la pedofilia hanno suscitato in me seri dubbi su un tema molto caro alla Chiesa, il quale è uno dei temi maggiormente citati nelle varie teorie atte a dimostrare l’inadeguatezza e l’anacronismo di alcuni dogmi della Chiesa di Roma. Mi riferisco al celibato sacerdotale, ovvero alla rinuncia totale dei chierici verso qualsiasi tipo di rapporto sessuale; alcuni definiscono questo atto penitenziale insensato, innaturale, dannoso per la psiche umana e privo di ogni fondamento teologico data l’assenza di frammenti riguardanti questo tema nella Bibbia. Da questi elementi nasce la questione se abbia ancora senso che i sacerdoti osservino il celibato, e se ci possa essere un collegamento tra la presunta assurdità di questo atto e il fenomeno della pedofilia nella classe clericale mondiale.
Per rispondere in maniera esauriente a queste domande è bene contestualizzare fatti e documenti difficilmente conosciuti.
La Chiesa non afferma che i sacerdoti sposati vanno contro gli insegnamenti di Cristo ma, contrariamente a quanto si possa credere, la Chiesa di Roma predica il celibato sacerdotale perchè previsto dal rito latino, uno dei quindici riti di ordinazione sacerdotale in seno ad Essa. Incredibilmente la Chiesa permette il matrimonio sacerdotale ma, a causa del rito latino e prendendo esempio della vita di Gesù dedita completamente alla Sua missione, ha sposato la causa del perfetto celibato. Essa considera un sacerdote come un nuovo Cristo, il quale deve tutelare, nutrire e guidare la sua chiesa; egli non può permettersi le distrazioni che comporterebbe una famiglia a carico perchè deve seguire gli stessi passi di Cristo. Il celibato non dovrebbe essere considerato e vissuto come un isolato o puramente negativo elemento, ma come un aspetto dell’approccio positivo, specifico e caratteristico dell’essere sacerdote.
Altra fonte autorevole che tratta questo argomento cosi delicato è l’enciclica Sacerdotalis Caelibatus emanata da Paolo VI nel 1967. Analizzando in maniera spicciola il testo dell’Enciclica è evidente come il dibattito sull’effettivo senso del celibato sacerdotale era attuale già all’epoca e i primi capitoli della lettera mettono in evidenza i pro e i contro del celibato sacerdotale.
Tale fonte descrive le origini del celibato in mentalità e situazioni storiche diverse dalle nostre poiché nei testi patristici al clero, piuttosto che il celibato si raccomanda l’astinenza dal matrimonio.
Nell’antichità cristiana i Padri e gli scrittori ecclesiastici testimoniano la diffusione sia in Oriente che in Occidente della pratica libera del celibato nei sacri ministri, per la sua alta convenienza con la loro totale dedizione al servizio di Cristo e della sua Chiesa. Infine vengono spiegati a chiare lettere i significati cristologici, ecclesiologi ed escatologici del celibato che non tratteremo specificatamente per non dilungarci troppo su tecnicismi.
Vorrei sottolineare come sia stato appassionante scrivere e fornire informazioni (a me compreso) sulle ragioni per cui la Chiesa ancora oggi, a 2000 anni dalla sua nascita, porta avanti il celibato perfetto; spero che ora, non appena letto il post, siate voi lettori, credenti e non, a sviluppare una vostra idea sull’argomento.

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38 pensieri su “Celibato sacerdotale: qual è il suo vero significato?

  1. Martina

    Ringrazio Antonio per la trattazione di questo interessantissimo argomento, anche io ho già esposto parte del mio pensiero altrove su questo blog, ciò nonostante trovo difficoltà nel formulare una opinione in quanto si intrecciano troppe coordinate: tradizione, nuovo Cristo, uomo. Ma questi sacerdoti chi sono?? Quali caratteristiche personali devono avere per rappresentare nei nostri paesi e città un nuovo Cristo? Tutti i sacerdoti da UOMO che sono per natura possono essere elevati a livello EFFETTIVO a sacerdote (inteso come nuovo Cristo)??
    Qui mi riallaccio al discorso che sostenevo da altra parte, cioè non reputo umanamente possibile che tanti uomini abbiano la FORZA, il CORAGGIO e le CARATTERISTICHE SOGGETTIVE tali da poter effettivamente essere ritenuti idonei ad essere “un sacerdote come un nuovo Cristo, il quale deve tutelare, nutrire e guidare la sua chiesa; egli non può permettersi le distrazioni che comporterebbe una famiglia a carico perchè deve seguire gli stessi passi di Cristo”. In concreto in base a quanto ho detto i più non avrebbero le basi fondamentali per poter vivere da celibe, ma ancor più da casti. Probabilmente il celibato non dovrebbe essere previsto come condizione, proprio per le caratteristiche, le contraddizioni e le debolezze soggettive che un sacerdote in quanto uomo mantiene nonostante la strada che ha intrapreso.

  2. Silvia :)

    Innanzitutto mi complimento con Antonio 🙂
    Sinceramente penso che l’ osservanza del celibato non consenta ai nostri sacerdoti di fare testimonianza di quella che è la realtà cristiana della famiglia. Di conseguenza penso sia una vera incongruenza il fatto che un sacerdote debba affiancare, durante un corso pre-matrimoniale, una coppia che ha deciso di sposarsi . Come può un uomo aiutare un altro a valorizzare e rendere sacro un qualcosa che non conosce? In più credo che vivere un amore predisponga ad una vita sociale più aperta, ad un benessere psichico rilevante necessario a chi DEVE nella figura di “nuovo Cristo”, “tutelare, nutrire e guidare la sua chiesa”.

  3. Eddie

    A mio avviso il celibato dovrebbe essere un condizione sufficiente ma non necessaria quindi, una semplice scelta. Chi altri più della chiesa in questo periodo avrebbe bisogno di progredire?, e mantenere appesi certi dogmi non porterà mai a nessun progresso.
    Da cristiano penso che qualora si scelga la via della missione sacerdotale, l’intera vita debba essere dedicata al compimento di quest’ultima, da semplice ragazzo che crede nella razionalità prima di ogni altra cosa, penso invece che la volontà di un sacerdote di innamorarsi, sposarsi non potrà mai essere vista come una distrazione e/o ostacolo.
    Bisognerebbe ponderare su alcuni concetti di natura prettamente clericale e che, di religioso hanno ben poco, e chiedersi, ma ne vale la pena?, c’è né il reale bisogno?, cambierebbe qualcosa e se si cosa?(vale per il celibato, come per moltissime altre cose, che non citerò per non uscire fuori traccia).

    p.s. Scusate non sono riuscito a trattenermi, è più forte di me, ma credo che la vera missione come quella affrontata da Gesù non abbia nulla(ma proprio nulla), a che vedere con la “missione” esercitata da molti dei sacerdoti/vescovi/ecc.. quindi in questi casi c’è ben poco da distrarre.
    Tutt’altro discorso invece vale per i VERI missionari, che vivono la missione a diretto contatto con la realtà, lottano contro il demonio non standosene seduti, ma camminando nell’inferno stesso. Se cito Maria teresa di calcutta ci siamo capiti giusto? se cito giobbe covatta(anche se non è un sacerdote, ma lo è più di molti altri) ci capiamo vero?

  4. Pietro

    Non credo che ci siano motivazioni sufficienti per affermare che il prelato debba non essere coniugato. La fede, a mio avviso (da agnostico convinto) non si valuta in questo modo, e non ci si dedica agli altri solo perchè c’è una privazione imposta dalle alte sfere.
    L’attaccamento ad un credo si ha dentro, e matrimonio o meno non penso che possano cambiare l’attaccamento alla religione ed ai fedeli.
    Personalmente credo che il modello pastorale Valdese,Evangelico,Protestante sia un modello più equo per i sacerdoti (che sono anche donne!) e venga vissuto con meno dictat e più liberamente dai fedeli e dai portatori della fede.

  5. Carlo M.

    Sarò il solito relativista ma penso che l’imposizione stessa dei dogmi in generale sia una grossa limitazione al libero arbitrio dato, secondo le scritture, dalla divinità all’uomo.
    Ogni uomo come Martina ha detto in precedenza ha una sua peculiare sensibilità e dovrebbe vivere il rapporto con la divinità in tutta serenità, decidendo se accettare o meno il celibato.
    Per quanto riguarda i dogmi non ci scordiamo che durante il corso dei secoli si è passati a non sapere dell’esistenza del purgatorio anzi a rinnegarla a poi accettarla nel 1563 a Trento in un concilio che ribadiva la sua esistenza.
    Esistenza un po’ stiracchiata e ricavata su interpretazioni di stralci di scritture.
    Non mi dilungherò invece sull’idea che ho sui motivi di tipo economico – politico per cui secondo me la chiesa cattolica sia andata verso il celibato.

  6. Francesco

    Vorrei approfittare del post e della passione di Antonio per lanciare un ulteriore spunto.

    Secondo me giudicando l’esattezza o meno dei dogmi su cui si basa il Cattolicesimo si rischia di perdere il focus della situazione. Il Cattolicesimo non è in assoluto una religione, ma è una interpretazione della professione terrena del Cristianesimo che è, questo si, il pensiero religioso (inteso come fede verso un dio) reale. Non a caso tra le altre fonti, wikipedia introduce la chiesa cattolica o cattolicesimo come:

    “La Chiesa cattolica (dal greco: καθολικός, katholikòs, cioè “universale”) è la Chiesa cristiana che riconosce il primato di autorità al vescovo di Roma, in quanto, secondo la fede cattolica, successore dell’apostolo Pietro sulla cattedra di Roma”

    E ancor di più il Concilio Vaticano II pone l’accento sul carattere di comunità organizzata

    «Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui»

    I dogmi della Chiesa di Roma, ancor più quelli di scarso contenuto teologico, non sono altro che delle regole organizzative, ahimè non sempre a scopo religioso, interne ad una comunità che nel più alto degli intenti mira a diffondere, secondo la propria dottrina, nel migliore dei modi la parola del Cristo, rifacendosi dunque alla filosofia-teologia del Cristianesimo.
    Il cattolicesimo è dunque celibato sacerdotale, anti-abortismo, famiglia classicamente intesa, e rapporti sessuali esclusivamente a scopo procreativo (con tutto ciò che comporta… e ci sarebbe molto da dire a riguardo). Purtroppo essere in disaccordo con i dogmi del cattolicesimo significa non essere Cattolici. Nulla vieta però di essere dei buon cristiani… il che forse è più importante

  7. Antonio

    @martina: io credo che con la denominazione ” nuovo CRisto” si voglia intendere una persona che rinunci ad una vita dedita ai propri interessi e alla propria realizzazione personale per portare avanti un lavoro di comunità nella propria parrocchia. Non penso che tutti i sacerdoti ordinati debbano essere elevati al livello di Cristo, anzi non vedo proprio il nesso visto che non si parla di livello di elevazione ma di semplice esempio da seguire.

    @Silvia: ti ringrazio per i complimenti . Rispetto il tuo pensiero ma non sono d’accordo…Chiesa e sacerdoti fanno un’infinità di errori ma almeno sulla famiglia non possiamo biasimare il loro lavoro…credo che anche loro in passato abbiano fatto parte di una famiglia e nel loro percorso da sacerdoti entrino in un’altro tipo di famiglia: la comunità.

    • Carlo M.

      Vorrei precisare che il sacerdote non rinuncia a proprio tutti i propri interessi in quanto non c’è il voto alla povertà. Cosa secondo me fondamentale se ci si vuole incamminare sulle orme di Cristo… ^^

  8. Antonio

    @Eddie: l’amore di un prete deve essere per la sua missione, per la chiesa, per gli altri; nel momento in cui si innamora di una donna è automatico che non potrà più portare avanti la sua missione con la stessa efficienza. Credo che su questo punto ci sia poco da discutere e dire che un sacerdote debba avere una famiglia è giusto razionalmente ma quest’ultimo sarebbe spesso distolto dai pensieri che una famiglia comporta.

    Per quanto riguarda la differenza tra missionari e sacerdoti di campagna penso che tutti siano importanti e nessuno sia indispensabile. E’ da lodare un missionario che compie bene il suo lavoro ma non va nemmeno discriminato un semplice sacerdote che compie un lavoro certamente meno nobile, ma importante in egual modo se ben svolto.

  9. Antonio

    @FRancesco. delle regole che sarebbe bello se non ce ne fosse la necessità, ma che purtroppo servono per dare un ordine delle cose. delle regole che non tutti approvano nemmeno all’interno della comunità cattolico-cristiana, ma che hanno senso di esistere. Poi è normale che ognuno di noi (per noi intendo per coloro che danno un minimo di peso alle parole de papa) deve effettuare una rielaborazione propria dei concetti espressi dalla chiesa e decidere quale secondo sia più giusto seguire…

    • lucilla

      Tanto di cappello a questo articolo che merita tutti i miei complimenti.

      Da sempre siamo stati abituati a vedere la figura del prete come una persona dedita SOLO per l’ amore verso IL CRISTO. Negli ultimi tempi però sentiamo sempre più storie di preti e delle loro “avventure amorose”…..allora mi chiedo….che male c’è per noi della comunità cristiana vedere una come persona come il prete che possa nutrire, contemporaneamente, un amore verso IL CRISTO e un amoer verso la sua famiglia??…..In tal modo si eviterebbero tante di quelle scappatelle le quali rendono tutto il contesto ( della Santissima Chiesa) abbastanza scarno.

  10. Antonio

    @Carlo: non la penso come te perchè non si può affidare tutto alla peculiarità delle persone. Come ho cercato di spiegare nel post il celibato non è nato come un’imposizione ma come una consuetudine spontanea tra i sacri ministri. Anche in quest’epoca io non sono completamente contrario al celibato dei sacerdoti e non credo assolutamente che sia un’imposizione. Non quanto possa essere applicabile una soluzione del genere ma credo che gli unici che possano risponderci in maniera pertinente siano i sacerdoti stessi. Solo potrebbero dirci con certezza se sentono una mancanza di una famiglia propria, creata con il loro seme o se la famiglia non possono averla e sia giusto non averla perchè li distoglierebbe dalla loro missione…

    @pietro: secondo me ci sono motivazioni sia per affermare la giustezza del celibato perfetto, sia per affermare i suoi lati ingiusti. Rispondo con la frase scritta in precedenza a Carlo: solo loro possono dire con certezza quali sono le reali esigenze e descrivere quello che effettivamente gli manca.

  11. arturo

    Prima di tutto vorrei ricordarvi che ogni paese ha le sue tradizioni, la sua cultura, la sua storia. Il nostro paese è l’Italia e come tale ha le proprie che in teoria dovrebbero appartenere ad ogni italiano e rappresentare la sua ricchezza e peculiarità.
    Questa era solo una piccola premessa prima di arrivare al tema trattato nell’articolo.
    Fortunatamente nella società esistono persone che spinte da un forte senso, direi missionario, decidono di dedicarsi agli altri e alla società. Andando ad assumere così un ruolo di spiccato senso umano e di riferimento, che li distingue da tutti gli altri cittadini “comuni”: mi riferisco allo spirito di chi fa politica, di chi decide di intraprendere una carriera nelle forze armate e di polizia, di chi fa volontariato attivo e quotidiano e di chi decide di diventare sacerdote. Ruoli socialmente non utili ma fondamentali.
    Ciò però richiede che, proprio perché queste persone sono dei punti di riferimento per i più, esse devono dare l’esempio rispondendo per primi a principi assoluti di moralità e condotta ed essere disposte a determinati sacrifici e rinunce che però legittimano il loro ruolo e la loro credibilità.
    Nel caso specifico dei sacerdoti, il celibato diventa fondamentale in quanto dimostrazione della convinzione della propria funzione e della forza d’animo adatta per guidare al meglio una comunità.
    Mi viene da pensare quale sia la prima cosa che venga in mente quando una persona chiede un qualsiasi atto per gli altri o per il bene comune? Non ho dubbi che sia questa:<>.
    Bene i sacerdoti sono credibili nel chiedere sacrifici perché loro per primi hanno sacrificato la loro vita per gli altri.

  12. claudia

    partendo dal presupposto che a mio avviso una tematica del genere, sebbene faccia tanto discutere tutti noi, dovrebbe muovere prima di tutto dai diretti interessati, che forse ne risentono più di noi e sanno meglio di noi se sia positiva o meno una scelta del genere, credo che si dovrebbe fare una distinzione tra celibato e libertà di rapporti che i chierici possano avere. Il celibato effettivamente porta via molto tempo ai sacerdoti che hanno scelto di servire la comunità, la loro vera famiglia, ma è pur vero che, essendo degli uomini come noi, perchè (sebbene ciò si allontani dai comandamenti della religione cattolica) fa tanto scalpore la notizia che un uomo di chiesa possa aver avuto rapporti sessuali (che non siano di natura pedofila logicamente) ? Infondo non trascendono dalla loro missione, a mio parere.

    • Francesco

      piccola nota… la chiesa è contro il sesso senza procreazione… Niente famiglia niente procreazione… E’ peccato fare sesso se non si ha una moglie… Sono anacronistici ma logici 😛

  13. Valeria

    Stiamo parlando di tale tematica come se essa fosse strettamente attuale ma in realtà il problema che ci poniamo oggi ha trovato, nel corso della storia, varie interpretazioni. Pochi sanno, ad esempio, che durante il medioevo (scusate se non ricordo precisamente il secolo), la chiesa fu costretta a portare all’interno dei monasteri delle prostitute perchè i preti e i frati la smettessero di intrattenere rapporti omosessuali tra di loro. In quanto questi ultimi, non potendo intrattenere relazioni sessuali con delle donne, cominciarono a sfogare i loro bisogni sessuali con i loro “fratelli”. Oppure é fatto certo che nella Chiesa di Roma numerosissimi Papi avevano, nel corso della loro vita, creato vere e proprie famiglie, con le quali rispettavano persino le leggi di successione attuando il famoso fenomeno del nepotismo. Perciò rinnegare l’attuabilità del celibato nel mondo ecclesiastico sarebbe come rifiutare l’esistenza del passato della chiesa stessa, che è stato sempre caratterizzato dal non rispetto di tale regola. Dunque il celibato, nonostante abbia buone intenzioni, credo che non sia altro che una delle tante ipocrisie che la chiesa si ostina a legittimare.

  14. antonio

    @claudia. un sacerdote che ha rapporti liberi non è sacerdote cristiano cattolico o per lo meno non dovrebbe esserlo visto che tale religione non conosce la parola “sesso” bensì la parola PROCREAZIONE…è vero che che la Chiesa è indietro su molte cose ma nemmeno può cambiare totalmente la sua natura e i suoi precetti fondamentali.

  15. antonio

    @valeria: non credo che sia ipocrita il celibato sacerdotale; sono altre le ipocrisie della Chiesa che vanno condannate a priori e mi sembra di aver trattato argomenti definibili in passato. Ma il problema qui è vedere se effettivamente sia giusto il celibato e se si, se sia attuabile a livello pratico, se contribuisca a portare problemi di natura psichica ai sacerdoti e se sia un “sacrificio” sostenibile da sacerdoti che in fin dei conti sono persone umane.

  16. Valeria

    @antonio: a me pare di aver risposto al problema se sia attuabile a livello pratico, dimostrando che, nel corso della storia, questa pratica non è stata quasi mai attuata…ecco perchè si parla di IPOCRISIA!

  17. claudia

    grazie a francesco e antonio della delucidazione, ma stranamente stavolta l’avevo colta anch’io…so che non è attuabile (non a caso ho scritto “nonostante ciò si allontani dai comandamenti della religione cattolica”), ma essendo in ogni caso un fenomeno presente io non ci vedo tutto questo scandalo, perchè sono esseri umani!

  18. antonio

    @valeria: quando si fanno riferimenti al passato è facile trovare esempi di buona condotta e di cattiva condotta di un sacerdote. c’è quello che ha avuto bisogno delle prostitute e c’è chi invece le ha scacciate le prostitute che gli erano state mandate dalla famiglia per dissolverlo dall’idea di vivere da religioso. Partendo dal presupposto che la pratica sia nata spontaneamente molti secoli fa, credo che l’analisi della fattibilità o non fattibilità del celibato vada fatta oggi, nella società odierna, perchè se ci perdiamo negli esempi che la storia ci offre difficilmente arriveremo ad una conclusione.

  19. Emanuele

    Il sacerdote deve essere nel mondo un Alter Christus, un nuovo Cristo, il quale deve tutelare, nutrire e guidare la sua Chiesa; egli non può permettersi le distrazioni che comporterebbe una famiglia sua personale. la sua famiglia è la Comunità dei fedeli, tutti noi, ed egli deve dedicare tutte le sue forze ela sua vita all’apostolato (predicazione, catechesi, amministrazione dei Sacramenti, servizio incondizionato ai poveri, agli esclusi e ai più bisognosi). Se un sacerdote avesse una famiglia sarebbe più realizzato come uomo umanamente, ma questo lo allontanerebbe dallo scopo della sua vita, lo distoglierebbe dal suo compito e gli toglierebbe tempo per la missione. Un sacerdote è un uomo di Dio, un padre tra i fratelli affidati alla sua cura pastorale. Se poi avesse anche una sua propria famiglia, non sarebbe un buon padre, presente e affidabile: non riuscirebbe a portare avanti le sue “due famiglie”. E’ importante considerare che uno non diventa prete per sua volontà (“Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto: e il vostro frutto sia duraturo”). Come pure un uomo diventa santo per volontà di Dio e anche coi suoi sforzi. Da soli non andiamo da nessuna parte. Se un prete è ben radicato in Dio il suo celibato, la sua scelta di consacrare la sua vita e tutto se stesso al Signore non sarà un peso ma parte della sua missione, un frutto d’amore da deporre dinanzi all’altare durante la celebrazione del Sacrificio dell’Amore di Cristo, immolato per la nostra salvezza. Non sarà un peso ma un frutto del suo amore verso Dio e i fratelli che in lui devono trovare comprensione, fiducia, stima, fede, rispetto. I fedeli devono poter incontrare Dio nella figura del presbitero. Un prete però deve essere santo. Deve cioè conformare la sua vita a quello che crede e celebra. Le pecore nere non mancano mai da nessuna parte. Dobbiamo essere fermi nel condannare gli errori e pregare per tutti, vittime soprattutto e attori. Stiamo vicini ai nostri preti, preghiamo per loro, invochiamo per tutti la misericordia di Dio, amiamo questi fratelli che anche per nostro bene consacrano la vita a Cristo Signore. Partecipiamo con frutto alla vita cristiana, nei Sacramenti, nella Messa domenicale e nella pratica della vita cristiana. Prete e popolo sono un binomio idissolubile. Se il prete è santo lo sarà anche il popolo; ma è vero anche il contrario. Impegnamoci concretamente. Se rispondiamo all’amore fiduciosi di Dio che ci chiama a conversione e ci mette sempre in discussione, comprenderemo anche il perchè della vita religiosa-sacerdotale. Un altro aspetto da considerare sarebbe quello della povertà di Cristo e la povertà del Sacerdote, che dovrebbe essere povero, casto e sobrio in tutto, macchine, telefonini….. ma rimandiamo ad altri momenti queste riflessioni pure importantissime.
    Ringrazio il mio amico Antonio che mi ha segnalato questo blog e mi ha invitato a lasciare un mio commento. Ho scritto troppo; ma questi sono tempi profondi e occorre sempre fare chiarezza.
    Spesso la vita del prete non è compresa. Il nostro è un mondo che non considera abbastanza la vita spirituale. Ma è l’esempio che trascina: spero che tutti possiate incontrare sempre sacerdoti santi e santificatori per il bene vostro e di tutta la Santa Chiesa. Ascoltiamola sempre la voce del Papa: è il vicario di Cristo sulla terra e partecipiamo di più alla vita cristiana della parrocchia!
    Prego il Signore che ci benedica tutti e ci aiuti a comprendere il suo amore e la sua volontà su di noi….

  20. Pietro

    @ Emanuele:

    ti ringrazio per il commento e spero che su questi temi ci aiuterai in seguito nella riflessione.
    Detto ciò vorrei chiederti se non credi che la chiesa debba in qualche modo ammodernarsi, e poi in riferimento alle tue parole, benchè insindacabili, non credi che cozzino un pochino con la realtà?

  21. antonio

    @emanuele: non ti farò domande perchè conosco alla perfezione il tuo pensiero e, anche se lo condivido molto ma non totalmente, ti ringrazio vivamente per aver lasciato un segno indelebile di una persona che sta intraprendendo un percorso difficile e tortuoso. Spero siano gli altri a sfruttare questa occasione e ti pongano tutte le domande del caso.

    • Emanuele

      io penso che “ammodernarsi” non significa cambiare la tradizione, ma rendere ragione del suo esistere con parole nuove, ragionando e chiarendo i punti oscuri.
      Sicuramente le mie parole cozzano con la realtà: esiste, purtroppo, un grande distacco fra ciò che è ideale e ciò che è reale. Come sanare questo distacco? Penso che occorra credere di più a quello che si fa. Dai frutti riconosceranno che siamo discepoli di Cristo, dice la S. Scrittura. Noi però dobbiamo essere ben consapevoli dell’ideale che dobbiamo perseguire e realizzare, piano piano, ogni giorno progredendo a piccoli passi in questo senso. Ricordiamoci sempre però che non siamo soli: i fedeli e i sacerdoti devono sempre contare sull’aiuto di Dio, che non ci abbandona mai se ci affidiamo a lui sinceramente!

  22. Ringrazio innanzitutto Antonio per il post dedicato ad un argomento che io stesso stavo portando fuori tema in un altro post.
    Dunque, non mi dilungo ulteriormente su ciò che penso dato che ho argomentato già abbastanza sul post della pedofila. Ci tengo a dire tuttavia che a mio modesto giudizio un sacerdote può occuparsi benissimo della sua comunità pur avendo una propria famiglia; d’altra parte non mi pare che i reverendi della comunità ortodossa siano da meno di quelli cattolici… anzi! Una famiglia può tra l’altro aiutare i nostri sacerdoti a conoscere meglio le situazioni tra moglie e marito, i problemi che tutti i giorni si affrontano con i propri figli. Come si può parlare di famiglia, come si può legare un uomo ad una donna senza nemmeno aver mai provato ad avere una persona al proprio fianco?
    Ciò che è stato il passato, ormai è lontano… siamo abbondantemente dopo il 2000, credo che una rivoluzione in campo ecclesiastico sarebbe necessaria, per il bene di tutti.
    D’altra parte non mi pare che Gesù Cristo andasse in giro con cappelli sfarzosi, collane e anelli d’oro massiccio, o no? Cristo, da quello che sappiamo, trasportò una croce sulla propria spalla, non andava in giro con le Mercedes o con le BMW. Questa sì che è stata un bella trasformazione nella chiesa…

  23. Martina

    @Emanuele
    parli una “lingua” completamente diversa dalla mia, sei mosso da quello in cui credi… tutto basato sul mettersi nelle mani di una figura presente in tutto per te e non presente in niente per me (o presente in minima parte), comunque.. ammiro la tua devozione e allo stesso tempo il fatto che ritieni giusto condannare gli errori, spero intendevi secondo le norme del nostro ordinamento giuridico (comune a tutti i cittadini, presunti santi e non). inoltre non sono d’accordo che basti credere di più in quello che si fa, sostengo che bisogna assumersi la responsabilità per sanare il distacco tra ciò che è ideale e ciò che reale.

  24. Cristina

    Sono d’accordo con chi ha scritto che il celibato sacerdotale debba essere una scelta e che il matrimonio non precluda il poter svolgere pienamente il proprio compito. L’uomo è per sua natura incline a provare sentimenti e questo non significa gettarsi nel puro piacere fisico. L’esempio da dare ai fedeli sta più nella povertà, nella solidarietà e nel rispetto di ciò in cui si crede. Non credo sia corretto reprimere l’essere uomo. Ci si dedica a Dio anche nell’amore per una donna e per i figli. Anche per me modernizzarsi non significa perdere le proprie tradizioni; visto che sono davvero pochi quelli che rispettano il celibato sacerdotale, sarebbe un passo avanti per la Chiesa, che mostrerebbe una maggior trasparenza e acquisirebbe maggior credibilità.

  25. antonio

    @cristina: sulla trasparenza sono pienamente d’accordo ed ho dedicato un post in passato su questo atteggiamento della Chiesa di mistero e di occultamento dei fatti che ormai lo ha fatto suo da troppo tempo. “Ci si dedica a Dio anche nell’amore per una donn a e per i figli”; questa frase non la condivido minimamente poichè come detto e ridetto in precedenza, l’amore di un sacerdote deve essere dedicato unicamente alla comunità, ai poveri, ai malati, ai fedeli e al prossimo che hanno bisogno; un sacerdote non deve avere nemmeno il tempo per pensare a se stesso e non facciamo l’errore di fare di tutta un erba e fascio…è innegabile che ci sono molte pecore nere ma sono sicuro che ci sono molti sacerdoti che vivono il loro celibato con gioia ed entusiasmo, fermi e convinti della scelta che hanno compiuto in passato. Il sacerdote ha una famiglia nel momento in cui viene ordinato e quindi assume la responsabilità di gestire e curare una comunità parrocchiale.
    I temi su cui la Chiesa debba progredire, a mio avviso, sono altri e se vuoi ne possiamo parlare…

    • Cristina

      Si, ho letto l’altro articolo.
      Sono punti di vista e rispetto indubbiamente il tuo pensiero.
      Ritengo anch’io che il celibato sacerdotale sia l’ultimo problema del progresso della Chiesa e ci siano ben altre imposizioni che risultano davvero anacronistiche. E qui si aprirebbe una parentesi lunghissima…

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