Shopping loves you

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(di Claudia Fiormonti)

“E’ straordinaria la lucentezza della seta drappeggiata attorno al manichino e l’odore delle calzature di cuoio italiano nuovo. E l’eccitazione che provi quando strisciano la carta e autorizzano il pagamento e tutto quello che hai comprato è tuo. E l’euforia che provi quando hai comprato qualcosa e sei solo tu e i tuoi acquisti. Non è la più bella sensazione del mondo? Questo non vi fa sentire sicuri di voi e pieni di vita?”
Ebbene si, è di shopping che si sta parlando…di quel mostro dei giorni d’oggi che colpisce, in un modo o nell’altro, ogni singolo uomo della società capitalista improntata al materialismo. Mi risulta difficile credere, sebbene siano molte le critiche apportate all’argomento, che tra di voi ci sia qualcuno che, almeno una volta nella vita, non abbia provato la stessa emozione di Backy Bloomwood, protagonista della saga di Sophie Kinsella “I love shopping”.
Mi risulta difficile crederlo e sapete perché? Perché secondo uno studio condotto da Brian Knutson della Stanford University, negli Usa, pubblicato sulla rivista “Neuron”, esiste un’area del nostro cervello che sovrintende alla propensione agli acquisti. Una sorta di shopping center cerebrale insomma, in cui il valore del prodotto viene ponderato nel “nucleo accumbens”, l’area cerebrale che crea una sensazione di appagamento successiva a qualcosa di piacevole ( un po’ come mangiare cioccolata o fare sesso ), e di seguito il piacere prodotto va a colmare quella sensazione opposta di fastidio, quasi di dispiacere, che viene elaborata nell’”insula”, la sede del ragionamento razionale, che entra in circolo nel momento in cui si attende davanti alla cassa il resto del pagamento effettuato con lo scontrino allegato. Che dolore eh? C’est pourquoi hanno inventato la carta di credito, l’”anestetizzante” che, tra tutti i suoi servizi, vanta il pregio di ridurre la percezione della perdita. Un nemico per i compratori compulsivi. Ed ecco che anche lo shopping, come qualsiasi altra attività che genera piacere e benessere, se non si fa attenzione può sfociare in vere e proprie patologie dannose sia per l’individuo, sia per il suo conto in banca!
Oltre a provocare benessere mentale, lo shopping può rivelarsi un fedele alleato alla lotta contro i grassi. E mi rivolgo in particolar modo a tutte le ragazze ossessionate dalla linea sognando la desiderata taglia 40 ( voi ragazzi di solito preferite una partita di calcio o una corsetta a 5/6 ore di shopping ininterrotto o sbaglio? ) : sapevate che fare shopping aiuta a consumare circa 48000kcal in un anno, ovvero il fabbisogno giornaliero di 25 giorni? La tipica “shopaholic girl” infatti percorre mediamente 4,7 km, assicurandosi uno shopping di almeno due ore e mezza e un bel big mac completamente consumato ( 500 kcal…non poche direi! ), nel caso in cui volesse soddisfare la voglia di un “buon” sandwich, evitando di aumentare di qualche cm il punto vita!
E voi vi sentite delle”shopping addicted”? Siete disposte a mettere le trainers più comode che avete e saltare il pranzo per immergervi nel “paese dei balocchi”? Se lo siete concedetevi un week-end di shopping sfrenato a Londra e/o New York! Un consiglio spassionato?… carta di credito al guinzaglio!

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23 pensieri su “Shopping loves you

  1. Eddie (S.D'errico)

    Non mi sento uno ”shopping addicted”, forse per via del fatto che sono un ragazzo, anche se negli ultimi tempi questo stereotipo è andato a farsi benedire, ma è indiscutibile il fatto che lo shopping gratifichi e ci faccia star bene, il problema è che i soldi sono sempre meno, ed i prezzi lievitano sempre di più.
    Potrebbero farne una scienza se andassimo a considerare, l’estrema complessità del mondo dello shopping (specie femminile), basti pensare alla loro continua ricerca dell'”esclusività”, che a mio avviso deve essere sempre in funzione del rapporto qualità prezzo, poi la ricerca dei saldi (non si sa mai quando iniziano però si sa sempre quando finiscono!), la scelta di un capo, gli abbinamenti, o santo dio ci credo che tutto questo porta a consumare 48000kcal in un anno!!.

    p.s .attualmente il mio portafogli mi suggerisce comunque di farmi 4 o 5 ore di attività fisica ahaha

  2. claudia

    rapporto qualità-prezzo…è questo concetto BASILARE che secondo me ancora non si diffonde in modo omogeneo nel nostro paese in cui il nome fa l’abito, a differenza di molti paesi europei in cui, invece, è più semplice fare shopping a poco prezzo e rimanere soddisfatti di un capo quite exclusive!

  3. Carolina :)

    E voi vi sentite delle”shopping addicted”? SI MIO MALGRADO!

    Siete disposte a mettere le trainers più comode che avete e saltare il pranzo per immergervi nel “paese dei balocchi”? POTREI SALTARE TUTTI E TRE I PASTI PRINCIPALI…

    Se lo siete concedetevi un week-end di shopping sfrenato a Londra e/o New York! ECCO, QUESTA MAGARI NON E’ COSA DA TUTTI I GIORNI…

  4. Valeria

    Lo shopping é la raffigurazione terrena del consumismo…quel mostro che mangia tutti i neuroni del nostro cervello lasciando soltanto tanti vestiti nell’armadio…eppure, per quanto sia superficiale, quanto lo amiamo. Che sia un libro, un paio di scarpe o un cd non cambia. Nella vita sono poche le cose che possiamo avere e tante quella che vorremmo, ma quando acquisti ciò che desideri, per quanto piccola e stupida possa essere, ricordi che ogni tanto ciò che vuoi puoi averlo… Senza parlare delle calorie che bruci, anche se, questa calorie, si fanno pagare tanto!

    @Claudia
    Shopping addicted si…ma mai quanto te!!

  5. AAPT

    “it’s a mistery to me
    we have a greed with which we have agreed
    you think you have to want more than you need
    until you have it all you won’t be free

    society you’re a crazy breed… i hope you’re not lonely without me

    when you want more than you have you think you need
    and when you think more than you want your thoughts begin to bleed
    i think i need to find a bigger place..
    ‘cause when you have more than you think
    you need more space…”

  6. Pietro

    Credo che questo post sia l’occasione per una seria riflessione sul costume, che ci piaccia o no siamo tutti presi dall’acquisto!
    Non tollero l’acquisto dissennato, non passo giornate a fare shopping (mi snerva!) tuttavia quando ho soldi da investire per comprare…lo faccio ed adoro farlo!
    Quello che tuttavia mi snerva maggiormente è….lo dirò prossimamente!

  7. claudia

    @aapt: desire is just like an endless stream…everything you want dies when it’s yours and you want again other and other things day by day…so maybe we won’t be free as the song says, even if i think we’re not slaves.

  8. Luca C.

    Io compro solo ciò di cui ho bisogno, a parte qualche stron**** di tanto in tanto 😀 😀
    di certo però non passo giornate a comprare cose di cui poi non farò il minimo uso… non lo concepisco!!! 😀

  9. Daniele

    per voi donne è una vera e propria malattia quella del comprare vestiti (e non solo), per poi farci cosa? Riempite i vostri armadi, che non bastano più nemmeno quelli, e poi al momento di uscire di casa “oddio non so cosa mettermi stasera”. Complimentoni. Per non parlare del periodo invernale che spesso non riuscite neanche a coprirvi abbastanza senza dire di aver freddo. Acquisti intelligenti ? No, chi me lo fa fare di stare lì a riflettere se possa essere effettivamente utile quella cosa.
    Ho ovviamente ironizzato e fatto di tutta l’erba un fascio, però permettetemi di dire che pensarci due o anche tre volte su ciò che si sta comprando no farebbe poi così male.

  10. claudia

    @daniele: non hai tutti i torti al riguardo ma,come hai detto nell’apertura del tuo commento, siamo donne e quindi sembra quasi impossibile riuscire a fare a meno di questo atteggiamento un po fanciullesco e ridicolo al contempo…e te lo ammette una come me che ne passa di tempo davanti l’armadio lamentandosi di quanto sia vuoto 😀

  11. Hey Jude

    Personalmente non sono una “shopping addicted” ma penso che lo shopping sia una sorta di valvola di sfogo, in alcune circostanze, una soddisfazione. Tempo fa ho ascoltato un servizio radiofonico in proposito che alludeva anche a quanto un nuovo taglio di capelli possa avere un effetto analogo per noi donne in particolare. Io credo che spesso si arrivi all’esagerazione nelle spese e che si debba essere più razionali.
    P.s. Non prendete esempio dalle sorelle Fiormonti!

  12. Cristina

    Adoro fare shopping, magari anche solo passeggiare per ore e vedere le vetrine con le mie amiche.. Se una cosa mi piace davvero è difficile resistere all’acquisto ed è indubbio che si provi piacere dopo averlo fatto, soprattutto se è un piccolo regalo che si è meritato.. o anche per consolarsi da qualcosa di spiacevole.. In ogni caso, spenderei più soldi in viaggi e concerti, ma fare shopping mi distrae e mi mette allegria.
    Ovviamente bisogna stare attenti, sapersi controllare, il limite con l’esagerazione è sempre troppo sottile e non ci si mette niente a cadere nelle trappole!!

  13. AAPT

    @Pietro
    in realtà dirlo lo fa sembrare piùttosto utopistico,ma proprio recentemente ho parlato con due amici che sono stati nella valle della luna in Sardegna, che era fino a qualche tempo fa una comunità hippie,ed hanno potuto constatare l’esistenza di persone che davvero hanno mandato la società a farsi benedire e che sono felici con ciò che hanno..vivono nelle grotte con ciò che gli offre il posto e facendo mercatini..una scelta radicale, ma parliamo comunque di persone di mezz’età che non sono nati nell’epoca del consumismosovrano, ma che sapevano già fare a meno di cose futili..io non sono una malata di shopping eccetto che per i libri..credo che non potrei abbandonare la società totalmente perchè avrei bisogno di portare con me la cultura a tenermi per terra ..
    @ claudia
    beh..forse il desiderio non è solo volere cose..ma voler vivere in maniera differente…forse noi siamo esseri insaziabili..ma non è detto che cerchiamo cose, secondo me noi cerchiamo appagamento o felicità o pace..e troppo spesso la materialità del mondo è stata confusa con queste sensazioni..perciò credo che siamo tutti un pò in confusione, vista l’aggressività delle multinazionali che ci convincono di aver bisogno di cose come 1000paia di scarpe o la macchina più grande (come un suv) che detto onestamente è ridicolo in un paesino portare un quintale di carne con due tonnelate di ferro (che tra l’altro inquina un casino)..però forse io vedo il consumismo un pò troppo come un nemico..non so..mentre il tuo punto di vista mi sembra opposto..io credo che siamo schiavi..ma di noi stessi.

  14. Pietro

    @AAPT:

    no, non sono le uniche comunità hippie che vivono in questo modo, ce ne sono alcune sulle colline di pistoia, ed altre sull’appennino tosco-romagnolo.
    Quello che tu dici riguardo alla cultura è encomiabile, ma sei sicura che sia l’unica cosa che ti trattiene?, vedi credo che a volte bisognerebbe un pò guardare al pratico e staccarsi da quelle alte sfere dell’animo, che pure sono immanenti per il nostro viver bene.
    Tuttavia credo anche che la realtà sia custodita nel tempo, cioè solo il tempo determinerà chiaramente chi siamo e cosa vogliamo, e se i nostri buoni propositi resteranno tali, o se saranno poi, solo degli slogan passati, che adesso riempiono la bocca.

  15. claudia

    @AAPT: sicuramente le nostre visioni non combaciano, ma non vorrei passare per la superficiale materialista sfegatata che si ancora esclusivamente a ciò che possiede per raggiungere un pizzico di felicità…penso che alla molteplicità degli individui corrisponda un altrettanto molteplice(anche se in scala ridotta) approccio al soddisfacimento dei bisogni, che non sto di certo a giudicare se positivo o negativo, perchè appunto riflesso di una determinata personalità…il consumismo effettivamente oggigiorno muove la società e di certo non si può elevare a guida suprema, ma se si è arrivati a questo punto,per quanto eccessivo possa essere, io credo che il naturale decorso ed evoluzione della società ha avuto il suo importante ruolo e quindi noi stessi abbiamo le nostre “colpe” o “meriti” a seconda dei punti di vista.

  16. AAPT

    @Pietro
    non sapevo che anche vicino pistoia ci fossero comunità di questo genere, comunque non escludevo assolutamente che ce ne fossero altre..ad ogni modo,una scelta del genere deve essere radicata in profondi sentimenti e determinazione, che forse (quasi sicuramente) io e molti altri nella nostra società non possediamo. tuttavia ne resto affascinata..
    però non ho ben capito a cosa ti riferisci con “guardare al pratico”..in fondo tutto ciò che si compra è “pratico”, o almeno dovrebbe esserlo..questo concetto si perde quando qualcuno compra 800 diverse borse per abbinarle al colore delle scarpe..per il resto non è forse la società di oggi che ci “impone” di avere almeno un computer in casa, almeno una macchina, almeno un cellulare, ecc..??
    @ Claudia
    scusami se ti è sembrato che ti stessi accusando, comunque non volevo attaccarti direttamente anche perchè non sono assolutamente contro questo tipo di ragionamento..in ogni caso mi trovi in disaccordo con la tua frase riguardo il naturale decorso ed evoluzione della società..perchè per me non c’è nulla di naturale nel pantagruelico accrescimento delle multinazionali (es coca cola, nestle, mcDonald nike adidas..) che possono permettersi di uccidere, esiliare o sfruttare gente e avere comunque abbastanza soldi per pagare eventuali sanzioni quando scoperte..visto che siamo noi società a nutrirle..se la società fosse un tantino più spontanea e meno canalizzata e controllata il consumismo non sarebbe un problema da risolvere come la droga o la mafia (visto che dietro a molte di loro c’è anche questo)

  17. Pietro

    @ AAPT:

    dici:

    “..credo che non potrei abbandonare la società totalmente perchè avrei bisogno di portare con me la cultura a tenermi per terra ..”

    quello che ti chiedevo, era una riflessione su quello che ti trattiene, ok la cultura, ma non riesco a credere che sia l’unica cosa, per praticità intendevo che forse anche il rinunciare alle comodità quotidiane, agli affetti…non sia poi così semplice.

  18. claudia

    @AAPT: non mi sono assolutamente sentita attaccata volevo solamente chiarire a tutti la mia posizione al riguardo. In ogni caso credo solamente che il tuo, sebbene sia un “nobile” ragionamento a livello teorico, non trovi un reale riscontro nella vita pratica, in quanto la nostra società è completamente immersa in questo processo positivo dal quale sembra effettivamente difficile tirarsi indietro. Rifiutare una società consumista, “canalizzata e controllata”, oggi come oggi, significherebbe rinunciare a tutto ciò che implica il quotidiano stile di vita di un’individuo del 2010, che vive di tecnologia e innovazione….forse l’unica soluzione sarebbe, come te hai già precisato, ritirarsi in comunità hippie. Chi di voi ne sarebbe capace? Io no…ma semplicemente perchè non lo vorrei. Adoro il momento storico in cui vivo, fatto di progresso scientifico e tecnologico, che tra tutti i vantaggi, consente (cosa a me straordinaria) di interagire costantemente con l’intero globo, rendendo possibile anche un maggiore accrescimento della cultura e della conoscenza fondate non esclusivamente sulla carta. Inoltre preciso che il tema da me trattato riguardava più precisamente un’aspetto di natura sociale. Per quanto riguarda il profilo economico da te sopracitato, credo che sia un interessante argomento che magari si potrà approfondire, associando però al tema delle multinazionali egemoniche, la stretta connessione che queste hanno con la tematica del lavoro.

  19. AAPT

    @Claudia e Pietro
    io non ho mai detto di voler rinunciare alla società..nè che voglio ritirarmi in una comunità hippie, precisavo solamente che esistono persone in grado di vivere bene senza tutto ciò (ergo: magari si sta bene anche lì).in fondo devo ammettere senza troppa modestia che non mi sento comunque risucchiata dal mondo di oggi. apprezzo anche io le tecnologie ma non condivido lo shopping come è praticato dalla maggior parte della gente…
    per quanto riguarda gli affetti, credo che l’uomo sia un aniimale sociale per natura e che non possa vivere in totale solitudine..adoro essere sola, ma di certo non vorrei passarci una vita..
    poi ci sono le comodità…non so.. credo che non siano qualcosa che possa trattenere qualcuno dal fare qualcosa che desidera davvero, al massino potrebbero essere una scusa per nascondere una paura…
    con la mia frase da te citata, intendevo dire che se un giorno dovessi “sbroccare” col mondo, avrei bisogno di portare libri per farmi compagnia..ma ora come ora non è certo questo il mio desiderio..ho le mie idee, ma la battaglia è qui, non in alaska…

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