Giorgio Ambrosoli, un “Eroe Borghese”

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(di Baratta Francesco)

Continuiamo il nostro viaggio attraverso quella parte di storia della Repubblica Italiana piena di ombre e di sospetti che ancora oggi sembra lontana dall’ottenere un chiarimento.

Affronteremo il caso Ambrosoli, riportato in auge, qualche giorno fa, da Giulio Andreotti, forse l’unico (dopo aver dato il commiato a Cossiga) ad avere un’idea chiara e completa su cosa sia realmente accaduto in Italia tra gli anni 70 e 80.

“Giorgio Ambrosoli è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando”, questa la frase che ha sollevato numerose polemiche e che lo stesso Andreotti si è affrettato a rettificare qualche minuto più tardi sottolineando di voler “fare riferimento ai gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto con il difficile incarico assunto”

Ma di che incarico stiamo parlando? Chi era Giorgio Ambrosoli?

Giorgio Ambrosoli, fu designato nel 1974 come commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, nata dalla fusione delle banche e degli istituti finanziari facenti capo a Sindona.

E allora facciamo un altro passo indietro: chi era Michele Sindona?

È curiosa la definizione iniziale che ne da wikipedia: banchiere e criminale italiano. Definizione curiosa nella stesura ma assolutamente incontestabile. Sindona, uomo cult della finanza italiana, godeva dall’approvazione delle istituzioni finanziarie e politiche di mezzo mondo. Per molti un genio e un avanguardista della economia. In realtà le indagini, condotte dalla Banca d’Italia dal 1971 al 1974 e dalla magistratura negli anni avvenire, ne restituirono una immagine del tutto diversa: affarista senza scrupoli, re delle frodi finanziarie, con stretti rapporti con la mafia, oltre che tessera numero 0501 della loggia massonica P2.

Ambrosoli si ritrovò da subito a gestire una situazione estremamente complessa. Falsi in bilancio, operazioni fittizie, strette correlazioni con la mafia (Sindona gestì i profitti derivanti dal traffico di eroina del gruppo Bontade-Spatola-Inzerillo-Gambino) si intrecciavano con rapporti non sempre chiari con la classe politica italiana e con quella finanziaria internazionale. Cosciente di crearsi solo inimicizie, Ambrosoli ebbe il coraggio e la determinazione di fare il proprio dovere, quello di restituire al proprio paese la verità, non preoccupandosi di chi o cosa ciò avrebbe colpito.

Concluse i suoi lavori solo 5 anni più tardi, e il 12 Luglio del 1979 avrebbe dovuto sottoscrivere una dichiarazione formale sui contenuti del proprio operato, ma la sera prima, William Joseph Aricò, killer professionista, fatto appositamente pervenire da New York, dietro il compenso di 115.000$, lo freddò con 4 colpi di 357 Magnum. Sette anni dopo Sindona verrà condannato all’ergastolo in quanto mandante dell’omicidio.

Quella di Giorgio Ambrosoli è la storia di un eroe silenzioso, morto nel nome di una Patria che non ha tardato a tradirlo. Il giorno dei suoi funerali non era presente alcun rappresentante dello Stato Italiano, quello stesso Stato per cui aveva dato la vita. Ci vorranno 20 lunghi anni prima che la Repubblica gli riconosca la Medaglia d’oro al Valor Civile e che quel paese che prima lo aveva ostacolato ed ignorato ne riconosca il giusto valore, quel valore che risiede nell’umiltà e nell’onestà con cui ha condotto il proprio lavoro e di cui ne ha fatto lo strumento della propria battaglia. In altre parole Giorgio Ambrosoli fu uno dei primi “Eroi Borghesi” d’Italia.

Il suo pensiero, testimoniato da una lettera scritta alla moglie appena intrapreso l’incarico che, già aveva capito, gli sarebbe costata la vita è il manifesto assoluto della sua etica e della sua passione:

« Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell’Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo. I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [… ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (…)

Giorgio  »

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5 pensieri su “Giorgio Ambrosoli, un “Eroe Borghese”

  1. Eddie (S.D'errico)

    Il discorso è sempre lo stesso, a lasciarci sono sempre quelli di cui avremmo un disperato bisogno, ogni giorno.
    I peggiori restano, con l’aggravante che, se sanno neanche parlano, reputo il loro silenzio( specie il silenzio di andreotti) alla pari della gravità di ciò che ha fatto William Joseph Aricò.Tale silenzio non fa che ucciderlo per la seconda volta.

  2. Francesco Baratta

    Argomento difficile che sapevamo non avrebbe smosso molti commenti… Tuttavia era un dovere ricordare un uomo come Ambrosoli, un uomo di cui potremmo tranquillamente mutuare le parole come slogan di PuntoFuturo…

  3. Paolo

    Grande uomo Giorgio Ambrosoli. Un’ uomo che ha lottato per salvaguardare l’interesse nazionale contro i poteri forti. Una persona degno di tutto il mio rispetto, di uomini come lui ce ne vorrebbero tanti, soprattutto in questo momento…purtroppo molte cose su questi misteri ancora non si sanno e la parte di me più pessimista mi fa pensare che non si sapranno mai. Sarei ben contento di sbagliarmi. Sono sconcertato ma neanche tanto sorpreso dalle parole di Andreotti. Queste parole denotano un segno di arroganza e di onnipotenza del potere, che predispone l’assenza di alcun ritegno da parte di esso..è solo grazie a persone come Ambrosoli, a persone che se la “cercano” ogni giorno per difendere sani principi, che questo paese può conservare ancora un briciolo di dignità…

  4. Valeria

    Complimenti per l’articolo…non avevo mai sentito parlare di Ambrosoli prima di oggi ma devo ammettere che la sua storia ed in particolare la lettera da lui scritta mi hanno realmente emozionato.

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