Un dramma senza fine

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(di Marco Codastefano & Domenico Candian)

“Pronto Piè ”

“Buongiorno Marco, ti volevo ricordate che devi fare il post per domani!”

Ecco come è iniziata la giornata, Io e Domenico in viaggio verso l’Aquila ed ovviamente nessuna idea sull’articolo da scrivere. Allora perché non fare di necessità virtù?!Perché non trasformare questo semplice viaggio in una vera esperienza, e constatare con i nostri occhi la situazione dell’Aquila per renderne partecipi anche i nostri lettori?

Detto fatto. Il nostro spirito d’osservazione diviene subito più acuto, e la prima cosa che notiamo sono le lucenti facciate della gran parte dei palazzi, nuove, sgargianti, rosa e blu, vive, a testimoniare la voglia di ripartire di una città intera, tuttavia questo massiccio intervento su moltissime delle facciate desta in noi qualche sospetto…

Dopo qualche giro per la città, restando sempre con gli occhi ben aperti, ci siamo recati in un bar per pranzare ed abbiamo colto l’ occasione per intervistare una ragazza che chiameremo N.

Non è stata esattamente un’intervista, ma una semplice chiacchierata, in modo da metterla maggiormente a suo agio e per poter capire realmente e senza indottrinare troppo il discorso, quale fosse il suo disagio. Abbiamo lasciato che parlasse, per vedere quali fossero secondo lei i punti da sottolineare del post-terremoto, dalla gestione delle risorse stanziate fino allo stato dei lavori. La discussione si avvia subito sullo stato dei lavori, a tal proposito esprime con molto disappunto come questi nel centro storico siano fermi, e soprattutto ci fa notare che ancora sono presenti cumuli di macerie lungo la strada.

Lei stessa ci racconta dell’attività che gestiva, e di come ancora oggi sia impossibilitata a raggiungerla per recuperare i propri averi, per ora ha potuto prelevare soltanto il necessario (sono passati solo 17 mesi!). Ci addentriamo nel discorso dei finanziamenti statali, ci mette a conoscenza di una legge a noi ignota (probabilmente per nostra ignoranza): ovvero che bisogna finire i lavori di ricostruzione della propria abitazione, finanziati dallo stato, entro un determinato lasso temporale, altrimenti bisogna riconsegnare allo stesso tutti i fondi concessi. Ci mette al corrente di un aiuto di 800€ per i primi 3 mesi, ai titolari di attività commerciali, più una aggiunta di 200 nei mesi successivi al terzo… Purtroppo i 200 euro non si sono mai visti!

Ma la nostra chiacchierata va avanti: secondo “N” gli aiuti iniziali sono stati tanti, ma sono stati mal gestiti sopratutto dopo che la protezione civile, ed il suo ampio dispiegamento di forze si sono ridotti o addirittura non ci sono più, il conseguente affidamento dei lavori alle istituzioni locali non è stato accurato come doveva convenire una situazione del genere, in particolare c’è poca trasparenza e l’ombra del favoritismo sembra essere più che una supposizione, in particolare si denuncia una distribuzione poco chiara dei fondi, poca meritocrazia, una distribuzione che ha viaggiato su binari privilegiati. Ne sono un esempio i locali all’interno del centro storico ritenuti agibili in modo quantomeno ‘frettoloso’, solo per la solita logica del guadagno ed in barba alla sicurezza.

A questo punto la nostra amica “N” si allontana e la chiacchierata continua con un signore li presente.

In modo colorito, ci afferma che molte persone hanno approfittato di questa situazione, ne sono un esempio tutte le facciate e i tetti delle case ristrutturate anche quando non ce n’era bisogno, questo è stato possibile grazie ai favori di ingegneri “amici” che si sono impegnati a declassare l’agibilità delle abitazioni così da far ricevere i fondi anche a chi ne aveva meno bisogno (si parla di aiuti fino a 80 mila €) inoltre ritiene vergognosa la manifestazione tenutasi a Roma, per lui inutile e poco riconoscente verso l’aiuto dato dallo stato.

Insomma, gli aiuti ci sono stati, di punti oscuri nella vicenda ce ne sono molti (il bilancio dei fondi non pervenuto, tutto il mondo è paese…) sicuramente con un semplice articolo non si può spiegare tutto. In conclusione notiamo come l’aquilano si senta si abbandonato, ma come faccia anche mea culpa per la gestione degli aiuti ricevuti, dimostrandosi molto diffidente riguardo le istituzioni locali, in particolare ci si rammarica per l’ abbandono della protezione civile (o di un’entità statale) avvenuta troppo precocemente.

Ringraziamo N per la bella chiacchierata e ci scusiamo se abbiamo fatto qualche errore di comprensione o abbiamo dimenticato qualche passaggio, i mezzi erano quantomeno improvvisati, pertanto la invitiamo a farcelo notare nel caso riscontrasse qualche errore.

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6 pensieri su “Un dramma senza fine

  1. Dalle vostre parole si nota come ancora ci sia un grande disagio tra le persone vittime del terremoto, nonostante sia passato un bel po’ di tempo. Disagio che può essere giustificato e compreso per via dei “fenomeni naturali” che non smettono di verificarsi, ma che non può e non dovrebbe nemmeno esistere per via degli “aiuti” (mancati?) socio-politici. È triste ascoltare gente rammaricata per una gestione malsana da parte delle cariche e delle persone stesse, soprattutto in una situazione del genere. È triste anche scoprire che sono abbandonati totalmente al loro destino, senza più alcun aiuto da parti di corpi idonei, in grado di sostenere una catastrofe come un terremoto. Sono finiti i tempi in televisione di strette di mano e bei sorrisi rassicuranti. Ciò dimostra ancora una volta come in Italia la gente si approfitti di ogni situazione, anche delle più tragiche.
    Non sono mai stato a L’Aquila dopo il terremoto, ma dopo aver visto un reportage fotografico di un mio caro amico mi son reso conto di quanto le vittime possano essere esasperate. Si aggiunge anche la frustrazione per l’incapacità di migliorare ad oggi la situazione. Sento molto da vicino la loro situazione e vorrei che in futuro si potessero salvare almeno le persone da catastrofi di questa portata. Ci tengo comunque a far sapere che la ricerca non li abbandona e che sta lavorando su sistemi d’allarme dalla tecnologia avanzata; a tal proposito, io sto sviluppando un progetto, per la tesi di laurea specialistica, sul monitoraggio strutturale tramite reti di sensori wireless. Installati correttamente all’interno di edifici, ponti e quant’altro, potrebbero avvisare in tempo ragionevole per un’immediata evacuazione. Naturalmente ci vorrà del tempo prima che una reti di sensori wireless funzioni a dovere, soprattutto dal lato efficienza delle batterie, ma non demordiamo e andiamo avanti… magari un giorno tutto questo potrà essere evitato.

  2. Eddie (S.D'errico)

    Penso che una manifestazione come quella fatta qualche mese fa a Roma, bisognerebbe farla ogni settimana, visto che nonostante il problema all’Aquila e in molte zone dell’Abruzzo non si sia risolto(contrariamente a quanto vogliono farci capire), qualcuno preferisce non ascoltare aspettando magari che qualcuno dimentichi, come è stato fatto anni fa nelle marche.
    A tal proposito vorrei porre qualche domanda, visto che più si va avanti, aumentano gli interrogativi e diminuiscono le risposte plausibili.

    Perché la protezione civile non è più presente, e se si in misere quantità?

    Che fine hanno fatto i cosii detti “sciacalli”, gli imprenditori che sul terremoto hanno e continueranno a mangiare?

    Perché l’attuale governo dice che è “tutto risolto”, e gli abitanti stessi affermano l’esatto contrario?

    Perché sui telegiornali nessuno parla più dell’Abruzzo?

    Si sta avvicinando l’inverno è vero che migliaia di persone vivono ancora nelle tendopoli?

    I punti oscuri sono decisamente troppi, e scarsi sono stati gli interventi, tempestivamente ottimali, ma all’effettivo non hanno risolto granché visto che non gli si è data continuità.

  3. Silvia Urso

    In particolare è uno il punto che sento di dover commentare.

    Prima di tutto, parliamo di una situazione che a 17 mesi di distanza dal giorno dell’accaduto, è insostenibile…eppure, a quanto mi è sembrato di capire dalle parole degli intervistati, gli aiuti ci sono stati.
    Certo…abbondanti inizialmente, poi col tempo sono andati scemando sino quasi a scomparire, se non erro. Ora, i pensieri che mi vengono in mente sono tre:
    1) questi aiuti non sono stati elargiti seguendo una tattica adeguata (ovvero aiutare le vittime e metterle nelle condizioni di “ripartire” e ricostruirsi una vita);
    2) gli aiuti sono stati adeguati, ma non hanno dato i frutti sperati (ovvero le persone, naturalmente non parlo delle più sfortunate, non hanno sfruttato i nuovi punti di partenza che gli sono stati offerti, preferendo evitare di rimboccarsi le maniche e continuando a recitare la parte dei bisognosi);
    3) gli aiuti ci sono stati, adeguati, ma soltanto per una cerchia ristretta di persone che ha saputo sapientemente trarre il maggior guadagno personale possibile.
    Osservando l’Italia e gli Italiani, purtroppo è la terza ipotesi quella che sento essere più veritiera.
    Perchè? Perchè gli italiani amano mangiarsi l’un l’altro come sciacalli che altro non pensano se non al proprio personale interesse…e ciò accade in piccole realtà, come quelle dei piccoli commercianti, oppure in quelle più importanti, come l’esempio della tragedia dell’Aquila.
    Da qui, credo che per quanti aiuti possa fornire lo stato, il principale problema rimane lo stile di comportamento di ogni singola persona. La realtà si conosce…ma c’è sempre chi la sotterra. Credo che le vittime, quelle reali, continueranno a patire ancora a lungo…e non solo per quello che è toccato loro, ma anche per tutti gli sfizi che tanti altri hanno pensato bene di togliersi, sfruttando l’accaduto.

  4. Luca C.

    L’economia italiana va a rotoli, l’università non ha più i fondi, e a L’Aquila tutto è rimasto com’era… ma credono sul serio che a noi importa della casa di Fini, degli animali che ogni giorno fuggono dal circo e del superenalotto??? Credono davvero che siamo così idioti???

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