Tra Religone Scienza e Stato: un affaire tutto italiano

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(di Francesco Baratta)

Gli eventi delle ultime giornate hanno portato nuovamente alla ribalta una delle questioni più controverse nella discussione etico-scientifica: la procreazione assistita e le sue varianti. Controversia questa, tutta italica, che ha finito per coinvolgere le più svariate sfere della società civile, partendo dalla religione, passando per la morale comune fin ad arrivare ad una discussione politica in piena regola. Ma procediamo per gradi.


Lunedì 4 ottobre l’Istituo Karolinska ha ufficialmente assegnato a Robert G. Edwards il premio “Nobel per la Medicina e la Fisiologia” [Nda: pochi sanno che mentre l’ultimo italiano ad essere premiato è stato Mario Capecchi nel 2007, l’ultima ricerca italiana premiata è stata quella di Daniel Bovet (svizzero) nel 1957, mentre l’unico premio assegnato ad un italiano per una ricerca italiana è stato quello a Camillo Golgi nel 1906].
Ad Edwards è stato dunque riconosciuto il merito di “aver apportato considerevoli benefici all’umanità”, tramite le sue ricerche che hanno reso possibile e realizzabile la fecondazione in vitro. Ma a quanto pare, quanto deciso dal prestigioso istituto, non è stato condiviso da tutti, ed anzi, la polemica non ha tardato a montare.

«Si devono a lui mercato ovociti, mamme-nonne e embrioni a morte»

Ha dichiarato senza mezzi termini monsignor Ignacio Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Tutto ciò, se vogliamo, non rappresenta di per se uno scandalo, in quanto la chiesa non fa altro che esercitare il proprio potere al fine diffondere il proprio concetto di etica e di morale. Il problema, come sempre e troppo spesso accade in Italia, si crea invece, quando uno stato, che dovrebbe essere laico e sovrano, si lascia influenzare e guidare da quella che è la parola della Chiesa di Roma.

In un ambiente infuocato dalla discussione sull’assegnazione del premio nobel (che imperversa soprattutto in Italia, mentre all’estero la reazione della chiesa viene snobbata se non addirittura derisa), è piombata poi un’altra eclatante notizia sull’argomento. È del 6 ottobre la agenzia secondo la quale il tribunale di Firenze avrebbe sollevato, accogliendo un ricorso di una coppia sostenuta dall’associazione Luca Coscioni, il dubbio di costituzionalità sulla legge 40 sulla fecondazione artificiale e nello specifico sul divieto, in essa espresso, di ricorrere alla fecondazione eterologa (ricorrendo ad ovuli e/o spermatozoi esterni alla coppia).

Questa legge ha creato nel tempo numerosi problemi, sia giuridico-scientifici che politico-sociali.
Affrontiamo i primi, che hanno progressivamente portato alla dichiarazione di incostituzionalità di vari commi (tra parentesi quadre alcune riflessioni scientifiche e morali che non necessariamente sono correlate ai motivi che hanno portato dalla dichiarazione di incostituzionalità):

  • Il comma 2 prevedeva l’impossibilità di creare più di 3 embrioni e obbligava all’impianto contemporaneo degli stessi [con il pericolo che ciò comportasse una gravidanza multipla, evento durante il quale crescono di molto i rischi di complicanze e inoltre il limite di 3 obbligava i pazienti non fortunati al primo colpo a sottoporsi a procedure cicliche]
  • Il comma 3 impediva la crioconservazione di embrioni se non per cause di forza maggior non ipotizzabili prima della procedura. Questo comma è stato dichiarato incostituzionale nella parte che sosteneva l’obbligo di impianto degli embrioni “non appena possibile” anche senza pregiudizio per la salute della donna [in pratica nel nome dal progetto di vita rappresentato dall’embrione doveva essere messa in pericolo la vita della donna]

Tutti questi problemi e le discussioni che attorno ad essi si sono create si reggono sullo scontro tra etiche diverse, soprattutto tra quella cattolica e quella laica, entrambe legittime in quanto tali.
La questione invece comincia a diventare più problematica quando lo Stato, sospinto da una innegabile influenza della Chiesa Cattolica, si sostituisce alla etica e alla morale del singolo individuo, volendo proporsi come detentore della unica verità accettabile e dimenticando quel diritto che da noi sembra ancora non essere considerato tale:  il Diritto di Scelta. Inoltre la cosa diventa ancora più grave quando tutto ciò lo Stato, lo fa tollerando o addirittura avallando ingerenze con la democrazia. Infatti coloro del PDL che in questi giorni hanno paventato l’obiettivo della magistratura di sovvertire la volontà popolare hanno dimenticato come, in occasione dei referendum abrogativi del 2005, abbiano chiesto agli elettori, in accordo con la Chiesa di Roma, di rinunciare al proprio diritto di rendersi partecipi dell’unico strumento legislativo di democrazia diretta e che i 4 quesiti hanno avuto tutti una % di si oscillante tra il 77 e l’88%.
Non è forse ora di allinearsi in materia di diritti dell’individuo a quello che è lo standard europeo? Non è forse ora di rendersi realmente, in ogni forma, uno stato laico? Beh, forse sarebbe il caso…

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7 pensieri su “Tra Religone Scienza e Stato: un affaire tutto italiano

  1. GAIA

    Concordo pienamente con te, è senz’altro ora di adeguarsi allo standard europeo ed è ora che l’ Italia diventi uno stato laico, non solo formalmente ma anche sostanzialmente. Nel 2010 non è ormai più tollerabile che la Chiesa si “sostituisca” allo Stato e pretenda che la sua “voce” venga presa in considerazione come somma verità alla quale allinearsi!La scienza fa grandi scoperte e in molti casi migliora le nostre vite,ma non obbliga nessuno a ricorrere a fecondazione in vitro etc. Esiste, come hai detto tu, il Diritto di Scelta, e ogni singolo individuo è in grado di vagliare le opzioni che gli si propongono e scegliere quella che ritiene per lui più giusta.

  2. Eddie (S.D'errico)

    Ogni volta che abbiamo a che fare con l’argomento della scienza innovativa specie in campo bio-medico, vengono alzati in continuazione polveroni al grido di “attenti al lupo”, da gente che non dovrebbe neanche godere di voce in capitolo!, “povero Galileo ma chi te l’ha fatto fare!”.

    Dai basta stanno diventando insopportabili, e ve lo dice un cristiano che, quasi ogni giorno riceve continue conferme sul fatto che la chiesa tutto fa meno che quello che gli compete.

    Sarebbe ora che lo stato italiano, con il suo governo faccia e agisca senza dover rendere conto al vaticano che con noi ha ben poco da spartire, specie in materia scientifica, specie alla luce del fatto che il nostro è un beneamato stato LAICO!, allinearci allo standard europeo alleluja! ma sempre in ritardo arriviamo.

  3. Francesco

    @ Gaia
    Attenzione, quello che voglio e ho voluto sottolineare è che la colpa non è della chiesa, che fa bene ad esercitare il proprio potere se lo ha, il problema riguarda lo stato che dovrebbe resistere a tali ingerenze e contrastarle, soprattutto quando si parla di questioni etico-scientifiche che meriterebbero ben altri ambienti di discussione [ad esempio una commissione di alto profilo culturale in materia] e non di essere demandata a diatribe politico-religiose

    • GAIA

      Si si, avevo capito. Io sono d’accordo con te che il problema sia lo stato ma volevo aggiungere anche che secondo me la Chiesa non dovrebbe più pretendere alcun tipo di potere in queste materie. Solo questa piccola differenza rispetto a quello che avevi detto tu.

  4. Carolina :)

    Pienamente d’accordo con Francesco.
    La ricerca scientifica mette a disposizioni tecniche e conoscenze, per intervenire laddove “Madre Natura” ha commesso degli errori.
    Rimane al singolo la possibilità di scegliere, ed è su questo che si discute.
    L’Italia è uno stato laico e “contiene” geograficamente lo Stato Del Vaticano; troppo spesso lasciamo però che questa vicinanza geografica condizioni lo sviluppo dell’Italia scientifica, dell’Italia delle ricerche, una Italia che è ancora troppo troppo lontana dagli standard Europei. Perchè i politici hanno così a cuore l’opinione ecclesiastica?
    Sostengo che ognuno debba occuparsi delle proprie faccende; la scienza si occupi di progresso scientifico, e la Chiesa torni finalmente ad occuparsi dei veri valori cristiani, troppo spesso messi a dura prova dagli stessi uomini di Chiesa. Non è assolutamente fuori luogo questa figura di “Prete-politico”?

  5. Antonio

    Certo che è fuori luogo la figura del “prete-politico” ma è incontrovertibile che un sacerdote, un vescovo, un cardinale, il Papa sono uomini di Chiesa che hanno il compito di dare una linea guida ai credenti, a coloro che credono nella religione cristiana cattolica. L’Italia però viene condizionata dalla Chiesa non certo per la sua vicinanza geografia, bensì perchè la cultura italiana e in parte europea, prende le sue basi dalla religione cristiana: usi, costumi, tradizioni, LEGGI hanno una base, che ci piaccia o meno, fortemente cristiana. Purtroppo o per fortuna (non spetta a me deciderlo) questa è la realtà e su questo fatto c’è ben poco da discutere. Quello che io mi auguro è che ci sia una presa di posizione dello Stato, il quale è SOVRANO e LAICO, e non che la Chiesa smetta di diffondere i suoi valori, perchè la Chiesa, come ho già detto in altro post, è spesso anacronistica e dovrebbe fare dei passi in avanti, ma ha tutti i diritti per dettare la linea ai suoi fedeli, spetterà a loro poi decidere quale sarà la posizione da prendere.

  6. Luca C.

    Mi complimento ancora una volta con la redazione e con Francesco per l’interessantissimo tema trattato, pertanto ringraziando del tag espongo anch’io la mia opinione, che è brevissima, semplice e concisa.

    La Chiesa ha tutto il diritto di espirmere la sua – tuttavia pur sempre contestabile – opinione, nessuno lo vieta, così come nessuno vieta ad altri enti o persone di esprimere la loro riguardo un qualsivoglia argomento. E’ conseguente che tale opinione espressa da un ente ecclesiastico condizioni in particolar modo lo stile di vita e le abitudini/decisioni dei coloro che sono di fede cristiana. Ma è questo il punto importante. L’ha detto anche Antonio, la Chiesa esprime un’opinione, da un consiglio, una via, una guida a chi si rispecchia in quella fede e pertanto accetta tale dottrina. E, tuttavia, dinanzia al potere del diritto di Scelta, resta comunque opzionale seguire o meno tale consiglio, anche da chi è di fede Cristiana. E’ ciò che segue che è sbagliato, e, a mio parere, dovrebbe essere punito. Perchè la Chiesa IMPONE. Si oppone con forza a cose che non tollera, e la cosa triste è – si prenda l’esempio della fecondazione – che ostacola ciò che non gradisce soltanto sul suolo Italiano. Si prenda la Spagna, altro paese non meno Cattolico dell’Italia, ma lì la fecondazione artificiale è concessa. La ricerca non è ostacolata.
    Ora non voglio discutere su cosa o chi abbia dato così tanto potere a un ente che – sulla carta – dovrebbe esercitare prettamente la funzione di guida spirituale; la mia domanda è un’altra: perché se, secondo la costituzione, l’Italia è a tutti gli effetti uno STATO LAICO è così dipendente dal volere della Chiesa? Non lo trovo giusto, né corretto, sia nei confronti del popolo Italiano, sia nei confronti di chi si ritiene ateo, agnostico o di religione del tutto diversa a quella cattolica ai quali viene privato qualsiasi diritto di servirsi della fecondazione artificiale suddetta. I motivi possono essere tanti, dal più banale al più terribile, ma io non trovo giusto, ripeto, che uno stato laico come il nostro debba essere servo delle opinioni espresse dallo stato Vaticano. Gradirei che ci scrollassimo di dosso questi freni, queste catene che, soprattutto dinanzi a un’Europa sempre più all’avanguardia, condizionano irreparabilmente la nostra ricerca, i nostri ricercatori e i nostri medici, e ci fanno apparire arretrati e obsoleti, nonché sciocchi.

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