Moro come COMPROMESSO, non come omicidio…

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(di Antonio di Giorgio)

Sono anni ormai che cerco di capire quale sia la verità su uno dei casi più eclatanti della storia politica italiana: il rapimento e l’omicidio dell’Onorevole Aldo Moro. Giornali, libri e testimonianze dirette hanno tentato di spiegare nei minimi dettagli cosa sia realmente accaduto all’epoca, ma nessuno mi ha mai parlato in maniera dettagliata ed illuminante della causa della sua morte, ovvero del famosissimo compromesso storico” il quale tutti dichiarano di sapere cosa sia stato effettivamente, ma nessuno conosce o ricorda il dettaglio. Per questo ho deciso di non parlare solo della morte di un eroe ma, di soffermarmi maggiormente sul suo progetto politico che, in ogni caso, avrebbe portato un’ ulteriore svolta al Paese.

Con l’espressione “compromesso storico” si intende l’avvicinamento politico dei due più grandi partiti italiani degli anni ’70, la DC e il PCI, formando cosi un’alleanza che permettesse di governare come mai nessuno in Italia aveva fatto. A dirla tutta, l’idea iniziale fu del segretario del partito comunista, Enrico Berlinguer, il quale ripromettendo di “ottenere piena partecipazione nella facoltà di decidere”, cercava di creare una nuova classe dirigente di cui fosse partecipe anche quella operaia la quale aveva voglia, diritto e percentuali di voto per decidere cosa produrre e per chi produrre. Questo compromesso nacque dalla mente del segretario del PCI, a onor di cronaca il più grande partito comunista d’Europa, come una “riflessione” sofferta, una ricerca di un rapporto vincente tra trasformazione e consenso, un’idea nuova che potesse finalmente superare quelle contraddizioni ideologiche che tendevano a rallentare la crescita del Paese.

Ulteriore motivo per cui si iniziò a prendere in seria considerazione il “compromesso storico” fu quello di tutelare la democrazia italiana da pericolose involuzioni autoritarie, in particolare da quella strategia della tensione (teoria interpretativa che accomuna in un unico disegno politico l’insieme delle stragi e degli attentanti terroristici in Italia tra il 1969 e il 1984) che insanguinava l’Italia.

Questa idea di politica, che verrebbe considerata altamente rivoluzionaria e avanguardista perfino ai nostri giorni, figuriamo negli anni ’70, fu recepita nella DC solo dal segretario Zaccagnini e dal Presidente del partito Moro, il quale analizzò il progetto e se ne fece carico diventandone il promotore per eccellenza. Coloro i quali non amavano affatto questo nuovo modo di porre la politica agli italiani erano certamente i rappresentanti dell’ala destra della DC, uno su tutti Giulio Andreotti, il quale in un’intervista dichiarò che “il compromesso storico è il frutto di una profonda confusione ideologica, culturale, programmatica, storica. E, all’atto pratico, risulterebbe la somma di due guai: il clericalismo e il collettivismo comunista.” Oltre ad Andreotti, il progetto del compromesso storico” venne bocciato anche dalla fazione combattente di estrema sinistra (le Brigate Rosse) e dagli Usa, i quali “consigliavano” alla Dc di non dare vita a ciò che per loro era di ardua attuazione e poco praticabile.

Siamo tutti consci di come si siano svolti i fatti e non c’è bisogno che sia io a ribadire quali siano, i responsabili, certi o presunti, di quanto accaduto.

Io personalmente ho sempre pensato questo “compromesso storico” come una sfida, come un superamento delle ideologie obsolete e antitetiche, come uno spartiacque che avrebbe potuto aprire le porte all’Italia verso il progresso, verso un livello tale di avanguardismo che tutta Europa ci avrebbe invidiato. Non nego che i rischi sarebbero stati altissimi e che l’eventuale fallimento avrebbe potuto aprire scenari poco chiari per questo Paese, ma pur non avendo vissuto l’epoca, ascoltare Moro e l’enfasi con cui ha promosso a costo della vita l’idea del “compromesso storico” nell’assemblea dei Parlamentari Democristiani in vista della costituzione del IV Governo Andreotti, mi ha trasmesso delle emozioni che non fanno altro che avvalorare la mia tesi, la quale sostiene che perdere l’onorevole per un omicidio non è stata la sola perdita di una persona, ma è stato come se l’Italia si fosse assentata in un momento storico in cui doveva essere presente a tutti i costi. Quel treno ripasserà? Io mi auspico di si, solo la storia potrà rispondere a questa domanda.

Per chi volesse rivivere le emozioni che ho rivissuto io, ecco i video del discorso di Moro nell’assemblea dei Democristiani in vista della costituzione del IV Governo Andreotti


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6 pensieri su “Moro come COMPROMESSO, non come omicidio…

  1. Pietro

    Credo che il compromesso storico fosse l’unico modo possibile per governare bene l’Italia di quegli anni, ma non come progetto politico nazionale; che fosse inviso ad oriente come ad occidente credo sia ormai assodato.
    Tuttavia credo che in parte si sia realizzato lo stesso, non a livello politico ma sicuramente a livello amministrativo-territoriale in tutte quelle realtà del paese che il PCI ha governato sapientemente, questo secondo me è stato ed era l’unico compromesso possibile.

  2. Antonio

    Io credo invece che un compromesso storico nazionale si poteva attuare. Ci sarebbero voluti molti anni di assestamento ma alla fine avrebbero raggiunto un buon risultato. Dico questo perchè, a differenza dei politici della nostra generazione, in quelli passati vedo una coscienza civile molto più pronunciata, un senso di responsabilità verso la gente che ora sembra sparito e sono proprio queste qualità che mi spingono a “fidarmi” dei loro progetti.
    La cosa più brutta è che sono e rimarranno sempre supposizioni…

  3. Davide

    In una lezione universitaria che ci ha fatto vedere la nostra professoressa lo scorso anno scolastico riguardante il compromesso storico e Aldo Moro, ricordo che il docente che spiegava disse che in “prigionia” Moro si fidasse soltanto di Zaccagnini, proprio perchè promotore del compromesso storico, mentre non si fidava più degli altri componenti della DC. Inoltre ricordo che il compromesso storico era molto più sentito come attuazione da Berlinguer e meno nella DC. Poi sull’efficienza di un tipo di governo come quello francamente non saprei dire se avrebbe funzionato o meno

  4. Anonimo

    Devo riconoscere che la mia opinione è discordante con Antonio:il compromesso aveva preso il via,con l’ultimo discorso che Moro fece prima di essere rapito,il 28febbraio 1978.L’accordo dunque si fece e il suo risultato noi lo conosciamo bene,perché è diventato storia.
    Con il compromesso i gruppi clandestini di estrema sinistra che non appoggiavano questa alleanza di sistema DC-PCI-PSI scelgono la via delle armi,intolleranti di un possibile dialogo con partiti moderati;il compromesso ha portato ancora all’ “iniqua sentenza della DC”che martellò sullo stemma della fermezza contro le BR,infine il compromesso si è dissolto dietro un sipario tinto di segreti e di misteri

  5. antonio

    @anonimo: il discorso che tu citi è proprio quello che abbiamo riproposto di seguito al post; certo che c’era un accordo ma il risultato a mio avviso non c’è, o meglio, la morte di Moro non è il risultato del compromesso storico; io avrei voluto vedere cosa sarebbe successo se le cose fossero andate come dovevano andare. tu credi che non avrebbe portato a nulla di buono?

    ps: noi di Punto Futuro gradiremmo che si scegliesse un nick name oppure si metta il nome…grazie…

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