C’è chi dice no… Ancora

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(di Baratta Francesco)

Abbiamo cominciato qualche mese fa una rubrica che parlava della storia d’Italia “nascosta”, rubrica che pian piano è andata trasformandosi in una sorta di memorandum su quei personaggi che si sono concessi all’Italia fino all’estremo sacrifico.
Ma gli eroi di cui abbiamo bisogno oggi sono anche altri, quelli che nel loro piccolo, senza gesti estremi, ma con la fermezza delle proprie idee e delle proprie convinzioni combattono per una Italia migliore, per una Italia “normale”.
Capita così, guardando Report, dopo inchieste e servizi che getterebbero nello sconforto anche il più inguaribile degli ottimisti, di imbattersi nel racconto della storia di uno di questi “eroi moderni”. La rubrica in questione è “C’è chi dice no” (e già il nome è tutto un programma), il nome del protagonista è invece Raphael Rossi, giovane 35enne specializzato nella progettazione di sistemi di raccolta differenziata porta a porta che nel 2003, a soli 28 anni, ha assunto la carica di amministratore delegato alla Amiat, l’azienda dei rifiuti di Torino, controllata del comune.


La decisione del consiglio di amministrazione di scegliere un a.d. così giovane, a prima vista coraggiosa ed innovativa, in realtà cela la speranza di ottenere un amministratore fantoccio al quale far approvare, senza troppi problemi, le delibere decise dal consiglio. Speranza questa, per fortuna, disattesa.
I consiglieri avranno cominciato a ricredersi sulla bontà della loro scelta quando Raphael ha preso la decisione di visionare, una ad una, tutte le carte delle delibere che gli vengono sottoposte, e ne avranno maturato la convinzione quando nel 2006, il giovane a.d. rifila una serie di no alla proposta di acquisto di un pressoestrusore, macchinario del valore di 2,4mln di euro, da lui ritenuto inutile, per giunta senza nessuna gara di appalto (come invece dovrebbe accadere). La proposta gli verrà presentata numerose altre volte sotto forma di diverse delibere, durante l’evolversi delle quali il prezzo dell’operazione sale magicamente a più di 4 mln di euro.
Con la scadenza dei mandati del cda (2007), Raphael viene promosso a vice-presidente mente l’ex presidente abbandona la carica. Ma abbandonata la carica, Giorgio Giordano non abbandona l’idea dell’acquisto. Così giunge al tentativo estremo, quello di cercare di convincere Raphael proponendogli la “spartizione della torta”, ovvero avvisandolo che la azienda produttrice [Vm Press] del macchinario avrebbe a disposizione per lui 50.000 euro. Ma l’ex presidente non ha tenuto conto del fatto che c’è chi dice no: Rossi sceglie di avvisare i carabinieri e all’incontro con i responsabili della ditta produttrice si presenta con tanto di microfono nascosto.
Come si è conclusa questa storia? Non c’è modo migliore per riassumerlo che riportare la chiosa di Giuliano Marrucci, giornalista di report:
“L’accusa per Giordano e soci è di istigazione alla corruzione. Da allora sono passati due anni. Pena massima prevista 4 anni. Giordano si è ritirato a vita privata, Succio invece è stato nominato membro dell’organismo indipendente di valutazione dell’Inea. La Vm Press continua a lavorare, anche se di pressoestrusori non ne ha venduti più. I dirigenti Amiat che avevano proposto quella delibera hanno fatto tutti carriera. Raphael lo chiamano ovunque come consulente per la raccolta porta a porta. Ovunque, tranne in Amiat, dove è stato mandato a casa ed è stato sostituito nella poltrona di vice-presidente da un’infermiera. Nessuno gli ha mai detto grazie”.

Cosa aggiungere? Che questo paese forse, più che di giovani Raphael Rossi, ha bisogno di una classe di dirigenti e di una opinione pubblica che si battano per i giusti meriti di chi lotta, da dentro le istituzioni, per la legalità. E i Raphael Rossi verranno da se…

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3 pensieri su “C’è chi dice no… Ancora

  1. Jo Maglietta

    Bravo Raphael. Ci vuole molto coraggio e penso che siano pochi quelli che avrebbero resistito, come lui. Io stesso penso che in una simile situazione avrei fatto molta fatica. Da un lato le pressioni, dall’altro una considerevole somma in denaro, ci vogliono due volte le palle per non cedere. E’ un bene che esistano persone come lui ma è chiaro che un singolo caso isolato non può far nulla, contro un sistema. Però questo deve far riflettere perché se ci è riuscito lui, allora può riuscirci chiunque. Spesso abbiamo troppa paura delle conseguenze per affrontare simili situazioni e la storia di Raphael deve proprio farci aprire gli occhi sul fatto che il lieto fine è possibile e che a volte sovrastimiamo i rischi di una decisione coraggiosa. Certo, poi ascoltiamo fatti di cronaca come quelli degli ultimi giorni e allora l’ottimismo scompare. Ma forse è anche perché ormai, quanto più sono brutte le notizie, tanto più attirano ascolti e quindi: non avremmo tutti meno paura di prendere decisioni coraggiose se non fossimo strumentalizzati da ciò che trasmettono i media?

  2. Eddie (S.D'errico)

    Sbaglio o questo Raphael, ieri era presente nella trasmissione di annozero?
    Comunque di persone come lui, ce ne dovrebbero essere in ogni azienda, io credo ancora nella giustizia, credo che le persone che si sentono come Raphael debbano emergere, subito!. Un giorno neanche troppo lontano, riusciremo a consegnare alle sbarre i furbi, e a premiare i giusti.

  3. antonio

    E’ proprio lo stupore che proviamo verso un atteggiamento come quello di Raphael che ci deve far riflettere su quanto è malato il sistema in cui viviamo, un sistema ormai saturo e privo di ogni fondamento etico. C’è bisogno di parlare, di far conoscere alla gente personaggi come Raphael, il quale ha preferito all’illecito e all’interesse personale quel concetto di BENE COMUNE di cui tutti si riempono la bocca ma che sono in pochi ad perseguirlo veramente.

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