Numeri contro opinioni…

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(di Pietro Deligia)

La domanda che mi pongo è perché?

Perché si fa demagogia, perché si strumentalizza, e soprattutto perché non si evince il vero messaggio trasmesso da chi parla, specialmente se avvalorato dai fatti?

Ogni volta che in questo paese, si cerca di cambiare rapporti e consuetudini vecchie che si portano dietro il tanfo della loro putridezza, si apre il consueto marasma dei benpensanti, di quelli che oggi dicono:”Si questo paese ha bisogno di competitività” ma poi il giorno dopo, quando magari qualcuno senza troppi peli sulla lingua esplicita numeri e fatti tangibili, si tirano indietro, o addirittura gli si scagliano contro.

Avrete capito a cosa mi riferisco, da una parte Sergio Marchionne, ceo della Fiat, dall’altra la politica propagandistica italiana, da una parte i fatti, i numeri, dall’altra le voci, le opinioni, che (tranne qualche eccezione) si sono ritrovate a fare fronte comune contro il PADRONE Marchionne.


Mai come in questo caso si sono ritrovati tutti, maggioranza e opposizione, tutti contro chi, in nome delle leggi del mercato, detta regole, pone progetti all’attenzione del paese, da alternative, investe e soprattutto crede in questo paese, perché ha una prospettiva concreta per esso, diversamente forse dalla classe dirigente…

I problemi cruciali posti dall’ a.d. Di Fiat sono noti, ma vengono continuamente mistificati.

Il rapporto con il variegato mondo dei sindacati di questo paese, merita certamente una regolamentazione seria. Serve una svolta epocale, che possa riportare questa terra ad essere almeno confrontabile con quelle che sono le realtà europee, come la Germania per esempio, dove esiste un unico sindacato per i metalmeccanici, o come altri paesi dove esiste la contrattazione aziendale. Bisogna snellire gli iter di approvazione dei contratti di lavoro, non si può più trattare con chi è mosso solo dall’ideologia, non si possono più tollerare perdite di tempo che provocano danni irreparabili al sistema-paese.

La scarsità di investimenti dei paesi stranieri nel nostro paese è un fatto. Se in dieci anni nessuno ha deciso di investire da noi, e soprattutto se molti sono andati via, ci sarà o no un problema?

Le condizioni in cui versano il lavoro e la competitività (stime credibili, perché stilate da enti autorevoli ed avvalorate dalla quotidianità), fanno rabbrividire, l’Italia arranca agli ultimi posti degli indici mondiali sulla competitività. Livelli da terzo mondo! E di cosa parliamo invece?…del fatto che Marchionne sia più canadese che italiano? E si, è entrata nel vivo la campagna elettorale, una ricerca del consenso triste ed infinita, ma quando si parlerà delle vere questioni?

Succederà quando noi lo vorremmo veramente, cioè quando determinati comportamenti e prese di posizione ideologiche non avranno più seguito, è alla società civile che mi rivolgo, a quegli uomini e quelle donne che amano il lavoro che fanno e che a lungo andare metteranno da parte ideologie che non appartengono a questo tempo, c’è bisogno di cambiamento, siete voi che dovete imporlo, con le vostre scelte, con i vostri diritti (quelli veri) di cittadini e lavoratori, ma anche e soprattutto con i vostri doveri. Dovere di andare a lavorare anche quando c’è la partita, di fare uso della malattia e delle sovvenzioni assicurate dal contratto di lavoro solo quando se ne abbia realmente l’esigenza, dovere di non vedere il posto fisso come una “botte di ferro” all’interno della quale tutto è concesso perché ormai acquisita , ma come un posto vostro, si, che tuttavia dovete e dobbiamo conquistarci quotidianamente, lottando per i diritti, ma ricordandoci soprattutto dei doveri.

Vi invito a guardare l’intervista, in modo da poterne commentare il contenuto…

68 pensieri su “Numeri contro opinioni…

  1. Luca C.

    Sei un grande, Piè! Bellissimo quest’articolo, mi trovi pienamente d’accordo… ora arriveranno quelli che hai citato, mossi soltanto dalla ideologia, a cercare di screditare ciò che cerca di trovare Marchionne, cercheranno da qualche parte un difetto, del quale parleranno per aggirare il vero problema (come ha fatto Fini, ridicolizzandosi davanti a tutta Italia, penso). Pienamente d’accordo anche con l’ultima parte. Io da diretto interessato, in quanto mi capita spessissimo di ascoltare i problemi e le perplessità di mio padre riguardo la gestione di lavoratori, posso solo essere d’accordo con Marchionne. Purtroppo c’è un problema fondato, che ha segnato ormai il mondo del lavoro del centro-meridione da generazioni ormai, complice una politica che ha troppo speculato sul posto statale e i tanti, troppi sindacati che tutelano, a quanto vedo, solo i diritti dei “lavoratori” piuttosto che ricordar loro anche i doveri.
    Ce ne sarebbe da dire, ora voglio ascoltare i commenti di chi leggerà, intanto ti ringrazio ancora per l’articolo!

    • Luca C.

      il titolo dell articolo citato dice tutto… mi dispiace notare che i primi che si spacciano per grandi difensori dell’Italia sono gli stessi che contribuiscono a farla marcire…

  2. Carlo M.

    Scusami Pietro ma quello che evinco dal tuo post è che per seguire questo fantomatico mercato si possa passare sopra la testa delle persone che con il lavoro ci devono campare.

    Qui non si tratta di essere con i numeri o con l’ideologia, si tratta di essere con le persone o con il mercato, ognuno a seconda della propria sensibilità sceglierà poi il proprio posto.

    Secondo la mia sensibilità considerare i Numeri di Marchionne equivale a sminuire l’umanità delle persone che tra le altre cose reggono i profitti di Marchionne stesso, a tal proposito ti rivolgo alcune domande anche provocatorie se vuoi: “Hai mai parlato con qualche metalmeccanico chiedendogli le loro ragioni? Hai mai parlato con un agricoltore sulla logica della filiera?” Se l’hai fatto prendo atto della tua visione schiacciata verso la visione capitalistico – predatoria dell’attuale società, visione dove il più forte, in questo caso il datore di lavoro, può permettersi di ricattare i suoi dipendenti.

    Non penso che questa sia demagogia o ideologia, come ti piace chiamarla, è un fatto.
    Chiedere infatti di rinunciare alla pausa pranzo obbligatoriamente (se richiesto dal dirigente), diminuire le pause e inserire 80 ore di straordinario Obbligatorio, mi sembra un passare sopra ai diritti dei lavoratori e non ho fatto cenni sul diritto allo sciopero proprio per essere meno ideologico possibile e parlare di persone e non di idee.
    Penso che nessuno neghi che nel mondo del lavoro tutto ci siano problemi di assenteismo e di improduttività è vero, ma è anche vero che in nome della produttività si può chiedere a dei lavoratori di preparare e sigillare 60 scatoloni all’ora, uno al minuto per 8 ore lavorative.

    Si parla anche di fare sacrifici per permettere all’azienda di sopravvivere, io vi chiedo: “Chi li sta facendo i sacrifici? Pensate che li stia facendo Marchionne che potrebbe perdere qualche punto percentuale in borsa? Non credete invece che li stiano facendo le migliaia di lavoratori e lavoratrici che attualmente sono in cassa integrazione e con il posto a rischio?”.
    Ma alla fine i miei sproloqui possono essere solamente frutto della mia ideologia novecentesca, ideologia che ha l’ardito e inaudito punto fermo di mettere al centro della discussione gli uomini, le donne ed il lavoro e non la speculazione ed il profitto di pochi.

    Purtroppo, quello che vedo invece nel discorso di Marchionne è la visione di una politica industriale con la bussola puntata sui metodi di produzione dei paesi emergenti, paesi in cui la mano d’opera è sicuramente più conveniente che qui in Italia per ovvi motivi.

    Soprattutto il dirigente di Fiat sembra dimenticarsi degli aiuti che lo Stato ha elargito al colosso italiano dal 1977 al 2009 per un totale di 5,1 Miliardi di €, di cui 1,9 Miliardi erogati direttamente dai contribuenti tra il 1990 ed il 2009, aiuti che hanno sospinto anche il così detto boom Marchionne.
    Ora che la stagione degli incentivi sta finendo si rende conto magicamente che il settore auto Fiat non è più competitivo.
    La soluzione quindi quale può essere? Presto detto: Delocalizzare e\o restringere salari e\o diritti dei lavoratori.
    Scusate ma secondo me è una visione che tende ad una nuova modernità che strizza l’occhio più ad una realtà Ottocentesca che nuovo Mondista.

    • Pietro

      Caro Carlo, da una parte c’è l’europa, con le sue riforme, con la possibilità di licenziare chi non si prodiga nel lavoro, e dove si basa tutto sulla competitività, anche gli stipendi.
      Dall’altra c’è l’italia con i suoi sindacalisti, con chi ha poca voglia di lavorare, con le tutele troppo ampie, anche per chi non le merita.
      Ora le cose sono 2: o ci adeguiamo, oppure lasciamo stare la grande industria, ci diamo alla sussistenza, all’orto (come dice Latouche, a me molto simpatico) e addio 200 anni di sviluppo!
      A voi la scelta…

      • Carlo M.

        L’Italia della grande industria e dei grandi manager dov’è? Cosa ha fatto in questi anni per il sistema Italia? Mi pare che abbiano delocalizzato e non in Europa.
        Come mi pare che voglia fare Marchionne, o forse volete che ci adeguiamo alla Serbia così anche le altre nazioni cominceranno a delocalizzare da noi?
        Comunque se si avessero VERE motivazioni si potrebbe comunque licenziare le persone per gravi atti di improduttività.

        Attualmente gran parte delle grandi industrie sono improduttive anche perché sono in regime di cassa integrazione.

      • Pietro

        Gli investimenti per Pomigliano non mi sembrano pochi…Fabrica Italia è un bel progetto o no? E poi se in Italia non si fanno utili cosa devono fare, far morire la fiat??

  3. Eddie (S.D'errico)

    Quindi devo dedurre che quelle centinaia di migliaia di manifestanti che il 16 ott sono scesi a Roma insieme alla Fiom (ma cerano anche emergency, popolo viola, e molte altre associazioni e movimenti) siano pazzi?ipocriti? o peggio ancora scansa fatiche? e che siano mossi da ideologia? o siano persone che fanno demagogia?

    Che me ne frega se marchionne(si lo scrivo con la m e non con la M) sia più canadese che italiano, a me interessa che la sua stessa carica 20anni fa prendeva 20 volte lo stipendio di un operaio ora lui ne prende 400 volte in più!!

    A me interessa contestare questa politica Fiat, che impone senza discutere, che chiude in Italia per aprire in Serbia o dove costa meno il lavoro, e quando non chiude costringe gli operai a lavorare di più con uno stipendio tra i più bassi d’europa senza straordinari senza diritti e senza sicurezza.

    Perché per ovviare alla crisi gli sforzi i sacrifici debbono farli sempre e solo ,ripeto, sempre e solo, cazzo esclusivamente chi già da prima della crisi era in difficoltà!??
    ma stiamo scherzando? perché è questo che marchionne dice ogni qual volta apre la bocca!

    E’ l’italia intera che deve fare sacrifici per sconfiggere la crisi, se da una parte l’operaio deve aumentare il senso civico, lavorativo senza approfittare di quelle poche concessioni (quali la “malattia”) abusandone, dall’altra lo stato, il governo, i signori come marchionne anche devo fare gli sforzi e stando in una situazione ben più elevata e potente è stramaledettamente ovvio che i loro sacrifici debbano esse proporzionati, chi è che aumenta finanziamenti alla ricerca? chi è che deve assicurare ambienti lavorativi sicuri? chi è che deve rendere competitiva l’Italia? chi è che deve garantire il lavoro come diritto?
    l’operaio o il dirigente?

    • Pietro

      @ Eddie:

      in gran parte si…

      Per il resto, si parla di stipendi legati alla produttività, ma tu naturalmente questo non lo hai sentito caro eddie….

      • Eddie (S.D'errico)

        scusa con questo intendi giustificare il perché i salari italiani siano i più bassi d’europa?, non è forse lecito associare l’incremento dei salari, di seguito all’aumento della produttività? o è una bestemmia? sono di sinistra se faccio di più e preendo di guadagnare di più?

        p.s. il piano marchionne in germania durante la trattativa con l’opel è stato immediatamente rimandato al mittente e perchè? so tutti de sinistra là?

      • Pietro

        Per chiarire, io non faccio un discorso di sinistra-destra, ma di una classe politica che non risponde alle critiche pur fondate, ma fa solo polemica…

  4. Davide

    La FIAT perde competitività perchè non regge il passo con i grandi colossi automobilistici europei? E allora cosa si fa? Facciamo guadagnare meno gli operai italiani (che già sono agli ultimi posti d’Europa) così si risparma sui fondi da investire direttamente nelle fabbriche. La realtà è che si chiede sempre e comunque il sacrificio al lavoratore, colui che manda avanti l’azienda, mentre colui che la dirige e che guadagna oltre 400 volte più di un operaio rimane lì tranquillo sapendo che la sua salute e il suo portafoglio rimarrano comunque identici a prima…

    • Pietro

      Chi dirige una azienda che 6 anni fa era fallita, ed oggi ha delle prospettive per lo sviluppo di questo tipo, per me può guadagnare pure il doppio di quello che guadagna oggi!!

  5. Carolina :)

    Quando ho letto quest’articolo la prima volta sono rimasta un attimo perplessa, poi ho letto tutti i commenti, e infine ho dovuto rileggerlo daccapo. Cercherò di spiegarmi al meglio.
    Ci sono due o tre frasi in particolare sulle quali sono d’accordo: “La scarsità di investimenti dei paesi stranieri nel nostro paese è un fatto. Se in dieci anni nessuno ha deciso di investire da noi, e soprattutto se molti sono andati via, ci sarà o no un problema?”, e “l’Italia arranca agli ultimi posti degli indici mondiali sulla competitività”: credo che siano dati di fatto.
    “Dovere di non vedere il posto fisso come una “botte di ferro” all’interno della quale tutto è concesso perché ormai acquisita “: In via teorica potrebbe essere giusto, ma ritengo che ci siano da fare due osservazioni. La prima è che la cosiddetta “botte di ferro” è un posto che alcuni hanno faticato ad ottenere, e che costituisce il sostentamento delle famiglie di diversi anni fa, non più di quelle che verranno, e questo costituisce un problema importante. La seconda è che questo potrebbe fornire un’arma ai datori di lavoro, giustificando così licenziamenti arbitrari.
    Quindi posso affermare di essere d’accordo sull’analisi della situazione, meno sui provvedimenti che s’intende intraprendere per ovviare a questo scarso avanzamento dell’Italia lavoratrice.

    • Eddie (S.D'errico)

      Giusto condivido anche io in gran parte queste frasi, e meno molte altre.
      Gli eccessi ci sono da ambedue le parti, come gli abusi, di conseguenza gli sforzi ed i sacrifici per migliorare la situazione vanno fatti da tutte due le parti proporzionalmente. Fino ad ora solo una delle due parti ha iniziato il sacrificio.

  6. Carolina :)

    Spero di essere stata chiara: la discussione non si deve avviare sull’analisi della situazione bensì sui metodi intrapresi adesso. A mio avviso sono discutibili.

  7. antonio

    Già ho dibattuto abbastanza in via privata con qualcuno di voi ma voglio rendere pubblico il mio pensiero su questa vicenda. Partendo dal presupposto che Marchionne è forse una delle persone più competenti in materia, mi potreste spiegare perchè non vi togliete mai il vizio di prendere delle frasi, estrapolarle da un contesto ben preciso e spiattellarle a vostro piacimento?
    Di tutte le vostre critiche ce ne fosse stata una costruttiva…niente! solo accuse, accuse, accuse ma di soluzioni neanche l’ombra. Marchionne ha messo in luce tutti i problemi che ci sono a livello di competitività di sistema industriale e di efficienza lavorativa. Vi attaccate ai dieci minuti in più ma perchè non mettete in luce la poca voglia di lavorare degli operai?? se l’efficienza lavorativa è bassa, la colpa è di Marchionne? non credo. Però naturalmente questo non lo dite perchè sennò potreste fare discorsi che storicamente non sono di persone di sinistra.
    Parlate di incentivi ma gli incentivi sono dati alla gente (parliamo di 1500 euro a acquisto) invece sembra che gli incentivi siano soldi dati dati alle aziende.
    Il punto focale è che è inutile criticare un uomo che, se vi piaccia a no, ha contribuito a risollevare un’azienda sul lastrico fino al 2004 e che chiede dei sacrifici ai suoi dipendenti altrimenti deve chiudere. Vi propongo un esempio semplice semplice:

    se la Fiat fallisce gli operai italiani perdeno il lavoro
    se la Fiat si trasferisce in Serbia gli operai italiani perdeno il lavoro
    l’unica soluzione è chiedere meno diritti e adempiere ai doveri che ogni operaio ha, senza contare che i metalmeccanici sono gli operai più tutelati della storia della nostra Repubblica. Ci sono operai edili che non hanno nemmeno il minimo della tutela che hanno i metalmeccani eppure a me sembra che questi lavorano e non si lamentano, per questo dico che bisogna abbandonare le battaglie ideologiche e pensare un po’ di più ai problemi pratici nella speranza che si riesca a competere con mercati estremamente diversi dai nostri. Toglietevi dalla testa che Marchionne sia un avvoltoio dell’economia, state sbagliando completamente bersaglio.

    mi scuso per i toni accesi con cui mi sono espresso…vi saluto con un semplicissimo “pace e bene” e vi dico che è semrpe un piacere dibattere con voi, anche se siete delle zecche…:D

    • Eddie (S.D'errico)

      Non parlo per fazione e avrei detto le stesse cose anche cronologicamente prima il mio tesseramento, se solo termini imerese fosse stata violentata prima.

      Non metto in dubbio le competenze di marchionne, ma le modalità con cui affronta la questione, pur riconoscendo che il suo contributo alla fiat.
      I nostri metalmeccanici saranno anche i più tutelati, ma sono anche i meno tutelati e meno pagati d’europa, per capirci sono i migliori in Italia solo perchè gli altri stanno peggio.

      Gli operai che hanno poca voglia di lavorare vengono mandati a casa insieme a quelli che hanno voglia di lavorare, è proprio questo il punto.

      Io ho parlato di sacrifici bilaterali, da una parte l’operaio e dall’altra il dirigente l’imprenditore (che non stanno morendo di fame!), a differenza di marchionne che parla di sacrifici unilaterali.

  8. Luca C.

    Ribadisco e quoto in pieno quello detto da Antonio e Pietro, e cosa bella è che sono d’accordo pur non avendo una parte politica dalla quale schierarmi😛

  9. francesco baratta

    un complimento ed un quesito.
    il complimento al commento di carolina che fa una analisi lucida della questione, a cui fa seguire poi le sue valutazioni, diverse dalle mie, ma meno male che non la pensiamo tutti allo stesso modo.
    il quesito, volutamente provocatorio, che rivolgo a carlo e a quant’altri affrontino la questione allo stesso modo è… Se l’azienda non fa profitto ed inevitabilmente evolve verso il fallimento come è possibile tutelare i lavoratori?

  10. Carlo M.

    Innanzi tutto se parliamo di settori strategici per il paese vedi che quelle aziende NON falliscono.
    Se invece si parla di aziende piccole il lavoratore può essere tutelato tramite ammortizzatori sociali fino a quando questo viene riassorbito dal mercato del lavoro.

    • Pietro

      “Innanzi tutto se parliamo di settori strategici per il paese vedi che quelle aziende NON falliscono.”

      perchè?

      “Se invece si parla di aziende piccole il lavoratore può essere tutelato tramite ammortizzatori sociali fino a quando questo viene riassorbito dal mercato del lavoro.”

      quale mercato se le aziende chiudono ogni giorno…servono riforme, infrastrutture, competitività

      • Carlo M.

        Per lo stesso motivo per il quale lo stato non farà andare via Marchionne dall’Italia, lo stesso motivo per il quale lo stato ha dato e continuerà a dare incentivi alla FIAT ed agli altri comparti strategici per rimanere a galla, per lo stesso motivo per il quale lo stato ha rilevato di fatto la bad company Alitalia.

        Per quanto riguarda la seconda parte è vero, in questo momento di crisi non esiste un vero mercato del lavoro e che servano riforme è sicuro, bisogna vedere queste riforme a cosa puntano, se puntano ad una distruzione del lavoratore in nome della produttività mi dispiace ma non sono riforme che posso accettare.

  11. Eddie (S.D'errico)

    Io sono di sinistra perché reputo aberrante il modus operandi di marchionne, gli operai sono sfaticati perché qualcuno di loro riesce a fare il furbo ogni tanto standosene a casa(mi domando allora i cassaintegrati quanto siano furbi), i sindacati in Italia comandano troppo, intanto i francesi sono al 3° o 4° giorno di sciopero GENERALE! ( in Italia ce lo sognamo altro che furbizia!), in germania con il piano marchionne alla opel ci si sono puliti i piedi (se non altro), però noi abbiamo gli incentivi! mentre gli altri sono avanti luce e quasi vendono macchine che la benzina se la sognano!

      • Carlo M.

        ci tengo a ricordare che l’assenteismo sul lavoro è comunque un fenomeno complesso e non del tutto ascrivibile sempre e solo all’operaio cito wiki (per comodità):

        “L’assenteismo è un fenomeno sociologico direttamente collegato al comportamento sia dei singoli che delle imprese e alle condizioni di lavoro complessive. Infatti, condizioni e ambienti di lavoro soddisfacenti e motivanti si sono dimostrati fattori essenziali nel ridurre l’assenteismo, mentre condizioni opposte, unite alla disaffezione o alla scarsità di controlli da parte dell’azienda, favoriscono al contrario il fenomeno.”

        Dai vostri discorsi sembra che: o gli operai vivano in delle fabbriche dorate con tutti i confort e siano presi in considerazione, o vada bene che gli operai in genere debbano vivere nel tugurio – fabbrica e debbano anche starsene muti.

        Ricordo inoltre che l’assenteismo prolungato (in cui non contano gli scioperi) è considerabile buona motivazione di licenziamento.

        Faccio invece presente un dato preso sul sito della pubblica amministrazione che indica la reazione dei capi del personale davanti ad una assenza prolungata bene sapete cosa ne è derivato?

        Non prende provvedimenti 62,22% <– Beh penso che si debba ricominciare da questi dirigenti no??? O sbaglio?

  12. Antonio

    @eddie il comportamento degli operai è una bazzecola per te; per me è la causa portante dei mancati investimenti esteri in Italia ed è inaccettabile che l’efficienza lavorativa italiana sia ai posti più bassi in Europa. Lo sappiamo tutti che in ambito di “furbizia” siamo imbattibili ma sembra che vogliamo chiudere gli occhi, naturalmente in particolare al sud.
    Inoltre ancora sto aspettando critiche costruttive e non solo demolitrici, mi rendo conto che è difficile ma almeno proviamoci…grazie…

    • Eddie (S.D'errico)

      La mia prima e unica critica costruttiva l’ho espressa almeno 10 o 20 commenti sopra questo :” E’ l’italia intera che deve fare sacrifici per sconfiggere la crisi, se da una parte l’operaio deve aumentare il senso civico, lavorativo senza approfittare di quelle poche concessioni (quali la “malattia”) abusandone, dall’altra lo stato, il governo, i signori come marchionne anche devo fare gli sforzi e stando in una situazione ben più elevata e potente è stramaledettamente ovvio che i loro sacrifici debbano esse proporzionati”

    • Eddie (S.D'errico)

      Prima che gli altri investano sul nostro paese è il nostro stesso governo che dovrebbe investire. La negligenza operaia non è una bazzeccola, e permettimi di dire che non è l’unica classe ad esserlo, e di certo gli alti ranghi non danno il buono esempio!

  13. Gabriele D.

    Io credo che la vita di ogni lavoratore dovrebbe avere priorità assoluta su qualsiasi forma di competitività, otto ore davanti una catena di montaggio con la pausa e con lo straordinario che vanno a discrezione del datore di lavoro sono la competitività che vogliamo? oppure in questo paese siamo tutti fannulloni? Qui tutelare la vita significa giustificare la poca voglia di lavorare a quanto pare!
    Poi visto che si parlava di numeri: “il lavoratore italiano percepisce un compenso salariale che è inferiore del 44% rispetto al dipendente inglese, guadagna il 32% in meno di quello irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 19% in meno di un greco, il 18% in meno del cittadino francese e il 14% in meno di quello spagnolo.” (fonte corriere della sera http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_29/eurispes_stipendi_bassi_fotografia_italia_50b5cfe0-0cca-11df-a99f-00144f02aabe.shtml – Rapporto Eurispes 2010)

    chissà se questo influenzi la produttività degli operai?

      • Eddie (S.D'errico)

        anche marchionne si alza alle 6 e torna alle 16 (se tutto va bene), con la schiena a pezzi…questa è una critica demolitrice, fino ad ora so stato fin troppo super partes per i miei gusti

    • Pietro

      Infatti si parla di aumenti degli stipendi…e poi se in Polonia con un quinto degli operai producono quasi le stesse auto che produciamo in Italia..sono dei Mandrake loro, o c’è qualcosa che non va da noi?

      • Eddie (S.D'errico)

        Ripeto l’aumento salario conseguito ad un aumento della produzione è lecito, spostare il lavoro altrove, dove la dignità lavorativa ahimè non esiste e per questo la mano d’opera costa di meno è avido! (se avessi potuto l’avrei messo in grassetto e sottolineato).
        E dico avido perché nella stragrande maggioranza dei casi, non vi è una motivazione del tipo ” se resto in Italia chiudo”, ma bensì come è successo in una sede(di verona credo) della nota marca di calze (calzedonia) : ” apro nei balcani chiudo in italia perchè li guadagno di più”, questo non è mercato, questa non è pigrizia, questa è avidità!, e la mia non è demagogia. (per approfondimenti vedere “rai per una notte”)

    • Luca C.

      guadagnano di più perché:
      1) sono più produttivi
      2) la vita costa di èiù dell’Italia, almeno in quasi tutti i paesi citati
      3) a parità di lavoro, in qualità e quantità producono MEGLIO degli italiani. E non lo dico io, è un dato di fatto.

      Dico solo questo, lasciamo stare le critiche sul salario di MArchionne e compagnia. E’ una persona con le palle e sa fare quello per cui è pagato. Non immaginate nemmeno i soldi che la FIAT abbia speso per riportare un marchio ad altissimi livelli di competitività, al pari delle altre nazioni. Ve la ricordate la FIAT di 10 anni fa? Vi ricordate gli spot, le auto? Una macchina con le ruote sgonfie, direbbe il mio prof di grafica. Ecco, pensate una cosa. Per essere competitivi, nel mondo moderno, occorre produrre qualità, quantità e al prezzo più vantaggioso, che notate bene, non è quello più basso.
      Esempio: ho davanti due auto, una che costa poco ma è asiatica e di qualità bassa, anche se accettabile, perché ormai all’est hanno imparato a fare le auto, svegliamoci, non siamo più nel ’99, e l’altra che costa di più della prima, ma è di qualità, fatta con materiali migliori, e più affidabile. Ed è fatta in Italia. Perchè se c’è una cosa che sappiamo fare, rispetto ai polacchi o ai serbi, è il lavoro di fabbrica. Solo che molti, purtroppo, e specialmente al sud, non hanno voglia di farlo, complici… beh, fin troppi fattori sopra citati. Forse la mia visione sarà di parte ma ecco, ci tengo a far capire che se le cose le lasciamo come stanno, la FIAT può andare bene in un mercato strettamente italiano, un mercato da ventennio, dove le importazioni sono press a poco nulle, ma questo porta al fallimento. Se invece vogliamo far crescere questa realtà, occorre lavorare, come fanno nel resto d’europa. Va bene scioperare per i propri diritti, ma mettiamoci la mano sul cuore. Abbiamo anche dei doveri, ricordiamoci di rispettarli, sarebbe come rispettare se stessi e chi ama il proprio lavoro.

      • Eddie (S.D'errico)

        Io il suo stipendio non lo lascio stare solo perché ha rialzato, in parte la Fiat, poteva sconfiggere anche il cancro ma con la crisi un minimo di sacrificio potrebbe farlo pure lui, visto che non sta morendo di fame, come nessun altro dirigente in Italia, e cazzo sembra che le vittime so loro da come parliamo,
        ” 3) a parità di lavoro, in qualità e quantità producono MEGLIO degli italiani. E non lo dico io, è un dato di fatto” ma dove sta scritto se costruiscono macchine dentro delle baracche, senza sicurezza, senza condizioni igieniche, anche per questo costa di meno, non contano un cazzo, ne crepa uno il giorno dopo ce ne sono 2 al suo posto!…dai su non esageriamo.

      • Pietro

        “Io il suo stipendio non lo lascio stare solo perché ha rialzato, in parte la Fiat, poteva sconfiggere anche il cancro ma con la crisi un minimo di sacrificio potrebbe farlo pure lui, visto che non sta morendo di fame, come nessun altro dirigente in Italia, e cazzo sembra che le vittime so loro da come parliamo”

        fino a quando la polemica vertirà su questo, avrò poco altro da aggiungere

  14. Pietro

    Per concludere vi dico che ce ne vorrebbero di manager alla Marchionne, il caso Alitalia insegna che se il top manager non funziona, non funziona nulla!!!

  15. Pietro

    Quasi dimenticavo…Tra l’altro una delle proposte dell’amministratore delegato della Fiat è quella della partecipazione degli utili aziendali da parte dei dipendenti…e si questo Marchionne è proprio uno dei peggiori PADRONI che sfrutta il povero proletario!

      • Eddie (S.D'errico)

        per quando riguarda la seconda parte: non condivido questo punto:” 3) a parità di lavoro, in qualità e quantità producono MEGLIO degli italiani. E non lo dico io, è un dato di fatto”, perché non credo sia un dato di fatto, visto che le condizioni in cui costruiscono macchine, non sono umane, questo giustifica il loro misero salario(sufficiente a malapena per mangiare). Se lavori in condizioni misere come fai a produrre di più e meglio?.

        Per la prima parte: continuerò a criticare il suo stipendio perché eccessivo, e neanche lontanamente giustificabile, inoltre trovo tutto meno che lecito (e l’avrò ripetuto altre 3 o 4 volte), sta storiella cantata in primis da marchionne e ora anche da voi,che i sacrifici debbano essere fatti solo da una parte, quella operaia. Io penso invece che la crisi vada affrontata facendo sacrifici da ambe due le parte (imprenditori e operai), e uno stipendio 400 volte superiore a quello di un operaio scusate, e lo dirò fino alla nausea non è un sacrificio!

  16. Luca C.

    @Eddie – è un dato di fatto perché ci sono delle statistiche, dei dati, che ha citato anche Marchionne nell’intervista (spero l’avrai ascoltata…), noi risultiamo negli ultimi posti in queste stime, è deprimente! purtroppo-grazie a Dio, in un certo senso-solo nel settore auto (nella nautica siamo sul podio),e basta con queste storie della gente che lavora in condizioni misere… ma tu veramente credi che il resto del mondo sia arretrato sotto l’aspetto funzionale delle fabbriche??? credi veramente che io Ford vado a produrre in cina le mie auto correndo il rischio che vengano assemblate male perche le fabbriche sono fatiscenti e i lavoratori incompetenti… credi che vadano a produrre li solo perche un operaio costa meno che in USA o Inghilterra?? ma per favore, lo ripeto, non è più il ’99… teniamoci strette le doti dei nostri metalmeccanici, diamogli una spinta… perché se non ci diamo una svegliata entro 5 anni possiamo dire addio alla FIAT!!! un altro po’ anche in Cina stanno meglio di noi, e se producono di più non è perché c’è lo schiavista con la frusta che li spinge a lavorare, è perché hanno voglia, hanno bisogno di lavorare!!! E in ogni campo è così! Non siamo più competitivi, è un dato di fatto, e, lo ripeto, non lo dico io… stando in questo determinato mondo da 3 anni ormai, parlando con gente che ha le palle cubiche sotto e sa quello che fa, perché fa questo mestiere da decine e decine di anni, non posso che comprendere Marchionne e le sue posizioni. Poi se tutti ci appigliamo al suo stipendio, lasciamo stare proprio il dibattito….

    • Eddie (S.D'errico)

      Cero che l’ho ascoltata, e pure in diretta. Tutto il tuo ragionamento può essere condivisibile io non sto a sindacalizza, non sto dicendo l’operaio ha sempre ragione, io sono ormai 10 post, che dico, sacrifici va bene!, tagli va bene, più disciplina va bene ogni cosa, o proposta che serva ad incrementare lo sviluppo è ben accetta, ma ci deve essere un solo monito che è sacrosanto lo sforzo, il sacrificio va fatto non a senso unico.

    • Eddie (S.D'errico)

      Parleremo di Fabbrica Italia quando darà i primi risultati. Per capirci non ho mai parlato di Lippi se non dopo una partita.
      E visto che ci siamo, non c’è stata neanche una persona in grado di spiegarmi (visto che io non lo so bene) il motivo perchè in germania il modello marchionne è stato bocciato.

      • Eddie (S.D'errico)

        anche perché non ho le competenze necessarie per dare una risposta/giudizio a livello tecnico, io al massimo do un parere(condivisibile o no), aldilà della faziosità del titolo di questo post. I numeri sono importanti, ma le opinioni in democrazia, anche hanno un ruolo importante.

  17. Ma ancora a parlare di stipendi e padroni…ma lo vogliamo capire o no che se uno è capo di una azienda è perché ha rischiato ed ha investito (intendo anche investire nello studio)? qua si parla solo di grosse aziende e di operaio sfruttati…non si dice che nelle piccole aziende se si fallisce l’operaio perde il lavoro ed il datore di lavoro perde la casa ipotecata per aprire l’azienda e tutti i risparmi di famiglia…cavolo se ha il diritto di PRETENDERE di guadagnare di più! ed anzi se guadagna solo poco di più allora è meglio chiudere perché il rischio non vale la candela! chi me lo fa fare di rischiare tanto per guadagnare poco di più? chi me lo fa fare di mettere un operaio a tempo indeterminato se poi non lo posso licenziare in caso di bisogno legittimo? se ho un malato in famiglia ed ho bisogno urgente di soldi, devo far fallire la MIA azienda perché non posso licenziare?
    Che se ho una piccola azienda (5-7 operai) in crisi e prendo due maternità insieme vado fallito?

    Bisogna smettere di pensare ai “settori strategici”, che in italia significa “porchiamo il più possibile perché tanto non fallisce”.

    Marchionne per non alzarsi la mattina con la schiena a pezzi si è preso due lauree, ed è giusto che si alzi senza nemmeno un grampo.

    Codastefano Marco

    • Carlo M.

      Bene…

      Allora licenziamo le donne che vanno in maternità, ottimo.

      Un altro errore è quello di dire che non si possa licenziare, mi spiace contraddirti ma esiste, purtroppo, il licenziamento per esuberi.

      Le piccole e piccolissime aziende non le stiamo prendendo in considerazione perché tante volte i poveri cristi che fanno impresa corrono gli stessi rischi dei propri dipendenti.
      Per quanto riguarda i salari, ci sta che si guadagni di più se si occupa un posto dirigenziale ma allora che si contribuisca di più al wellfare.

      Ah poi però esistono anche le piccole aziende con i padroncini che tramite sistemi di scatole cinesi riescono ad evadere il fisco e se ne vanno in giro per il mondo con lo yacht e che pagano i dipendenti un mese si e due no…

      • Marco Codastefano

        No Carlo, non si licenziano le donne in maternità, semplicemente si preferisce mettere a contratto un uomo che una donna😉 ed è così nella maggior parte dei casi, non è giusto lo so, ma è così che funziona l’economia reale, poi mettila come vuoi ma voglio vedere in questo periodo a reggere due maternità (conosco una piccola azienda che ne ha rette 4 in 2 anni con enormi sacrifici da parte dei datori di lavoro).

        Non si può licenziare per motivi personali, di salute ecc, il licenziamento per esubero lo puoi fare in caso di calo della produttività, se non si poteva licenziare nemmeno in questo caso allora crisi=fallimento.

        “ci sta” è quanto meno riduttivo. È giusto e sacrosanto.

        Stiamo parlando di casi legali e non casi di illegalità, il tuo esempio non è calzante altrimenti si deve parlare di stipendi fuori busta, finte malattie, raccomandazioni

  18. Luca C.

    io, per esperienza personale, ribadisco fortemente l’inutilità degli attuali sindacati italiani; credo che un solo gruppo che racchiuda il più possibile le varie categorie di lavoratori sia più che sufficiente in Italia. Detto questo: non mi va di entrare nel caso specifico perché non è questo il luogo adatto, ma dico solo che i lavoratori italiani sono eccessivamente tutelati, anche forse all’inverosimile, e la parte legislativa, giudici e quant’altro, è apertamente schierata al fianco del lavoratore. Licenziare una persona (ovviamente assunta con contratto regolare) risulta sempre più difficile, e se ci si riesce purtroppo si va incontro anche a vere e proprie ripicche, che vanno dalla vertenza per licenziamento senza giusta causa, a ispezioni sanitarie a sorpresa, e compagnia bella. C’è una vera e propria cultura dello sfruttamento legislativo a favore dei dipendenti, è inutle negare il contrario. Non sono favorevole a un ritorno al passato in quanto a legge, è giusto condividere e accettare le conquiste fatte dai lavoratori negli anni passati e non vogio assolutamente che si discuta su questo, dico solo che troppo vizio, troppo protezionismo, porta il lavoratore a sentirsi in una “botte di ferro”, come ha detto Pietro, pertanto anche quando la FIAT e Marchionne parlano di licenziamento, sappiamo benissimo che l’unico licenziamento fattibile, nel loro caso, può essere quello per esubero, che va giustificato in maniera minuziosa e fin troppo disfacente, e quello per fallimento. Stop. Il licenziamento per maternità non viene mai applicato, mai, perché causa ritorsioni. Idem quello per la poca efficienza: va documentato, e le prove, per i giudici, non sono mai sufficienti. E’ così ragazzi, smettiamola con questo perbenismo assurdo e l’eccessivo schieramento verso chi non ha voglia di lavorare. Dico solo che se si spaccasse la schiena, come dicono, almeno il 90% di loro, la FIAT sarebbe leader mondiale. Purtroppo non è così e i dati parlano da soli, non serve aggiungere altro. E’ vero, dispiace che ci rimetta anche il lavoratore serio e onesto e che ama fare il suo lavoro, ma è assurdo, e parlo anche rivolgendomi ai sindacati e chi li rappresenta, che si ometta il fatto che in Italia, e in certi stabilimenti in particolar modo, ci siano lavoratori che non hanno voglia di lavorare. E sulle cause di questo se ne può parlare apertamente, perché ho una teoria fondata a riguardo.
    Io suggerirei una vera e propria rivoluzione a livello industriale, sia come immagine sia come conseguente alzamento del livello e qualità/quantità produttiva, ovvero migliorare la formazione e la specializzazione dell’operaio di fabbrica, renderlo un lavoro nobile e non solo di ripiego, scegliendo persone altamente motivate e professionali, ma per questo c’è bisogno di sacrificio e soprattutto occorre ripartire in maniera decente, e toccando più punti, sia a livello legislativo che morale.

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