C’è gloria per tutti… purché vincenti…

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(di Francesco Baratta)

Quello italiano è indiscutibilmente un popolo di calcifiofili. E la domenica è il giorno del calcio. Ancor prima che del Signore. Lo è tal al punto da suscitare un sollevamento popolare contro il nuovo calendario “spezzatino” che riduce drasticamente il cerimoniale sacro della domenica pomeriggio. Ma da qualche tempo a questa parte l’Italia si è riscoperta un paese amante degli “sport minori”.

A Maggio è d’improvviso ritornato in auge il tennis. Addirittura fino al punto che la tv generalista è tornata a trasmettere in diretta la finale femminile del Roland Garros. Merito della piccola (solo di statura) milanese Schiavone che ha riportato alla memoria quei sentimenti nazional-tennistici sopiti dalle ultime gesta di Panatta, a sua volta vincitore dell’open parigino nel 1976.

Ma se la Schiavone ha contribuito a risvegliare un sentimento che l’Italia aveva già provato, e lo ha fatto sfruttando anche una buona base di appassionati del genere che hanno continuato ad appassionarsi negli ultimi anni, nonostante la drastica discesa agli inferi dei colori azzurri, scegliendo come begnamino a turno un americano, uno svedese, uno svizzero e alla fine uno spagnolo, ben altra impresa è quella dei Molinari e del giovanissimo Manassero. Il bel paese non è mai stato un paese di golfisti e tantomeno di afficionados del genere. I “tre moschettieri”, con tanto di mazze al posto delle lame, sono arrivati dove nemmeno Costantino Rocca era riuscito nel 1995 quando perse, solo ai play-off, la possibilità di vincere il British Open (uno dei tornei più importanti nel golf). Oltre alla rapidissima ascesa nei ranking europeo e mondiali che i tre hanno realizzato nell’ultimo anno (nella Race to Dubai Edoardo Molinari è 7°, Francesco Molinari è 11°, Matteo Manassero 43°) hanno contribuito all’improvvisa fama anche la vittoria della Coppa del Mondo da parte dei due fratelli e la loro partecipazione vittoriosa alla Ryder Cup (il torneo più importante nel golf) tra le fila della squadra europea. Ma una “manna” ancor più grande per il golf azzurro potrebbe essere quella rappresentata da Matteo Manassero. Il 17enne nato nella provincia di Verona ha battutto ogni tipoi di record in fatto di età, essendo stato il più giovane di sempre a vincere il “The Amateur Championship” nel 2009 e domenica scorsa il più giovane a vincere un torneo del circuito professionistico del Pga European Tour, il Castello Masters.

Ma a spulciare le home page dei vari quotidiani sportivi, forse qualcuno si sarà sorpreso, nella serata di ieri nel leggere un articolo sul baseball italico. L’impresa è stata quella di battere sul diamante, agli Internazionali di Tao Liou, il Giappone, seconda potenza mondiale in fatto di baseball. Impresa riuscita ai difensori del tricolore solo 3 volte nella storia.

Come dire… C’è gloria per tutti… Purché vincenti

2 pensieri su “C’è gloria per tutti… purché vincenti…

  1. Eddie (S.D'errico)

    Basterebbe mettere in testa, una volta per tutte ai tabloid sportivi, che non esiste solo il calcio, a mio avviso sarebbe anche un investimento visto che accaparrarsi qualche lettone extra, che magari ama altri sport, non è di certo una perdita.
    Ma per questo bisognerebbe parlare di altri sport anche quando non si vince, o cmq nei periodi aldilà delle competizioni mondiali.

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