Quando la tv crea disuguaglianza…

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L’altro giorno guardando la televisione mi sono imbattuto in “Buongiorno Afghanistan”. Gli spot dei giorni precedenti mi avevano catturato. La voce di Caressa che camminava in un San Siro deserto che pian piano si trasformava nel deserto dei dintorni di Herat faceva a pieno il suo dovere. Così, non senza qualche preconcetto, ho deciso di dedicare un’ora alle prime due puntate della serie. Di lì a poco il pregiudizo verso un Caressa in formato inviato di guerra si è trasformato in una piacevolissima sorpesa. Un reportage in piena regola, con la preziosissima partecipazione del fotoreporter Sergio Ramazzotti. Insomma un prodotto di qualità, prodotto per intero da SkyUno.

Al riscontro di una tv di qualità però si è subito accompagnata una amara constatazione. Sempre più spesso, se non sempre (e la buona sorte preservi quelle rare eccezioni), mi è capitato di apprezzare un prodotto telesivo scorrendo i canali della tv a pagamento. Le serie televise di Fox, i documentari di National Geographic Channel (agli amanti del genere naturalistico consiglio di non perdere “Great Migrations”) ed History Channel, la già citata CurrenTV, la qualità giornalistico-tecnologica dei canali SkySport, il giornalismo di SkyTg24 che non ha eguali in Italia. Ma c’è un problema di fondo: tutto ciò è a pagamento. Ed il costo non è irisorio.

Mi è tornato così alla mente un bell’articolo di Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera, di qualche settimana fa, nel quale raccontava dell’imbarazzo nel dover spiegare, ad una entusiasta e divertitissima collega inglese, perchè quel Fiorello che ella stessa aveva definito senza eguali in Europa non lavorasse per le reti del servizio pubblico televiso italiano. Domanda lecita. Risposta difficilissima.

La teoria della giornalista inglese era basata sul concetto che è un dovere del servizio pubblico offrire la qualità e l’eccellenza, affinchè questa non sia ad appannaggio esclusivo di coloro che possono permettersi la tv a pagamento. Se è infatti comprensibile che una televisione privata come Mediaset, che ha nel profitto il suo scopo ultimo, prediliga un prodotto che ottimizzi in tal senso (perchè spendere soldi per produrre un prodotto di qualità, che rappresenta sempre un rischio d’investimento, per poi ottenere, nella migliore delle ipotesi, lo stesso risultato che si ottiene con il Grande Fratello?), altrettanto non si può dire per il servizio pubblico, che tra l’altro, anche se per altri motivi, ancor più gravi, continua ad essere cronicamente in rosso.

Se si prende poi in considerazione il fatto che la tv pubblica stenta ad offrire qualità anche dal punto giornalistico e che anzi quelle punte di eccellenza, tra l’altro condite da risultati ottimi in termini di ascolto, sono nel mirino della dirigenza aziendale e della politica, che non aspettano altro che un passo falso per giustificarne la chiusura, immagino che il tentativo di spiegare la realtà Rai a qualcuno che non è italiano debba essere cosa assai ardua.

Tv di qualità, in Italia, 55 euro al mese con mastercard…

Baratta Francesco

4 pensieri su “Quando la tv crea disuguaglianza…

  1. Eddie (S.D'errico)

    E’ fuori discussione che la Tv a pagamento offre un servizio di gran lunga migliore(tutti i canali da te citati sono eccellenti),di quello della tv pubblica, salvo qualche eccezione, ormai nella tv pubblica ci sono rimaste poche isole felice, che nonostante le difficoltà riescono in qualche modo a tirare avanti, pur avendo un brevissimo spazio, a tal proposito citerei “le storie: diario italiano” di C.Augias.
    E ogni qual volta si vuole iniziare un programma, che non sia la solita “pappa”, ma un programma di approfondimento, di riflessione succede il finimondo: guerra ai contratti, censure, minacce, compromessi., come se il giudizio finale non spetti più allo spettatore (come una volta), ma al mondo politico, o ai direttori ai servizi di “vigilanza” che tutto fanno meno che “vigilare”.
    Comunque spero che la politica non continui ad essere una mafia “benigna”, che può permettersi di mettere radici ovunque e condizionare, o strumentalizzare il mondo televisivo, che a mio avviso debba essere una zonafranca, una terra di nessuno.

  2. Carolina :)

    Bell’articolo! sono sinceramente dispiaciuta che la Tv pubblica, ormai, non offra più un servizio di valore ai cittadini. Siamo entrati nel pieno della logica del denaro, dove se vuoi qualcosa di valore devi pagare. Anche per l’informazione, o sarebbe meglio dire, SOPRATTUTTO.

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