4 Novembre. Festa delle forze armate e…

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La settimana scorsa ci sono stati i festeggiamenti del 4 novembre, festa delle forze armate. Istituzioni, politici e comuni cittadini si sono affannati nel celebrare nel giusto modo la ricorrenza. Ma fermiamoci tutti un momento! Festa delle forze armate? Come mai in questo giorno? Media televisivi, cartacei e radiofonici hanno cercato in tutti i modi di trasmettere quell’amore patrio che la data merita, senza però fare riferimento alla giusta riflessione che il giorno del 4 novembre dovrebbe infondere: la fine dell’incubo che la storia chiama Prima Guerra Mondiale.

82 ani fa il capo delle forze armate italiane, generale Armando Diaz, poneva fine ufficialmente al conflitto diramando il famoso “bollettino della vittoria”, di cui voglio proporre una parte significativa:

“La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta … I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.”

Per l’Italia, la vittoria conseguita significò il completamento dell’unità nazionale, con l’annessione del Trentino e della Venezia Giulia, tanto da parlare di una quarta guerra d’indipendenza. Ma il ricordo non deve andare alle conquiste politiche e territoriale, ma soprattutto ai 680.000 morti e ai 1.050.000 di mutilati e feriti. Di questi la stragrande maggioranza erano persone semplici ed ignoranti, strappati ai loro campi e alle fabbriche per partecipare ad un conflitto che doveva segnare l’affermazione internazionale dell’Italia con la scusa della ricomposizione dell’unità Nazionale. Il tutto condito, se vogliamo, dall’insensibilità dei governi che, di fronte alla difesa degli interessi industriali e di capitale, non esitarono a sacrificare milioni di esistenze in un terribile confronto di forza. In ogni caso andava fatta una scelta e la decisione fu presa, senza delegare alle generazioni successive la soluzione del problema. Che ci piaccia o no, ci vuole rispetto per chi si assume responsabilità così gravi di fronte alla storia.

Per evitare che la mia sfoci in un trattato accademico di ben poca utilità è meglio non perdere il focus. La mia indignazione sta principalmente nella necessità di approcciarsi a questa ricorrenza in maniere meno istituzionale e più popolare. Nella fattispecie, ricordare l’importanza del sacro ruolo statale delle forze armate, sembra quasi come sparare sulla croce rossa, fin troppo facile. Sarebbe stato un richiamo senz’altro più efficace all’italianità, la commemorazione della Generazione del ’99, i giovanissimi che più di tutti ci permettono di poter parlare di questo argomento, oltre ovviamente a tutti coloro che hanno lasciato la propria vita nel fango delle indicibili trincee. Ma questa è solo una mia opinione.

Andrea Schiavi

 

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