(Part-5) Un nuovo caso per Joseph Scalisi

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Erano trascorsi alcuni giorni dalla morte di Testa d’Uovo. Scalisi aveva tra le mani il giornale con la data del 28 maggio 1947 e non vi leggeva nessuna notizia interessante, nessun avvenimento che potesse ricollegarsi al fatto. Inoltre, dopo la morte del suo cliente non aveva ricevuto altre visite. Viveva con i soldi del suo anticipo e se ne vergognava, perché era stato pagato per proteggerlo e quello era morto. E così beveva. E bevendo consumava anche gli ultimi soldi sporchi che gli erano rimasti.

L’ufficio era sporco quasi come quel denaro. A terra due bottiglie di liquore vuote e una a metà, carte appallottolate, una matita, un giornale e una pallina da tennis. Sopra la scrivania, fogli sparsi ovunque, un fermacarte, un posacenere pieno, un bicchiere vuoto. Joseph Scalisi era però messo anche peggio del suo ufficio. Occhiaia scavate nel viso, barba incolta e scura, il nodo della cravatta slacciato, gli stessi vestiti da troppi giorni, un alito terrificante.

La radio stava trasmettendo l’ultimo successo di Lindsay Midgure e lui necanticchiava la melodia, tamburellando con le dita sul tavolo, quando bussarono alla porta.

<<Avanti>> disse brusco.

Un uomo sulla trentina, magro, con i capelli neri impomatati e un paio di baffi curati alla perfezione entrò nell’ufficio. Indossava un completo grigio scuro impeccabile. Dietro di lui una donna bellissima, alta oltre un metro e ottanta, con gli occhi castani e i capelli color rame. Seducente e calda, Scalisi la riconobbe subito: era proprio Lindsay Midgure, la cantante.

<<E’ lei il detective Scalisi?>> chiese l’uomo.

Joseph si portò la mano alla bocca come per tossire e si schiarì la voce. <<Sì, sono io.>> disse sistemandosi il nodo alla cravatta e facendo frettolosamente ordine sulla scrivania.

<<Lei è Lindsay Midgure e io sono Simon Darren, il suo manager. Abbiamo bisogno del suo aiuto.>>

Lindsay si accese una sigaretta. Sembrava essere scocciata, avere fretta. Sembrava che lo stato d’abbandono in cui versava l’ufficio di Scalisi la infastidisse.

<<Se posso aiutarvi, sarò felice di farlo.>>

L’uomo appoggiò con energia entrambe le mani alla scrivania e si avvicinò per guardarlo dritto negli occhi. <<La signorina Midgure è terrorizzata. Da alcuni giorni, qualcuno sta penetrando in casa sua. L’altra volta ha trovato alcuni soprammobili fuori posto, poi una sedia, poi i cassetti. Insomma qualcuno sta spiando lei e la sua intimità.>>

Scalisi guardò la donna che stava effettuando un lungo tiro dalla sigaretta. Non sembrava affatto spaventata e non sembrava nemmeno essere la proprietaria della dolcissima voce che usciva dalla radio. Ma era davvero bellissima, più di quanto appariva sulle copertine delle riviste. Si accarezzò il mento e spostando gli occhi prima su di lui poi su di lei, disse: <<Signorina Midgure di cosa si tratta? Cosa la spaventa? Perché ha deciso di venire da me?>>

Lei sbuffò una nuvola di fumo, poi si avvicinò e spense la sigaretta nel posacenere. E disse: <<Personalmente non ritengo di essere in pericolo e non capisco perché il mio agente abbia insistito per contattarla. Io penso che a casa mia sia tutto tranquillo. Ma se lui dice che qualcosa non va, allora può essere vero.>>

Joseph inspirò ma ciò non fu sufficiente per calmarsi. Allora estrasse dalla tasca un pacchetto spiegazzato di Camel e dal pacchetto una sigaretta. E l’accese.

<<Ma lei può confermare di aver trovato soprammobili spostati, cassetti in disordine e tutto il resto?>>

<<Sono disordinata e non ho memoria. Tutto può essere. Effettivamente sono stata io stessa a lamentarmi di non trovare alcune cose ma potrei anche essermi sbagliata.>> Sbadigliò.

<<Insomma, cosa volete da me?>>

Il manager disse: <<Vogliamo che lei si interessi al caso. La pagheremo bene.>>

<<E se io non volessi interessarmene?>>

<<Allora ci rivolgeremo ad un’altra agenzia e lei perderà un lauto compenso, oltre alla buona pubblicità che le deriverebbe, lavorando per la signorina Midgure.>>

Scalisi soppesò le parole di quel damerino e tirò un’ultima lunga boccata alla sigaretta prima di spegnerla nel posacenere. Poi si stropicciò il viso con una mano e sbadigliò.

<<Credo che accetterò>> disse facendo scrocchiare le articolazioni del collo.

<<Come prima cosa vorrei visitare l’appartamento della signorina. Dobbiamo scoprire se manca qualcosa.>>

<<Come meglio crede>> era stata la fredda risposta del manager. Lui e Scalisi si affrontarono con uno sguardo secco.

Così erano saliti sull’auto, un’elegante Packard nera, guidata da un uomo sulla cinquantina, in un impeccabile completo da pinguino.

<<Donovan, ci porti a casa della signorina Midgure, per cortesia.>> disse Simon Darren che aveva occupato il posto davanti. Scalisi era seduto dietro di lui, accanto a Lindsay. La guardò negli occhi e le sorrise. Il volto di lei si mostrò per un istante senza la sua dura maschera. Poi si voltò a guardare fuori dal finestrino con espressione accigliata. A Scalisi scivolò l’occhio sul suo corpo affusolato e sulle gambe accavallate con disinvoltura ed eleganza. Aveva tutto il fascino della diva. Lei estrasse dal pacchetto un’altra sigaretta e l’accese. Lui la osservava, in silenzio, immobile, braccia conserte e spalle rilassate. Nessuno in macchina parlava. Attraversarono il traffico della città per circa venti minuti, penetrando nel cuore di Manhattan, quando Donovan accostò davanti all’ingresso di un lussuoso palazzo.

<<E’ qui che alloggia la signorina Midgure>> disse Darren. Donovan uscì per ad aprirle la portiera. Lindsay lo ringraziò con un cenno della mano e, dopo essersi ravvivata i capelli, si diresse verso l’ingresso del palazzo. Simon fu subito dietro di lei e disse brusco a Scalisi: <<Mi segua.>>

Joseph sbuffò, alzando gli occhi al cielo, infilò le mani nelle tasche del soprabito e seguì la strana coppia.

Il ragazzo dell’ascensore salutò con un educato cenno del capo e li portò al venticinquesimo piano, dove si trovava l’attico di Lindsay Midgure.

<<Ho proprio voglia di un bagno>> disse la ragazza, precedendo tutti. Arrivata davanti all’entrata dell’appartamento, infilò la chiave nella toppa e sbloccò la serratura. Ruotò la maniglia, aprì la porta e poi urlò. Si voltò quindi verso Simon Darren, avvicinandosi a lui. E iniziò a piangere e gridare, colpendolo con forza sul petto. Era in preda ad una crisi isterica.

<<Lindsay calmati>> la voce dell’uomo non si scompose anche se assunse una sfumatura più protettiva. Rimase immobile fino a quando lei non si calmò davvero e poi, con un gesto tenero, le accarezzò la testa e la strinse a se, affinché la donna potesse sentirsi rassicurata.

Intanto Scalisi era entrato nell’appartamento, per scoprire cosa avesse terrorizzato sino a quel punto una donna forte come Lindsay Midgure.

<<Avanti Lindsay, dimmi cosa è successo>> chiese con dolcezza Simon Darren. Lei lo guardò negli occhi senza rispondere.

<<Avanti dimmelo>> ripeté seccato.

Intervenne Scalisi: <<Credo sia rimasta scioccata per quello>> disse indicando in una direzione con un gesto del pollice. L’uomo lasciò Lindsay e quando entrò nella stanza, lo vide.

<<Capisco>> disse avvicinandosi ancora di qualche passo.

<<Aspetti>> Scalisi lo invitò a fermarsi dov’era, afferrandolo per la spalla con una mano, girandolo verso di sé. L’uomo si voltò e ancora una volta i loro sguardi si fronteggiarono. Poi disse: <<Le pagherò dieci volte quanto pattuito se riesce a risolvere questo casino. Qualunque cosa, pur di non creare uno scandalo. E poi… – vedendo lo sguardo scettico di Joseph Scalisi, l’uomo cambiò tono e disse – Cosa? Non starà insinuando che Lindsay sia la responsabile dell’accaduto?>>

<<Non insinuo nulla. Semplicemente questa stanza era chiusa a chiave dall’esterno e di conseguenza, la persona in possesso delle chiavi è la prima sospettata.>>

L’uomo stava per ribattere qualcosa ma Scalisi allungò una mano verso di lui, zittendolo. Poi avanzò verso il centro della stanza, e si chinò per studiare il cadavere.

Jo Maglietta

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