Fini, Berlusconi e tante teorie…

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Ormai preso d’assalto da tribune politiche serali spesso insipide, scontate e piene zeppe di interventi beceri e delegittimanti, nelle quali per riportare la calma c’è bisogno di abbassare il volume dei microfoni, di mandare la pubblicità o di far partire un servizio dove intervistano la gente (solo in quel caso i politici di oggi si acquietano), mi sono imbattuto in un’intervista di due personaggi molto diversi tra loro ma che cercano di trasmettere il loro punto di vista sulle attuali vicende politiche in maniera ferma, chiara ed a tratti cruda. Premettendo che in entrambi i pensieri trovo delle inesattezze se non delle vere e proprie incongruenze, mi interessa dare spazio a questo giornalismo che ancora privilegia il pubblico, che ancora persegue l’obiettivo di trasmettere notizie, pensieri, teorie e previsioni nella maniera più chiara possibile e che non si presta a strumentalizzazioni politicizzate. 

http://current.com/shows/senza-censura/

Il primo protagonista è Filippo Facci, giornalista particolarmente eccentrico per i suoi modi di intendere il suo lavoro, il quale in questa intervista compie una panoramica sulle varie vicende politiche attuali definendosi un “finiano senza Fini” ed affermando un sentimento di paura per questo nuovo centro-destra, dal quale tutti si aspettano nuovi contenuti politici che, secondo il Facci, sono troppo difficili da porre in essere in queste condizioni. Poi parla del giornalismo, del fatto che da mezzo d’informazione si sia trasformato nell’unico modo per diffamare, delegittimare e demolire a livello mediatico quello che dovrebbe essere l’avversario politico, non certo il nemico. E’ rilevante un punto in cui descrive un’Italia arretrata su certi temi, affermando che uno come Vendola potrebbe essere perdente non per la vittoria altrui, ma perchè ha l’orecchino ma, per contro, consiglia a Berlusconi di non essere cosi sicuro della vittoria perchè la gente è stufa, ne ha piene le tasche di questa Italia, di questo Governo, di questa classe politica che “deve essere spazzata via fisicamente”.

Concetti forti, d’impatto che condivisibili o meno, volevo proporvi.


Di tutt’altro approccio è l’intervento di Enzo Palmesano, anch’egli giornalistica (di vecchia data), che viene ricordato per la lettura del documento di condanna dell’antisemitismo a Fiuggi nel 1995.
Palmesano incentra la sua analisi sul rapporto Fini-Berlusconi partendo dalla candidatura di Fini a sindaco di Roma nel 1993 e dall’inaspettato appoggio di Berlusconi, sostenendo la tesi che già in quel momento Berlusconi tolse a Fini la possibilità di lanciarsi verso quell’elettorato di centro-destra che poi decreterà la vittoria di Berlusconi alle politiche nel 1994. Cosi già da allora, nasce in Fini quell’idea di antiberlusconismo di destra che, nonostante anni trascorsi nello stesso schieramento, esplode nel 2010 nel contesto della Direzione Nazionale del Popolo della Libertà e si concretizza con la venuta al mondo di Futuro e Libertà per l’Italia.
In seguito l’intervistato si fregia della coniazione di un nuovo termine, il “tullianismo”, sostenendo l’importanza di Elisabetta Tulliani nel cambiamento, prima esistenziale e poi politico, dell’uomo Fini. Il tutto si svolge, secondo il Palmesano, in un contesto di cesaropapismo finiano, in cui l’ex leader di AN aveva le sorti del partito nelle sue mani. Conclude il suo pensiero dicendo che Fini, per compiere una “compiuta scelta riformista”, deve “continuare questa strada” ed allearsi con la sinistra stringendo un legame con Pannella; se in caso contrario rimanesse nel centro-destra, decreterebbe di fatto la sua fine.

E’ facile notare le differenze abnormi, sia nei modi di espressione che nei contenuti, di questi due giornalisti ma è giusto che tutte le teorie, i pensieri e le previsioni sulla crisi del centro-destra, anche le meno congeniali, vengano trasmesse con il fine di dare voce a tutte le forme esistenti…

Antonio di Giorgio

4 pensieri su “Fini, Berlusconi e tante teorie…

  1. Eddie (S.D'errico)

    …“deve essere spazzata via fisicamente”, non chiederei di meglio, concordo molto su quanto detto da Enzo Palmesano, specie quando dice che in Italia un partito di destra europea non è mai esistito, ma solo una di stampo neofascista, quindi una Destra riformista, aperta fuori dagli schemi, dai simbolismi e che sa come mettere in discussione vecchie etichette, sarebbe finalmente una destra da temere,rispettare, e con cui competere volentieri, per quanto mi riguarda mi onorerebbe averci un confronto diretto e leale.

  2. antonio

    questa destra non c’è”! molti di noi si augurano che stia finalmente nascendo, ma ancora non c’è. mi permetto un’unica citazione: l’aggettivo “europea” cozza vistosamente con l’aggettivo “anti-mondialista”…

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