(Part 6) Scalisi: delitto a casa di una star

Standard

 

Il corpo giaceva prono in una pozza di sangue, con un coltello conficcato nella schiena. La stanza era completamente sottosopra, come a seguito di una colluttazione. Una sedia era rimasta in piedi, a poca distanza dal cadavere. Sul parquet, c’era una piccola pozza d’acqua. La vittima era una persona di sesso maschile, di circa venticinque anni e di corporatura robusta. Indossava un maglione verde scuro ed un paio di pantaloni a coste. Una mano stringeva qualcosa, sembravano capelli.

La polizia arrivò pochi minuti dopo. Gli uomini dell’ispettore Khrin erano già impegnati nei rilievi.

Joseph Scalisi e l’ispettore Marlon Khrin si salutarono e si studiarono per un momento. <<Chi è lei?>> chiese l’ispettore.

<<Il mio nome è Joseph Scalisi. Sono un detective assunto dalla signorina Midgure. Voleva scoprire chi si stesse intrufolando di nascosto in casa sua. Poi abbiamo trovato il cadavere. Sono stato io a chiamarla.>>

<<Un detective? – chiese Khrin con un tono che mostrava la sua scarsa stima per la categoria – Grazie per aver chiamato, ora lasci il campo ai professionisti.>>

Tutto dell’ispettore Khrin traspariva la sua sicurezza, lo sguardo serio, l’espressione dura, il modo in cui aveva regolato i baffi. Era basso ma aveva stazza. Indossava un soprabito marrone e quando si tolse il cappello, Scalisi notò che era calvo in testa e aveva pochi capelli neri, ricci e radi. L’uomo si sistemò il nodo alla cravatta rosso cremisi e mosse qualche passo in avanti.

<<Così lei è la signorina Lindsay Midgure? E quest’uomo invece chi è?>>

<<Simon Darren. Il suo agente.>>

<<Capisco.>>

L’ispettore Khrin avanzò verso il cadavere per studiarlo. Ci girò intorno e dopodiché ordinò a Darren di avvicinarsi con un cenno della mano.

<<Lo conosceva?>> chiese.

Il manager si sfregò la punta del naso tra pollice e indice, avvicinandosi di un paio di passi. Poi scivolò sul sangue rappreso e cadde goffamente in avanti, arrivando con la testa quasi sopra a quella del cadavere. Scalisi lo osservò con attenzione e vide che prima di rialzarsi sfilò quei capelli, rossi come quelli di Lindsay, dalla mano del cadavere. Quando i suoi occhi si posarono sul volto della vittima, Simon sussultò.

<<Lo conosceva?>>

<<Assolutamente no. E nemmeno Lindsay. Vero Lindsay?>>

La ragazza si avvicinò. Era sconvolta. Quando vide la faccia dell’uomo, il suo viso divenne ancora più ceramico. Deglutì e rispose con un cenno negativo del capo.

Scalisi sospirò e iniziò a cercare indizi nella stanza, mentre l’ispettore Khrin impartiva ordini ai suoi uomini che si occupavano di spostare il corpo.

Tutto era sottosopra, tranne quella sedia, in piedi proprio in mezzo al passaggio. La vittima giaceva con un coltello conficcato nella schiena, vicino ad una pozzetta d’acqua. Le finestre e le porte erano chiuse.

L’ispettore disse: <<In casi del genere, il colpevole è spesso il padrone di casa, signorina Midgure. In quanto in possesso delle chiavi, lei è quindi la prima sospettata.>>

Lindsay non rispose. Iniziò a tremare, guardando il vuoto.

Simon Darren disse: <<E’ ridicolo. Lindsay non farebbe mai del male a nessuno. Non vede che è sotto shock?>>

<<Si calmi signor Darren.>>

Simon Darren serrò con forza le labbra, prima di parlare ancora <<Lindsay non era l’unica a possedere le chiavi dell’appartamento.>>

<<Che cosa?>> chiese l’ispettore Khrin.

<<Ne avevo una copia anch’io, ma l’ho persa. Qualche giorno fa. Dopo è iniziata tutta questa storia. Qualcuno deve avermi rubato le chiavi per entrare di nascosto in questa casa. Spostava soprammobili, frugava nei cassetti ed è per questo ci siamo rivolti al detective. – indicò Scalisi con un ampio movimento – Crede che lo avremmo mai chiamato se avessimo avuto un cadavere in soggiorno?>>

Il detective stava accovacciato vicino al divano in pelle, guardando sotto di esso.

Khrin chiese: <<E lei cosa diavolo sta facendo? Le ho detto di lasciare il lavoro ai professionisti.>>

<<C’è qualcosa sotto questo divano. Un orecchino.>>

L’ispettore si avvicinò per verificare mentre Scalisi si alzava e raggiungeva Lindsay Midgure. La ragazza era sconvolta, stava ancora tremando. Le prese una mano e le disse: <<Signorina come si sente? Prego si sieda. Gradisce un bicchiere d’acqua?>>

Lei fece un cenno affermativo con la testa.

<<Mi dica dove posso trovare qualcosa da bere.>>

Simon Darren sbuffò e disse: <<Lasci, vado io>> e tornò poco dopo con un bicchiere d’acqua fresca. Lindsay lo bevve di un fiato.

L’ispettore Khrin mostrò l’orecchino trovato sotto il divano.

<<Lo riconosce questo?>>

Era un pendente dorato, con alcuni brillanti di vario colore incastonati. Di certo apparteneva ad una persona che amava farsi notare.

Lindsay scosse la testa in senso negativo.

Simon Darren disse: <<Io so chi è il proprietario di quell’orecchino.>>

Tutti si voltarono verso di lui.

<<Christie Sullen.>>

I presenti trasalirono. Christie Sullen non era famosa come Lindsay Midgure ma era anche lei una cantante. Anzi era la cantante che viveva all’ombra di Lindsay, la sua rivale.

L’ispettore Khrin fece un cenno a due agenti che partirono immediatamente e tornarono dopo una ventina di minuti, portando con loro anche Christie Sullen.

Christie Sullen era una donna molto bella ma arrogante. Si era presentata indossando una vistosa pelliccia e urlando. Sbraitava e scalciava, tanto che gli agenti faticarono a tenerla ferma.

<<Cosa diavolo volete da me? Io non ho fatto niente. Lasciatemi. Lasciatemi.>> urlava con una vocina tanto stridula da non sembrare affatto quella di una cantante.

<<E’ suo questo orecchino?>> chiese l’ispettore al termine di quella sceneggiata.

Christie lo sfilò dalle mani guantate dell’ispettore e lo studiò con attenzione.

<<Sì e allora?>>

<<Quest’orecchino è stato ritrovato in questo appartamento. Lei ha una spiegazione per ciò?>>

Christie rise. Una risata isterica, ancora più stridula della sua voce. <<La ringrazio di aver trovato il mio orecchino, sono giorni che lo cercavo. Ha detto che lo ha trovato in questo appartamento? – si avvicinò a Lindsay guardandola negli occhi – chissà magari qualcuno potrebbe avermelo rubato. Scusate ma ora andrei ad incipriarmi il nas0.>>

E detto questo uscì dalla stanza, dirigendosi con sicurezza verso la toilette. Joseph Scalisi la osservò con attenzione, notando la familiarità con cui trovò l’interruttore della luce al buio e rimanendo colpito dalla forte somiglianza di spalle con Lindsay Midgure.

Dopo la sua uscita di scena, ci fu un istante di silenzio. I presenti si guardarono l’un l’altro, chi con complicità, chi con apprensione, chi con sospetto, chi con paura, chi con rabbia. Poi il silenzio fu rotto dall’ingresso di due agenti. <<Signore, abbiamo il nome della vittima: Oliver Freed.>>

Lindsay trasalì nuovamente e riprese a tremare.

<<Signorina Midgure, cosa succede?>> chiese l’ispettore Khrin.

<<Assolutamente nulla.>> si affrettò a rispondere Simon Darren.

Una risata sguaiata arrivò dal corridoio. Christie stava tornando indietro e portava notizie interessanti. <<Vuole sapere perché Lindsay Midgure sta tremando? Glielo dico io – rise ancora di gusto mentre preparava la sua entrata in scena – lei conosceva molto bene Oliver Freed, vero Lindsay?>>

Lindsay si coprì il viso con le mani e scoppiò in un pianto liberatorio. Tra le lacrime disse: <<Oliver Freed era il mio ragazzo. Abbiamo avuto una bellissima storia ma ormai è tutto finito. Qualche mese fa lui ha voluto rompere con me, senza spiegarmi i motivi.>> il pianto si fece ancora più intenso.

<<Stando così le cose, lei diventa la principale sospettata signorina Midgure.>> disse l’ispettore Khrin.

Scalisi estrasse di tasca il suo taccuino per annotare degli appunti. Cercò di riordinare quella vicenda. Simon Darren, il manager di Lindsay Midgure si era presentato nel suo ufficio chiedendogli di indagare in merito ad una persona che si stava intrufolando nell’appartamento della famosa cantante. Ma all’arrivo a casa di lei, trovarono Oliver Freed morto sul pavimento. Poteva essere lui il misterioso visitatore? Forse ossessionato da Lindsay aveva sottratto le chiavi a Simon per potersi intrufolare di nascosto nell’appartamento. Ma era stato lui a lasciarla mentre lei diceva di amarlo ancora. Un comportamento simile non avrebbe avuto senso. E poi chi lo aveva ucciso? Se davvero fossero stati Lindsay oppure il suo manager, perché chiamare un detective subito dopo? E infine c’era Christie Sullen. Lei diceva di non essere mai entrata in quell’appartamento ma lì avevano trovato un suo orecchino. Inoltre sapeva dove fosse il bagno e aveva trovato l’interruttore della luce al buio, al primo tentativo.

Scalisi grugnì, borbottò qualcosa e poi scosse il capo.

Christie Sullen si avvicinò ad un mobile sul quale si trovava una miniatura della statua della libertà. L’avvicinò alla sigaretta che teneva in bocca ed azionò il meccanismo. Era un accendino. Assistendo alla scena, Scalisi le chiese: <<Mi scusi signorina Sullen, come faceva a sapere che quello era un accendino?>>

Lei si girò in malo modo e rispose sbraitando: <<Cosa? Non ne avete mai visto uno del genere?  Ne vendono molti in giro, è un oggetto comune.>>

<<Dice davvero? Allora lei conferma di non essere mai stata prima nella casa della signorina Midgure?>>

<<Assolutamente no. Cosa vuole insinuare?>>

<<Quindi non poteva sapere dove si trovasse il bagno. Ed è stata fortunata anche nel trovare al primo colpo l’interruttore della luce. Dico bene?>>

Christie trasalì.

L’ispettore disse: <<Quindi è lei l’assassina.>>

<<No!>> urlò la donna. Aveva le pupille dilatate e tremava. Sembrava spaventata. Appoggiò nel posacenere la sigaretta che si stava consumando nella sua mano. Abbassò la testa e disse: <<Io ho rubato le chiavi di Simon Darren, è stato facile. Te l’ha detto il tuo manager Lindsay, che se la faceva con me? Immagino di no. – risata isterica – Comunque, ammetto che sono entrata in questa casa molte volte. – guardò Lindsay con odio – Volevo cercare prove compromettenti su di te, volevo distruggerti. Ero qui anche questo pomeriggio, quando è arrivato quell’uomo. Avevo lasciato la porta aperta e lui entrò. Mi aggredì di spalle. Non ne capii il motivo, ricordo solo che mi ha afferrato per i capelli e mi ha sbattuto a terra. Poi abbiamo lottato e quando sono riuscita a girarmi e a guardarlo negli occhi, lui ha mollato la presa. Allora sono scappata. Questa è tutta la verità.>>

L’ispettore grugnì. <<Non so se crederle.>>

Scalisi disse: <<La signorina Sullen è la persona che ha lottato con Oliver Freed ma…>>

Estrasse di tasca il pacchetto di Camel. Accese un cerino e con questo la sigaretta. Tirò una lunga boccata e poi camminò per la stanza, attirando l’attenzione dei presenti. Arrivò davanti alla finestra e fumò un’ultima boccata. Infine si avvicinò a Christie Sullen e spense la sigaretta nel posacenere.

<<Ispettore Khrin, ha notato quell’ammaccatura sul parquet al centro della pozza d’acqua? Non potrebbe essere stata causata dal manico del coltello che ha sbattuto con forza sul pavimento?>>

<<Credo di sì. E’ un’ipotesi plausibile.>>

<<Ed ha notato quei resti di ghiaccio vicino all’ammaccatura?>>

<<Detective, la smetta con questi giochetti.>>

<<Non sono giochetti ma tutti gli elementi decisivi per risolvere il caso.>>

Jo Maglietta

Un pensiero su “(Part 6) Scalisi: delitto a casa di una star

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...