La storia tua triste

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Oggi vi proponiamo una poesia. Essa racconta di un viaggio, di un incontro speciale, e mostra come l’animo di un ragazzo possa essere toccato da tanto orrore.

L’opera, è stata esposta al museo del Vittoriano a Roma nel 2006, durante i giorni che ricordano ogni anno ricordano quello sterminio , e nel museo Ebraico di Rodi successivamente.

A Sami Modiano

Il cancello è aperto,

le tue gambe tremano,

varchi di nuovo quella soglia

che nei tuoi sogni appariva così lontana,

sogni che ancora ti tenevano legato a quell’uomo, a quel ragazzo,

che una volta entrato non sarebbe più stato tale.

Tornano lentamente, ma pesanti come macigni

immagini, suoni, parole di quella storia tua triste

che per sempre ha reso scuro il tuo cielo:

il tuo cuore piange, ha paura,

fugge da quei ricordi che per lunghi anni

hanno accompagnato le tue notti

e bagnato di lacrime la tua nuova libertà conquistata

che libera mai sarà e mai è stata,

si perché i tuoi dolori, i tuoi rimorsi,

il tuo spirito vive ancora dentro quei cancelli

che mai per te si sono aperti.

Inizi a riconoscere i posti,

cerchi l’aiuto dei tuoi fratelli

che insieme a te hanno assaggiato il sapore

amaro dell’inferno;

cerchi i loro occhi, rivedi quelli di tanta gente,

o forse di uno solo, o forse erano proprio i tuoi,

tutti uguali quegli sguardi

persi sui campi grigi di Auschwitz

consapevoli di vivere, assistere a una vita

che non era la loro, che gli era stata imposta.

Bruciano in maniera più intensa

le ferite che ti porti dietro in questo posto;

eri un ragazzo, sicuramente nel tuo cuore

vivevano desideri, ambizioni, progetti,

o semplicemente amavi la vita così ingenuamente

come solo a tredici anni si può fare.

Eri un ragazzo, avevi una famiglia

che ti hanno strappato e ucciso

nel momento in cui da solo

sapevi di non potercela fare.

Eri un ragazzo ma dovevi essere un uomo,

osservare violenze che un bambino mai dovrebbe vedere,

uno ad uno i tuoi cari se ne andavano,

e chissà quante volte hai guardato quel filo spinato

e desiderato di morire,

quante volte avrai chiuso gli occhi,

pregato il Signore Dio di svegliarti nel tuo letto di Rodi,

per poi alzarti e correre a fare colazione e

abbracciare la tua famiglia per il buongiorno;

ma poi urla ti riportavano alla realtà, montagne di cadaveri

circondavano i prati che verdi mai erano stati,

e lontano colonne di fumo si alzavano fino

a toccare i cieli, lì dove i tuoi ti guardavano,

e non riuscivi neanche a trovare la forza di piangere.

I tuoi occhi guardano i nostri:

in silenzio versano lacrime

nell’ ascolto della storia tua triste,

non sapevi perché fra molte persone

cadute ai colpi mortali di Birkenau,

il fato ti abbia voluto vivo;

continui a ringraziarci, ma poi per cosa,

per amarti? Per soffrire insieme a te?

Per esserti vicino? Quanto vorremmo poter fare di più…

E pur continui a farlo, nel modo più dolce che c’è,

per voce di un cuore malato che piange sull’odio vissuto,

ma che odiar non sa…

(di Cosimo Giancola)

(introduzione Pietro Deligia)

5 pensieri su “La storia tua triste

  1. Rita

    poesia emozionante così come commovente è stata la visita in questo museo
    http://www.andreabonavoglia.it/berlino/Berlino1.html
    Le facce di metallo in foto si trovano all’interno di questo museo.

    “…Poco oltre, nel cortile, una singolarissima opera, “Shalechet” (“Foglie cadute” in ebraico) di Menashe Kadishman, svela il mistero di quel rumore, prodotto da altri eventuali visitatori, invitati dai cartelli a utilizzare l’opera camminandoci sopra. Sono centinaia di tondeggianti pezzi di ferro, forati per creare la traccia infantile di un viso sofferente e buttati per terra come foglie, per ricoprire più volte, su più strati, la superficie del cortile: un’immagine terribile e inquietante del dolore e un modo inusuale di fruire di un’opera d’arte…”

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