Gli anni d’oro del cinema italiano: il Neorealismo

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Continuiamo il nostro viaggio nella storia del cinema italiano, e come preannunciato parleremo del Neorealismo uno dei più importanti e significativi movimenti culturali della nostra storia, che vede nel cinema come nella letteratura la realizzazione di importanti opere a testimonianza di una nuova espressione e un nuovo pensiero. Il Neorealismo nasce e si sviluppa in Italia tra l’inizio degli anni ’40 e la metà degli anni’50, a caratterizzare questo movimento è naturalmente un importante evento come la fine della Seconda Guerra Mondiale, che aveva lasciato la popolazione economicamente stremata dalle fatiche belliche, ma aveva anche portato una ventata di entusiasmo dovuta alla conquista della tanto agognata libertà d’espressione dopo vent’anni di dittatura fascista, per questo molti tra registi e letterati sentendosi finalmente parte del Paese si impegnarono a raccontare finalmente in modo incensurato la realtà ed eventi importanti come l’occupazione, la lotta partigiana e la liberazione. Il manifesto cinematografico di questo movimento, è considerato “Roma città aperta” (1945) il capolavoro di Roberto Rossellini che racconta la difficile situazione di un gruppo di personaggi comuni durante la resistenza prima che gli Alleati giungessero a Roma, nel cast oltre ad Aldo Fabrizi, spicca il talento recitativo di Anna Magnani che per la sua bravura nei ruoli drammatici si afferma a livello mondiale, fa seguito a questo film “Paisà” (1946) che narra in sei episodi l’avanzata delle truppe alleate dal sud al nord d’Italia, e alla cui sceneggiatura hanno partecipato anche Federico Fellini e Amidei. Oltre a Rossellini un altro grande personaggio che ha permesso a questo movimento di affermarsi e ricevere numerosi consensi dal pubblico, è sicuramente Vittorio de Sica, che sia come attore ma soprattutto nei panni del regista ha realizzato film come “Sciuscià”(1946) e “Ladri di biciclette”(1948) che rendono perfettamente l’idea del difficile periodo storico che si attraversava, nel primo film i protagonisti sono due bambini costretti a lavorare come lustrascarpe (come si evince dal titolo in dialetto napoletano), mentre nel secondo si narra la storia di un attacchino costretto a vagare per le strade di Roma in cerca della bici che gli è stata rubata. A questi due maestri vengono successivamente accostati altri registi di successo, che anche se non trattavano precisamente le tematiche principali delineate dai loro precursori si accostano molto allo stile del Neorealismo, come Luchino Visconti con opere come “Ossessione” famose per la forza espressiva e la carnalità delle scene passionali che rompevano le precedenti tradizioni cinematografiche, o come Pietro Germi che nella doppia veste di regista-attore ha realizzato film quali “Il cammino della speranza” o “Il Ferroviere” caratterizzati da una drammatico realismo.
Appartengono alla categoria del Neorealismo anche sporadici film realizzati in periodi più distanti come “Anni ruggenti”(1962) di Ligi Zampa e interpretato tra gli altri da Nino Manfredi e Gastone Moschin, o anche “Gli sbandati” di Francesco Maselli. Dopo questi splendidi saggi di bravura, il cinema neorealista sembrò perdere mordente, e diventare meno fulgido e impegnato lasciando la scena principale ad una sempre più frequente realizzazione di film che faranno parte della “commedia all’italiana”.

Jacopo Di Macio

4 pensieri su “Gli anni d’oro del cinema italiano: il Neorealismo

  1. Carolina :)

    Gli anni d’oro davvero, per il cinema italiano, quelli del neorealismo. Rossellini, De Sica, Fellini, Visconti, hanno regalato film di notevole consistenza e significato. Indiscusso l’impatto che ebbe su tutto il periodo appena seguente, su Pier Paolo Pasolini, in primo luogo. Vorrei aggiungere un dettaglio che ritengo importante. Alcuni registi furono largamente criticati per le loro produzioni, a tal punto che l’allora sottosegretario allo spettacolo Andreotti, nel 1949, emanò una legge che sosteneva che le varie sceneggiature dovevano essere soggette al giudizio di una “commissione statale”, al fine di giudicare il messaggio che lo stesso film proponeva. L’obiettivo era non far trapelare la ormai evidente vena di pessimismo radicata nelle varie produzioni, conseguenza di una Italia ormai stremata dalle guerre e dalla povertà. Il “raccontare finalmente in modo incensurato” d cui parla Jacopo, infastidì profondamente i politici di allora.

  2. Paolo

    Grandissimi film fatti da grandissimi registi!Il Neorealismo è stato la pietra angolare del cinema italiano, soprattutto perchè ha descritto perfettamente la società del tempo: l’Italia del dopoguerra immersa nella povertà e nella miseria.. credo che questi film debbano essere conosciuti di più, debbano essere fatti vedere nelle scuole e non solo, poichè costituiscono la vera rappresentazione della nostra storia: dei nostri vizi e delle nostre virtù.Spero che, nonostante gli ingenti tagli del Governo, vengano realizzati nuovi film il cui scopo è quello di raffigurare il “Paese reale” con i suoi mali e le sue positività.A tal riguardo ho accolto personalmente con favore sia “il divo” che “Gomorra” che ,non a caso, hanno avuto successo a livello internazionale.Questo perchè credo che il cinema ,così come la musica, abbia la responsabilità di raccontare ciò che succede nel proprio territorio e ciò non per far cattiva pubblicità all’Italia( come molti dicono) bensì per creare una determinata (e determinante) coscienza sociale nelle persone, la quale ha il compito di far conoscere i mali del nostro tempo e delineare le modalità di superamento di questi.

  3. Davide

    Devo dire la verità. A parte alcuni episodi del cinema anni 40/50/60 italiano non ho mai approfondito quel periodo, pur consapevole della presenza di autentici capolavori. Cercherò di rimediare.

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