(Part 7) Scalisi, chi ha ucciso Oliver Freed?

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La famosa cantante Lindsay Midgure e  il suo manager, Simon Darren, si erano rivolti al detective Joseph Scalisi per scoprire chi entrava di nascosto in casa della signorina Midgure. Ma giunti nell’attico di lei, si trovarono di fronte ad una scena inaspettata. Sul pavimento giaceva un cadavere con un coltello conficcato nella schiena. La vittima era una persona di sesso maschile, di circa venticinque anni e corporatura robusta. La stanza era a soqquadro, come se fosse avvenuta una lotta furibonda. Una sedia però era rimasta in piedi, proprio in mezzo al passaggio, vicino al cadavere. Sul pavimento una piccola ammaccatura, come se il manico del coltello  fosse stato conficcato nel parquet e intorno, tracce di ghiaccio e acqua. L’uomo stringeva in mano una ciocca di capelli color rame, come quelli di Lindsay Midgure. All’arrivo della polizia, la vittima fu identificata come Oliver Freed, un uomo con cui Lindsay aveva avuto un’importante relazione, ormai finita. Ma non era Oliver Freed la persona che visitava di nascosto l’appartamento. Quella invece era Christie Sullen, una cantante rivale di Lindsay che aveva un flirt con Simon Darren, a cui aveva poi sottratto una copia delle chiavi. Il suo scopo era quello di trovare materiale compromettente sulla carriera di Lindsay, per rovinarla.

Scalisi disse: <<Oliver Freed entrò in questa casa con l’intenzione di aggredire Lindsay Midgure. E invece trovò lei, signorina Sullen. Annebbiato dalla rabbia e confuso per l’estrema somiglianza di spalle tra lei e la signorina Midgure, Freed l’ha attaccata. L’ha afferrata per la gola e ha tentato di strangolarla. E’ per coprire i segni dell’aggressione che lei indossa quel collo di pelliccia, non è forse così?>>

<<Che cosa?>> disse Christie Sullen.

<<E per sua fortuna, quando Oliver Freed ha capito che lei non era Lindsay Midgure, ha mollato la presa. E poi lei è scappata terrorizzata. E’ corretto signorina Sullen?>>

Christie abbassò lo sguardo e confermò la tesi di Scalisi, annuendo.

<<E quindi detective? – chiese l’ispettore – qual è la sua teoria sui fatti? Chi ha ucciso Oliver Freed?>>

Scalisi camminò avanti e indietro, poi disse:  <<Ispettore, se lei avesse appena commesso un delitto, assumerebbe un investigatore privato? Non le sembra un comportamento poco furbo? Dubito quindi che l’assassino possa essere la signorina Midgure. Ammetto che all’inizio avevo sospettato proprio di lei. Mi aveva ingannato il comportamento del signor Darren quando fingendo di cadere sul cadavere, aveva sfilato i capelli che l’uomo stringeva in mano, i capelli della signorina Midgure. Se controllate, dovrebbe averli ancora in tasca. A quel punto ho pensato che lei fosse colpevole e che Darren, avendolo capito, tentasse di proteggerla. E quando Lindsay Midgure aveva negato di conoscere la vittima, tutto sembrava fin troppo facile. Ma allora perché si erano rivolti a me? Anche se si fosse trattato di un elaborato piano per nascondere le proprie intenzioni, non avrebbe comunque avuto senso.>>

<<E quindi? Inizio a innervosirmi. Chi è l’assassino?>>

Scalisi fece una pausa ad effetto, mosse ancora alcuni passi e quando fu sicuro di aver catturato l’attenzione dei presenti disse: <<L’assassino è la vittima stessa. Sì, Oliver Freed si è suicidato.>>

L’ispettore Khrin rise. <<Un bello scherzo il suo detective; ma ora ci dica seriamente qual è la sua ipotesi, se ne ha una, oppure la smetta di prenderci in giro e lasci il campo ai professionisti.>>

Scalisi si avvicinò, ammiccò e disse: <<crede mai che io possa prendermi gioco di lei? Avanti ispettore.>>

Il volto di Khrin si fece paonazzo ma poi inspirò diverse volte e si calmò, senza proferire parola. Infine disse: <<Allora ci spieghi qual è la sua versione dei fatti. Detective.>>

<<Certamente. – Scalisi indicò nuovamente il cadavere e disse – Dopo aver aggredito per errore Christie Sullen, Oliver Freed comprese che gli sarebbe mancato il coraggio di compiere un’altra volta quel gesto. E allora decise di togliersi la vita lui stesso.>>

<<Che cosa?>> un coro si alzò nella sala.

L’ispettore disse: <<Detective, cosa diavolo sta dicendo!>>

<<Ha usato un trucco semplice e geniale, per far sembrare la propria morte un omicidio. Voleva che la colpa ricadesse su Lindsay Midgure, per rovinarle la carriera e la vita. Le prove sono tutte qui. Quella sedia in piedi in mezzo al passaggio, l’ammaccatura sul parquet, le tracce di acqua e ghiaccio.  Dopo aver incastrato il coltello in un blocco di ghiaccio, con la punta rivolta verso l’alto, Oliver Freed ha rubato alcuni capelli dalla spazzola di Lindsay Midgure, e ha messo a soqquadro la stanza per simulare una lotta. Poi è salito sulla sedia ed è saltato all’indietro , atterrando sul coltello. La forza peso ha fatto il resto.>>

Lindsay scoppiò a piangere disperata: <<Ma perché, perché! Perché! Io lo amavo. E’ stato lui a lasciarmi… Perché avrebbe dovuto farlo?>>

L’ispettore Khrin disse: <<Infatti, la sua tesi è priva di fondamento detective. E’ stato Oliver Freed a lasciare la signorina Midgure, non poteva essere ossessionato da lei.>>

<<Questo non è esatto>> disse il manager. Per la prima volta la sua voce era incrinata dall’emozione e dal senso di colpa.

<<Cosa?>> chiese Lindsay tra i singhiozzi.

Simon Darren abbassò lo sguardo e disse: <<Sono stato io a fargli pressioni affinché ti lasciasse. La vostra storia non era una cosa buona per la tua carriera. Ho creduto di agire per il tuo meglio. – La sua voce s’interruppe, strinse con forza i pugni e disse – Mi dispiace Lindsay, perdonami.>>

I due si guardarono a lungo, in silenzio. Gli occhi di lei arrossati e stanchi lo accusavano di essere l’unico responsabile della morte di Oliver. Simon Darren si morse un labbro e si mise a sedere su una sedia. Sembrava svuotato.

Più tardi gli uomini dell’ispettore Khrin confermarono di aver trovato a casa di Oliver Freed un diario, in cui parlava della sua ossessione per Lindsay Midgure e del suo desiderio di vendicarsi. Aveva anche annotato alcuni appunti in merito al suo piano malato.

Scalisi disse: <<A questo punto Il mio lavoro qui è finito. Io torno in ufficio.>> si infilò il cappello ed uscì, salutando i presenti con un gesto cordiale. E se ne andò al bar, a spendere gli ultimi soldi rimasti.

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