(Part 8) Scalisi, Vania ha bisogno di te!

Standard

Il giornale era aperto su una pagina che mostrava la foto di George Marshall immortalato nella sua uniforme da generale. Quel giorno infatti, il segretario di stato USA presentava il suo piano di aiuti per la ricostruzione dell’Europa, uscita distrutta dalla seconda guerra mondiale. Era il 5 giugno 1947. Il detective Joseph Scalisi commentò con un fischio le cifre a cui si accennava nell’articolo. Poi si appoggiò allo schienale della sedia, con le mani intrecciate dietro la testa. Fissava il soffitto ingiallito. La sua mente vagò rapidamente dal “Piano Marshall” alla donna con le labbra rosso fuoco, quella che aveva detto di chiamarsi Vania e che lo aveva incastrato, facendolo risvegliare nudo e ammanettato al letto di una camera d’albergo, mentre qualcun altro eliminava l’uomo che lui avrebbe dovuto proteggere, Martin O’Brian. Su O’Brian, Scalisi aveva compiuto ricerche, nel tentativo di rintracciare Vania. Ed era emerso che quell’omino insignificante era ricco e corrotto e faceva affari addirittura con don Antonio Brando, il numero uno della mafia di Manhattan. Quella testa d’uovo si occupava del riciclaggio dei soldi e dei beni del boss, attraverso la compravendita. Ma nessuna notizia sulla donna dalle labbra rosso fuoco. E proprio quando Joseph sbuffò e si chinò in avanti per recuperare il pacchetto di sigarette, Vania entrò nel suo ufficio.

Joseph trasalì ma senza scomporsi. La fissò e lei resse lo sguardo un attimo, prima di abbassarlo sulla marea di fogli che inondava la scrivania. Disse: <<Ho bisogno del tuo aiuto.>>

Joseph rise e scosse la testa. <<Ma dai, io che mi affannavo a cercarti e tu che sei venuta qui da me. Che sottile ironia.>>

Si pizzicò la radice del naso poi disse: <<Dopo quello che è accaduto l’ultima volta, hai il coraggio di chiedere il mio aiuto?>>

<<Tu sei l’unico di cui possa fidarmi.>>

Joseph arricciò le labbra e trattenne una risatina. Poi vide quell’incrinatura color ambra nei suoi occhi scuri e capì che non stava scherzando.

<<So che me ne pentirò ma dimmi cosa succede.>>

<<Adesso non ho tempo di spiegarti, dobbiamo andare nel New Jersey.>>

<<Nel New Jersey? Ma sei impazzita?>>

<<C’è una persona ad Atlantic City con cui devo parlare. Ma ora è meglio muoversi, gli uomini di Don Antonio Brando sanno che sono qui.>>

<<Merda. – imprecò Scalisi, battendo un pugno sulla scrivania – Su una cosa avevo ragione.>>

<<Cosa?>> chiese lei mentre uscivano dalla porta dell’ufficio e gli lanciava tra le mani un mazzo di chiavi. Joseph diede un’occhiata all’orologio sulla parete, la lancetta corta aveva quasi raggiunto le tre.

<<Me ne sono già pentito. E queste cosa sono?>> disse agitando il mazzo di chiavi che gli aveva passato.

<<E’ meglio che prendiamo la mia auto, è più veloce. E voglio che guidi tu.>>

Una Bentley 4 ¼ Litre era parcheggiata davanti all’uscita dell’edificio. Joseph seguì incredulo lo sguardo della donna che gli indicava proprio quell’auto e disse: <<Q-quella è la tua macchina?>>

Era una vettura elegante ed imponente, dalla linea sportiva e con la carrozzeria bicolore azzurra e nera. I grossi fari tondi sembravano richiamare l’attenzione come due stelle al disotto dello stemma Bentley, una “B” con ali d’aquila.

<<E’ davvero la tua auto quella?>>

<<Più o meno – disse lei tirandolo per un braccio – Andiamo.>>

Joseph si mise alla guida, lasciandosi conquistare dalla potenza del motore da 4257 cc. Intanto, nello specchietto retrovisore comparvero due automobili nere, che sopraggiungevano a forte velocità.

Lei disse: <<Stanno arrivando. Seminali.>>

Joseph sorrise e disse: <<Vediamo cosa sa fare questa carriola.>>

L’auto era poco maneggevole per via del peso, ma tutto sommato divertente da guidare. Eppure, nonostante Joseph sgusciasse nel traffico e spingesse sull’acceleratore, gli inseguitori stavano ancora guadagnando terreno. Labbra rosso fuoco disse: <<Dobbiamo prendere la Speedway per raggiungere il New Jersey.>>

<<Prima dobbiamo seminare quelle auto. Sono gli uomini di Don Brando?>> chiese Joseph mentre affrontava una curva a tutta velocità.

La donna aspettò la fine della curva, poi rispose: <<Sì.>>

<<Ma perché abbiamo la mafia alle calcagna?>>

<<Te l’avevo detto che mi stavano seguendo. Vogliono me e vogliono quest’auto. L’ho rubata.>>

<<Eh? – ci mancò poco che non tamponò quello davanti per la sorpresa – E a chi l’hai rubata?>>

<<A Walter Brando.>>

<<Cosa? – disse Scalisi, scartando un altro paio di auto, imprecando e sferrando pugni al volante – Questa è l’auto di Walter Brando? Cazzo sono un uomo morto.>> Walter era il figlio di Don Antonio Brando.

<<Scusami.>> disse lei abbassando lo sguardo.

Gli inseguitori erano sempre più vicini. Dal finestrino di una delle auto furono esplosi alcuni colpi d’avvertimento.

Una strada principale incrociava la loro direzione di marcia. Oltre quella strada, uno stretto vicolo s’inseriva obliquo tra due palazzi. Joseph non toglieva il piede dall’acceleratore mentre si avvicinavano all’incrocio, osservato dagli occhi preoccupati della sua compagna di viaggio. Tra loro e il semaforo rosso, una fila di automobili ferme. Oltre, altre auto che attraversavano l’incrocio in senso trasversale. Lui continuava ad accelerare. Lei chiuse gli occhi. All’ultimo, Joseph scartò, spostandosi sulla corsia per la marcia in senso opposto e superò le auto, attraversando l’incrocio a tutta velocità, schivando miracolosamente il traffico e infilando il muso della Bentley nel vicolo. Lo specchietto di sinistra sfregò contro il muro, il rumore prodotto fece sobbalzare Vania che aprì gli occhi.

Una delle due auto li seguì nel vicolo ma urtò il muro strisciando la fiancata per un tratto, prima di rimbalzare tra una parete e l’altra come una pallina da flipper. Si fermò pochi metri più avanti, con i passaruota accartocciati, il paraurti staccato e i fari rotti.

Uscito dal vicolo, Joseph sterzò bruscamente verso destra e s’inserì nel traffico. L’altra auto aveva invece fatto il giro dell’isolato, e continuava a seguirli. Ma la distanza ormai era troppa ed una volta giunto sulla Speedway, Joseph la seminò sfruttando la maggior potenza della Bentley.

Quando furono al sicuro, ruppe il silenzio chiedendo: <<Perché diavolo non me l’hai detto che avevi rubato quest’auto al figlio di Don Antonio Brando?>>

<<Scusa, io… Te l’avrei detto.>>

<<E poi? Perché l’hai rubata? Perché stiamo andando ad Atlantic City? – Joseph batté una mano sul volante – Perché mi hai coinvolto in tutta questa storia?>>

<<Adesso è tardi. Dovremo cercare un posto per la notte, un albergo. Potremmo fingerci marito e moglie, per non destare sospetti.>>

Joseph accostò l’auto e si voltò verso di lei, sovrastandola con la sua stazza e agitandole davanti un dito. Disse: <<Per prima cosa, adesso mi dici chi sei veramente. Secondo mi spieghi che diavolo ci facciamo nel New Jersey. E poi quando tutto sarà chiaro, decideremo il da farsi.>>

La donna accese una sigaretta e fumò. Infine disse: <<Il mio vero nome è Anna ed ero la compagna di Walter Brando – agitava la sigaretta ed emetteva nervose nuvole di fumo – Walter è violento e mi maltrattava. Così, durante una lite, gli ho spaccato un vaso in testa e sono scappata via con la sua auto. Per questo ho chiesto il tuo aiuto, sapevo che i suoi uomini mi avrebbero seguita e sapevo che tu avresti potuto proteggermi.>>

Scalisi sbuffò, poi disse: <<E perché siamo venuti nel New Jersey?>>

<<C’è una persona ad Atlantic City che mi aiuterà a fuggire lontano da New York, e chiudere per sempre con Walter. Ora cerchiamo un albergo dove passare la notte. Stai con me fino a domani mattina e saprò ricompensarti.>> il suo sguardo lasciava poco all’immaginazione.

Scalisi avrebbe voluto chiederle molte altre cose ma sapeva che lei non avrebbe più risposto. Impiegò un intero minuto a valutare la situazione, fissando il proprio sguardo stanco nel retrovisore. Alla fine, consapevole di stare per commettere un errore, si mise alla guida in direzione Atlantic City.

Jo Maglietta

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...