E’ lecito il diritto di sciopero universale?

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Questa settimana ci siamo focalizzati e forse un po’ accaniti sull’attualità, su quello che succede a Priverno, in Italia e nel mondo, ma questo è avvenuto perchè effettivamente abbiamo sentito l’esigenza di parlare di queste situazioni. In politica stiamo tutti aspettando il (doppio) verdetto del 14 dicembre, a Napoli la situazione è ancora grave e le tonnellate di rifiuti continuano ad aumentare, l’università è allo sbaraglio e Assange e il suo mirabolante Wikileaks continuano a creare imbarazzo e scalpore. Eppure, nonostante tutte queste notizie di fuoco, la sensazione di maggior imbarazzo ed incredulità l’ho provata quando l’Aic (Associazione italiana calciatori) si definiva pronta a scioperare per i diritti dei calciatori. 

“Ma possibile che i calciatori vogliono scioperare? Ma possono farlo?”

A primo impatto ho aperto i miei cassetti della memoria, cercando di ricordare magari qualche ricorso storico avvenuto in passato ma, proprio come credevo, è la prima volta che i calciatori minacciano di scioperare per la rivendicazione dei “propri diritti”.

In pratica il nodo cruciale della vicenda sta nel “nuovo regime contrattuale” … ma cosa si intende per nuovo regime contrattuale? Come al solito la maggior parte dei giornali generalizzano sulla questione, focalizzano la loro attenzione sui commenti, sulle critiche ma non centrano mai il problema.

Proviamo noi allora a “centrare il problema” spiegando gli 8 punti della discordia:

1.Contratto flessibile con introiti legati ai risultati. L’Aic lo vuole flessibile solo al 50%, la Lega di serie A lo vuole per intero, compresa l’automatica riduzione degli stipendi in caso di retrocessione in serie B;
2.Professionalità al 100%. Secondo a Lega il calciatore deve fare solo il calciatore, per l’Aic è libero di svolgere un’altra professione durante il tempo libero;
3.Il comportamento dev’essere rigido ed eticamente irreprensibile per la Lega anche fuori dall’orario di gioco o allenamento, mentre per l’Aic i calciatori devono essere liberi di fare quello che vogliono durante il tempo libero;
4.Le terapie fisiche devono rimanere circoscritte allo staff del club per la Lega, mentre per l’Aic i calciatori possono farsi curare da chi vogliono (come già avviene con gli specialisti come Martens e Mariani che curano i più grandi campioni di qualsiasi club);
5.Le sanzioni per la Lega devono essere pagate dal club in modo automatico, per l’Aic invece bisogna sempre rimettersi alla decisione del collegio arbitrale. Inoltre l’Aic vuole avere mano libera nelle sanzioni ai propri calciatori, svincolandole dall’ingaggio (attualmente non si può superare il 30% dello stipendio);
6.Il presidente del collegio arbitrale dev’essere scelto esternamente dalla Lega; tramite sorteggio interno dall’Aic;
7.Per la Lega un allenatore può allenare una squadra in due gruppi distinti, per l’Aic i calciatori devono invece stare tutti uniti;
8.Il punto più dibattuto è l’ultimo, quello dei trasferimenti. Per la Lega un calciatore non può rifiutare il trasferimento ad un club dello stesso livello di quello in cui si trova attualmente e che gli garantisca lo stesso stipendio, se il suo club di appartenenza si accorda per la vendita del cartellino. In caso di rifiuto, il contratto si intende rescisso automaticamente con una multa da pagare da parte del calciatore che ammonta al 50% del suo stipendio. L’Aic si oppone totalmente a quest’iniziativa.
E’ facile notare come più di qualche punto sia giusto sostenerlo, ma sinceramente, in un periodo come questo, trovo superfluo, impensabile e ridicolo portare in auge i “problemi” di quella ristrettissima èlite di persone che forma il parco-calciatori italiano. Di una cosa possiamo essere certi: questo paese avrà mille difetti, ma chiunque apre bocca viene, almeno per un minuto, ascoltato.

di Antonio Di Giorgio

12 pensieri su “E’ lecito il diritto di sciopero universale?

  1. Pietro

    In questo paese non c’è il senso della misura, e non mi riferisco solo ai calciatori. Io non sono contro il diritto di sciopero, che è sacrosanto! Quello che non sopporto è la continua strumentalizzazione del tutto, i picchettaggi, le infiltrazioni da parte di persone che poco hanno a che fare con le nobili cause dello sciopero, e soprattutto non ce la faccio più a vedere gente che sciopera senza sapere il perchè sta scioperando, mi sembrano un branco di pecore dietro ad un pastore che mira sempre e comunque ad una cosa, conservare. Esatto, in questo paese quando si cerca di riformare c’è sempre da trovarsi contro quelli del “no” incondizionato!

    ONORE AGLI SCIOPERANTI INGLESI, MENO AGLI ALTRI…

  2. Carlo M.

    Non ce la faccio proprio ad andare d’accordo con quello che esprime Pietro…
    Soprattutto perché a quanto pare non essendo addentro a certe cose non le riesce a cogliere nella loro interezza.
    Parlo del movimento studentesco Italiano e degli scioperi dei lavoratori, siano essi metalmeccanici, dei servizi, dipendenti…
    In questi anni di scioperi ne ho seguiti un po’ ed ho seguito anche le loro nascite nelle assemblee. Nelle assemblee quello che si contesta è più che altro il fatto che attualmente abbiamo un sistema di potere che si sta imponendo come autarchico e plutocratico. Un potere che non scende a parlare con le parti interessate e, se lo fa, lo fa con delle proposte del tipo “prendere o lasciare”.
    Stanti così le cose non si può “prenderlo sempre” (l’accordo) e quindi si dice “no”, ma se ci si informasse sul campo si vedrebbero centinaia di persone nelle assemblee che cercano di mettere nero su bianco i punti che si vuole si cambino.

  3. Pietro

    Innanzitutto grazie per rendermi partecipe dell’unicum delle cose…
    cioè scusa il tuo unicum, non quello di tutti gli attori della faccenda!
    In secondo luogo, credo che le cose che dici(in gran parte giuste) non si leghino alle questioni da me sollevate:”Quello che non sopporto è la continua strumentalizzazione del tutto, i picchettaggi, le infiltrazioni da parte di persone che poco hanno a che fare con le nobili cause dello sciopero, e soprattutto non ce la faccio più a vedere gente che sciopera senza sapere il perchè sta scioperando, mi sembrano un branco di pecore dietro ad un pastore che mira sempre e comunque ad una cosa, conservare”

    Credimi non bisogna esserne al di dentro(poi ognuno dà l’accezione che vuole a ciò) per vedere tutto ciò, basta frequenntare l’università, leggere i giornali e soprattutto starci al di dentro per me significa ascoltare da ambo le parti, ma questa è una peculiarità che in questo paese hanno in pochi!!!

  4. Carolina :)

    Io credo che la faccenda debba essere analizzata punto per punto, ma inizio con il dire che, sebbene definire i calciatori dei “lavoratori” è riduttivo e poco rispecchia la loro condizione, credo che il diritto di sciopero sia sacrosanto per qualsiasi professione.
    Fatta questa premessa, non conoscendo il mondo del calcio e non avendo chiari i motivi “tecnici” e prettamente calcistici per cui i giocatori hanno deciso di scioperare, una critica sono in grado di muoverla: lo sciopero è un diritto ma non per questo l’uso che se ne fa è sempre giustificato. Scioperare è un diritto se esercitato con coscienza e motivazione.
    Inoltre sono d’accordo con Pietro: scioperi di ogni genere così frequenti sono sintomo o di una situazione catastrofica o … di ignoranza. La maggior parte delle persone ignora il motivo per cui si sciopera e si avvale di questo diritto credendosi giustificata a scadere nella violenza gratuita.
    Provo a sbilanciarmi di più: se questa professione così élitaria e strapagata si avvale del diritto di sciopero, cosa dovrebbero dire allora gli studenti e i lavoratori precari? C’è un limite a tutto, e che cavolo…

  5. Eddie (S.D'errico)

    “Lo sciopero è un diritto sacrosanto” e fin qua ci siamo tutti ok, il calciatore è una professione(che vi piaccia o meno), il “No” incondizionato in termini di trattativa tra Aic e Lega calcio non ha senso(secondo me). Visto che ci sono dei punti condivisibili altri che non stanno né in cielo né in terra, se ne discute,si trattano, ma per come la vedo io gridare allo sciopero così come è stato fatto mi è sembrato un po prematuro, bo magari mi sbaglio.

  6. Eddie (S.D'errico)

    Poi se mi arriva un sms dicendomi che da domani la mia università (La sapienza sede di Latina) sarà occupata visto che ci è stato detto:”o seguite esami a Roma o dimenticatevi l’università” bé il No incondizionato diventa sacrosanto.

    p.s. più di 600 alunni di ingegneria(LT) in più che andranno a spalmarsi nei vari corsi(già stracolmi) della sede di Roma.

  7. Davide

    Ma perchè i calciatori dovrebbero scioperare? Loro mica lavorano a pallone…giocano a pallone…e quando si gioca non penso che esista anche un motivo, qualsiasi per scioperare…tralasciando inoltre i milioni di euro che prendono per GIOCARE…

  8. anton

    professione o non professione per quanto mi riguarda non è questo il punto. il punto è usare la “scusa” (passatemi il termine) dello sciopero (è chiaro che non sarebbero mai arrivati a tanto, si sarebbe scatenato un caso di stato) per creare il solito scalpore che piace tanto al mondo del calcio. Peccato che questa volta sia stato usato il concetto nobilissimo di SCIOPERO, del quale già se ne abusa troppo in questi giorni .Di certo c’è solo che è per lo meno “controverso” vedere Massimo Oddo che inneggia ai diritti dei calciatori…forse stiamo esagerando…

  9. Pietro

    i calciatori hanno il diritto di ribellarsi a decisioni che possono essere prese contro la loro volontà, poi i soldi sono un’altra cosa…

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