Part 10 – Una notte ad Atlantic City – seconda parte

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Al suo arrivo, l’ispettore Midgure fu sorpreso di trovarsi di fronte Joseph Scalisi. Ancora una volta i due uomini erano insieme sulla scena di un delitto. E ancora una volta Scalisi era arrivato per primo.

<<Buonasera Scalisi, e lei cosa ci fa qui?>>

<<Sono ad Atlantic City con un’amica, gliela presento. Anna?>>

Anna salutò con educazione l’ispettore Midgure ma dal suo sguardo, Joseph capì che in realtà lei lo conosceva. E anche Midgure disse: <<Signorina, lei ha un viso familiare. Non ricordo dove e quando ma è possibile che ci siamo già incontrati?>>

<<Non credo – rispose dolcemente Anna – un volto come il suo non si dimentica ispettore.>>

L’uomo sorrise e si schiarì la voce. Poi Joseph disse: <<E lei invece ispettore? Come mai nel New Jersey?>>

<<Trasferimento temporaneo. Sostituisco un collega. Allora? Si può sapere che diavolo è successo qui?>>

<<Certo, mi segua. – poi rivolto al direttore dell’albergo Joseph disse – Non le dispiace se espongo io i fatti all’ispettore, vero?>>

<<Prego detective.>>

Joseph accompagnò l’ispettore nella dispensa. Era un  locale piccolo e intriso dell’odore di muffa e umidità ma misto a qualcos’altro più pesante e pungente: sangue. Joseph indicò all’ispettore il cadavere che stava seduto a terra in un angolo, con le gambe divaricate e la schiena appoggiata al muro. Aveva un’espressione terrorizzata sul volto e una ferita da coltello all’altezza dello stomaco. Sotto di lui si allargava una macchia rosso vivo.

La stanza all’apparenza era in ordine, chiunque avesse compiuto l’omicidio aveva completamente sopraffatto la vittima, non c’era stata alcuna lotta.

Joseph spiegò: <<Ero appena entrato in camera, quando ho sentito l’urlo di una donna. Mi sono precipitato di corsa giù per le scale e sono arrivato davanti a questa porta che era socchiusa. Dentro ci trovai Linda, la cameriera, con il volto stretto tra le mani e un’espressione terrorizzata. Il suo labbro stava tremando e le pupille spalancate fissavano qualcosa nella penombra. Seguii il suo sguardo e…>>

<<Capisco. Conosce l’identità della vittima?>>

<<Uno dei dipendenti dell’albergo. Si chiamava Carl Nellcot. Ventidue anni, celibe. Qualche ora fa mi ha servito un drink. Comunque le dicevo: poco dopo il mio arrivo entrarono anche il direttore dell’albergo e il cuoco. Il direttore cacciò un urlo quasi come quello di Linda, diventando bianco come una mozzarella. Aprì la bocca per dire qualcosa ma senza riuscirci. “Si rilassi, sono un detective.” gli dissi. E questo sembrò calmarlo. “Faccia quello che le dico: raduni tutti gli ospiti dell’albergo e tutto il personale nella hall. Nessuno deve uscire. Fatto questo, chiami la polizia.” Nel frattempo, il cuoco, Mario Allegri, di origine italiana, si avvicinò a Linda per consolarla. Ragazzo di corporatura robusta, dalla testa grossa e dal naso camuso, è coetaneo della vittima e ha una relazione con Linda.  Ma tra i due doveva essere successo qualcosa, perché quando lui provò ad abbracciarla, lei lo scostò. Anzi, il rifiuto fu così forte da liberarla dal suo stato di trance. Curioso, vero?>>

<<Ha altro da aggiungere detective?>>

<<Certamente – rispose Joseph, mentre riaccompagnava l’ispettore nella hall –  Uno degli ospiti, stava per lasciare l’albergo. E’ quello – disse indicando un uomo vestito con un elegante completo chiaro e che aveva al polso un orologio d’oro – Si chiama Antony Mc Arthur. L’ho sentito discutere animatamente con la vittima, anche se alla fine sembrava avessero chiarito. Avevano discusso proprio nella dispensa dove abbiamo trovato il cadavere. Lo so per certo perché quando è uscito dalla porta di quel locale mi ha urtato. Era ubriaco al punto di reggersi in piedi a fatica – l’uomo, sotto gli occhi di Joseph e dell’ispettore Midgure, estrasse di tasca una fiaschetta e bevve – Visto? Cosa le stavo dicendo? Ah ecco. Ci scontrammo e dalla tasca gli cadde una nota di credito per il pagamento di una scommessa, a nome della vittima. Una grossa somma di denaro.>>

<<E che mi dice degli altri?>>

<<Vediamo… Come le dicevo, il direttore dell’albergo è un untuoso pallone gonfiato, falso e intrigante. E’ rimasto shoccato alla vista del sangue e credo non avrebbe mai avuto le palle di compiere un simile gesto. E non credo avesse un movente.>>

<<Questo lo lasci giudicare a me. E poi?>>

<<Poi ci sono le due cameriere, Linda e Cindy, che donne, davvero da far perdere la testa. Soprattutto quella Linda. Una così potrebbe essere di sicuro il movente per un omicidio. E poi abbiamo un altro soggetto interessante. Jacob Anderson. Vedo che questo nome non le è nuovo ispettore. Lo avevo immaginato.>>

<<Anderson? Che diavolo ci fa nel New Jersey?>>

<<Questo ancora non l’ho scoperto. Però è li seduto, lo vede? In compagnia di sua moglie, affascinante vero? E quell’uomo alto seduto laggiù, con la faccia da gorilla invece, credo sia uno dei suoi tirapiedi. E’ ospite nell’albergo sotto il nome di Robert Dulmann.>>

<<Dice quello vestito di nero, quello con le scarpe sporche di terra?>>

<<Sì, proprio lui.>> disse Joseph, osservando con attenzione le punte delle scarpe impolverate e le suole incrostate di fango e terriccio. Midgure aveva notato un particolare interessante.

L’ispettore commentò: <<Jacob Anderson? Essere così vicino a quel bastardo e non poterlo arrestare.>>

<<Lei lo conosce molto bene, vedo.>>

<<Sappiamo tutto dei suoi traffici e dei suoi affari con la famiglia Brando ma non abbiamo prove sufficienti per incastrarlo. E della signorina che è qui con lei detective, cosa mi racconta?>>

Joseph rise e disse: <<Posso solo assicurarle che è innocente. Mi dica la verità, lei la conosce vero ispettore?>>

<<Sono sicuro di averla già vista da qualche parte.>>

<<Ne riparleremo in un altro momento, allora. Ha bisogno di altre informazioni?>>

<<Nient’altro. La sua esposizione dei fatti è stata molto esauriente, la ringrazio.>>

<<Sicuro di non voler conoscere la mia teoria sull’accaduto?>>

<<Detective, questa è la seconda volta che glielo ripeto: deve lasciare il campo ai professionisti.>>

Jo Maglietta

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