Caro Babbo Natale, ti racconto la mia storia

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Qualche giorno fa Antonio ci ha spedito una accorata lettera che aveva come destinatario Babbo Natale. Una lettera in cui racconta se stesso e la sua famiglia. Ieri Antonio ha pubblicato la stessa anche sul suo profilo facebook, ma oggi è nostro intento riproporvela sulle pagine del nostro blog perché la sua voglia di condividere la propria esperienza merita di poter raggiungere il più alto numero possibile di persone. E’ così che con estremo rispetto abbiamo scelto di riportarla in maniera integrale perché possa trasparire l’estremo trasporto con il quale l’ha scritta.

Carissimo Babbo Natale,
noi due non ci conosciamo di persona. Mio nonno Giuseppe (1892-1965) mi diceva sempre, “per conoscere a fondo una persona ti ci devi mangiare un quintale di sale assieme”. Ebbene, noi due non abbiamo mai preso neanche un caffé assieme, ma attraverso la leggenda popolare mi è sufficiente per dirti tranquillamente e onestamente che sei una persona perbene, con sani valori e principi. Complimenti davvero!
Tantissime volte mi sono sfogato in maniera dura e pura con te, e, contro tutti e tutto (Santi, Istituzioni, la scienza Medica, la crudeltà delle violenze di questi ultimi tempi ecc ecc.. Ma in realtà non sono cattivo con nessuno e sono rigorosamente il contrario di quanto tu possa immaginare.
Sono cristiano cattolico e poco praticante, rispetto le Istituzioni democratiche e la scienza medica. Spesso e volentieri mi rivolgo a Dio, a Gesù e altri Santi per dire loro che le troppi croci che mi sono state messe sulle mie spalle e quelle della mia risicata famiglia sono veramente pesantissime. Ma se è stata volontà del Signore le portiamo con dignità, rispetto ed estremo sacrificio sino alla morte quando sarà e vorrà il Padreterno.
Ecco i motivi per i quali a volte vado fuori di senno:
Nel 1977, dopo circa 12 ore di travaglio in sala parto, a mia moglie viene praticato il parto cesareo per far nascere la mia prima figlia Maria, che dopo una degenza di 24 giorni, per le sofferenze subite durante il parto, perisce all’ospedale “Bambino Gesù” di Roma per una polmonite. Dissero.
A seguito di questa grave perdita, con mia moglie, decidemmo di fare tutte le ricerche possibili per un futuro sano e sicuro per altre gravidanze. Ci venne garantito che eravamo sani come pesci in un torrente incontaminato. Ma quando mai…! Magari, fosse stato così.
Nel 1979, nasce mio figlio Luigi, oggi 31enne, e dopo tante ricerche e ricoveri in vari ospedali di Roma, nel frattempo gli erano state fatte un miriadi di diagnosi di ogni ordine e grado; ma a circa 6 mesi di vita, dopo affannate corse e ricerche si riuscì a capire tramite TAC, che Luigi, purtroppo, era affetto da una gravissima lesione cerebrale dalla quale avrebbe avuto una vita molto breve. Anzi brevissima. Al massimo non più di qualche anno. Grazie a Dio Luigi è ancora con noi e ne siamo estremamente felici. Le mie costanti preghiere sono rivolte affinché il giorno della fine della mia esistenza su questa terra vorrei che mio figlio venisse con me, o viceversa, nella dolce vita, perché non mi fido di lasciarlo in mani altrui in quanto ha bisogno di tutto e di più, che soltanto un genitore può dare con il cuore e l’anima. E se dovessi rimanere senza mio figlio per me sarebbe la fine. Lo amo e gli voglio un bene immenso.
Al momento di fare la prima Comunione, a circa 9 anni, chiesi al parroco del mio paese, di inserire anche Luigi, con i suoi coetanei, per tale evento religioso. Egli mi rispose: “ma Luigi non capisce niente non può fare la comunione”. Da quella triste risposta sentii dentro me un tonfo più forte e cupo di quello della famosa bomba “H”. Luigi, poi, fece la prima Comunione a Loreto nelle mani del Vescovo di Latina Pecile. Andammo a Loreto con il “treno bianco” con l’UNITALSI, per far conoscere mio figlio alla Madonna Nera e per una speranza che soltanto chi crede o soffre può veramente capire.
Nel 1988, mia moglie fu costretta ad abortire prima della 16^ settimana di gestazione, come Legge vuole, per una gravissima atrofia cerebrale del feto che aveva in grembo. Noti scienziati della Genetica Medica di Roma ci avevano assicurato che per una semplice traslazione cromosomica materna (7-22) avevamo un’ottima possibilità di avere figli totalmente sani o portatori sani come la madre. Ma così non fu, purtroppo. Altra iattura, insomma. Quel corpicino di mia figlia, che ho visto attraverso i monitor durante il prelievo del liquido amniotico era formato di tutto e per tutto ed era bellissima. Dopo l’aborto la volevo tumulare nella tomba di famiglia ma non mi fu riconsegnata. Furono diverse le mie richieste ma tutte andarono nel dimenticatoio o cestinate. Qualche scemo e cretino di Medico ebbe a dirmi che si trattava di un ranocchietto, cioè un solo ammasso di carne e un funerale, come Dio vorrebbe, non serviva a niente se non soltanto a spendere soldi inutilmente. Alla fine, per accontentarmi ed azzittirmi per le mie vibrate pretese, mi fu promesso che dopo accurate indagine scientifiche mi avrebbero comunicato dove recarmi per riavere quel piccolo corpicino per tumularlo dignitosamente nella tomba di famiglia. Di quella mia figlia, a tutt’oggi, debbo ancora avere notizie dove si trova o che fine ha fatto. Ci ho provato di recente ma sono convito che quell’interlocutore (via telefono) di Roma mi abbia preso per pazzo irreversibile ed ho lasciato perdere tutto. Non è stata neanche battezzata, ma l’ho fatto io in silenzio e da solo dandole il nome di Maria, come la Madonna, come fu dato alla mia prima figlia.
Nel 1996, mia moglie viene operata a un carcinoma uterino con l’abbattimento totale della camera gestante ma con la conservazione degli annessi. Da quel carcinoma in sito si diceva che tutto era stato risolto pur rimanendo, però, con la nota 048, che riguarda i malati oncologici. Senza mai fare domanda di invalidità per la pensione.
Nel 2004, pochi giorni prima di ferragosto, io cominciai ad avvertire lancinanti dolori al centro del petto che man mano si irradiavano in tutta la scatola toracica fino a scendere nelle braccia, mi dovevo avvinghiare affinché gli antinfiammatori facessero il loro miracoloso effetto. Le ricerche presso strutture sanitarie erano negative e la causa di tutto era dovuto alle sigarette e l’aria climatizzata del camper e dell’auto, dicevano i Medici. La pressione sanguigna e ballerina a volte arrivava alle stelle. Alla fine un cardiologo di Supino (FR), trovato per puro caso, alla prima visita mi inviò con estrema urgenza all’ospedale di Frosinone e poi diretto a Roma per angina petto instabile con coronarie chiuse dell’ 85%. Mi furono impiantati tre stent.: due in una coronaria e una il un’altra. Dopo pochi mesi ricomparsero, purtroppo, gli stessi sintomi di prima. Si trattava di una maledetta re-stenosi fra i due stent. Quindi, altro intervento, altro stent. Ma non è finita qui, perché ho un discendente ancora da sistemare ma ho tanta paura e non ho neanche il tempo materiale.
Nel 2009, mia moglie subisce quattro interventi attraverso laparascopia robotizzata per carcinoma ovarico, una recidiva del pregresso carcinoma del 1996, il 5° intervento è stato eseguito con ampio taglio nell’addome per recuperare un ago di sutura, da sala operatoria, dimenticata nel ventre di mia moglie. Dalla triste e lunga odissea gli specialisti Oncologi hanno ritenuto di non procedere, come stabilito all’inizio, con chemio e radio terapia, perché trascorso troppo tempo dal primo intervento e altri successi che si sono venuti a sovrapporre tra un intervento e l’altro (totale 4 mesi); quindi, oggi, costantemente viene monitorata con esami radiologici (TAC e PET TAC total body) ed esami ematici vari compreso i famosi MARCATORI.
Sinceramente parlando, caro Babbo Natale, una vita con la camicia gelata come la mia e della mia famiglia non è meritevole neanche per il peggiore criminale del mondo.
Un mio carissimo amico mi disse un giorno: Antonio, “se veramente Dio esiste dovrebbe chiederti scusa a te e tutta la tua famiglia”. Io, francamente, non pretendo queste scuse ma prego che non mi vengono “donate” altre croci.
Ad esempio: se questa catena (mia famiglia) composta da sole tre maglie, come la Santissima trinità, si dovesse spezzare sarebbe un vero drammatico disastro in tutto e per tutto. Dio deve sapere che in questi casi basta poco: con un solo colpo, quando vorrà, eliminerebbe tutto il dramma insopportabile e penoso che si verrebbe a materializzarsi a casa mia.
Questo è tutto per ora, caro amico Babbo Natale. Ma sono anche consapevole, purtroppo, che il peggio, in questa casa, deve ancora venire. Se tu puoi fare qualcosa te ne sono grato per sempre e dal profondo del cuore.

Ti abbraccio fraternamente.
Antonio Pisa, Roccasecca dei Volsci, 16 dic. 10

4 pensieri su “Caro Babbo Natale, ti racconto la mia storia

  1. Anonimo

    Ciao Antonio, pregherò insieme a te Babbo Natale che sia indulgente con te e che da oggi in avanti si accontenti di ciò che ti ha già mandato, che lasci, sia a te che a tua moglie, salute e forze abbastanza per poter stare vicino al vostro Luigi. Per queste Feste ti auguro di trascorrerle il più serenamente possibile!! Un abbraccio grande a te, a tua moglie ed a Luigi. Ciao Luigi, l’ho già detto ma lo ripeto, hai un grande papà!!!! Ti abbraccio forte forte con tutto il cuore

    • antonio pisa

      Ringrazio tutti/e coloro che hanno avuto parole di incoraggiamente e di estrema sensibilità nei miei confronti e della mia famiglia. Che Dio dia veramente tanta felicità e serenità a tutte queste persone(e ne sono tantissime anche in via privata e tramite mail) che hanno voluto espimere la loro accorata solidarietà. Il Sindaco del mio paese ha pianto, al telefono con mia moglie, come un bambino. Io, sinceramente, sono quasi pentito per aver dato momenti di sconforto proprio sotto Natale. Forse perchè credendo che per me fosse una cosa normale e non credevo di creare tutto questo dolore alle persone tanto sensibili proprio sotto le festività Natalizie. Mi dispiace e ringrazio ancora tutti. Ma qualche mamma malvagia ha avuto modo di dirmi che le cose private non si rendono pubbliche. Ci sono rimasto malissimo, e mi ha fatto riflette perchè sono sovrapponibili al fatto che spesso vado in giro con mio figlio disabile in carrozzella. Vale a dire, che anche queste disgrazie sono private e non bisogna farle vedere alla gente. Che dio abbi pietà di certe persone senza cuore e anima

  2. Eddie (S.D'errico)

    La vera fede è di chi mediante pazienza, forza, e preghiera riesce a sopportare le continue “prove” a cui veniamo sottoposti(chissà se siano veramente prove), bé questa persona, da quanto ho letto, senza dubbio ha dato larghissima prova di quanto sia enorme la fede in cui si affida, e di quanto sia robusto il suo amore per i cari e non solo.
    La vera fede non appartiene ai predicatori, ma ai martiri che reggono le sofferenze e le pene, generate dalle colpe di chi fa di tutto per far si che la bilancia continui a pendere verso il buio, sporco, e vigliacco.
    Sono i martiri che tengono salde le redini e le sorti del mondo, non con delle corde ma con le croci, che ogni giorno pesano sempre più.
    La lettera che io scriverei a babbo natale o al Dio in cui si crede, sarebbe una breve richiesta ad aumentare il numero dei martiri così da rendere “meno pesanti” le croci di chi già da tempo le trasporta, per nostro conto. Non provo pena, anzi speranza, proverò pena per noi stessi solo quando non esisteranno più martiri, perché allora si che sarà veramente giunta la fine.

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