Siamo il Paese delle “Questioni”?

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Siamo il Paese delle Questioni?

Mi chiedevo in questi giorni quale potesse essere il termine più usato nella storia della politica italiana e forse l’immagine può aiutarvi a scoprire la mia risposta. Non so quale sia il vostro pensiero, non so se sia identico al mio, ma la risposta è stata immediata e decisa riguardo a questa domanda, o forse sarebbe meglio dire riguardo a questa “QUESTIONE”.

E’ questa la mia risposta, è questa la parola che da sola descrive l’intera classe politica italiana e per una questione (scusate il gioco di parole) di buon gusto e di avversione al disfattismo non vorrei aggiungere a tale concetto l’aggettivo “irrisolta”, il quale purtroppo non stonerebbe affatto. In effetti, se si riuscisse a compiere un excursurs di tutte le questioni, più o meno importanti, che dal 1861 affliggono l’Italia e il suo popolo, si capirebbe come in questo secolo e mezzo di trascorso politico i rappresentanti del popolo italiano hanno parlato tanto, hanno dibattuto apertamente sfiorando altissimi livelli di retorica politica, ma scendendo nel misero pratico i risultati raggiunti sono stati mediocri.
La storia ci offre mille esempi, forse troppi per un post da blog, cosi ne citeremo solo tre e, udite udite, tra le tre è presente anche una “questione risolta”, caso più unico che raro in Italia.

“La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa della fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del Paese e la tenuta del regime democratico”.

Queste parole sono di Enrico Berlinguer in un’intervista del 28 luglio del 1981 pubblicata da “la Repubblica”. Nel gennaio 2011 ancora si sente parlare di questione morale.
Ma forse non è cosi grave come sembra la situazione, in effetti sono passati solo trent’anni da quella frase e trent’anni sono molti ma non cosi tanti. Questo scatto di ottimismo e di fiducia riguardo alla questione morale è dovuto solo all’accezione negativa di un’altra questione, quella “meridionale”, per la quale non basta ripercorrere tutto il 1900 per trovare colui che per primo usò questa espressione:

“Sappiamo bene che c’era già una “Questione meridionale”: ma sarebbe rimasta una vaga “leggenda nera” senza l’apporto dei meridionali”

Queste sono le parole di Sciascia, uno dei tanti che ha dedicato scritti a tal proposito, eppure il precursore di quella che diventerà una consuetudine fu Antonio Billia, deputato del Parlamento italiano che nel 1873 coniò questa espressione per descrivere il disagio economico creatosi nel Mezzogiorno d’Italia a seguito dell’unificazione del Paese. Ebbene a distanza di 140 anni circa dalla sua coniazione, ancora sentiamo parlare di “Questione meridionale”.

Eppure la nostra politica non ha solo effettuato esercizi di retorica, almeno una questione l’ha risolta e mi riferisco a quella che è passata alla storia come la “Questione Romana”, quel conflitto creatosi attorno al ruolo di Roma che doveva essere sia capitale d’Italia che sede del potere temporale del Papa. In circa 40 anni di dibattito, la questione è giunta al termine con i Patti Lateranensi del ’29, anche se una parte della dottrina sostiene la tesi che la questione sia ancora aperta.
Io vorrei mettere da parte la storia e guardare un po’ al presente, prima che al futuro; oggi c’è un numero infinito di questioni da risolvere e gli interrogativi che attanagliano il paese sono molti: come è possibile pretendere di sbrogliare problemi contemporanei come la questione sul nucleare, se ancora non ci scrolliamo di dosso problemi nati due secoli fa’? Meglio lasciare in sospeso il vecchio per il nuovo o viceversa? E in ultima analisi, sapete trovarmi una parola che sappia descrivere la classe politica globale della storia della politica italiana meglio della parola “questione? Secondo me no!

(di Antonio Di Giorgio)

8 pensieri su “Siamo il Paese delle “Questioni”?

  1. Eddie (S.D'errico)

    La mia purtroppo anche ha un’accezione negativa, ed è “sufficienza”, inteso come approssimativo, perché infondo noi italiani siamo un po sufficienti/mediocri, siamo quelli del “ma ssi dai..”,o del “che sarà mai…”, oppure del “oh e vabé pazienza…” ed infine “ci penserò dopo…, e visto che la classe politica altro non è(o almeno in teoria) che la rappresentanza del popolo, guarda caso ci siamo ritrovati come rappresentanti degli svogliati, caciaroni, peccatori di sufficienza.
    Ed è la sufficienza che ha permesso il prolungarsi di quelle “questioni”, tutt’ora irrisolte.
    La sufficienza che ha fatto si che la mafia venisse combattuta da pochi lupi solitari. La sufficienza che tutt’ora induce uno stato laico, a rendere sempre e comunque conto alla massima rappresentanza del non progresso, e della staticità del pensiero, il vaticano.
    La sufficienza che permette di riaccendere l’inutile chiacchiericcio sul nucleare, i cui toni sono mossi da interessi, e non da tesi.
    La classe politica per riacquistare credibilità, consenso, ha bisogno di scrollarsi questa brutta patina di sufficienza che non ci ha portati a niente, o quasi. C i vuole dedizione, sacrificio, vocazione in quello che si vuol fare, impegno insomma per sdrammatizzare:” più svizzera meno Italia” .

  2. Pietro

    Il problema sono gli italiani non l’Italia.
    Mi dispiace ammetterlo, ma se abbiamo tutto questo è perchè ce lo siamo meritati, il più grande problema, a mio avviso degli italiani, è quello di delegare sempre e comunque, di non “sporcarsi le mani” con le questioni scomode, di pensare “Tengo famiglia” e di saper solo criticare chi fa qualcosa, forse sbagliando, ma almeno provandoci. Gli eterni critici al di fuori delle vere questioni sono il danno maggiore per il paese, quelli che dovrebbero e potrebbero fare di più e non lo fanno solo per puro egoismo, quelli che non partecipano, che lasciano correre, che dicono:”tanto ci pensa lui” e poi quando quel lui ci pensa veramente…giù critiche.
    Fino a che non cambierà questo, fino a che non si inizierà a sentire propria l’Italia e tutti inizieranno a lavorare per essa, non cambierà mai nulla!

  3. orlando

    A quanto mi pare di capire dai commenti precedenti se oggi in Italia ci sono molte questioni irrrisolte, è colpa degli Italiani.
    Secondo me nn è proprio cosi’.Sono pienamente convinto che l’Italiano medio ha tutte le caratteristiche citate nei post precedenti ma sono anche pienamente convinto che non tutto il popolo italiano sia cosi menefreghista e lavativo e quindi cosi responsabile di queste numerose questioni irrisolte.
    Invece penso che purtroppo la causa di queste Questioni irrisolte sia la mancanza di una classe politica di livello negli ultimi 3o anni in Italia,ma la cosa che mi scoraggia di piu’, è che non si vedono spiragli all’orizzonte.
    Come si puo’ pensare di risolvere la questione del meridione se ad occupare le poltrone pesanti delle regioni, province,comuni del sud ci sono sempre le stesse facce.
    Come dice un noto proverbio…VEDI NAPOLI E POI MUORI.
    Proprio cosi..se da 15 anni nella regione Campania opera un elemento come il sign.Bassolino,che dopo tutti i danni e i scandali ancora siede comodamente sula sua poltrona.???.
    Si possono citare migliaia di casi come questo,ma nn servirebbe a nulla, perche secondo me il problema dell’Italia nn sono gli Italiani,il vero problema sono le Persone che decidono per conto degli Italiani.
    Semplicemente siamo solo vittime!!!!

    • Pietro

      Molto comodo! Perchè non ci provi tu a fare qualcosa?
      E poi ricordati che la classe politica è lo specchio riflesso della società, quindi fatti una domanda e datti una risposta…

      • orlando

        Sara’ anche comodo, per carita’,ma credo che ognuno di noi nella vita sceglie di fare qualcosa. Io nn ho scelto,e nn lo faro’ neache in futuro di occuparmi di politica, pero’ sono un cittadino che vota e che ha diritto di esporre la propria opinione,anche perchè ce nè di gente che prova a fare qualcosa per questo paese, aimè spesso con risultati al quanto disastrosi.
        Per quanto riguarda la tua frase “LA POLITICA è LO SPECCHIO DELLA SOCIETA'” mi dissocio alla grande, perchè francamente nn mi rispecchio in nessun modo alla classe politica italiana..è senza dubbio un tuo personalissimo pensiero!!

  4. anton

    non mi piace generalizzare questa Italia credevo di averla capita almeno un pochino, invece l’avevo sopravalutata. C’è sempre troppa differenza tra quello che si dice e quello che si fa realmente, tra quello che si dice di credere e quello che poi si crede veramente, tra quello che si dice di desiderare e quello che si desidera realmente.
    I problemi sono tanti, immensi, forse qualcuno insormontabile (non se basterebbe un Dio in Terra per risolvere la “questione meridionale”) ma non bisogna perdersi d’animo, non bisogna mollare la presa consapevoli del rischio di trascorrere una vita intera a predicare nel nulla. Ebbene, meglio predicare nel nulla una vita che mollare la presa come hanno fatto e continuano a fare la buona parte degli italiani, a partire dal primo politico fino ad arrivare all’ultimo operaio.

  5. giuseppe

    Sono pienamente d’accordo con il primo commento di pietro.
    Purtroppo gli italiani in molte situazioni si lavano le mani come Ponzio Pilato!è da molto tempo che la maggiorparte dei nostri compaesani non sono capaci di prendere una posizione in merito ad ogni situazione che si affronti nella vita!
    E’ vero quando pietro afferma “la classe politica è lo specchio riflesso della società”.
    Attualmente la maggior parte degli italiani vota un partito o un’altro, un politico a differenza di un’altro; solo e soltanto se è possibile che gli venga risolto qualche problema familiare o lavorativo.
    Ormai è quasi inesistente l’etica nella nostra società, il pensiero dell’individuo, ecc..QUESTA è L’ITALIA DI OGGI!!!

  6. Pietro

    @Orlando:

    Certo, hai perfettamente ragione, non solo puoi, tu devi sempre e comunque esprimere la tua opinione!
    Quando però dico che la colpa è della società civile, non mi riferisco solo a chi fa o non fa politica, mi riferisco anche e soprattutto ai comportamenti dei cittadini, a quelli che non si informano, che non votano o che votano solo per convenienza…

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