Part 13 – Una notte ad Atlantic City – quinta parte

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Gli agenti Phillis e Bradley tentarono di immobilizzare Mario Allegri. Ma questi che era ben piazzato, con una spinta li allontanò, urlando: <<Io sono innocente!>>

E quando Bradley gli afferrò i polsi, Allegri si dibatté come un pesce attaccato all’amo che lotta per sopravvivere.

Allora gli agenti lo bloccarono con più energia. Ma lui era forte e faticavano a tenerlo. Guardava Linda e ripeteva: <<Lo sai che sono innocente. Perché mi hai condannato. Io non lo avrei mai ucciso.>>

Linda abbassò lo sguardo di lato. E così mentre tutto accadeva come in un dramma teatrale, Joseph chiese a Midgurese poteva seguirlo in privato.

<<Mario Allegri è innocente.>>

<<Detective non ho chiesto la sua opinione.>>

Joseph trattenne Midgure per un braccio e disse: <<Mi ascolti bene. Lei sta commettendo un errore.>>

Midgure si liberò dalla presa e rientrò nella hall. Joseph lo seguì dicendo: <<Ispettore mi ascolti. Sta commettendo un errore.>>

E davanti a tutti, con Mario Allegri già arrestato, l’ispettore si voltò e disse duro: <<Ho interrogato queste persone per ore tutta la notte. E ho trovato il colpevole, il movente, l’arma del delitto e tutte le prove a carico. Sono in piedi da stamattina presto e sono molto stanco, quindi la prego, le sarei grato se non mi facesse perdere altro tempo.>>

Joseph urlò: <<Mario Allegri è innocente, vero Mc Arthur?>>

<<Detective!>> disse Midgure.

Ma Joseph continuò, rivolto ad Antony Mc Arthur: <<Anche lei è innocente, lo so. Ma ha visto l’assassino non è vero? Mi guardi negli occhi e mi dica che è stato Mario Allegri ad uccidere Carl Nellcot.>>

Joseph si era avvicinato a Mc Arthur che si era fatto piccolo sulla poltrona, tutto chiuso e intimidito. Lo guardava negli occhi, Mc Arthur non rispondeva.

<<Non può dirlo vero? Perché lei c’era quando è avvenuto il fatto. Ha assistito all’omicidio, non è così?>>

Mc Arthur era immobile. Bianco in volto e terrorizzato. Le sue labbra tremavano e non disse una parola. E mentre Midgure si avvicinava per riportare l’ordine, Scalisi disse ancora: <<Avanti Mc Arthur, dica il nome dell’uomo che ha ucciso Carl Nellcot. Lei lo ha visto, lo dica!>>

Mc Arthur disse: <<D-d-d-dul…>>

E in quell’istante Robert Dulmann si alzò dalla poltrona su cui stava seduto e sfoderò la pistola, puntandola verso Joseph Scalisi.

Sempre tenendo sottotiro sia il detective che l’ispettore e gli agenti, Dulmann guadagnò l’uscita e scappò. Joseph fu il primo a corrergli dietro, seguito dall’ispettore che ordinò ai suoi uomini di rimanere nella hall.

Dulmann era piuttosto veloce, nonostante la stazza. Svoltò l’angolo e sparò un colpo che però finì alto. Si infilò in un cortile e poi in un piccolo edificio. Un vecchio prefabbricato in lamiera, con segni di ruggine e piccole aperture. Joseph e Midgure entrarono dietro di lui. Era buio. Il locale era abbastanza grande affinché Dulmann potesse nascondersi senza difficoltà. E c’erano oggetti di ogni tipo. Sembrava un vecchio deposito, ormai in disuso e abbandonato a se stesso.

E così tutto avvenne in un istante. Dulmann sparò alle due sagome nell’ombra. Fu intuito, percezione, sensazione. Joseph vide l’arma scintillare nel buio e si lanciò su Midgure, aiutandolo a schivare il colpo mortale. E contemporaneamente sparò, colpendo Dulmann ad una spalla e disarmandolo. L’uomo cadde a terra e un istante dopo fu immobilizzato.

Quando tutto fu concluso, Midgure disse: <<Le devo delle scuse detective. Non solo mi ha aiutato a risolvere il caso ma ha anche evitato che consegnassi alla giustizia un innocente – c’era ammirazione e umiltà sul suo volto – e infine mi ha anche salvato la vita. Grazie.>>

Allungò una mano e Joseph la strinse. Poi disse ancora: <<Adesso però, Scalisi, mi deve spiegare come ha capito che Robert Dulmann era l’assassino. Almeno saprò cosa scrivere a verbale.>> e gli strizzò l’occhio.

Jo Maglietta

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