LETTERATURA ADDIO! La morte dell’editoria italiana.

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“Partimmo per la causa male armati.”

Non siamo partiti armati di bombe e di mitraglia, ma di Passione per Lei, Letteratura, il nostro primo amore, la nostra madre, la nostra regina alla quale abbiamo fatto un voto eterno di fedeltà, colei che ci avvinse anni fa senza che avessimo la possibilità di decidere. E’ una regina che non può ripagarci, perchè ai giorni d’oggi si è instaurato un regime quantocratico che le ha sottratto la corona e che l’ha relegata in un angolo .
Ecco che tutti noi che abbiamo provato e che proviamo a guadagnarci un posto in questo mondo diventiamo testimoni di questa sconfitta: l’editoria italiana è morta, non ha più spirito d’iniziativa, di scoperta, è spinta solo da Denaro, perchè vige un regime quantocratico: “QUANTO si vende fa la differenza, QUANTO si vende fa sopravvivenza.”
Daniele Gorret, autore di “Letteratura Addio”, “scrive da disperato ed evoca una pratica che sopravvive nella mente amorosa dei pochi non arresi.”
E i “pochi non arresi” sono tutti coloro che non si sono scoraggiati dopo i rifiuti che hanno ricevuto e continuano a scrivere, a dare vita ad una vera e propria Resistenza.

Perché?
Dice Gorret: “Forse la Fedeltà-Fede-Vocazione (per dirla sempliciotta: il mio DESTINO) mi ha preservato in questa bolla d’Amore”, e scrivere è ancora una gioia, un bisogno, una necessità.
“Colleziono silenzi e risposte d’editori.”
La lotta da portare avanti è ardua, la Massocrazia che vige nel mondo letterario italiano favorisce solo un certo tipo di pseudo-scrittori e ignora tutto il resto. “E se ciò avviene a prosa di romanzo, figuriamoci un po’ cosa mai avvenga a testo che ancora abbia l’ardire d’essere Verso!”
Con una deliziosa prosa-poetica e un pungente sarcasmo Daniele Gorret in “Letteratura Addio” parla di questa Passione-Schiavitù che ci rende testardi, che non ci fa arrendere, parla di reati passionali (una volta trafugò dal bancone di una libreria tre volumi), di questa Resistenza “clandestina-solipsistica-gloriosa” che ancora non si dà per vinta.
E così “contro tanti armati vinceremo; a modo nostro, in modo tutto nostro, disarmati, così, noi vinceremo.”

di Alice Urciuolo

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5 pensieri su “LETTERATURA ADDIO! La morte dell’editoria italiana.

  1. Davide

    Purtroppo quello che scrivi, cara Alice è tutto vero. Così in letteratura come in moltissimi altri campi, ormai è il denaro a muovere tutto…

  2. claudia

    Gorret avrà anche ragione a sostenere la morte della letteratura, perchè con lui sono stati in molti a dire addio ai bei libri che si leggevano una volta…ma chi è nel torto?l’editoria che promuove ciò che aumenta le vendite e il profitto (magari a discapito di un bel libro e di un ottimo autore), o di noi lettori che compriamo tutti quei libri che hanno annunciato la morte della letteratura?perchè la casa editrice preferisce pubblicare un milione di copie di Federico Moccia piuttosto che di un qualsiasi saggio o di un libro in versi’? perchè noi consumatori preferiamo leggere Moccia(e non mi ci includo nella lista)…non pensate? In più non penso che i libri interessanti vengano tenuti da parte e autori in gamba tagliati fuori, anche se la pubblicità che ottengono sarà necessariamente minore…sarà ancora possibile credo trovare un libro che possa
    soddisfare i nostri gusti senza dover ripescare i classici di 100/200 anni fa..o no?

  3. Gio85

    La letteratura è morta, Dio è morto….e il passato lascia spazio al futuro. Il futuro parla chiaro,”Siamo noi ad essere intellettualmente morti!”. Proviamo più interesse verso chi è uscito dalla casa del G.f. che non da un “pazzo” dalle idee rivoluzionarie che forse, solo dopo molti anni, si scoprirà capace di poter cambiare il mondo. Il progresso, i ritmi troppo elevati, ma soprattutto la rabbia, da cui è popolato l’uomo nel suo profondo; tutte queste cose fanno si che una persona arrivi a leggere un libro o a guardare un film solo per trovare una via di fuga a tutti i suoi problemi e non per affilare le proprie idee grazie a ciò che ci hanno proferito alcuni grandi del passato; ed ecco che la vita di Barbara D’urso risulta più interessante e meno impegnativa di un qualsiasi pensiero Nietzschiano; “non è vivere l’importante”, come diceva Socrate, “ma vivere nel giusto”. Ma chi può dire oggigiorno quale sia il giusto modo di vivere?

  4. credo che nessuno possa definire quale si il modo giusto di vivere…è giusto secondo me che ognuno segua il suo istinto e le sue passioni, scoprendo, magari dopo molti errori, qual è his own right way of living.

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