L’Italia vista da lì

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Che l’Italia non è un paese per giovani dovrebbe essere ormai un dato di fatto. Dico dovrebbe perchè c’è chi, come il presidente dell’Alitalia e numero un della Piaggio Roberto Colaninno, afferma che se i giovani in Italia non lavorano è perchè hanno perso quella voglia di rischiare che è sinonimo di voglia di lavorare, negando tutte quelle evidenze sociali ed anche culturali che denunciano l’esistenza di un vero e proprio problema strutturale. Basti pensare agli ultimi dati Istat che vedono attestarsi il tasso di disoccupazione giovanile al 28,9%.

Una chiara fotografia di quella che è la situazione culturale italica nell’ottica del rapporto giovani-lavoro la resitutisce in maniera brillante un editoriale a firma di Letizia Airos, editor in chief di i-Italy, testata giornalistica italo-americana che si esprime integralmente attraverso il web.

La disincantata analisi editoriale, che solo nella forma si sviluppa come un sfogo, è interessante soprattutto per un motivo: la redazione di I-Italy si trova per la maggior parte a New York e si pone come obiettivo quello di raccontare agli italo-amaericani, allo stesso tempo, quelle due realtà che sono l’Italia-italiana e l’Italia-americana. Tutto questo crea dei presupposti ideali: vi è il racconto del Bel Paese fatto dall’esterno e allo stesso modo privo di preconcetti negativi, che spesso si accampano come scusa, quando giunge qualche critica dalle colonne dei giornali esteri.

Quello che il direttore di i-Italy non riesce proprio a concepire è l’incapacità da parte dei giornalisti italiani di digerire la possibilità che una redazione con l’età media di 28 anni possa compiere un eccellente lavoro. L’antefatto è l’intervista flash a Nichi Vendola che i-Italy gli ha rivolto appena prima del suo intervento alla “Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU”, intervista per la quale il direttore ha scelto di coinvolgere i più giovani giornalisti del suo gruppo. Ed è proprio questo che i colleghi italiani hanno avuto difficoltà a comprendere, e la Airos ne ha subito la prova non appena uno di questi le domanda come “abbia potututo portare dei ragazzini ad intervistare Vendola”. Ma il passo successivo, che denota ancor più una preclusione culturale verso i giovani, è il dispaccio Ansa che racconta che sono stati dei giovani studenti ad intervistare il governatore pugliese, quasi che fosse preclusa all forma mentale di un italo-italiano che quei “sbarbatelli” fossero dei giornalisti professionisti. Ma la Airos rincara invitando tutti ad osservare le facce dei più quotati opinionisti ed analisti di realtà come la CNN o la MSNBC: tutti “sbarbatelli” che hanno conquistato il loro posto grazie alla forza delle proprie idee e alla capacità di innovare, liberi da quell’Ordine che spesso è garante del concetto dei curricola basati sul numero e su cose ormai lontane nel tempo.

Su quale sia la reale motivazione cultural-sociale che abbia portato a questa situazione ci sarebbe molto da discutere e forse un giorno lo faremo sulle pagine del nostro blog, ma c’è una frase di Alessandro Rosina, quarantenne professore di Demografia all’Università Cattolica di Milano, autore – insieme alla giornalista Elisabetta Ambrosi – del saggio edito da Marsilio “Non è un paese per giovani. L’anomalia italiana: una generazione senza voce.” che riassume un concetto importante: “(la generazione dei trentenni [ndr]) è stata rapinata dalla generazione dei genitori, ma è stata aiutata dai genitori stessi, che hanno cercato di compensare individualmente quello che come generazione hanno sottratto loro socialmente.”

Per dirla in maniera più diretta e citando una battuta: “quei sbadati dei sessantottini hanno fatto la rivoluzione nel nome del potere giovanile dimenticandosi di dirci che per giovani intendevano loro. Punto”.

Baratta Francesco

5 pensieri su “L’Italia vista da lì

  1. GAIA

    Bell’articolo!!;-) E’ veramente triste accorgersi, giornalmente, guardandosi attorno, come l’Italia sia un Paese per vecchi!! I nostri coetani stranieri hanno molte più possibilità di dimostrare ciò che valgono e di mettere in pratica le loro idee, noi giovani italiani, invece, non appena ci confrontiamo con il mondo del lavoro ci troviamo a sentire frasi del tipo “cercasi “tizio” con esperienza”, peccato che l’esperienza non ce la fa fare nessuno e se non hai 40 anni sembri non essere adeguatamente “adulto” da poter essere competente..come se l’età fosse necessariamente sintomo di saggezza e capacità!!C’è poca fiducia nei giovani, quei giovani che dovrebbero, invece, essere il motore di crescita del Paese e la futura classe dirigente, che, ahimè, pur provandoci, difficilmente potrebbe essere peggiore di quella attuale!! Il Paese sta toccando veramente il fondo e, mi dispiace dirlo, da italiana quale sono, se si vuole avere futuro bisogna solo fare la valigia e andarsene!!buona fortuna.. a chi resta e a chi parte…

  2. Pietro

    Io sento i dati, vedo i giornali, e mi accorgo che la situazione giovanile non è rosea. Poi guardo questi giovani e vedo che per molti ogni singolo sacrificio sembra insormontabile, allora diamoci una svegliata, lottiamo adesso e impegnamoci per cambiare ciò che non ci piace! Se non lo facciamo è perchè in fondo ci stiamo bene dentro!
    E soprattutto non cadiamo nei soliti stereotipi!

  3. Francesco Baratta

    quello di un paese drammaticamente gerontocratico non è certo uno stereotipo, purtroppo. Ma che i giovani non possono farci nulla questo si che lo è.
    Il compito di riprenderci quello che ci spetta è solo nostro. E’ ora di attuare una lotta generazionale (culturale, è sempre bene ricordarlo :)) la cui esigenza è intelligibile da tempo. Sono stanco di vedere giovani che manifestano insieme ai pensionati e per le loro battaglie (dimenticando che tutto ciò comporta un futuro sempre meno roseo per se), sono stanco di vedere ragazzi che diventano macchietta di loro stessi impersonando questo o quello stereotipo (rivoluzionario con kefiah o trasgressivo alla moda fa poca differenza,) e pronti alla soglia dei 40 a smettere i propri feticci per impersonare il ruolo di giovane gerontocrate, sono stanco di vedere ragazzi che non si mobilitano perchè disillusi. E’ il tempo di riprendere le redini del nostro futuro e di fare in modo che i nostri genitori non riservino per noi lo stesso destino che è stato riservato loro (figli dei “famigerati” sessantottini di cui sopra). E allora alzate il culo! Alzate la voce!… Oppure tacete!!!

    • GAIA

      è vero, è pieno di giovani disillusi che si adattano alla penosa situazione in cui versa il Paese, ma, è anche pieno di ragazzi che fanno qualcosa per cambiare la situazione. Fino ad ora,però, non mi sembra la situazione sia molto cambiata. Un esempio, le manifestazioni per la riforma gelmini..milioni di ragazzi in piazza per molti giorni e qualcuno li ha forse ascoltati? No!!! Certo, non bisogna perdere le speranza, ma, quando guardi poco fuori dai confini nazionali e vedi che lì i giovani hanno un futuro “migliore”, ti chiedi anche quanto valga la pena continuare stare qui a lottare per cose che non hai la certezza cambieranno oerchè il paese va a put… (e nel vero senso della parola!) o fare la valigia e andare dove puoi avere la concreta possibilità di metterti in gioco e dimostrare se vali o meno!

  4. Eddie (S.D'errico)

    Un paese che non sa come coltivare giovani, o che non vuole puntare su di essi, sulla scommessa del cambio generazionale, e della cara vecchia ma sacrosanta “gavetta”! è un paese destinato a morire.
    L’Italia, come molti altri paesi, non può permettersi un cosi alto tasso di disoccupazione giovanile.
    Scommettere sui giovani significa dare loro opportunità di formazione mediante un’ottima istruzione, e anche mediante l’opportunità di formarsi direttamente in ambito lavorativo, ma se l’istruzione si taglia, e il mondo del lavoro vuole giovani già esperti, la scommessa è persa in partenza.

    Da pochissimo tempo sono venuto a conoscenza di una bellissima storia, che spero possa ispirare tutti voi, parla di un ragazzo ambizioso che da giovane lavoricchiava facendo le fotocopie, adesso è il vice direttore del TG2.

    All’Italia servono le ambizioni e la possibilità di poterle concretizzarle.

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