Informazione e conflitto d’interesse: una storia tutta italiana…

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Oggi esordisce in questo blog una nuova rubrica chiamata “società e diritto”, la quale si pone come obiettivo quello di creare uno spazio di riflessione che prediliga una spiegazione giuridica degli argomenti che andrà a trattare. Il primo numero abbiamo deciso di dedicarlo ad uno dei più grandi dilemmi che il nostro Paese ci pone davanti agli occhi tutti i giorni: la comunicazione. Sono anni ormai che sentiamo parlare di come la comunicazione sia mal gestita in Italia, di come abbia preso vita una sorta di monopolio naturale composto da reti televisive, quotidiani, settimanali, case editrici, che fanno capo al nostro presidente del Consiglio. Cercheremo di dimostrare, attraverso un excursus delle maggiori leggi inerenti alla comunicazione, che questo monopolio tanto naturale non è.

Tanto per cominciare dobbiamo sapere che fino a metà degli anni ’70 il servizio televisivo nazionale era interamente compreso nelle reti di Stato. La prima legge che aprì le porte delle reti private fu la legge n° 103/75 (cd riforma televisiva), la quale dava la possibilità di creare un’emittente televisiva privata a livello regionale, garantendo tuttavia il principio del monopolio statale che trasmetteva su scala nazionale.

Nel 1984 questo monopolio fu violato da un polo privato di emittenti televisive (Fininvest) che, attraverso il cd “sistema di cassettizzazione”, riusciva a trasmettere contemporaneamente gli stessi programmi sulle frequenze locali di tutte le regioni italiane. In reazione a questa evidente violazione del principio del monopolio statale, la politica non condannò questo sistema creatosi in malafede, bensì si adattò a tale sistema legiferando in modo tale da tramutare una situazione di fatto in una situazione di diritto. Fu cosi che i decreti Berlusconi (in riferimento all’allora presidente Fininvest Silvio Berlusconi) emanati dal Governo Craxi permisero la nascita di emittenti privati che potevano trasmettere su scala nazionale. 

Anni dopo, nel 1990, Vittorio Feltri, all’epoca direttore del settimanale “l’Europeo”, commentò il varo degli atti normativi con queste parole: “Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l’altro la perla denominata ‘decreto Berlusconi’, cioè la scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna.”

Negli anni ’90 la legge Mammi e la legge Maccanico dettarono la linea del sistema radiotelevisivo pubblico e privato. La prima introduceva l’obbligo per un soggetto privato di non possedere più del 25 % delle reti trasmesse a livello nazionale; la ratio di questa legge era garantire il pluralismo dell’informazione. Tuttavia, una sentenza della Consulta ritenne costituzionalmente illegittimo il limite della suddetta legge poichè esso non rispettava la eguale possibilità di garantire l’ingresso nel mercato di diversi players. Un ulteriore intervento legislativo fu la legge Maccanico del 1997, la quale riduceva il limite al 20%. La Corte Costituzionale giudicò negativamente anche tale intervento legislativo, contestando la mancata pronuncia di un termine di trasferimento sul satellite per le reti eccedenti tale limite entro il 31 dicembre 2003.

La risposta politico-legislativa alla sentenza della Consulta fu la legge Gasparri del 2004, la quale fu una delle leggi più discusse del Governo Berlusconi II. In pratica tale disposizione creava un un sistema integrato delle comunicazioni (Sic), il quale si componeva della stampa periodica e quotidiana, editoria, radio e televisioni, internet, cinema e pubblicità; i detrattori della legge Gasparri ritenevano che la creazione di un mercato della comunicazione cosi vasto permettesse il mantenimento in ogni categoria di posizioni dominanti incontrastabili. Ciò è dimostrato dal fatto che mentre il limite della legge Maccanico era del 30% con ricavi corrispondenti a 12 miliardi, il limite della legge Gasparri era del 20% e i ricavi salivano fino a 26 miliardi. Ebbene tale impianto normativo è tutt’ora in vigore e difatti il dibattito su di essa e sul derivante conflitto d’ interessi è ancora attuale.

A proposito di conflitto d’interessi, vorremmo concludere il nostro affascinante percorso ponendo alla vostra attenzione un video che ci spiegherà come il conflitto d’interessi, argomento sbandierato in lungo e in largo dalla sinistra italiana, sia stato solo oggetto di propaganda ma mai oggetto di una legge seria ed equilibrata.

Antonio di Giorgio e Paolo Bovieri

7 pensieri su “Informazione e conflitto d’interesse: una storia tutta italiana…

  1. Eddie (S.D'errico)

    Un vero e proprio tumore tutto italiano, responsabile a mio avviso, di 10 anni di inerzia culturale, da venti anni a questa parte non facciamo altro che esportare pessimi esempi di attuazione democratica, oltre che le continue vagonate di vergogna.
    La cosa che più mi fa rabbia è che questa ennesima “legge porcata” è tutt’ora in vigore, colpa anche della solita e snervante sufficienza che ha caratterizzato fino ad ora molti partiti del centro sinistra, e che ci ha regalato un nuovo governo berlusconi, il cui comune multiplo ha come fattori l’incompetenza e l’ambiguità dei suoi ministri.
    Vogliamo anche parlare della nuova creatura mascherata dalla finta morale di un inutile progresso?, come la favola del digitale terrestre!? l’ennesima bufala che a quanto pare da una parte è riuscita a salvare il culo a rete 4 rete(abusiva per definizione), e dall’altra ha costretto milioni di italiani a comprare un televisore nuovo(inutili soldi spesi).

  2. il digitale andava fatto e nell’articolo non abbiamo potuto specificarlo per motivi di spazio; è tutto vero quello che dici tu ma la legge prevedeva che il digitale entrasse in vigore nel 2006 mentre è partito a tutti gli effetti nel lasso di tempo 2010-2011! Il problema fondamentale però è un altro: la verità è che la famosa alternativa a Berlusconi a sinistra non c’è, e lo dimostrano le parole di Violante che la sinistra italiana non ha mai voluto sconfiggere Berlusconi veramente. “Il baratto”, libro scritto da un economista radicale, descrive perfettamente le intese e gli scambi tra il responsabile delle comunicazioni di massa del Pci Walter Weltroni e l’imprenditore Berlusconi (siamo nell’1984). Cosa si può pretendere da una sinistra compagna e alleata di Berlusconi da cosi tanto tempo?

  3. Germano

    Voglio fare alcune precisazioni,Berlusconi ha fondato soltanto “canale 5”; “italia uno” e “rete 4”, sono state fondate da altri due editori, Rusconi e Mondadori(i due più grandi editori italiani di quel periodo).Fare televisione alla fine degli anni settanta inizio ottanta non era facile, e Berlusconi
    che all’epoca era l’ultimo degli imprenditori italiani venne chiamato da Rusconi prima e da Mondadori poi per salvare dal fallimento le due reti,che comunque già trasmettevano su tutto il territorio nazionale.Molto interessante è stata dal mio punto di vista la vendita di rete 4,era una televisione in perdita netta e venne offerta a tutti i maggiori gruppi industriali italiani compresa la fiat, nessuno la voleva comprare compreso Berlusconi che aveva da poco comprato italia 1. In questa situazione si fecero avanti Scalfari e Caracciolo,editori de “La Repubblica”che si offrirono di rilevare rete 4 praticamente gratis,Mondadori stava per cedere,ma Berlusconi che aveva capito le potenzialità della televisione offrì un prezzo più alto e la comprò.Venne considerato da tutti un pazzo, politici, banchieri e imprenditori,si fece nemico Scalfari, che da quel momento iniziò ad occuparsi di lui in maniera”simpatica”.Dopo tre o quattro anni…un pretore decide di oscurare le televisioni private,io mi ricordo…secondo voi quale politico avrebbe permesso che migliaia di persone perdessero il posto di lavoro ?
    Certamente da quel momento Berlusconi diventò il migliore amico di Craxi,ma la materia andava normata prima…quando 4 televisioni private di quattro proprietari diversi iniziarono a trsmettere sul territorio nazionale.

  4. Pietro

    Il video non fa altro che rinvigorire i sospetti che tutti hanno sempre avuto! Solo i ciechi non si erano ancora accorti della collusione tra Berlusconi e gran parte della sinistra italiana, vedete quando sento queste cose penso che veramente non c’è stata alternativa in questi 17 anni.
    La vicenda Berlusconi-sinistra è la stessa degli americani contro i talebani, prima li hanno armati e poi li combattono…ed anche lì dopo molti anni non si vede nemmeno l’ombra della vittoria…quando si dice ogni mondo è paese.
    Vorrei anche sottolineare a chi non lo sapesse che da quest’anno Dahlia Tv, un competitor svedese del digitale terrestre che si occupava della diretta di molte partite del campionato di calcio, è stato letteralmente tagliato fuori dal mercato da una regoletta fatta apposta per far sì che mediaset premium diventasse il monopolista del calcio via digitale terrestre…quando si dice Rivoluzione Liberale!

  5. Antonio

    ringrazio Germano(che peraltro conosco benissimo XD) per aver esordito su questo blog con un intervento certamente importante per le tante nozioni che solo chi ha vissuto quell’epoca poteva darci. Le nozioni precise che hai posto alla nostra attenzione non fanno altro che rafforzare la tesi che Berlusconi sia stato forse il più grande imprenditore del secolo appena trascorso, ma devo ancora capire (spero di riuscirci presto) come i decreti dell’84 possano passare alla storia come i Decreti Berlusconi quando Berlusconi stesso non ricopriva alcun ruolo nella politica italiana.

  6. Germano

    Provo a spiegarti ” i decreti Berlusconi”,per farlo però ho bisogno di raccontarti la televisione dell’Italia dei primi anni 80′.La tv di stato aveva due canali e rai 2 nemmeno trasmetteva su tutto il territorio nazionale,i programmi iniziavano alle 12.00 e finivano alle 13.00,poi ricominciavano alle 17.00 per finire alle 23.00; per farti capire,erano trasmissioni grigie fatte di riti precisi dove la realtà della vita normale non veniva raccontata.Con Berlusconi inizia una nuova televisione, che non ha più riti né orari,con nuovi conduttori a fianco dei vecchi e soprattutto con risorse illimitate,grazie alla nascita della grande distribuzione e quindi di una pubblicità martellante.Mi limito ad aggiungere che dopo i mondiali dell’ 82 e la nascita di nuovi canali privati(i tre fininvest + tmc)che trasmettono in tutta italia le famiglie iniziano a comprare i televisori a colori.Tutto questi fatti servono a comprendere che c’era un vuoto normativo che la politica non aveva mai riempito,non per giustificarla ma dei problemi degli italiani all’epoca non si parlava mai i politici erano chiusi nel dualismo est-ovest e in sfibranti tatticismi per conquistare una migliore posizione rispetto agli altri.Fatte delle brevi e molto generiche premesse veniamo al 1984;un bel giorno un pretore decide oscurare le reti fininvest ma non telemontecarlo(perché risiedeva in uno stato straniero),tutti gli italiani si sentirono vittime di un ingiustizia…ma come? ci siamo fatti il televisore nuovo e ci tolgono i canali dove non si paga il canone…giorni di fuoco…dal parrucchiere o al bar non si parlava d’altro,i dipendenti che iniziavano a manifestare insomma c’era un sentimento diffuso (bipartisan) di ingiustizia. Il presidente del consiglio intervenne con dei decreti che avevano il carattere dell’ urgenza e della provvisorietà,ma in Italia in genere le cose provvisorie durano per sempre.Basti pensare alla riforma della scuola.
    In conclusione Craxi con i decreti in quel momento divenne il salvatore della patria,oltre che di Berlusconi.

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