L’Europa ed il conflitto di interessi italiano

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La scorsa settimana ci siamo lasciati con la storia e l’evoluzione del sistema radiotelevisivo in Italia, sottolineando la presenza di una netta anomalia nel nostro sistema d’informazione. Per approfondire in maniera dettagliata il tema, volevamo porre alla vostra attenzione la risoluzione del Consiglio d’Europa del 2004 in materia di “Monopolio dei media e possibile abuso di potere”.
Ad onor del vero va specificato che le decisioni del Consiglio d’Europa non sono vincolanti ma vanno ratificate dagli Stati membri; difatti esso consiste in un’ organizzazione internazionale volta alla tutela della democrazia, dei diritti dell’uomo e dell’identità culturale europea.

L’assemblea dà inizio al suo intervento sostenendo la necessità per le democrazie moderne di salvaguardare il principio del pluralismo dell’informazione.

La prima critica che viene fatta dal Consiglio d’Europa riguarda la non risoluzione del conflitto d’interessi da parte dei Governi italiani a partire dal 1994; in particolare il Consiglio critica aspramente la legge Frattini del 2004 la quale ritiene che vi sia conflitto d’interessi unicamente per i manager, ma non per i proprietari. Invece la situazione è totalmente diversa perchè il signor B. è proprietario di Mediaset e, quando ricopre la carica di Capo del Governo, ha contemporaneamente una sostanziale influenza sulla RAI, avendo in tal modo il controllo del 90% del pubblico televisivo ed oltre tre quarti delle risorse nel settore. Tale situazione forma un “duopolio” del tutto anomalo per il principio del pluralismo dell’informazione e neanche la legge Gasparri del 2004, approvata dopo l’analisi di 14000 emendamenti, sarà in grado di risolvere il problema.

Nel corso del ‘900, secondo l’Assemblea la RAI è stata espressione proporzionale delle varie fazioni politiche presenti nella società, mentre oggi vige la regola “il vincitore prende tutto”, ossia il vincitore delle elezioni acquista il controllo totale dei programmi RAI. Inoltre nel documento viene specificato come l’editoria italiana sia sempre stata più seria, corretta ed imparziale rispetto al regime di radiotelevisione e la gravità della situazione si evince dal fatto che la maggior parte degli italiani è più propensa a ricevere le notizie dalla televisione piuttosto che dai giornali.

Per tutti questi motivi l’Assemblea invita il Parlamento italiano a risolvere il problema del conflitto d’interessi, ad emendare la legge Gasparri in conformità con i principi europei evitando l’emersione di posizioni dominanti nei mercati relativi all’interno del SIC (post precedente) e prendendo le misure specifiche per porre fine al corrente duopolio RAI-Mediaset.

Alla luce di quanto appena descritto, secondo voi l’anomalia italiana ha lasciato delle conseguenze all’interno della società? E secondo voi l’Europa ha qualche responsabilità a livello pratico riguardo questa questione?

(di Paolo Bovieri e Antonio Di Giorgio)

Un pensiero su “L’Europa ed il conflitto di interessi italiano

  1. Eddie (S.D'errico)

    Non tanto l’anomalia italiana, quanto più tosto il fatto che non si sia fatto quasi niente(se non del tutto) per contrastare tale anomalia, che io definirei un vero e proprio tumore della società.
    Ritengo che la frase da voi coniata “il vincitore prende tutto” sia azzeccatissima(sia dx che sx ne hanno beneficiato), e purtroppo rispecchia a pieno la natura distorta di questa anomalia, a renderla ancor più influente nella società odierna è il fatto che le notizie(condizionate) che trapelano dai tg e programmi di queste televisioni, non vengono quasi mai recepite “in modulo” dai cittadini, ovvero per quello che realmente sono, al contrario invece molti pensano che tali notizie debbano essere prese come fossero la bibbia, forse per il semplice fatto che esse provengono da tv pubbliche e quindi apparentemente non riconducibili al MR B.

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