Metti una sera con gli L.s.u: cronaca di una fredda sera di occupazione

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Martedì 25 gennaio, ore 23.00. Un piazza del comune così io non l’avevo mai vista: sembra di esser tornati indietro di qualche decennio, quando nella Prima Repubblica infuriava la battaglia Pci-Dc. Innumerevoli bandiere rosse delineano il perimetro della piazza, violando anche la sacralità della cattedrale di Santa Maria. Ma non sono le bandiere rosse di partito, ma quelle delle numerose organizzazioni che carraterizzano il sindacalismo di oggi: Cgil, Rdb, Usb, etc… Continuando nel giro panoramico ci si deve per forza soffermare sui cartelloni che i dimostranti hanno affisso sulle staccionate del perenne cantiere di palazzo Antonelli. Parole che meglio di ogni altra cosa lasciano intendere lo stato d’animo di questi lavoratori: “Non siamo invisibili”; “Priverno si distingue: a casa tutti gli l.s.u.”; “lavoro=stabilizzazione”; “43 famiglie senza lavoro”.
Poi finalmente si scorgono loro; sotto i portici, luogo ideale per molti priveranti doc per passare un pomeriggio in compagnia degli amici, ci sono i lavoratori socialmente utili. Se ne stanno seduti sulle sedie di plastica portate da casa, imbacuccati come meglio possono per scampare dal freddo pungente di questa sera d’inverno. Se ne stanno tutti in cerchio, intorno ad un barbecue attrezzato come un focolaio e ad una stufetta a gas. In molti, con una sigaretta accesa in bocca, parlono degli argomenti più svariati; le mirabolanti uscite del nostro premier, la situazione economica del nostro piccolo paese con qualche riferimento anche alla loro. C’è anche chi se ne sta più in silenzio, forse troppo infreddolito per prendere parte alla discussione. Il tempo passa tra una chiacchera, un bicchiere di vino e qualche dolcetto secco che qualcuno ha prontamente offerto. Ma non vi sono solo gli l.s.u. intorno a quel focarello: ci sono anche altri impiegati del comune che hanno la fortuna di non rischiare il loro posto di lavoro, ma che semplicemente vogliono sostenere e rimanere vicini al disagio dei primi. Il loro, più che un appoggio politico, è un sostegno umano ai loro colleghi.
Così prosegue lentamente la serata: a ridosso della mezzanotte si fà vedere anche qualche esponente politico del Pd e della Sel, la parte di opposizione che più di tutti si sta distinguendo per la difesa dei diritti di questi lavoratori. Si intrattengono con i presenti, scambiano qualche chiacchera e cercano di metterli al corrente sulle evoluzioni politiche che più direttamente li riguardano. Ma niente, la situazione è in una fase di stallo. Il sindaco-podestà, come più volte il consigliere Federico d’Arcangeli ha etichettato il signor Umberto Macci, è arroccato nel suo palazzo, deciso a procedere solo secondo le sue condizioni.
E’ mezzanotte passata ormai e decido di tornare a casa: domani mattina mi attende l’ennesima giornata di studio, una delle tante in questa mia vita da studente universatario. I dimostranti rimangono lì, con le braccia conserte e le loro sigarette in bocca; domani mattina li attende un’altra giornata di protesta , una delle tante in questa loro vita da l.s.u che per ora non sembra avere nessun futuro.
Ma dopo le tante nottate passate a dormire su quelle scomodissime sedie, arriva il giorno cruciale: venerdì 28 gennaio. Nei piani alti del comune il sindaco incontra i segretari provinciali dei vari sindacati, nonostante che i 43 lavoratori fossero tutti rappresentati da Cgil Fp. L’incontro dura un’ora. Quello che la sindacalista Compagno deve riferire ai suoi rappresentati non ha niente di buono. Macci ha sbattutto la porta in faccia a questi 43 lavoratori, motivando la scelta con la mancanza di garanzie dei fondi previsti dal patto di stabilità; forte del suo punto di vista non ha alcuna intenzione di firmare il patto in questione. In questo modo anche le previsioni più fosche si sono realiazzate.
Ma la questione non può dirsi ancora conclusa; svanita ogni possibilità di risoluzione del problema a Priverno, rimane di andare a far sentire la propria voce presso gli uffici della Regione, magari unendosi a coloro che stanno vivendo la stessa situazione negli altri comuni della provincia di Latina, con in mano delle proposte concrete affinchè si possa arginare questa emergenza.
Smontare baracca e burattini in piazza per trasferirsi in capitale; nel frattempo, con l’umiliazione e l’amarezza che ne consegue, si torna a lavoro con la consapevolezza che per questo mese la paga sarà un miraggio.
Un faccenda, quella degli l.s.u. che, oltre a lasciare l’amaro in bocca, ci convince sempre di più di una cosa; alla fine chi è che paga i teatrini della burocrazia è sempre la classe lavoratrice.

Andrea Schiavi

Un pensiero su “Metti una sera con gli L.s.u: cronaca di una fredda sera di occupazione

  1. Eddie (S.D'errico)

    In parte condivido la forse apparente “prudenza” del sindaco Macci nei confronti della proroga made in regione Lazio, per il semplice motivo che sembra si stia rivelando una procedura non del tutto chiara, visto che delle cose sono state cambiate da come inizialmente la Polverini aveva deciso di deliberarla.

    Ovviamente non condivido, anzi denuncio l’atteggiamento arrogante e incompetente fino ad ora adottato dal sindaco Macci, ma allo stesso tempo prendo atto che la Polverini, forse ci abbia presi tutti in giro.

    Purtroppo il futuro degli l.s.u. si fa sempre più rischioso, e per giunta ancora non si capiscono le reali intenzioni della regione, che rendono tutto ancor più amaro.

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