F.C. Barcelona. Més que un club.

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In questo blog raramente ci siamo occupati di sport e quando lo abbiamo fatto abbiamo sempre perseguito lo scopo di raccontare la società attraverso di esso.

Oggi invece, seppur affrontando un argomento che può sembrare da “bar dello sport”, cercheremo di raccontare un fenomeno che sta valicando i confini dello sport e che, come direbbe un “vecchio” oriundo dedito al giornalismo, sta riscrivendo il manuale (della storia) del calcio.

Il fenomeno in questione si chiama “FC Barcelona”: més que un club, come sottolinea una intera regione. Eh già, perché il primo aspetto che caratterizza il fenomeno Barça è il fortissimo legame con la regione che ospita la squadra, la Catalonha. Insomma un simbolo forte per una regione dalle forti mire indipendentiste (nda: l’ex presidente del Barcellona, Joan Laporta, ha fondato un nuovo partito indipendentista, Democrazia Catalana ). Ma il Barcellona è diventato un simbolo per i Catalani non solo per la forte immagine che questo club ha in tutto il mondo, ma soprattutto perché la grandeur blaugrana nasce dai figli di quella terra, che costituiscono buona parte dell’11 titolare e del resto della rosa.

Anche dal punto di vista gestionale il Barcellona è un vero e proprio fenomeno. La maggior parte delle risorse societarie sono investite nella Cantera, il settore giovanile, letteralmente una cava (cantera in spagnolo) di talenti. Tutte le squadre giovanili si allenano e vivono in una struttura di nuovissima generazione dove vigono regole di vita, ancor prima che di calcio. Si va a letto presto. I vizi non sono ammessi. Numerosi gli esempi di giovani dalle buonissime speranze “espulsi” per la loro irrequietezza (altro che Cassano e Balotelli). Quelli che rimangono diventano Messi (“comprato” in giovane età al costo di una cura al GH – ormone della crescita), Iniesta, Xavi, Pedro, Boyan Kirkic, Puyol, Piquè (salvo parentesi inglese), Sergio Busquets, Victor Valdes. Tutti allenati sin da piccoli a giocare alla Barcellona. Stesso modulo, tanto possesso palla, difesa solida e fantasia a non finire. Non è dunque un caso se, alla sesta giornata della fase a giorni della Champions, con 6 canterani in campo dal 1′, il risultato è sempre lo stesso: 2-0 e Rubin Kazan a casa!

E alla fine il dato meramente calcistico. Solitamente si è portati a non esporsi nel mentre le cose ancora non sono finite. Per solito le leggende nascono alla “morte” di un fenomeno. Ma questa volta non è il caso. Questa è la squadra di calcio più forte di tutti i tempi (con buona pace per il Milan di Sacchi, che viene subito dopo) in cui giocano due centrocampisti extraterrestri (Xavi e Iniesta), ma soprattutto lui: Lionel Andreas Messi, non saranno i suoi (soli) 23 anni e la sua faccia da bravo ragazzo (era ora, aggiungerei) a frenarmi dal dirlo, è il giocatore più forte della storia (con buona pace, stavolta, di “maradoniani e peleliani”).

16 partite vinte in sequenza, 70 gol fatti ed 11 subiti in 24 partite. Insomma, se amate il calcio, ogni tanto, spegnete la serie A e accendete le luci sul Camp Nou. Sarà divertimento assicurato.

Francesco Baratta

13 pensieri su “F.C. Barcelona. Més que un club.

  1. d’accordissimo sul fatto che il barcellona quest’anno sia di un altro livello rispetto non solo alle squadre della spagna, ma di tutta l’europa, ma a proposito delle statistiche riportate nell’ultimo capoverso dell’articolo (i 70 gol fatti ed soli 11 subiti) mi preme sottolineare una cosa: la liga sarà sicuramente un campionato divertente, ma a livello di agonismo e di “equilibrio” non c’è confronto con la serie A… nel nostro campionato ti può capitare benissimo che il Catania “ridicolizzi” una squadra come l’inter (vittoria per 3-1 il 12 marzo 2010) che, qualche settimana settimana dopo andrà a vincere negli ottavi di champions contro il Chealsea a stamford bridge e a fine stagione porterà a casa tutto quanto c’era da vincere (battendo anche il barcellona in semifinale di CL)… in spagna il campionato se lo giocano barcellona e real. Punto. Le altre squadre arrivano staccate anche di 20-30 punti (classifica dello scorso anno: Barca 99, real madrid 91, valencia 71, sevilla 63)… Ok, sarà sicuramente più divertente vedere partite che terminano per 8-0 a favore del barcellona (come accaduto contro l’almeria quest’anno), ma io non disprezzo affatto il campionato italiano, dove “un” bari, “un” cesena, “un” chievo “qualsiasi” o “un”‘udinese “qualsiasi” possono dire la loro in tutte le gare, anche contro le “grandi”, senza dover partire per forza sconfitte prima della gara (P.S. il qualsiasi riferito alle squadre sopra citate non voleva essere offensivo, anzi)…

    • Francesco Baratta

      Caro Luigi questo è un dilemma difficilmente risolvibile, d’altronde anche la motivazione apportata dai maradoniani alla netta superiorità del pibe su pelè gioca sulla stessa questione. Ma il Barcellona vincerebbe lo scudetto anche in Italia. Magari non con venti, ma con dieci punti di scarto. Su la stratosfericità di Messi invece il paragone è possibile rimanendo nella penisola iberica. C. Ronaldo è un fenomeno. Probabilmente segnerà più reti di messi nella liga. Detto ciò, guardandoli giocare, appare evidente che appartengono a due pianeti diversi…
      Un’altra cosa che mi preme sottolineare, come già fatto nell’articolo, è che il successo del Club risiede nel modello Barca. Una filosofia. Un livello di intendere lo sport ed il calcio che le nostre squadre possono solo sognare. Anzi dovrebbero provare ad imitare

    • anton

      concordo con te sul fatto che da noi c’è più equilibrio ma è la storia che ci differenzia dalla Spagna… da noi si è vinto tutto facendo passare un “catenaccio” per un gioco offensivo: non dimentichiamocelo mai questo – per carità, onore a chi ha vinto tutto ma sempre “catenaccio” era –

      In Italia quello che avviene in Spagna non accadrà mai per molti fattori:
      – sagacia tattica della tradizione italiana nella fase difensiva
      – il gioco duro sistematico sui più grandi giocatori del campionato (ci sarebbero milioni di esempi di giocatori massacrati dalle botte dei “killer” italiani)
      – la propensione verso un gioco sempre più prudente che porti meno goal fatti ma molto meno subiti, anche delle prime della classe e degli allenatori italiani che più hanno vinto (Capello e Lippi in primis, eccezione per l’Ancelotti milanista)

      C’è poco da fare, saremo più pragmatici, più vincenti, più preparati…ma se lo sport è spettacolo, il calcio vero non è certo il nostro. (parola di uno che ama il calcio italiano)

  2. anton

    non so se sia il più forte, certo è uno dei primi. Per decidere devo vedere fino a dove arriverà e soprattutto devo giudicarlo qui in Italia perchè in Spagna si attacca, in Inghilterra si corre ma il calcio più duro e difficile è questo: quando si misurerà con l’Italia sapremo se sarà veramente il numero uno.

    • Francesco Baratta

      sarà pure il calcio più duro. Non so se il più difficile. Ma siamo sicuri sia il calcio più bello? Che sia l’espressione più vera e sincera del calcio? Un giocatore deve per forza passare in Italia per consacrarsi? Secondo me siamo ancora legati ad un ricordo di egemonia che ormai non ci appartiene più. Siamo ufficialmente la quarta nazione in europa per “sopravvivenza” in tornei europei, e non mi si venga a dire che la questione è secondaria…

  3. anton :
    C’è poco da fare, saremo più pragmatici, più vincenti, più preparati…ma se lo sport è spettacolo, il calcio vero non è certo il nostro. (parola di uno che ama il calcio italiano)

    Beh, ma nel calcio non vince chi segna un gol in più dell’avversario, non chi in assoluto segna più gol… perché, tanto, alla fine o si vince 8-0 o si vince 1-0 i punti che porti a casa son sempre 3… la roma domenica ha segnato 3 gol subendone 5 e credo che i romanisti del blog (e non solo) stiano “rosicando” non tanto per gli attaccanti dell’inter, quanto perché i milanesi avevano in porta un julio cesar che ha salvato in varie occasioni la porta (così mi è stato raccontato, non ho visto la partita), mentre l’altro julio, quello romanista, non sembrava esattamente in piena forma…
    se poi si parla di spettacolo credo che più spettacolari degli sporta statunitensi non ce ne siano (sono stati pensati e creati appunto per produrre spettacolo nella maggiorparte dei casi)… ebbene, nel basket a stelle e strisce, la tanto spettacolare NBA, la squadra più vincente dell’ultimo quindicennio (se si escludono i lakers di bryant) sono i San Antonio Spurs di coach Popovich, l’allenatore più europeo che ci sia nel basket statunitense. Una squadra che fa della concretezza, del pragmatismo e, soprattutto, della difesa la propria arma vincente. Con questo tipo di gioco, del tutto estraneo (o quasi del tutto) agli “effetti speciali” made in USA, ma molto pratico hanno portato a casa quattro “anelli” (l’equivalente, per chi non lo sapesse, dei nostri scudetti).. e quest’anno sono la squadra che meglio si sta comportando con oltre 40 vittorie su una 50 di gare giocate… mentre squadre sicuramente più spettacolari arrancano alle loro spalle (vedi i miami heat di LeBron, Wade e Bosh)
    insomma, a mio modo di vedere, non sempre l’equazione sport=spettacolo è esatta: il riuscire ad avere un’organizzazione ed una compattezza difensiva superiore agli avversari fa pienamente parte del calcio e dello sport come lo fa avere un attacco composto da messi, henry e ibrahimovic (il barca dello scorso anno); e se i tuoi difensori sono così bravi da riuscire a bloccare l’attacco degli avversari (anche con il catenaccio, con il quale l’italia ha portato a casa 4 mondiali, tanto per dire) allora vuol dire che in quel caso ha interpretato il calcio (o lo sport in generale) in maniera migliore della tua e quindi ha vinto con merito (non sono assolutamente interista, anzi)… altrimenti, se tutto ciò che conta è l’attacco, zeman a sto punto avrebbe dovuto vincere le ultime 30 edizioni di qualsiasi competizione a cui avesse partecipato😛

    @francesco: per quanto riguarda il discorso della cantera, credo che vadano considerati anche gli aspetti prettamente “politici” della situazione… la catalogna è una regione che ambisce fortemente ad avere una larga autonomia dallo stato centrale spagnolo e la squadra di calcio (che poi solo calcio non è, ma è una polisportiva che va forte anche negli altri sport ed è il club campione europeo in carica di basket) è il simbolo dell’intera regione. Puntando con forza su giocatori del proprio settore giovanile, che per la maggior parte vengono proprio dalla catalogna, è, credo, un modo per esprimere il proprio attaccamento alle terra da cui si viene, alle proprie radici: il poter mandare in campo 6 giocatori della regione catalana è, soprattutto, un motivo di vanto e di orgoglio della “nazione catalana” e non solo per questioni di saper bene amministrare il proprio settore giovanile… credo sia un modo per dire “guardate, siamo pronti a diventare indipendenti, anche sul piano sportivo”… non è un caso che laporta, dopo aver chiuso la propria esperienza da presidente del club, si sia buttato in politica creando un partito indipendentista… punta su quanto di buono ha fatto (anche con lui c’è stato il rilancio del settore giovanile su base catalana… gli xavi, gli iniesta ed i pedrito, nascono ed esordiscono nel club maggiore con lui come presidente) nello sport per raccogliere frutti politici…

    • Francesco Baratta

      luigit :

      @francesco: per quanto riguarda il discorso della cantera, credo che vadano considerati anche gli aspetti prettamente “politici” della situazione…

      Ne sono consapevole e non ho mancato di sottolinearlo nel post. Tuttavia mi chiedo: perchè non esportare (aldilà del motivo per cui è nato) un modello vincente? Perchè non voler capire che il Barcelona interpreta una filosofia sportiva (e non calcistica) pulita, divertente, vincente? Quello che mi impressiona di più è la gioia che ruota attorno all’intero fenomeno. E’ la gioia di 90.000 persone a domenica (se non sbaglio la media in casa l’anno scorso è stata di circa 88.000 persone, tra l’altro nemmeno un record). Io dallo sport oltre a tecnica e tattica pretendo spensieratezza, divertimento, gioia. E in tal senso il campionato italiano è molto indietro, parola di un giallorosso convinto che sempre più si trova a tralasciare le partite della magica per vedere il barca…

      • Perché credo che non tutto sia facilmente esportabile… non si può semplicemente prendere un modello da un posto ed impiantarlo in una nazione che non ha stessa cultura (sportiva in questo caso… ed è anche per questo che in italia non avremo mai 90.000 persone allo stadio ad ogni partita), storia e leggi… il barcellona può anche permettersi di puntare sulla cantera perché ha uno stadio ed un centro di allenamento di proprietà: il camp nou e la ciutat deportiva in cui si allena sono di sua proprietà e può gestirli un po’ come vuole, riuscendo a ricavarci anche un bel po’ di soldini… in italia solo le squadre più forti economicamente possono permettersi un proprio centro allenamenti “serio” (vedi milan, inter, juve e roma), mentre le altre arrancano con dei conti economici che non sempre tornano… credo sia esemplare il fatto che i della valle vogliano vendere la fiorentina perché renzi non ha dato loro le autorizzazioni necessarie per costruire la cittadella viola. Per non parlare poi degli stadi, ormai vecchi di 30 anni e più e tutti di proprietà delle amministrazioni locali, totalmente inadatti ad ospitare uno spettacolo sportivo “moderno”… a questo poi andrebbe aggiunto un sistema di fiscalità differente tra italia e spagna che magari permette agli spagnoli di fare investimenti che da altre parti non sono possibili.. credo che le ragioni che portano gli italiani a non copiare il sistema-barcellona risiedano tanto nella mancanza di volontà di voler fare una cosa del genere, quanto nell’impossibilità pratica di applicarlo…

    • anton

      io non sono un amante dello spettacolo fine a se stesso e il barça è spettacolare proprio per questo: vincente e spettacolare. In Italia c’è un altro Presidente che l’ha sempre vista cosi ed a modo suo è riuscito a creare delle squadre che non sono mai arrivate al livello del Barça ma che hanno macinato calcio vincente e allo stesso tempo spettacolare. Peccato che in questo ultimo periodo sia impegnato su “altri fronti”. Credo che questa sia la formula perfetta, la formula migliore, la formula che faccia tutti felici: vincere e divertire perchè lo sport, in questo caso il calcio, non è solo competizione ma è anche spettacolo, divertimento, perchè no intrattenimento!

      Non rinnego le nostre radici che, come hai sottolineato nel tuo commento, ci hanno portato 4 grandi vittorie mondiali, ma non si può negare come il modello Barçà e quindi il modello Spagna (visto che compongono tutti la nazionale spagnola più forte di tutti i tempi) sia un modello che si avvicini moltissimo alla perfezione.

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