CATERINA VA IN CITTA’: sogni e realtà……

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Un film tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Virzì e interpretato da grandi attori come Sergio Castellito nel ruolo di Giancarlo Iacovoni, un professore che vive in un paese del Viterbese insieme alla moglie casalinga, interpreta da Margerita Buy, e alla figlia Caterina, interpretata dall’esordiente Alice Teghil. Il film mette in evidenza con ironia la politica italiana vista da alunni di terza media e la figura dell’italiano medio sfiduciato nei confronti della politica e della società, mondo in cui regna solo l’interesse proprio e l’ipocrisia.
Giancarlo decide di lasciare il suo paese e la scuola dove insegna in cui, a suo parer, gli alunni sono maleducati, provinciali e svogliati. Si trasferisce cosi insieme alla famiglia a Roma nella casa dei suoi genitori ormai defunti ed insegnarerà in un liceo della capitale.
Ora Caterina, la figlia tredicenne, si trova in una nuova classe di fronte a realtà completamente diverse. Infatti la classe si divide tra le due fazioni politiche, una simpatizzante per la sinistra capeggiata dalla “trasgressiva” Margherita, figlia di due intellettuali, e l’altra di destra capeggiata dalla snob Daniela, figlia di un parlamentare.
Giancarlo, convinto di trovare nella città un ambiente migliore, vuole che la figlia frequenti persone “per bene”. Caterina è cosi vittima delle pressione del padre e dei nuovi compagni che la deridono ritenendola una provinciale. Il padre, a causa delle sue pretese, impedisce presto alla figlia di frequentare la “trasgressiva” Margherita, anche se tra le due ragazze si era instaurata una bella amicizia. Inizierà allora a frequentare Daniela la quale coivolge l’ingenua ragazza in furti e altre azioni illecite.
Intanto Giancarlo che pensava di trovare alunni migliori nelle nuove classi romane viene deriso dai suoi alunni ed ha atteggiamenti di arronganza nei confronti della moglie.
Il film finirà con una rissa tra Caterina e Daniela che eticcha la povera ragazza come “sfigata” e “all’antica” . A difenderla sarà Margherita. Il padre di Caterina, nel frattempo, deluso dal mondo in cui vive, scopre che la moglie lo tradisce con il suo amico di infanzia e fugge. Il film si conclude con il superamento dell’esame di terza media da parte di Caterina, e il coronamento del suo sogno: entrare al consevatorio
Il film descrive la realtà di diversi personaggi dal padre di Caterina, insegnante insoddisfatto del proprio lavoro e con ambizioni letterarie, alla madre di Caterina, casalinga frustata, succube del marito prepotente, alla stessa Caterina, ingenua, sprovveduta di fronte a realtà mai affrontate prima. Accanto a loro la scolaresca di terza media divisa tra le due fazioni politiche principali e le diverse famiglie tra cui quella di Margherita, ricca famiglia di intellettuali di sinistra che cercano di emergere nel mondo intellettuale senza successo e trascurando i figli; e dall’altra parte una ricca famiglia di destra, quella di Daniela, figlia di un sottosegretario anche egli incapace di educare la ragazza, essendo troppo impegnato ad apparire, a sfoggiare il suo potere e ricchezza. A ciò si aggiungono i ragazzi timidi ma anche quelli snob che corteggiano Caterina, e i “provinciali “ e “rozzi” parenti.
Il film mette in evidenza e fa riflettere su molti aspetti e idee ancora non superate: oltre all’ipocrisia della classe politica, è evidente l’idea che nelle grandi metropoli la vita sia migliore, in cui le persone sono “per bene”, più acculturate degli abitanti delle piccole città e dei paesi, etichettati come “provinciali”. Ancora più evidente è l’idea che i figli di avvocati, politici etc, etc, siano persone migliori, mentre gli altri gli “sfigati”. Forse sono idee che  non sono ancora del tutto superate e che nel film sono messe in evidenza con ironia. Ciò spinge a riflettere sul fatto che non vi è in assoluto una città, un luogo, un ceto sociale che permette di poter sostenere a priori che si ha a che fare con persone “per bene” o “sfigati”.
E’ un film che inoltre fa capire che non si deve perseguire a tutti i costi l’obiettivo di avere un ruolo di prestigio nella società e quindi un’affermazione sociale riconosciuta ed apprezzata dai più, ma invita a seguire le proprie attidudini e desideri . Infatti Caterina, realizzando il suo sogno di cantare in un coro, sfugge alle consuete regole della società che impongono l’affermazione sociale. Segue la sua attitudine nell’ ingenuità che l’ha caratterizzata per tutto il film e che alla fine forse l’ha salvata, dando così un forte schiaffo morale al padre che per tutta la vita ha cercato di avere una posizione dignitosa, ma che alla fine è rimasto inghiottito dai suoi stessi insuccessi e frustrazioni anche nel privato.

VALERIA SCHIAVI

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