Il Sessantotto: finito l’arrosto rimane il fumo.

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È il mese dedicato alle rivoluzioni, e c’è un argomento di cui non si può proprio evitare di parlare. L’archetipo di tutte le rivoluzioni culturali. Il Sessantotto.

È da quando abbiamo deciso il tema del mese, ovvero da quando mi è stata chiaro che non avrei potuto evitare l’argomento, che penso a come affrontarlo.

Oggi mi sono dedicato ad una approfondita documentazione. Approfondita quanto inutile. Sul sessantotto si può dire tutto e il contrario di tutto e trovare un’analisi equilibrata è quasi impossibile. E allora ho deciso di mettere da parte tanto la storiografia che le opinioni dei grandi pensatori sul ’68 e di affrontarlo dal mio esclusivo punto di vista, cosa che mi auguro facciate anche voi nei commenti.

Ho sempre avuto un’opinione chiara sul 68 e oggi tra i tanti articoli che google mi ha proposto ce n’era uno che nel titolo lo riassumeva al meglio: viva il sessantotto, abbasso i sessantotttini.

Il sessantotto ci ha regalato molto. Ci ha regalato innanzitutto la dimostrazione che le rivoluzioni civili sono possibili. In effetti l’unica cosa che ci ha veramento lasciato. La lotta femminista e la lotta ai diritti civili, la lotta dei neri in America, la lotta alle autarchie (anche quelle comuniste) e alle autorità, anche familiari.

E questo bisognerebbe raccontarlo a quelle donne del PDL che in vista della giornata “Se non ora… quando?” hanno sfoderato, tutte imboccate dalla stessa forchetta – per una strana coincidenza 10-15 donne sparse per la penisola, hanno all’unisono espresso un pensiero unico -, la teoria che sarebbe il movimento del femminismo, identificato con lo slogan “l’utero è mio e me lo gestico io”, l’origine del Bunga-Bunga odierno, ignorando, evidentemente, l’anatomia femminile e confondendo uso e funzione dell’utero con quello di ben altra parte. La battaglie per il diritto all’aborto, conquistato contro non poche resistenze, ma anche quello alla libertà sessuale non possono essere confuse con il libertinaggio.

Poi c’è l’altro lato della medaglia, i sessantottini. Dove sono finiti i figli dei fiori che rivendicavano la battaglia alle autorità? Dove sono finiti tutti quei ferventi sostenitori del futuro ai giovani? Semplicemente sono ormai diventati l’autorità, l’intellighenzia senatoriale dei nostri tempi. Pragmaticamente non difendono più quell’idea che sarebbe ormai autolesiva. La verità è che hanno rubato il futuro ai nostri genitori e si stanno impegnando per riservarci lo stesso destino.

Sui motivi di tutto ciò ci sarebbe molto da discutere. Senz’altro una buona quota della “colpa” è da riferire alla fallacità di molte “ideologie” partorite in quegli anni. Altro dato da non sottovaluta è la repentina politicizzazione che il movimento ha subito, soprattutto in Italia. Tanto l’intervento di Almirante, che con una spedizione punitiva stroncò sul nascere il sessantotto nero (negando per l’ennesima volta la possibilità di un moviemnto culturale trasversale), quanto il culto del mito sessantottino, che una parte della sinistra italiana si ostina ancora oggi a coltivare, hanno contribuito a tarpare le vere ali del 68. In altri paesi, dove tutto ciò non è accaduto, o è accaduto in minor misura, il “movimento” ha apportato ben altri benefici.

Ma allora che cosa dovremmo pensare noi giovani del ’68? dovremmo semplicemente fregarcene. Dovremmo smetterla di continuare a guardare con occhi sognanti al fallimento dei nostri genitori e dei nostri nonni. Ci sono miti veri che vengono banalizzati da iconografie su t-shirt a sfondo rosso e miti invece, che sono solo fumo negli occhi. Ecco. Il racconto del sessantotto è solo tanto fumo negli occhi. La nostra rivoluzione deve essere ben altra cosa. Deve essere vera. Universale. Al di fuori di ogni schema e di ogni Pensiero.

Baratta Francesco

6 pensieri su “Il Sessantotto: finito l’arrosto rimane il fumo.

  1. Antonio

    esprimo un pensiero di consenso dei contenuti del post solo per “dovere morale” poichè di certe cose se ne è parlato ampiamente in separata sede.

  2. Francesco Baratta

    Scusate ma ho erroneamente inviato il commento prima che a essi finito… Continuerei dicendo che mi piacerebbe soprattutto, evitando giri di parole, che si esprimessero tanto i ragazzi “politicamente esposti” che quelli che non lo sono. Sarebbe bello saggiare il pensiero della nostra generazione su 68.

  3. Carolina :)

    Si dice che riguardo al Sessantotto, nel giudicare questo movimento, le opinione di spacchino a metà: da una parte chi pensa che ci abbia portato un gradino su, che ci abbia portato ad ampie conquiste; chi pensa invece che ci abbia mandando indietro, distruggendo in primo luogo la moralità e il buon costume. Insomma, che i grossi difetti, mancanza di valori in primis, dei nostri giorni sono iniziati da lì. Poiché non ho mai approfondito veramente l’argomento, non potrei dire da che parte sono schierata.
    Ma una cosa posso dirla per quanto riguarda in particolare i giovani e gli studenti: dovremmo recuperare un po’ di coraggio per ribellarci alle numerose cose che del nostro sistema politico e sociale non ci vanno bene. Dovremmo essere in grado di cambiare le cose.
    Vedere qualche mese fa tanti studenti e tanti operai manifestare però, ha confermato in me la sensazione che non tutti siamo poi così “addormentati e spaventati” come ci vorrebbero far credere.

    • Francesco Baratta

      Io alla storia che il 68 sia l’inizio del declino dei valori non ci credo. Il sessantotto ci ha portato ad uno step di civiltà successivo. Detto ciò i sessantottini non sono stati all’altezza della loro rivoluzione e mi innervosiscono quei ragazzi che inneggiano al ’68 e ai sessantottini svilendone in parte il significato e chiudendo gli occhi sulle pecche di quel periodo…

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