La rivolta dei “dannati”

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Ai margini della nostra società, della realtà in cui viviamo tutti i giorni, ci sono anche coloro che vivono una vita completamente diversa, dietro le porte di ferro delle carceri di mezzo mondo. Sto parlando di tutte quelle persone che si ritrovano rinchiuse in prigione, con tutte le difficoltà , esistenziali e fisiche, che ciò comporta. Le condizioni all’interno delle strutture carcerarie sono da sempre oggetto di discussione e tornano perennemente a galla quando si verificano omicidi e suicidi al loro interno. A questo scenario di vita marginale e complessa, sempre meno conosciuta e ignorata dagli organi di informazione è stato dedicato nello scorso anno cinematografico il film “Cella 211”, diretto dal regista spagnolo Daniel Monzon e vincitore di 8 premi Goya ( il nostro equivalente dei “David di Donatello”).

Un successo straordinario in patria che lo ha portato fin da subito ai vertici del cinema europeo sia per la sua qualità artistica, sia per il tema rilevante che la pellicola affronta. Infatti, sulla scia di opere quali “American hystory x”, “Animal factory” e se vogliamo anche di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, il film spagnolo tratta il fondamentale tema della vita all’interno della prigione, vista dagli occhi del protagonista Juan Oliver un funzionario che rimane invischiato all’interno di una rivolta scoppiata nel carcere e che si tiene in contatto con la polizia all’esterno pur appoggiando in parte la causa dei detenuti.

Il microcosmo del carcere diventa lo specchio della realtà: i carcerati vogliono far emergere i propri diritti, le loro ragioni, mentre il governo, che si serve della polizia per ostacolare l’avanzata dei prigionieri non vuole ascoltare i lamenti dei “delinquenti”. La rivolta diventa rabbia, mezzo espressivo e fisico per far valere le proprie ragioni e si evince come all’interno di alcune realtà l’uomo finisce per diventare un animale, con la razionalità che cede il posto alla violenza. E allora, negli anni in cui emergono diversi casi di suicidi, di violenze da parte dei funzionari e dove le insofferenze dei detenuti si fanno sempre più acute, è forse giunto il momento di prestare orecchio alle “urla del silenzio” di coloro che all’interno di quelle gabbie di cemento vivono una realtà invivibile. In effetti il compito del carcere dovrebbe essere quello di “rieducare”…

Davide Di Legge

2 pensieri su “La rivolta dei “dannati”

  1. Pietro

    L’ho visto su tuo consiglio, un gran film!
    Ti fa capire molto, sia sulla casualità delle cose della vita sia sulle reali condizioni che molti carcerati vivono. Lo consiglio a tutti
    P.s. Malamadre, Malamadre, Malamadre….

  2. Davide

    Sono contento che ti è piaciuto. Uno dei pochi film odierni che unisce una storia avvincente e ben portata sullo schermo a un messaggio importante.

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